“Una cheerleader, con la testa del suo ragazzo appesa alla vita, con un Lollipop (chupa chupa) in bocca, che ammazza orde di zombie con una motosega a cuoricini, non può che essere un personaggio vincente!” Del resto come dargli torto?! Ho voluto cominciare con questa citazione del bon caro Neuromante proprio perché la sua affermazione rispecchia appieno l’anima del titolo. Insomma ormai lo sappiamo tutti che le sexy eroine stanno prendendo sempre più piede nel mondo videoludico, da ricercatrici di tesori perduti dalle curve mozzafiato a streghe sinuose e provocanti, da lottatrici da urlo alla ragazza che scatena i nostri incubi notturni, non poteva mancare una cheerleader, Juliet, protagonista di uno stravagante e tutt’altro che “tradizionale” action game dallo stile “Horror-Humor-POP”.
“Un leccalecca per domarli, un Nick per trovarli,
una motosega per ghermirli e tra gli arcobaleni affettarli!“
WELCOME TO SCHOOL
La storia di Lollipop secondo gli sviluppatori è riconducibile ad una “classica storia d’amore” dove la giovane e avvenente cheerleader Juliet, volta a scoprire il motivo di una invasione di Zombie nella sua scuola la San Romero High School, si innamora di un ragazzo. Tutto normale fino a qui, solo che Nick (il ragazzo) viene morso da alcuni infetti e Juliet per salvargli la vita gli taglia la testa e se la lega in vita per portarsela sempre con se; “come ha fatto? Semplice, lei è una Cacciatrice di zombie innamorata!” Del resto come Stanley Kubrick definì il suo Shining un film di speranza perchè dimostrava l’esistenza dell’aldilà (davvero un esempio lampante di speranza oserei dire), anche questa interpretazione del titolo da parte di Suda risulta decisamente stiracchiata alla grande. Di sicuro c’è amore, ma vederlo tra orde di zombie è davvero difficile, anche se i dialoghi e lo scambio di battute tra i due fanno intuire al giocatore l’amore spensierato e ingenuo di una diciottene per il Suo capitano della squadra di football della scuola.
Apro una parentesi. Il nome della scuola è San Romero High School, e quel “Romero” non può che essere un tributo al grande maestro dell’horror Geroge Romero: regista statunitense che portò per la prima volta sul grande schermo gli zombie come noi tutti li immaginiamo e li raffiguriamo oggi. Inoltre c’è da tener presente che lo sceneggiatore per Lollipop Chainsaw è James Gunn, ovvero couli che scrisse il remake del film Zombi (G. Romero) intitolato Dawn of the Dead e che grazie alla sua grande esperienza ed originalità ha saputo regalare un’ottima storyline al videogame. Chiusa parentesi.
La storia inizia con Juliet che preparatasi per andare a scuola scopre che tutti gli studenti sono stati tramutati in zombie e, mentre si farà strada tra i diversi non morti scoprirà anche il grande Architetto, colui dietro le quinte di questo macabro e insolito avvenimento, ovvero Swan: età 18 anni, i suoi hobbies sono uccidere e pianificare il dominio del mondo; insomma il classico cattivone di tutti i giorni e che ogni eroe deve prima o poi affrontare. La nostra eroina dovrà vedersela con fiumi di non morti che affetterà con estrema facilità utilizzando un’incantevole e rosa motosega e grazie anche alla sua incredibile agilità e irresistibile charme da atleta capace, che la farà danzare in mirabolanti acrobazie e sensuali coreografie letali.
WHERE IS MY FUCKING BODY?
“I’m fine, I feel good! Juliet, I’m not a zombie! Oh No no no… God! Where is my fucking body?” Con queste parole Nick si presenta al giocatore, tra le braccia della tanto amata Juliet privo del proprio corpo, ma ancora in vita. Ovviamente sconvolto Nick chiede a Juliet una spiegazione ed è proprio lì che il quarterback scopre la vera natura della cara e bella cheerleader, ovvero che lei oltre a provare coreografie e balletti, a tempo perso è niente meno che una Zombie Hunter, cioè una cacciatrice di zombie. Subito, finito questo breve filmato introduttivo, Juliet si ritrova in una aula della scuola alle prese con un piccolo gruppo di infetti che però con qualche colpo ben assestato e alcune acrobazie riuscirà a far fuori facilmente. Infatti il tutto fungerà un po’ da tutorial in modo tale da creare subito quello che a prima vista sembra un feeling abbastanza semplice col comparto mosse: un tasto per l’attacco veloce, uno per la schivata, uno per il salto e un altro per un attacco più potente ma decisamente lento e che darà ai nemici, seppur lenti ed impacciati, occasione di aprire un varco nella nostra difesa e colpirci. “Insomma un gameplay tutt’altro che innovativo e trito e ritrito” potreste pensare, ma in realtà è molto solido e ben studiato: ciò che colpisce è la caratteristica di ogni mossa, combinazione o parata che Juliet eseguirà senza batter ciglio e senza porsi troppi problemi, eseguendo combo sempre spettacolari; inoltre tra elementi di scenario che si distruggono, teste che volano e zombie che accerchiano in gran numero la nostra eroina riempiendo lo schermo, il motore grafico non accenna nemmeno un timido singhiozzo. Tuttavia qualche sbavatura è presente come infiltrazioni poligonali e un effetto pattinamento che a volte vedrà la cheerleader scivolare su alcune superfici, ma sono comunque piccole macchie in un comparto tecnico di tutto rispetto e dal forte contenuto artistico.
L’immaginazione di Suda è travolgente e a dir poco “allucinata” con zombie che parlano e si “innamorano” tra loro per poi farsi esplodere insieme, con Juliet che può utilizzare la testa di Nick posizionandola su un corpo di uno zombie decapitato per farsi fare strada tra macerie o chissà cos’altro. Il tutto reso ancor più assurdo dalla naturalezza con cui lo storyline procede: tutto è assolutamente normale nella sua follia… “Grandioso!” L’apice dell’esaltazione è stato vedere come la motosega della nostra paladina si tramuti all’occorrenza in un fucile a pompa o nell’assistere ad una boss fight praticamente infinita e contro ogni canone a cui siamo abbituati adesso. “Non voleva morire, è stato davvero entusiasmante vedere come il super cattivo si rigenereasse ogni volta, con sempre qualche asso nella manica, strappando al sottoscritto non poche risate ed esclamazioni del tipo: ma come?! Non è ancora venuto giù?!” Insomma un gameplay decisamente ordinario ma a suo modo totalemente nuovo e in grado di farci vivere momenti bellissimi alternati a magari qualche piccola frustrazione dovuta ai calli formatisi sulle nostre mani e o nel vedere difronte a noi nemici apparentemente indistruttibili e che ci daranno non poco filo da torcere. Ma niente paura perchè la sensualità e la forza di Juliet ci daranno più e più volte sempre più motivi per ri-imbracciare il pad e maciullare qualche “spassoso” zombie/compagno di classe o ancora maglio aiutare qualche amico in difficoltà.
SPARKLE HUNTING!!!
Storia originale e ironica al punto da essere quasi ridicola, anzi proprio ridicola, con i boss che sono dei Rockettari spietati e bizzari, ognuno con una caratteristica particolare che li contraddistingue: dal tipo di strumento alle armi equipaggiate, dal carisma unico ai costumi stravaganti, Lollipop Chainsaw si può tranquillamente definire come un horror/action game simile, per carattere e plot narrativo, ad un B-movie. Non fraintendetemi però, è tutt’altro che un’offesa! I B-movie infatti sono film girati a basso costo ma che spesso racchiudono dietro ironia e situazioni ridicole qualcosa di più e che va al di là del semplice intrattenimento. Infatti Lollipop non è un gioco da prendere alla leggera ma sicuramente da scoprire e vivere in ogni suo aspetto. “All’anteprima di Milano avvenuta pochi giorni fa, entrato negli uffici dell Warner Bros., non mi aspettavo di riscoprire il piacere di giocare, o meglio veder giocare, un videogame: ero letteralmente rapito e affascinato da un titolo che sapevo benissimo essere particolare, ma mai avrei pensato che sarebbe stato così esaltante e affascinante. Vedere Juliet muoversi tra i banchi di scuola è qualcosa di davvero allucinante: tra la grafica fumettistica, le mosse improbabili, i continui scambi di battute tra lei e Nick (la testa appesa alla sua cinta) e uno stile davvero unico, sono rimasto letteralmente a bocca aperta”.
Infine le musiche sono ben campionate, fedeli al genere e creano un sottofondo perfetto e azzecatissimo per il titolo che spaziando dal Punk-rock all’Heavy metal esaltano ed immergono il giocatore al punto giusto e in modo mai scontato.












































davvero un bella anteprima sei riuscito a destare in me un discreto interesse con questo articolo bravo Kampa…
Noooo mi sono perso la tenera bionda
Grande Kampa, bell’articolo, corposo, complimenti!
Grazie ragazzi
…@ Dan LOL così la prossima volta impari a paccare U_U
@Pablo: corposo… mh beh direi in tema quindi
@Gio: fidati secondo me merita parecchio!
bell’articolo, non hai fatto altro che aumentare l’interesse per questo gioco ^_^