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Anteprima
22 luglio 2015, 9:12
For Honor
For Honor mobile

For Honor – FOR THE ORDAAHH!!

Tra i big del settore, Ubisoft sarà anche rinomata per i suoi alti e bassi, più che mai negli ultimi anni, ma se c’è una cosa in cui riesce quasi sempre in occasione dell’E3 è servire al pubblico una conferenza piuttosto piacente, pregna di contenuti, tra cui puntualmente spiccano nuove IP, in grado di ritagliarsi, almeno nell’immediato, una buona fetta di hype. Il debutto sul palco della casa francese di Jason Vanderberghe si è rivelato a tal proposito di quelli memorabili, molto probabilmente a causa della figura minacciosa e della folta barba (di quelle che la sanno lunga) del direttore creativo di Ubisoft Montreal, e la sua creatura non sembra certo da meno in termini di “cattiveria”. Previsto per i mercati PC, PS4 e One in data da definirsi, For Honor punta a conquistare quella nicchia di fanatici di duelli all’arma bianca formatasi recentemente in quel di Steam grazie a titoli indipendenti come Chivalry: Medieval Warfare e War of the Roses, proponendo ai giocatori un’alternativa tripla A più completa dal punto di vista contenutistico, con un combat system più raffinato e un motore grafico next-gen ora come ora impressionante (Watch Dogs docet), una mossa curiosa che ha attirato non poco la nostra attenzione, da grandi fan delle risse ignoranti e delle urla al vento contro orde di soldati storicamente incompatibili tra loro, ciononostante una particolare scelta di design emersa nel corso della presentazione losangelina non ci ha convinto granché. Di seguito una panoramica completa dell’inedita produzione Ubisoft, e alcune nostre personalissime riflessioni a riguardo…

Senza titolo-1

THE TITANFALL LEGACY

Templari, vichinghi, samurai, poterli ammirare mentre si fronteggiano senza riserve è probabilmente il sogno proibito di numerosi appassionati, e proprio questi tre schieramenti compongono al momento il roster di For Honor, di cui tuttavia non è che si sappia molto altro, trovandosi quasi sicuramente ancora ad uno stadio embrionale dello sviluppo. In un’intervista sono state infatti anticipate la presenza di una campagna in single player (il cui background ci affascina, sempre se i suoi creatori avranno l’ardire di contestualizzarla) e addirittura dello split-screen, un fenomeno assai raro sulle attuali piattaforme di casa Sony e Microsoft, ma per ora  siamo stati introdotti unicamente alla modalità che crediamo rivestirà il ruolo di protagonista, ovvero Dominion (da noi ribattezzata doMinion, e presto capirete il perché), dove due fazioni, una trincerata in difesa, l’altra all’assalto dall’esterno, si daranno battaglia per il controllo di zone strategiche, come castelli o accampamenti. L’apertura della demo è a dir poco spettacolare e di grande impatto: un forte medievale sotto l’assedio di arcieri e catapulte, collegato con l’esterno da un robusto cancello metallico, che lentamente si solleva per lasciar passare l’avatar del giocatore, un cavaliere armato di spadone, che assieme a diverse dozzine di fanti si lancia alla carica in direzione dell’esercito nemico, incrociandosi ai piedi di una depressione; la mischia dura però solo alcuni secondi, poiché l’attenzione del match viene subito deviata sui duelli, più “ragionati”, in modo da introdurre il peculiare combat system del titolo denominato dagli sviluppatori l’arte della battaglia.

Tramite questa feature, i giocatori saranno in grado di adattare in tempo reale il proprio stile di combattimento, modificando l’angolazione dei fendenti e della guardia con una semplice inclinazione dell’analogico (o presumiamo del mouse nel caso della versione PC). Dai frammenti di gameplay si evince una pratica alquanto intuitiva: si deviano gli attacchi provenienti da una certa traiettoria con la corretta difesa, per poi rispondere al fuoco non appena l’avversario si sbilancerà, in soldoni una sorta di mind game tra chi dei due (o più) contendenti compirà il primo passo falso; a prova di casual gamer, ma non particolarmente accattivante se ci è concesso, o lungimirante per un’esperienza votata essenzialmente al multiplayer, a meno che Ubisoft non ci stia tenendo qualcosa nascosto, qualche sfaccettatura ancora incompiuta che potrebbe rendere la formula di gioco molto più appetibile sulle lunghe o agli occhi dell’utenza più smaliziata, come un sistema di loadout tanto per cominciare, con cui customizzare armi, corazze, skill, tecniche e quant’altro, un’infrastruttura che richiami insomma i classici FPS o TPS in un contesto medievale, facilmente attuabile se pensiamo alla grande varietà degli arsenali dell’epoca. I creatori di For Honor sembrano entusiasti della loro opera, e avendo praticamente carta bianca ci auguriamo che non sprechino quest’occasione d’oro appisolandosi sugli allori.

Tornando alla demo, uno dei fattori che più ci avevano colpito inizialmente era l’elevata concentrazione di soldati a schermo, che assieme all’engine piuttosto spinto si sarebbe rivelato un fardello non da poco per gli hardware di fascia medio-bassa, tra cui troviamo ovviamente anche le console casalinghe, soprattutto online (se si escludono i tristemente probabili downgrade anteriori al day one), salvo renderci conto subito dopo che la stragrande maggioranza delle unità ravvisabili altro non erano che meri NPC; Dominion è una modalità studiata infatti per ospitare solo otto giocatori umani, un 4vs4 dal sapore vagamente riconducibile ad un Dynasty Warrior a squadre, con i vari “ace” delle due fazioni che si aggirano per la mappa conquistando obiettivi chiave e suonandele di santa ragione a interi battaglioni, e dozzine (forse centinaia) di fragili pedine copia-incolla che pattugliano inermi un’area prestabilita o marciano in massa verso un punto di controllo a caso, attaccando a vista. Ok, potrebbe trattarsi di una soluzione temporanea, lo stesso Vanderberghe ha confermato che “per ora” Dominion è tarata per un numero così esiguo di partecipanti, potrebbero essere annunciate in futuro modalità più chiassose (benché dopo il reveal di comparti e feature minori quali single player e split-screen, e null’altro, abbiamo qualche dubbio), tuttavia arrivati ormai a metà 2015, nel pieno di una delle “gen” più flaccide di sempre, l’idea di fiondarci online per massacrare droni privi di intelletto non ci aggrada affatto, non stringendo tra le mani un sedicente tripla A, specie se venduto a prezzo pieno con tanto di limited edition e season pass, e lo diciamo da grandi amanti degli hack’n slash filo-nipponici, oltre che da sostenitori del progetto, sebbene motivazioni per gioirne scarseggino. Ci aveva già provato Titanfall, e sapete bene quanto in molti non abbiano gradito la presenza di bot in campo, bot che potevano essere tranquillamente rimpiazzati da altri player (e non tirate in ballo i dati di vendita, business e buongusto raramente vanno a braccetto NdR). Troppi elite in campo renderebbero lo scenario poco credibile? Perché allora non far partire tutti come fanti o arcieri, e permettere giusto a coloro che si distinguono tra i ranghi di “salire di rango”, un po’ come in Battlefront con Jedi e Sith? Di certo renderebbe gli scontri più dinamici e competitivi; troppo lavoro?

Ultimo punto cardine del titolo Ubisoft, l’eccellente presentazione visiva: il motore grafico di For Honor fa sfoggio di modelli poligonali estremamente dettagliati, effetti di luce impressionanti, e atmosfere fantastiche; da profani del (vero) combattimento con la spada non sappiamo dirvi se le movenze dei cavalieri risultino a tutti gli effetti verosimili rispetto allo stile di allora, tanto meno il loro equipaggiamento (katana contro bastarda? Secondo me in contrasto una delle due si spezzerebbe, ma non vi dico quale NdR), ciononostante va evidenziato come la fisicità dei colpi sia stata ricreata con estrema perizia, il peso delle armi e il danno che provocano all’impatto risulta concreto, tangibile, accentuando quel feeling di realismo suggerito dalle animazioni naturali e molto articolate, di pregevole fattura. Sarà questo il volto del gioco una volta sugli scaffali? Lo speriamo vivamente, e siamo curiosi di udire il campionario di grida e urla di battaglia; a che pro impersonare un vichingo senza la possibilità di annunciarsi a miglia di distanza?

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=y1HkuGUaNBY[/youtube]

IN CONCLUSIONE
Parco di informazioni significative, il debutto di For Honor sul palco di Ubisoft ha lasciato numerosi interrogativi aperti; la produzione di Jason Vanderberghe si presenta come una nuova IP abbastanza fresca nel panorama contemporaneo, soprattutto in quello console, a cui il titolo sembra esplicitamente rivolto. Restano tuttavia ancora molti dubbi sul sistema di combattimento, forse illustrato in maniera fin troppo sbrigativa per conquistarci appieno, sulle varie modalità, in particolar modo Dominion, castrata da una filosofia di design che non condividiamo, sul ritmo delle sessioni, la loro longevità, e gli stimoli che dovrebbero spingere i giocatori a persistere, feature e opzioni varie, insomma un corredo piuttosto nutrito di nozioni che potrebbero aiutarci a classificare For Honor come un titolo da attendere con trepidazione o meno. L'idea di Chivalry in salsa next-gen ci intriga, ma preferiamo tranciare carne umana e sentire i suoi rantoli in chat, che non bambolotti di bit senza arte né parte, con un arsenale ben nutrito, all'interno di location ispirate e suggestive. E non cominciare a tagliare i fondi sulle prestazioni Ubisoft; usale 'ste GPU!
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