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Recensione
TESTATO SU PC
6 ottobre 2015, 8:52
Tango Fiesta – Shoot. Kill. Reload. Repeat.
Tango Fiesta – Shoot. Kill. Reload. Repeat. mobile

Tango Fiesta – Shoot. Kill. Reload. Repeat.

Fare il verso ai grandi classici di una volta è ormai diventata una moda, e la folla di indie che si fregia della sua presentazione “retrò” si staglia a perdita d’occhio nella selva di Steam, un trend più che apprezzabile fino a qualche anno fa, ma in tutta franchezza di produzioni superficiali che fanno leva su un pubblico affezionato per camuffare la loro carenza di idee o contenuti ne abbiamo piene le tasche; e se nel mirino degli sviluppatori finissero invece gli ignorantissimi action movie anni ’80? Per quelli conserviamo sempre uno spaziettino vacante, e se accompagnati da una formula di gioco votata al multiplayer con un lontano retrogusto di Metal Slug tanto meglio. Rilasciato in questi giorni dopo una breve fase di Early Access, Tango Fiesta decreta il debutto dei ragazzi di Spilt Milk Studios sullo store di Valve, con un twin-stick shooter di stampo arcade a base di sparatorie, esplosioni, ancora sparatorie, più esplosioni, e tormentoni di uno dei filoni più lineari e al tempo stesso godibili della cinematografia mondiale; ne avrà ereditato anche la medesima verve? Vediamo se riusciamo davvero a spegnere i neuroni per un paio d’ore mentre crivelliamo dozzine di felloni.

Tango Fiesta logo

NEL CRANIO: IL NULLA; TRA LE MANI: MAC UND CHEESE

Ex-commilitoni che ora tramano in qualità di dittatori/terroristi contro la loro stessa patria, invisibili minacce aliene appostate nel folto della giungla, improbabili quiz televisivi della morte in un futuro distopico e distorto, zombie, cyborg… pensate per un istante all’archetipo per eccellenza del film d’azione che trent’anni or sono impazzava nelle sale, agli innumerevoli cliché, e state pur certi che ne troverete ogni traccia in Tango Fiesta. Lo stesso protagonista, l’americanissimo americano John Strong, non è che la parodia di uno Stallone o uno Schwarzenegger a caso, pronto a seppellire metà nazione pur di raggiungere il suo obiettivo ultimo, facendo ovviamente saltare per aria qualunque cosa si pari innanzi al suo cammino, e apparentemente incapace di concepire pensieri estranei alla violenza più becera e caciarona immaginabile, un identikit che abbiamo quantomeno apprezzato. Il felice connubio tra la genuina stupidità del nostro monodimensionale eroe e la familiarità con location e contesti rendono infatti il primo approccio con il titolo molto piacevole, riuscendo a strappare volentieri più di un sorriso nel corso degli scanzonati dialoghi, tuttavia con il susseguirsi della vicenda la fin troppo marcata goffaggine retorica di John si fa un pelo seccante (e monotona), fomentando assieme a una talvolta eccessiva durata degli scambi di battute una ripetitività di fondo non da poco; la breve campagna si snoda attraverso 5 capitoli per un totale di 20 livelli e altrettanti battibecchi tra il nerboruto mercenario e la guest star di turno, ma già dal terzo atto la tentazione di skippare una o due battute di spirito fuori luogo è forte.

Poco importa, i pregi di Tango Fiesta consistono in un gameplay frenetico e nell’elevata rigiocabilità: le minimali mappe di gioco (generate casualmente) sono tempestate di soldati armati fino ai denti che spawnano a intervalli regolari, e i ripari si contano sulle dita di una mano, tanto che negli scontri a fuoco più concitati l’impressione è quella di essere finiti in uno shmup. Distruggere Quartier Generali o torri radio, neutralizzare elicotteri, disattivare generatori, i principali obiettivi delle missioni tendono ad assomigliarsi, così come le metodiche da adottare, ergo sparare a tutto quello che si muove mentre si avanza inesorabilmente verso la meta, una filosofia elementare eppure estremamente godibile, specie se in compagnia. In single player l’indie di Spilt Milk Studios funziona, ma non rende quanto coinvolgere fino a tre amici sullo stesso divano e inveire contro un numero spropositato di nemici a schermo; cooperare per seminare meticolosamente distruzione oppure ostruirsi a vicenda andando a caccia di bottino, entrambe le opzioni sono valide ed ugualmente esilaranti, tuttavia il limitato zoom della telecamera costringe i giocatori a vagare perennemente nello stesso settore, sminuendo le potenzialità di una bella rissa a tutto campo. Volendo è possibile darsi manforte online, peccato non si trovi una lobby neanche a pagare, un problema comune di questi tempi per parecchi indie muniti di comparto multiplayer via rete.

Il campionario di armi in compenso è ben nutrito, varietà e fantasia non mancano di certo, e accumulando punti si sbloccano alcuni orpelli niente male (a patto di acquistarli con i crediti trafugati dai cadaveri), da cannoni laser a motoseghe, pistole “a pompa” o congelanti, lanciafiamme, taser a lungo raggio e altro ancora, un arsenale che incentiverà senz’altro svariate sessioni; il livello di difficoltà è inoltre piuttosto bilanciato, salvo picchi vertiginosi in occasione delle boss fight, premiando non tanto i grilletti facili, quanto una scelta oculata dei bersagli da impallinare (davvero troppi per essere considerati in toto) e un uso mirato delle munizioni, granate in primis. Meno convincente il sistema di controllo: intendiamoci, la mappatura customizzabile è intuitiva e semplice da padroneggiare, e possiamo persino perdonare una fastidiosa sbavatura legata al supporto di più gamepad (cui è impossibile abbinare una tastiera, causa sovrapposizione degli input), tuttavia proprio non comprendiamo il lock del reticolo di mira a sole 8 direzioni, quando i nemici possono tranquillamente spararci da qualunque angolazione. Ci vuole un po’ per prendere confidenza con questa bizzarra limitazione, ma anche così la presenza di punti ciechi nella linea di tiro crea spesso grattacapi negli spazi angusti o sulle brevi distanze. Nutriamo infine delle riserve sul level design, la cui concezione non ci è parsa particolarmente ispirata, o ponderata a voler essere precisi: l’estetica minimale e colorata è gradevole, ma l’interazione ridotta all’osso con l’ambiente rende la generazione randomica dei livelli superflua e poco significativa. Diversi piani di gioco, postazioni fisse, ponti, scale, trappole varie, veicoli addirittura, anche solo una manciata di questi elementi avrebbe contribuito a garantire una maggior vitalità a una formula piatta che mostra il fianco troppo in fretta, e il single player avrebbe certamente giovato di una progettazione più articolata e mutevole, in virtù della quasi completa distruttibilità degli asset, feature che allo stato attuale non riesce a brillare. Ad ogni modo, dalla release ufficiale il team di sviluppo si è premurato di aggiornare con una certa regolarità la sua creatura, andando a correggere vistosi bug e ottimizzandone le performance, dunque è lecito sperare in un rabbocco di contenuti da qui ad un ampliamento del suo bacino d’utenza. Sempre a patto di avere abbastanza pad in giro per casa…

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=f1Qe5eDTErk[/youtube]

IN CONCLUSIONE
Facciata old-school ornata da palesi citazioni alla cultura pop dell'epoca, enfasi sulla componente multiplayer, prevalentemente in loco, generazione casuale degli stage... Come asserito in apertura, di indie che abusano di questi dogmi ne esistono oramai troppi, e Tango Fiesta, pur possedendo un paio di frecce al proprio arco, non vanta né il carisma né la realizzazione necessari per spiccare tra la folla, dimostrandosi tutto sommato un valido investimento, spassoso per coloro che, seppur soli, riusciranno a coglierne lo spirito, e galvanizzante per sessioni di gruppo in cooperativa, tuttavia non aspettatevi un'esperienza indimenticabile o curata nei minimi dettagli; il titolo Spilt Milk Studios si lascia giocare, senza guizzi né scivoloni di sorta, e tanto dovrebbe bastarvi.
Pro-1
Chiassoso
7
Contro-1
I dialoghi alla lunga rompono
Pro-2
Discreto in singolo, meglio in multigiocatore
Contro-2
Tante potenzialità inespresse
Pro-3
Il 4-pack è praticamente regalato
Contro-3
Online regna il silenzio...
UN MALDESTRO CORO DI YIPPIE KI-YAY
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