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Recensione
TESTATO SU PC
14 ottobre 2014, 9:00

Alien: Isolation – Un’esperienza terrificante

Tutto quel che concerne Alien porta i fan ad avere alte aspettative, poco importa se si tratti di un nuovo film o di un nuovo videogioco. Altrettanto spesso, però, tali aspettative vengono abbattute in maniera piuttosto dura; ne sa qualcosa Gearbox Software, criticata per oltre un anno a causa dell’insuccesso riguardante Aliens: Colonial Marines. Se ne son lette e viste delle belle, tra class action che hanno scombussolato l’integrità di più team di sviluppo e di SEGA in primis, accusati di aver venduto un prodotto diverso da quello mostrato nell’E3 2012. Com’è andata a finire? Che son bastati un paio di effetti luce differenti – rispetto al gioco finale distribuito in formato retail e digitale – a far aizzare orde di fan che pretesero un imminente update a quella versione mostrata, che sembrava (apparentemente) essere un altro gioco. Grave errore.

Non dubitate del fatto che – detto da chi ha comprato il titolo al day one e lo ha portato a termine nel giro di qualche giorno, spolpandone anche ogni componente multiplayer – è stato un vero disagio trovarsi a distanza di qualche mese un update di oltre 11 GB entrare in coda download, su Steam. In pratica un gioco “nuovo”, o meglio, quella versione che tutti i siti di informazione e non paragonavano a quella effettiva, poi rilasciata. Sconti ovunque, diventò possibile fare proprio il gioco a prezzi inferiori di dieci euro, ma c’era un bel trabocchetto da superare: si passò da un gioco carente in svariati aspetti ad un altro completamente inutile, una versione decisamente involuta di quella arrivata nei negozi settimane e settimane prima; è così che nacque il vero flop di Aliens: Colonial Marines e, visto che in pochi sembrano aver le idee chiare in merito, facciamo una volta per tutte un po’ di chiarezza. Certo, già dal rilascio non era un titolo perfetto e non ci si avvicinava nemmeno lontanamente, ma una gestazione di sviluppo così lunga ed il passaggio tra più sviluppatori non facevano di certo presagire a qualcosa di imperdibile, eppure un comparto multiplayer riuscito e diverso dal solito, la modalità cooperativa, buone atmosfere a sprazzi e l’ottima colonna sonora della serie ne facevano un titolo tutto sommato passabile visto come era arrivato al traguardo, pur se come già ribadito insufficiente per altri versi; e parliamo di fatti, perché diventa troppo facile criticare un prodotto quando si è diventati aggravante del suo insuccesso, andando in collera per un paio di fasci di luce diversi da quelli mostrati in demo, senza tener poi conto che quella versione mostrata era chiaramente indietro sia dal punto di vista dell’IA, sia per quello dell’ottimizzazione finale. Le stesse perplessità di presentavano anche dal punto di vista narrativo, che come vedremo non brilla per bontà nemmeno in Alien: Isolation, arrivato a distanza di circa diciotto mesi da Colonial Marines – anche su PlayStation 4 e Xbox One – per consegnarsi ai fan come un vero gioco sull’universo Alien. Le aspettative in questo caso sono rimaste piuttosto basse e furono in molti a storcere il naso quando un team come The Creative Assembly – conosciuto per essere lo sviluppatore di una delle serie strategiche di maggior successo, Total War – venne incaricato da SEGA per la realizzazione del videogioco. Si è cambiato genere, da un FPS si è passati ad un survival horror, e si è lavorato con tranquillità e senza fare proclami: il risultato sarà stato soddisfacente?

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MAMMA, LO FACCIO PER TE…

2137. Quindici anni dopo le vicende narrate in Alien – primo film capolavoro della serie cinematografica – ad Amanda Ripley, figlia di Ellen, viene concessa la possibilità di dirigersi sulla stazione spaziale di Sevastopol, dove è custodita la scatola nera della Nostromo. Combattuta e da sempre tormentata dal desiderio di conoscere la verità sull’accaduto, decide di accettare la proposta; tuttavia, un incarico apparentemente semplice da conseguire si trasforma presto in un incubo: la stazione spaziale non risponde alla richiesta di attracco e dopo un tanto improvvisato quanto pericoloso sbarco, Amanda si troverà sola – almeno inizialmente – all’interno di una struttura che nemmeno conosce. Non ha nulla che possa aiutarla, decide così di rimboccarsi le maniche e perlustrare ogni singolo anfratto, vivendo in prima persona il clima ostile dei pochi sopravvissuti umani, e venendo presto a conoscenza di una strana presenza. La storia di base appare piuttosto semplice e se la prima oretta di gioco fila via senza troppi problemi, tra percorsi lineari ed obiettivi piuttosto basilari, superate le fasi di presentazione Alien: Isolation inizia a fare sul serio. Un level design più ricercato metterà alla prova il giocatore, costretto a scrutare e passare per ogni singolo percorso, anche secondario, nella speranza di aggiungere al suo momentaneo scarso bagaglio di informazioni qualcosa di utile su cui riflettere, per farsi un’idea sul perché una stazione del genere riversi nel caos più totale, perché ci siano così tanti morti. Beh, potete benissimo immaginare quale sia il motivo, a quanto pare la “strana creatura” citata poco fa – o se preferite, lo xenomorfo – ha creato grande scompiglio: d’ora in avanti, dinnanzi a noi, non solo troveremo sopravvissuti impazziti ed interessati soltanto alla propria, di incolumità, o androidi aggressivi nei confronti degli stessi, ma anche un violentissimo bastardo alieno, che aiuterà a far crescere timore ed angoscia durante l’esplorazione, trasformando ogni singolo spostamento in una questione di vita o di morte, una sorta di caccia, come se quella da noi messa in atto fosse la più grande e difficile fuga da un pericolosissimo predatore; una grande, incredibile prova per dimostrare di essere attaccati alla vita.

È così che vien fuori il talento dello sviluppatore inglese – tranquilli, più volte nell’avanzare del gioco li maledirete senza sosta – con obiettivi che vi catapulteranno da un lato all’altro di Sevastopol, alla ricerca di badge, di oggetti, di attrezzature utili all’apertura di porte e pannelli. Attenzione: non avrete mica tempo per prendervela comoda. Sarete braccati da un alieno, circondati da androidi, impauriti e tesi come mai prima d’ora; ambienti spesso bui, tunnel e cunicoli, urla e rumori molesti, un comparto audio via via sempre più intenso, ad evidenziare il pericolo che si avvicina, e voi accucciati, sotto un tavolo o dietro una paratoia, magari dentro un armadietto, bloccati mentre trattenete il fiato, sperando che questo possa bastare per farla franca. Alien: Isolation non è un titolo che stravolge il genere del survival horror, ma ne sfrutta appieno tutte le meccaniche; gli sviluppatori non si sono complicati la vita nel creare jumpscare scriptati – anche se in alcune situazioni potreste davvero saltare dalla sedia – ma hanno optato, intelligentemente, nel creare un clima di terrore continuo, per poi, dopo un grande evento orrorifico, concedervi qualche istante di calma apparente. In un certo qual modo, l’istinto di sopravvivenza vi suggerirà ed aiuterà a ricordare i luoghi già esplorati, le scorciatoie più sicure per raggiungere gli alloggi, o il centro medico, anche se ciò va poi ad innescare il fenomeno del backtracking che in molti frangenti di gioco potrebbe scocciare, anche in virtù del gameplay, tipico del genere, piuttosto limitato e ripetitivo. A questi aspetti riuscirete a dare la giusta importanza a mente fredda, a gioco finito o durante una pausa, perché quando sarete in-game la vostra unica preoccupazione sarà quella di sopravvivere, quella di non farsi prendere dal panico mentre climax studiati ad-hoc fanno la loro comparsa, a segnare momenti di terrore che difficilmente potrete superare affidandovi alla buona sorte.

COME UN MORTO CHE CAMMINA, SILENZIOSAMENTE

Uno degli aspetti di cui tanto si parlava prima del rilascio di PlayStation 4 e Xbox One, almeno dagli addetti ai lavori e mettendo un attimo da parte l’atteso ed ovvio salto tecnico rispetto ai sistemi di intrattenimento che tiravano la carretta da circa dieci anni, riguardava lo sviluppo e la creazione di nuovi algoritmi per la realizzazione di IA più complesse, in un certo senso più realistiche. Ecco, se volessimo fare una lista sulle più grandi perplessità scaturite dall’avvio stentato delle next-gen sarebbe proprio questa ad occupare la posizione numero uno, problema che però mette sotto la lente d’ingrandimento anche i team di sviluppo, apparsi non in perfetta forma, e spesso più interessanti a proporci remastered e versioni graficamente potenziate di giochi usciti da appena qualche anno che qualcosa di nuovo e di più tecnologico, o innovativo. In Alien: Isolation – probabilmente anche grazie al fatto che è uno soltanto il nemico principale attorno a cui ruota la quasi totalità del clima di terrore insito nel titolo – c’è da rimaner entusiasti per quanto compiuto dai developer. L’intelligenza artificiale dello xenomorfo è complessa, tenendo conto ed adattandosi alle azioni da noi compiute; dimenticate scene scriptate – a parte la prima in cui verrete “presentati”, non ne troverete altre – e fate bene attenzione a come vi muoverete in ognuno degli ambienti: correre, fare rumore, ricorrere all’uso del revolver in situazioni nelle quali un approccio di basso profilo sarebbe senza dubbio il più indicato, comprometterà la vostra avanzata. La creatura difatti userà ognuno dei suoi sensi per scovarvi, non seguirà un percorso predeterminato, e ad ogni caricamento – in caso di morte questo vi toccherà fare, niente checkpoint– potreste vedervelo sbucare dal soffitto, o intento nel realizzare giri di perlustrazione del tutto diversi da quelli compiuti in precedenza.

Il buio, a questo punto, da grande nemico diventerà un grande alleato, sfruttando le tante zone d’ombra, i tunnel che spesso collegano determinati settori, senza che si corra il rischio d’esser scoperti, eleverete le possibilità di scampare alla morte; ciò, porta quindi a vivere senza pause o scorciatoie a livello di gameplay l’aspetto survival del videogioco, dove anche le meccaniche tipiche del genere stealth assumono un ruolo determinante ai fini del vostro successo, momentaneo e in ottica finale. Sovente, prima di procedere e spostarvi da un riparo ad un altro, vi toccherà analizzare la situazione circostante; o semplicemente usare uno dei gadget in vostro possesso, come il rilevatore di movimento USCM, uno dei tanti “aiutini” che il team di sviluppo ha concesso al videogiocatore. Non fraintendete, nessuno di questi vi consentirà di farla franca senza un valido approccio, ma aggiungono un tocco perfino strategico all’azione di gioco. Ci riferiamo al sistema di crafting grazie al quale – previa raccolta di materie prime disseminate in quantità mai elevate nelle location – potrete costruire medikit per curarvi, granate EMP utili a disattivare momentaneamente gli androidi, ed altre di tipo acustico che svieranno i nemici e lo xenomorfo dalla vostra posizione. Parsimonia, però, è la parola d’ordine che sorregge l’intero sistema: utilizzare questi gadget in malo modo, in situazioni giudicate con superficialità, potrà pregiudicare e rendere frustranti le fasi di gioco più avanzate, quelle che dalla seconda metà dell’avventura in poi si riveleranno essere più difficoltose e nelle quali il minimo errore verrà pagato a caro prezzo. È forse anche il caso di aggiungere che gli espedienti sopra descritti non faranno altro che far spazientire ulteriormente lo xenomorfo, che si attiverà in maniera ancor più meticolosa e rigida alla vostra ricerca.

Non esiste modo più esplicito per farvi capire a cosa andrete incontro, una volta avviato Alien: Isolation vi renderete conto che la difficoltà base (già a livello normale) è elevata, se consideriamo molti degli altri esponenti di questo genere; il miglior metodo per non cedere ed esporsi a frustrazione è quello di salvare ogni qualvolta si presenti dinnanzi a voi una stazione di salvataggio, mai poste a distanze eccessive tra di loro, anzi. In questo modo eviterete di ripetere lunghe sessioni di gioco in caso di game over, e di imprecare malamente per non averlo fatto. Routine che vi aiuterà sensibilmente nell’arrivare, impauriti sì, ma non frustrati, ai titoli di coda, che nella nostra prova abbiamo raggiunto in poco più di 16 ore a livello normale, girovagando in lungo e largo ogni ambiente di gioco. A ciò, aggiungete quella sana voglia di mettersi in gioco, di misurare i propri limiti attuando strategie intelligenti, ed otterrete un videogioco in grado di divertirvi e farvi tremare di paura con costanza; anche se la trama perde d’intensità ed il finale è troppo frettoloso, anche se l’IA degli umani e degli androidi non appare mai superba, al contrario di quella dell’alieno. In tutto questo, ci sarà spazio anche per qualche sparatoria tramite il revolver in vostro possesso – guardatevene bene dall’usarlo con frequenza, potreste attirare l’attenzione dello xenomorfo – ma la quantità limitata di proiettili aiuta queste fasi a presentarsi utili ai fini della varietà d’azione di gioco, senza squilibrare l’ossatura survival ricamata da The Creative Assembly. Tuttalpiù, potreste pensare di usarlo contro gli umani, dato che sugli androidi otterrete risultati poco soddisfacenti (almeno 4 o 5 colpi per stenderli) e contro l’alieno saranno solo proiettili e tempo sprecato; completa l’armamentario il lanciafiamme, sbloccato più in là nel gioco, utile a debellare anche la minaccia dei facehugger con cui condividerete “l’amore” per qualche cunicolo o passaggio ristretto…

ALIENI CROSS-GEN

Dal punto di vista tecnico Alien: Isolation rientra nella nutrita schiera di titoli cross-gen, non presentando grosse diversità tra le singole versioni, se non per alcune funzioni specifiche che analizzeremo a breve. Diamo lo spazio che merita all’accurata realizzazione e design degli ambienti, che mettono in evidenzia un’infinità di dettagli tali da rendere l’esperienza di gioco ancor più credibile, anche se non brillano per qualità delle texture come molti potrebbero aspettarsi; è un titolo che si presta bene anche su Xbox 360 e PlayStation 3, e a nostro avviso proprio per questo motivo il team di sviluppo ha deciso di non “forzare” la mano appesantendo il codice a tal punto da ottenere prestazioni poco ottimizzate sull’hardware più vetusto delle due console old-gen. A spuntarla, tuttavia, sono le versioni PlayStation 4 e PC, che mantengono la prima i 30fps e la seconda i circa 50 (dipende anche dalla vostra configurazione, NdR), con Xbox One che in molti frangenti scende anche sotto i 25. Risultato non proprio esaltante per la console di Redmond, che a fronte di una minor potenza si trova spesso a sopperire nei confronti di tipo tecnico, anche se la situazione migliora lievemente quando non è abilitato il Kinect, che toglie risorse hardware alla console. Le versioni per console next-gen presentano anche feature che sfruttano il Kinect e la PlayStation Camera tramite cui, per mezzo del microfono, il sistema rivelerà i rumori prodotti nella vostra stanza di gioco; a quel punto, potreste essere scoperti più facilmente ed andare incontro a morte istantanea se stavate giocando al massimo livello di difficoltà. Inoltre, è possibile impostare il sensore di movimento per scrutare le visuali con la testa, che su PC sono invece relegate all’uso di ‘CTRL’ più i tasti direzionali. Piccola aggiunta riguardante il gamepad di PS4: la luce posta sul retro del controller lampeggia in prossimità dei nemici, un modo in più per capire quando prestare maggiore attenzione.

Sono però gli effetti luce e, in generale, il sistema d’illuminazione ad aiutare Alien: Isolation a suscitare stupore per la presentazione delle location. Nonostante l’evidente staticità degli ambienti, il risultato in questi termini è davvero ottimo e, assieme agli effetti sonori, porta l’opera di The Creative Assembly a salire di livello, per immersione e veridicità. Lo stesso dicasi per la realizzazione dei modelli dei personaggi e per le musiche, che vanno e vengono, a seconda delle circostanze, incutendo il giusto timore negli attimi di gioco clou e anticipando – altrettanto spesso – una nostra possibile dipartita… Purtroppo, allo stato attuale si sono palesate alcune problematiche, che speriamo possano essere risolte nell’immediato; la prima riguarda i filmati, non proprio fluidissimi ed è un problema che si avverte in maniera più pesante sulle versioni per console, la seconda è la presenza massiccia di bug grafici, che emergono soprattutto al caricamento di un salvataggio. Durante la nostra prova su PC, nella manciata di volte che siamo stati costretti a caricarne uno, perché colti di sorpresa dallo xenomorfo, abbiamo spesso trovato le armi dei nemici storditi sospese in aria, a seguire ovviamente non è mancata qualche nostra risata, tutto sommato utile a smorzare il clima teso e cupo che si respira nel titolo targato SEGA.

[youtube]http://youtu.be/w-HloDr2dVo[/youtube]

IN CONCLUSIONE
La domanda che ogni fan di Alien dovrebbe porsi è: Alien Isolation merita d'esser giocato? E, come avrete già capito, non si può che dire sì, riconoscendo la qualità dell'opera di The Creative Assembly. Sfruttando a dovere l'universo di Alien, omaggiando l'opera del '79 di Ridley Scott, il team è riuscito a confezionare un survival horror degno di nota, pregno di tensione, che trascina il giocatore in ambienti che nascondono qualcosa di molto pericoloso. Un titolo stuzzicante non solo per l'ottima atmosfera che affiora e che non smetterà di accompagnarvi durante tutto l'arco del gioco, ma anche per una difficoltà che già a livello normale dà del filo da torcere; come non citare poi l'IA che governa l'alieno, o un comparto sonoro di spicco, quindi l'ottima longevità della produzione? Purtroppo, non è un videogioco perfetto: la trama poco a poco scende di qualità rendendosi poco interessante, il backtracking a volte è davvero eccessivo, il finale è troppo frettoloso, facendovi alla fine quasi un po' rimpiangere le ore spese ad angosciarvi e a sudare freddo, ed esistono problemini tecnici minori che speriamo vengano risolti con futuri aggiornamenti. Ciononostante, il rischio corso da SEGA è stato ben ripagato e l'obiettivo del team di sviluppo, quello di realizzare un titolo non banale e che facesse venire i brividi su tutto il corpo, è stato pienamente raggiunto. Forse d'ora in avanti la serie videoludica dedicata al mondo di Alien avrà una vita più serena, forse...
Pro-1
Tensione ed angoscia ai massimi livelli, grazie all'atmosfera ricreata
8
Contro-1
Trama che poco a poco scende di qualità, epilogo strozzato (sequel in arrivo?)
Pro-2
Grado di sfida importante, IA dell'alieno ottima
Contro-2
Backtracking a tratti eccessivo
Pro-3
Comparto sonoro pregevole, ottima longevità
Contro-3
Cutscene poco fluide e alcuni bug grafici
ANSIA E PAURA, LE UNICHE COMPAGNE DI VIAGGIO
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