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Recensione
TESTATO SU XONE
1 ottobre 2014, 15:00

FIFA 15 – La retrocessione di Electronic Arts

Nuova stagione e nuovo FIFA alle porte, recentemente tramite la nostra anteprima abbiamo avuto già modo di parlare del nuovo simulatore calcistico di Electronic Arts, ora dopo aver speso ore e ore sulla versione Xbox One, sia grazie ad EA Access che alla versione definitiva, possiamo finalmente analizzare questa edizione 2015, che si presenta agli acquirenti come la prima vera versione di FIFA next generation, ma a parer nostro l’esordio non è dei più brillanti.

Ci vuole Pratica, più o meno

Ci siamo presi il giusto tempo per analizzare al meglio questo nuova edizione del simulatore calcistico più famoso del mondo, l’hype è sceso fin dai primi passaggi e abbiamo assaporato al meglio qualsiasi modalità di gioco prima di scrivere una recensione che desse il giusto voto a questo FIFA 15. Abbiamo criticato (chi ci segue saprà) per anni i cloni annuali di Assassin’s Creed o Call of Duty, e al momento di stesura di questa recensione ci siamo chiesti perché invece dovremmo apprezzare e valutare diversamente i titoli sportivi, anch’essi in uscita ogni anno e sempre con meno novità e migliorie rispetto al passato. Tali titoli meritano lo stesso trattamento dei tanto odiati tripla A a cadenza annuale e dunque, come giusto che sia, andiamo a vedere cosa veramente è stato migliorato e cosa no, e qualsiasi altra panzana si nasconda dietro l’ennesimo FIFA. Partiamo proprio dal fulcro di una simulazione, ovvero il suo gameplay e ciò che ne concerne. Sul lato del gioco non possiamo di certo lamentarci, FIFA rimane il solito ottimo simulatore, poi questo capitolo risulta più fresco, veloce e preciso del suo predecessore, ma qualcosa in questa versione non ci è quadrata sin dall’inizio; partiamo subito all’attacco dicendovi che la fase difensiva non funziona, abbiamo notato uno squilibrio totale, uno scempio tra i reparti e il risultato sono partite che finiscono con goleada per l’uno o l’altro giocatore.

Molto probabilmente il colpevole lo possiamo andare a ricercare nel dribbling avanzato, la velocità impostata dallo sviluppatore e la possibilità di giocare nello stretto, rendono le punte fortissime e imprendibili contro gli inermi e depotenziati difensori. Depotenziati diciamo, perché è quello che ci è parso di capire dalle nostre svariate prove, il difensore non riesce più a giocare con il fisico come capitava in FIFA 14, ma anzi il suo intervento viene legato minuziosamente ad una scelta di tempo quasi inumana, senza contare che i posizionamenti in campo risultano quasi sempre sbagliati. Vero che sono stati migliorati i colpi di testa, in modo da rendere i filtranti alti meno dannosi, ma in questo modo saranno proprio quelli bassi ad innescare la punta che si involerà indisturbata verso la porta avversaria, dribblando a destra e sinistra, come capitava anni or sono proprio sul caro FIFA. Aggiungiamoci pure che le nuove reazioni emotive scrivono le partite dopo 2 minuti di gioco: se per puro caso il nostro portiere prende gol dopo appena 30 secondi, ci ritroveremo a subire gol a quasi ogni tiro in porta portando frustrazione negli altri dieci calciatori e dunque con una partita persa già in partenza. Insomma, tutto questo non è per niente bello e smette di strizzare l’occhio anche alla simulazione vera e propria. La ricerca del pelo nell’uovo da parte di EA c’era già stata con l’introduzione della difesa tattica nei precedenti capitoli, evidentemente quest’anno qualcosa è andato storto in fase di sviluppo, regalandoci un titolo dove attaccare e segnare sono le uniche cose che contano.

A migliorare un po’ le cose fortunatamente ci pensano i portieri. Decisamente evoluti rispetto al passato, ora gli estremi difensori reagiscono e si muovono in modo molto fedele, escono e si tuffano su ogni pallone, ed anche se rimangono un pochino passivi sui calci di punizione, ci possiamo dire più che soddisfatti del risultato finale. Siamo soddisfatti, almeno in parte, anche delle nuove animazioni e della nuova fisica: i movimenti dei giocatori e del pallone donano al gioco un impatto visivo quasi devastante. Certo, non mancano bug e contatti fisici imbarazzanti, con compenetrazioni poligonali all’ordine del giorno, ma ogni movimento, scivolata e tiro, saprà regalare grande gioia e soddisfazione agli amanti di questo fantastico sport. Per chiudere questo paragrafo, parliamo della nuova IA, che comprende ovviamente anche le reazioni emotive, ma che in fase di gioco non si dimostra un avversario allettante. Le differenze più notevoli che abbiamo notato sono: un assedio, se la squadra controllata dalla CPU è sotto di un gol; un rifugiarsi all’indietro, se la squadra comandata dalla CPU è sopra di un gol. Questa sarebbe la strepitosa e sbandierata nuova IA di FIFA 15? Il risultato invece non cambia dall’edizione 14, in termini di prestazioni con squadre veramente poco differenziate e giocatori (a livelli alti sia chiaro) tutti a pari merito di un Cristiano Ronaldo qualsiasi. Tutto ciò è pessimo, da parte di uno sviluppatore che come al solito promette tanto e mantiene poco.

Puntiamo all’Ultimate Team, anzi no, riportiamo le solite cose

Per quanto riguarda le modalità di gioco non notiamo purtroppo grandi cambiamenti, anzi diciamo pure che la software house si è limitata a prendere di peso vecchi menù e tipologie di torneo per poi riproporle nello stesso identico modo in FIFA 15. Notiamo, a differenza delle versioni next-gen dello scorso anno, il ritorno del torneo personalizzato, un rinnovato match day live e una specie di social network (basta, please) che potrà essere richiamato cliccando sull’analogico destro, il quale ci permetterà di condividere formazioni e risultati con i nostri amici, nonché acquistare, con crediti di gioco, qualche extra utile dal catalogo di EA Sports. Ritornano anche le varie modalità online, come Stagioni, Stagioni coop, Pro Club e amichevoli online, le quali sono state decisamente prese di peso e riportate in questa edizione 2015 con pregi e difetti, cosi come i server EA, che definire patetici è un complimento, o il solito problema dei quitter che, al primo gol preso, si disconnettono o lasciano il pad sul tavolino nella speranza che chi sta vincendo in quel momento esca dalla partita. Insomma siamo alle solite, non sono stati presi provvedimenti nemmeno quest’anno contro questa tipologia di giocatori, e l’inutilizzo dei server EA di certo non aiuta quei pochi giocatori che quando perdono non abbandonano, e soprattutto sottolineiamo il ritorno dei tanto sgraditi “dribblatori di quartiere”. Difatti grazie allo squilibrio tra i reparti del quale parlavamo sopra, online si trovano ovviamente giocatori che ne abusano in grande quantità e non si giocano una normalissima partita, insomma un netto ritorno al passato per la serie che in attesa di patch riscuote al momento grandi malumori nella propria community.

Il suo ritorno lo fa pure la modalità Carriera, che ci darà la possibilità di affrontare sia come allenatore che come giocatore “lunghe annate” di calcio giocato. La prima, prova ad emulare una sorta di Football Manager giocato (potremo anche andare di simulazione), non riuscendoci mai e cadendo in banalità assurde come esoneri casuali o trasferimenti irrealistici, con l’unica miglioria apportata che è di fatto la rete di ricerca giovani, la quale funziona fin troppo bene e vi permetterà di trovare nuovi talenti in ogni dove e in 5 minuti… Esageratamente squilibrata! Un pochino meglio la Carriera dedicata al nostro calciatore che ancora una volta si differenzia dal nostro alter-ego da portare online nella modalità Pro Club, ma che al contempo risulta uno dei pochi passatempi “giusti” di questo FIFA 15, portandoci a giocare per migliorare il nostro giocatore, esordire in nazionale o quanto meno ritornare al nostro club di origine, dopo aver dimostrato il nostro valore in prestito.

Quest’anno Electronic Arts sembra aver puntato tantissimo su una delle modalità più blasonate dei vari capitoli di FIFA. L’Ultimate Team, questa sorta di fantacalcio digitale dove si possono comprare, vendere e scambiare figurine con lo scopo di metter su la squadra perfetta, riprende vita in FIFA 15, ed anche se le migliorie apportate in questo caso ci risultano veramente poche, le cose da fare non mancheranno di certo tra tornei offline, stagioni online e quant’altro. Quest’anno, oltre alla Ultimate Team Edition che ci regala un pacchetto a settimana fino ad un massimo di 40, è stata aggiunta la rosa sperimentale, che come suggerisce il nome ci permetterà di vedere o fare dei test per migliorare la nostra rosa primaria mescolando vari giocatori cercando di spendere sempre bene i nostri pochi crediti, mentre in secondo piano si trova la possibilità di prendere giocatori in prestito dal catalogo EAS FC, ammesso che abbiate raggiunto il grado EA richiesto da ogni singola ricompensa. Difatti sarà possibile, con pochi crediti per i più scarsi e tanti per i forti, accaparrarsi una grande gloria per un tot di partite, una carta molto utile da giocare in vista di partite difficili. Come al solito non mancano le micro-transazioni e la Companion App, ma come gli scorsi anni i soldi reali non sono necessari al pay to win, visto che ogni pacchetto darà giocatori/elementi random anche a chi pagherà in moneta reale, anche se ovviamente aprire più pacchetti di carte aumenta le possibilità di vincere oggetti e calciatori interessanti.

la snobbata Serie A vs i’ll never walk alone

Non è certo un mistero che il nostro campionato sia diventato patria per giocatori a fine carriera, ma che pure i videogame non ci mirino di striscio dà veramente fastidio; tanti nei mesi scorsi si sono attaccati al fatto che ci fosse Higuain in copertina, ma in pochi si sentono in vena di ribellarsi all’ennesimo scempio facciale rivolto ai nostri campioni o per tarature di giocatori (alcune per fortuna risolte dagli aggiornamenti settimanali di EA) brocchi da sempre, nel reale, e fenomeni in gioco. A parte qualche big come Vidal e pochi altri, i giocatori del nostro campionato – e non solo – rimangono nell’anonimato tranne che per la Premier League, la quale ha stretto un accordo con EA e ci mostra seriamente che con un pochino più di impegno EA avrebbe potuto replicare tranquillamente i 5 campionati maggiori. Se a tutto questo aggiungiamo una miriade di bug, collisioni mal implementate, cali di frame rate, il gioco gira comunque a 1080p e 60 frame su PS4, One e PC, e una levigatura dei giocatori che sembra venire da un Commodore 64 (abbiamo volutamente esagerato il paragone), il risultato che si para davanti ai nostri occhi non è proprio il massimo per un titolo definito di “nuova generazione”, ma per fortuna a migliorare la situazione ci pensano le nuove animazioni e i nuovi stadi.

Le prime rasentano i limiti del fotorealismo, come abbiamo detto nel primo paragrafo, e riescono a nascondere svarioni gravi sul lato tecnico e del gameplay, mentre i secondi sono davvero vivi, ed anche se in questo caso gli stadi migliori, e col tifo migliore, si trovano nella già citata Barclays Premier League (Anfield è qualcosa di maestoso), possiamo dirci più che soddisfatti dal livello raggiunto per questi aspetti. Le ottime texture, le scelte cromatiche, i cartelloni pubblicitari, un pubblico poligonale, una panchina che vive e si muove intorno al campo, riescono nel compito di immergere il giocatore il più possibile all’interno del rettangolo di gioco, se poi ci mettiamo pure tutte le licenze, i cori ufficiali, urla e fischi, l’atmosfera nel nostro salotto si alzerà di trenta gradi circa sopra lo zero, ovviamente il tutto condito dall’ottima nuova telecronaca a cura di Pierluigi Pardo (anche se c’è un abuso della parola Tiki Taka, Pardo si meriterebbe la denuncia in certi frangenti…) e da quella meno buona della spalla Stefano Nava e di Matteo Barzaghi da bordo campo, i quali per fortuna si sentono veramente poco e niente durante le partite. Per quanto riguarda le colonne sonore siamo invece sempre alle solite, con brani hit dell’ultimo momento che possono piacere o non piacere, e si alternano uno all’altro dopo ogni caricamento: il solito buon gusto di EA.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=edoq8jDWpHE[/youtube]

IN CONCLUSIONE
FIFA 15 si presenta come il peggior capitolo degli ultimi anni. Non solo non si notano migliorie, ma le novità introdotte da EA soffrono di gravi problemi che difficilmente saranno risolvibili con delle patch. Con nostro grande rammarico quest'anno lo scettro di miglior calcistico è pericolosamente in bilico, e la colpa è da imputare solamente agli sviluppatori pacchiani della software canadese. Si dorme sugli allori, si sviluppano cloni senza idee, o meglio idee malsane e senza impegno e FIFA 15 è il risultato. Server patetici, giocatori squilibrati, non somiglianti alle controparti reali, gravi pecche sulla fase offensiva e difensiva, visto che la prima è nettamente più potente della seconda, rendono chiarissimo il quadro designato e consegnatoci a prezzo pieno da EA. C'è poco da salvare, e quel poco è importato direttamente dall'edizione 14, tranne forse i portieri che da tanti anni meritavano un ritocchino, la nuova telecronaca e le nuove animazioni, che solamente in parte riescono a coprire le tante imperfezioni del titolo di EA Canada.
Pro-1
Le nuove animazioni riescono a nascondere a tratti grave pecche
7
Contro-1
La fase difensiva non funziona, c'è troppo squilibrio tra i reparti
Pro-2
Portieri decisamente migliorati... finalmente!
Contro-2
Nessuna novità di rilievo per quanto riguarda le modalità, ci troviamo dinnanzi ad un aggiornamento della versione 14
Pro-3
Buona la nuova telecronaca
Contro-3
Server EA patetici, bug, limiti tecnici e quant'altro
Un Tiki Taka verso la retrocessione
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