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Recensione
TESTATO SU WII U
12 giugno 2014, 12:00
Mario Kart 8
Mario Kart 8 mobile

Mario Kart 8 – Recensione

Mario Kart è da sempre uno dei brand più acclamati di Nintendo, al pari, se non addirittura di più, delle avventure classiche dell’idraulico, fortunatamente, a dispetto del trend che spopola da un decennio a questa parte e dei margini di guadagno sulle masse di fan più o meno “hardcore”, la casa di Kyoto si è astenuta dal trasformarlo in una release stagionale, attenendosi al modello di un capitolo a console. Sono trascorse sette generazioni nell’arco di 22 anni, e finalmente ecco la volta di Wii U, con Mario Kart 8. La “next-gen” di Nintendo, l’ancora di salvezza di un hardware sfortunato, o l’ultima spiaggia, a seconda di come la si veda, l’hype intorno al nuovo campionato su ruote del Regno dei Funghi è indubbiamente elevato, tuttavia per il sottoscritto che vi scrive questo Mario Kart non è nulla di tutto ciò, freddi dati di vendita o calcoli poligonali non hanno alcuna importanza, e probabilmente non l’avranno mai. Perché Mario Kart 8, in soldoni, non è che l’ultima incarnazione di un caro amico d’infanzia, ora maturato dall’età e gonfiato da pressioni esterne che poco si addicono a un titolo che punta fondamentalmente a divertire, indipendentemente dal contesto o da chi impugna il pad, insomma un appuntamento prioritario a cui non rinunciare per nulla al mondo.

Una piccola parentesi personale era doverosa, dopotutto ormai anche i muri sanno quante gare conti una coppa o come funzionino i Miniturbo, e se agli occhi di un casual gamer potrebbe apparire come “il solito Mario Kart” (in un senso), mentre a quelli di un “pro” gamer “il solito Mario Kart” (nell’altro), qual è la prospettiva da parte di chi intravede nell’ultima produzione di mamma Nintendo il suo cammino come videogiocatore? Dopo anni di rage virtuale rimettersi al volante di un kart è ancora inebriante come un tempo, o gli ingranaggi hanno iniziato ad arrugginirsi? Lo scoprirete leggendo la recensione.

DA FAST AND FURIOUS, PASSANDO PER DEATH RACE, A…

Dopo che i primi tre capitoli, Super Mario Kart, 64 e Super Circuit, stabilirono i canoni della serie, definendo una formula di gioco equilibrata e divertente sia per i famigerati spammoni nelle retrovie che per i più esperti in vetta alla classifica, negli anni a venire, causa l’espansione del bacino d’utenza e una sempre maggior influenza sul mercato del fenomeno casual, Nintendo optò per una virata verso il lato “festaiolo” del brand, rendendolo più accessibile (come se già non lo fosse) e garantendo a chiunque una vittoria facile, anche a costo di trasformare una gara tra kart in un vero e proprio campo di battaglia, e se il caos ignorante generato dalla presenza di ben 16 corridori in Double Dash era ancora onesto e godibilissimo, le edizioni DS e Wii toccarono l’apice di questa politica tanto valida dal punto di vista commerciale quanto deleteria per un pubblico smaliziato. Intendiamoci, tecnica e bravura rimasero sotto i riflettori (qualcuno ricorderà il cosiddetto “snaking” o i virtuosismi sulle moto), ma il ricordo più vivido delle sessioni trascorse con entrambi i titoli è il terrore di trovarsi in prima posizione, complici il sibilo del solito guscio blu in prossimità della linea del traguardo, un fulmine proprio in corrispondenza di un salto, super funghi, stelle e pallottoli Bill, sganciati a destra e a manca senza ritegno a causa del cospicuo numero di cubi oggetto sparsi lungo il tracciato, e tu disgraziato in testa potevi solo attendere l’inevitabile con una banana attaccata allo scarico e un guscio verde d’emergenza; poco importa quanto si accumulasse distacco driftando come neanche Initial D, la punizione divina sarebbe infine giunta (letteralmente). Ovvio, con questo non si cerca di denigrare due giochi di ottima fattura, ma quando perdi sette gare di fila contro l’amico nabbo o il cuginetto dislessico inizi a porti delle domande sul bilanciamento del gameplay.

È però con il lancio di Mario Kart 7 che si sono potuti avvertire i sintomi di una fievole “ripresa”, se così si può definire: power-up centellinati e posizionati esclusivamente nei punti topici o zone impervie, il ritorno di meccaniche secondarie abbandonate in passato (le monete) o l’introduzione di nuove che espansero un concept stantio, e in linea generale un’esperienza più ricercata e appagante, invero alla portata di tutti, ma incapace di colmare artificiosamente il gap tra due utenti in termini di abilità. Feedback e copie vendute hanno raggiunto quote soddisfacenti? Altroché, e infatti è seguendo questa scia che Nintendo ha plasmato Mario Kart 8, espansione e raffinamento di quanto visto su console portatile, un po’ come 3D World per 3D Land; molto dell’edizione 3DS può essere intravisto su Wii U, dall’infrastruttura di base al modello di guida, sondando al contempo nuove soluzioni offerte dall’hardware maggiorato e attingendo al materiale di Mario Kart Wii per quanto concerne roster e “parco auto”. E niente più Gusci Blu a tormentarci.

Infilato frettolosamente il disco nella console (percorsa da un sottile strato di polvere), ci è quasi venuta l’ansia nell’attendere i mai troppo brevi tempi di caricamento, eppure a dispetto della gioia nel vedere il buon nome di Mario Kart fare capolino sullo schermo, onestamente il primo impatto non è stato dei più memorabili: nessun filmato introduttivo, un’immagine abbastanza sterile di Mario in posa sul suo nuovo bolide e l’immancabile fanfara di sottofondo che non accenna a variare timbro da un secolo; gli epici fasti di Mario Kart 64 sono ormai un lontano ricordo, ma un libro non si giudica certo dalla copertina, no? Ciò che invece non sembra cambiare mai sono le modalità di gioco: Gran Premio, Corsa Sfida, Time Trial, Battaglia… Nessuno si aspettava una rivoluzione, tuttavia qualcosa di nuovo sul piatto non ci sarebbe dispiaciuto, siano campionati aggiuntivi per scavalcare finalmente la ridondante soglia dei 32 tracciati, oppure attività extra per rimpolpare la formula classica o dare un po’ di brio al single-player, come di consueto sottotono. Vero, Mario Kart è una saga incentrata essenzialmente sul multiplayer, ma in mancanza di amici a portata di pad o di una connessione stabile il titolo Nintendo fallisce nell’intrattenere a lungo a causa della carenza di contenuti rivolti alle sessioni in solitaria, nonostante l’elevata rigiocabilità; ottenere valutazioni elevate nei Gran Premi, grindare monete, battere i ghost degli sviluppatori, Mario Kart 8 richiede circa una ventina di ore per essere completato, un traguardo tutto sommato discreto, ma se sapete il fatto vostro la noia inizierà a farsi sentire non appena affrontato un paio di volte l’intero itinerario corsistico, e l’IA, sebbene reattiva, credibile e abbastanza skillata, non garantisce soddisfazioni a sufficienza per giustificare una progressione quasi meccanica tra le varie coppe e livelli di difficoltà. Chiaramente basta un rivale in carne ed ossa (o una vittima) e la musica cambia radicalmente, ma questo è un altro discorso…

SCREW GRAVITY

Solo recentemente Mario & soci hanno imparato a costruire veicoli che poco rasentano comuni kart, solcare i cieli, scandagliare gli abissi, era inevitabile che le leggi della fisica sarebbero diventate uno dei loro prossimi bersagli. Feature chiave di Mario Kart 8 sono infatti le ruote anti-gravitazionali, che consentono letteralmente di arrampicarsi su pareti e soffitti, consentendo un approccio inusuale e mutevole a seconda della conformazione del tracciato. Similmente all’elica da sommergibile, al di là di piccole modifiche estetiche il kart si comporta grossomodo come a terra, salvo una maggiore forza centrifuga in derapata; non si tratta di un’introduzione così radicale come si potrebbe pensare, lo spirito del gioco è rimasto pressoché immutato (nel bene o nel male), tuttavia ai fini del gameplay emergono un numero decisamente maggiore di bivi, vie alternative e scorciatoie rispetto al passato, che rendono le gare più dinamiche e movimentate, e poi diciamolo: sorpassare qualcuno mentre si grinda a testa in giù non ha prezzo. La gravità ballerina insomma si è rivelata uno strumento funzionale e gradevole, ben armonizzata con il resto delle meccaniche, ma abbiamo avuto l’impressione che gli sviluppatori avrebbero potuto osare molto di più nella sua implementazione: mancano circuiti interamente sospesi a mezz’aria o situati in location “scomode”, o setting suggestivi che potessero sfruttare appieno le nuove potenzialità offerte dal titolo, limitandosi a brevissime sezioni tutt’altro che spettacolari, quando u-turn, loop, cavatappi e altre diavolerie di level design si sarebbero sposate alla perfezione con una formula di gioco che tanto ricorda il caro e defunto F-Zero. Castrature per non monopolizzare l’attenzione? Terreno di prova per future migliorie? I bambini soffrono di vertigini!? Non ne abbiamo idea, ma una cosa è certa: ci sono i mezzi e le capacità, ma è lo stile ad aver disertato.

Il disappunto però non si ferma alle sole novità, l’intera produzione Nintendo sembra pervasa da un’aura di stanchezza, frenata dal riciclo a oltranza di schemi triti e ritriti, a mascherare forse una carenza di spunti originali; Mario Kart 8 sotto tutti i punti di vista è un titolo eccellente, ma sembra non possedere quel guizzo che caratterizza da sempre il brand: fa il suo lavoretto pulito, soddisfa quell’irriducibile fetta di aficionados, delizia i nuovi arrivati e si ferma lì, a brillare di luce riflessa, parco dall’elargire emozioni fresche. Prendete i tracciati ad esempio: realizzazione magistrale, concept accattivante, design ampio e dalle molteplici possibilità di approccio, che li accomuna a circuiti reali senza perdere la loro chiassosa identità, dettagli e minuzie che i corridori più scaltri non tarderanno a notare e a sfruttare, ciononostante a un feeling al volante così confortevole e convincente non corrisponde una comparabile gratificazione nel tagliare il traguardo. Non so voi, ma l’impressione della nuova stagione del Regno dei Funghi si riduce a un rimaneggiamento di scenari già abusati in precedenza e strade tanto larghe quanto spoglie o addobbate a casaccio, prive di pattern che non abbiamo già visto dozzine di volte altrove. Francamente avremmo preferito più Monti di Wario e meno Citadelle Tremarelle, più Riviere di Toad e meno Elettrodromi, più fattori in pratica che rammentino la frenesia e il puro divertimento che Mario Kart incarna, anziché sfilate di feature ed effetti speciali senz’anima per dimostrare cosa è in grado di fare Wii U. Paradossalmente, ad averci sorpreso maggiormente sono state le piste retrò, più “ispirate” dei loro eredi: alcune sono state semplicemente aggiornate con gli ultimi ritrovati della serie, altre paiono irriconoscibili grazie alla magia dell’alta definizione, altre ancora sono state completamente ridisegnate ed espanse (o rimpicciolite…), in particolar modo le quattro provenienti da Mario Kart 64. Un revamp coi fiocchi, unico neo l’eccessiva presenza di livelli ripresi dalle versioni DS, Wii e 3DS (8 su 16), gli unici guarda caso a non aver subito grandi ritocchi…

PILOTA? NO, CAMIONISTA!

Snello e intuitivo, il modello di guida di Mario Kart 8 ricalca senza sorprese quello apprezzato su 3DS (a sua volta naturale evoluzione di quello provato su Wii), caratterizzato da un buon senso di velocità, una risposta ai comandi ottima e una curva di apprendimento tanto semplice da intraprendere quanto profonda una volta affondati i denti nel flusso di Miniturbo, acrobazie e piccoli trucchetti (come il curioso “fire hopping”) che donano insospettabilmente colore a una formula da molti giudicata “per bambini”. Il ventaglio di periferiche utilizzabili per giocare è ampio, tra cui Pad Pro, Classic Controller, Wii Remote a mo’ di volante o in accoppiata con il Nunchuck; ognuno ha un suo perché e il GamePad è ovviamente tra questi, sebbene il cavallo di battaglia di Wii U questa volta passi in sordina. Il suo ruolo non è affatto incisivo, modalità apposite non ne troviamo, nonostante in un brand come Mario Kart le occasioni per sfruttarlo attivamente sussistono, e le funzionalità implementate lasciano abbastanza a desiderare: off-screen, immancabile, non particolarmente utile la mappa tridimensionale del tracciato, infruttuoso il giroscopio (se lo preferite allo stick siete persone cattive, NdR), e oscuro il pulsantone con il clacson… a cosa diamine servirà mai? Oh, e agitando il GamePad durante i salti si eseguiranno le prodezze à la Tony Hawk introdotte su Wii, ma noi vi consigliamo di ricorrere ai tasti dorsali, a meno che non vogliate rischiare di distruggere casa, slogarvi un polso, o spaccare l’unico strumento per comunicare con la vostra console.

Ma che Mario Kart di nuova generazione sarebbe senza un vasto assortimento di personaggi e componenti con cui assemblare il proprio kart? E infatti Mario Kart 8 ripercorre i binari tracciati dal predecessore, proponendo un’interfaccia dei box pressoché identica a quanto visto su console portatile. Il roster comprende 30 personaggi, molti dei quali sbloccabili vincendo i vari tornei, suddivisi come da tradizione in leggeri, medi e pesanti, e ognuno con tratti peculiari che influenzano assetto e statistiche. Sono tanti, ma abbiamo l’impressione che un sacco di slot siano sprecati? Passino i 7 Koopaling dopo il loro ritorno in auge degli ultimi anni, ma la bellezza di 5 bebé e la mostruosità che porta il nome di Peach Oro Rosa ci hanno lasciato alquanto interdetti, almeno considerando la mole di icone fungose che avrebbero potuto prendere il loro posto e farci una figura decisamente migliore (DLC? Probabile). L’officina dal canto suo non offre nulla di inedito, ma nemmeno delude sul profilo della varietà: scocche, ruote, glider, accumulando monete è possibile sbloccare un discreto numero di pezzi (in gran parte bizzarri, tra sneaker, carrozze a motore e lo stesso Yoshi), per combinazioni sempre più oculate e adatte a ogni tipologia di terreno o stile di guida, che assieme alle caratteristiche uniche del cast permetteranno di costruirsi comodamente il proprio mezzo su misura, inoltre potremo contare, oltre che sui kart, anche su moto (bilanciate dai fasti su Wii, dimenticate le impennate del cavolo) e quad, pesanti e pensati per superfici sconnesse.

ARE YOU NOT ENTERTAINED?

Intramontabile fonte di divertimento sin dagli albori della serie, in qualunque Mario Kart che si rispetti è il comparto multigiocatore a fare la parte del leone, e Mario Kart 8 non è da meno. In locale, in split-screen assieme ad altri 3 amici (continuo a chiedermi perché non 4 approfittando del GamePad…) l’esperienza non è poi così diversa dal passato, risate e insulti volano come se non ci fosse un domani, fatta eccezione per la modalità Battaglia monca e confusionaria, di cui, per questioni etiche, preferiamo non approfondire, mentre per quanto concerne l’online Nintendo sembra stia iniziando finalmente a capire come orchestrare un’infrastruttura al pari delle concorrenti, pur risultando ancora grezza in alcuni ambiti, come gli sporadici “errori di connessione”, la Lista Amici in-game poco efficiente e il sistema di chat testuale e messaggistica macchinoso; se non altro è un inizio, e piuttosto interessante. I server di gioco prevedono la creazione di lobby pubbliche o private, che consentono di impostare i medesimi set di regole della modalità Corsa Sfida, a cui accedere tramite ricerca rapida, su scala regionale o mondiale; non è possibile optare per una scansione a tappeto delle stanze libere, tuttavia per questo si può ripiegare sui tornei, adibiti a Gran Premi a punti (diversamente dal grado, adottato normalmente), con tanto di logo, restrizioni e periodo di attività. Al di fuori della movida si potrà accedere al servizio Mario Kart TV, un canale aggiuntivo in cui caricare i propri replay o guardare in streaming gli highlights altrui, oppure scaricare e sfidare i ghost da tutto il mondo nel Time Trial, scalando le classifiche costantemente aggiornate. Che altro aggiungere? La community al momento è numerosa, il matchmaking è veloce, così come i tempi di caricamento, il lag quasi inesistente, e volendo si può essere accompagnati da un altro giocatore durante le sessioni online… Promosso.

Dal punto di vista tecnico invece… Semplicemente spettacolare. Quando venne presentato Wii U si chiacchierò parecchio su cosa potesse effettivamente rappresentare l’alta definizione made in Nintendo, ma difficilmente ci saremmo aspettati un tale livello grafico da un hardware tanto bistrattato; poche storie, ora come ora Mario Kart 8 è il gioco più bello che si possa rimirare su console. La carrozzeria finemente modellata dei kart, la perizia nel disegnare ogni singola scanalatura delle ruote, il polverone che si solleva al loro incedere e il fango, la neve o la sabbia che vi si accumula, le fiamme che divampano dallo scarico deformato, le animazioni facciali sorprese o infervorate dei personaggi (Luigi docet), l’ondeggiare di baffi e capelli al vento, la resistenza del parapendio all’aria, la ridente spiaggia e il mare da sogno di Spiaggia Smack, i petali di ciliegio che planano dolcemente nella Royal Raceway, i lapilli di lava e le pareti rocciose del Vulcano Brontolone, il tripudio di colori della Pista Arcobaleno old-school… C’è una tale cura per i dettagli in primo piano e sullo sfondo che sovente ci è capitato di distrarci per godere di panorami mozzafiato o finezze che sfuggono a uno sguardo distratto, impegnato a sfrecciare sull’asfalto; stile e potenza convergono, per un colpo d’occhio impressionante, dove nulla è lasciato al caso. Parlando di numeri, Mario Kart 8 gira a 720p nativi, upscalati poi a 1080; poco di cui preoccuparsi, anche sulle TV più generose la resa è eccellente, meno sorvolabile il taglio di frame dai 60 costanti (o 59, come fonti esperte tengono a far notare) in singolo ai 30 in split-screen (solo con 3 o 4 giocatori), fin troppo evidente. Ottima la colonna sonora orchestrata, nuovi brani e remix compongono una sinfonia da pelle d’oca, che ben si lega con il clangore degli effetti sonori e le urla dei corridori.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=__qp9iPKeNs[/youtube]

IN CONCLUSIONE
Dopo aver saltato con leggiadria da una console all'altra nel corso di due decenni senza battere ciglio e arricchendo una formula mai fine a se stessa, Mario Kart sembra ora arrivare su Wii U ad un punto di stallo. Il titolo Nintendo non ha certo perso il suo smalto, Mario Kart 8 è uno spasso da giocare e una meraviglia da guardare, tutt'altro che perfetto invero, ma comunque più che meritevole di figurare nella vostra collezione, siate voi clienti assidui o occasionali. Ciononostante, il tour in alta definizione dell'idraulico non è riuscito ad incontrare appieno le nostre aspettative, risultando saturo a livello di contenuti e arido nella loro presentazione, come se il brand ormai non avesse più la forza di trascinarsi avanti con la stessa grinta che lo caratterizzava fino a pochi anni fa, tuttavia siamo convinti si sia trattata di una scelta della casa di Kyoto quella di giocare sul sicuro, che comprendiamo visti i recenti indici di vendita, ma non approviamo, specie parlando di una delle sue IP di punta. In definitiva, l'ultimo pezzo da novanta di Wii U diverte come poche altre produzioni next-gen in circolazione, si lascia apprezzare sia dall'utenza casual di riferimento che dai giocatori navigati e rappresenta un sensibile passo in avanti per la console, sia dal punto di vista tecnico che online, ma riuscirà mai a scolpire il proprio ricordo nei nostri cuori come un Mario Kart 64 a caso? Ce lo auguriamo, assieme magari a un paio di extra rilasciati in futuro per compensare una portata al momento non esattamente generosa.
Pro-1
Gameplay perfettamente bilanciato
8
Contro-1
Si sente il peso degli anni... o del mercato
Pro-2
Tecnicamente impressionante
Contro-2
Soluzioni "di comodo"
Pro-3
Nelle giuste condizioni in multi non ci si annoia mai
Contro-3
Single-player scarno
COME UN ROMBO DI COMIGNOLO
COMMENTI