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Recensione
27 settembre 2013, 14:26
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Pro Evolution Soccer 2014 (PES 2014) – Recensione

Come ogni anno siamo arrivati alla sfida calcistica di settembre, dove i due big del mercato, PES e FIFA, se le danno di santa ragione cercando di conquistare il trono della “miglior simulazione calcistica” sul mercato. Dopo la grandissima supremazia di Winning Eleven (PES nel nostro continente), da un paio d’anni la serie è regredita, mostrando poche idee e restando ancorata ad un passato oramai troppo lontano. Intanto l’acerrimo rivale targato EA Sports, guadagnava sempre più favori da parte del pubblico ogni anno, diventando a sua volta re incontrastato delle simulazioni calcistiche. A Konami serviva una svolta, sicuramente compiuta in questa versione 2014, che grazie al Fluidity (motore derivato dal FOX Engine di Kojima San), al nuovo team di sviluppo “PES Productions” ed alcune migliorie ha promesso sin da subito ai fan un gioco più realistico sotto tutti i fronti ed in grado di colmare il gap creatosi con FIFA.

Purtroppo le cose non sono andate nel migliore dei modi, ma se Roma non è stata creata in un giorno, diamo tempo a Konami di lavorare su questa nuova evoluzione di Pro Evolution Soccer, visto che il primo passo compiuto dalla software house giapponese ha sì molte insufficienze, ma lascia sperare in un futuro migliore.

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PRONTI? SI CAMBIA…

Come da titolo, il nuovo gioco targato Konami apre ad un cambiamento radicale che va a incarnarsi nelle radici più profonde della sua struttura. PES 2014 è un esperimento riuscito solo in parte e, se siete già saltati al voto finale e avete storto il naso, lasciateci almeno il tempo di spiegare perché abbiamo dato una valutazione così “bassa” ad una delle icone più amate nel settore videoludico/calcistico. In sé il gioco ha già molto da offrire, alcune novità funzionano egregiamente, mentre tante altre hanno bisogno di una ripassata, che sicuramente troveremo nell’edizione 2015. Per ora, valutando le cose come stanno, resta difficile considerare PES 2014 un titolo di alto livello e sopratutto consigliarne l’acquisto ad occhi chiusi ai nostri lettori, considerando che a parte la rivoluzione a livello di gameplay il titolo, in quanto  a competizioni, resta quasi identico ai precedenti. Entrando nel dettaglio, come di consueto non mancheranno le competizioni internazionali su licenza ufficiale (Asian/UEFA Champions League e UEFA Europa League), il ritorno della modalità “Campionato”, l’avanzatissimo e ottimo Editor e l’Allenamento, che quest’anno sarà basilare per apprendere le nuove funzioni introdotte da Konami, quindi la classica Master League, dove una volta scelte le impostazioni (minuti, difficoltà, presenza dei giocatori classici, etc…), si potrà selezionare come sempre una squadra inventata oppure una squadra esistente, dando al via ad una stagione decisamente ricca e ben strutturata.

Sin dall’inizio saranno disponibili tutte le formazioni presenti in PES 2014, quindi si potrà decidere di partire con una squadra del campionato Sud Americano o con il Barcellona, è indifferente. Scelta la propria nazionalità e la propria squadra si comincia a giocare. Finalmente non si parte più da quella sorta di Serie B inventata nella Master League, ma direttamente dal campionato di cui fa parte il club prescelto. A questo punto si gioca normalmente scegliendo tattiche, mercato e quant’altro. La vera novità però è un’altra, ovvero che a fine stagione arriveranno le offerte da parte degli altri club. Se per esempio verrete licenziati, o anche se rimarrete in sella al vostro club, altre squadre chiederanno di ingaggiarvi, in modo da farvi cambiare campionato e cercando di vincere in altre competizioni. Inoltre, quando avrete raggiunto un livello elevato, magari dopo aver vinto qualche competizione, vi potrebbero arrivare offerte anche da qualche nazionale. È questa la vera novità di PES 2014, che tenta così di scrollarsi di dosso la fama di gioco sempre troppo fine a se stesso. Queste le novità dell’offline, ma ci sono anche novità nel multiplayer (sempre che Konami risolva i tanti problemi di connessione e lag tramite patch). Oltre alle solite sfide proposte in quasi ogni titolo, myPes per Facebook, un maggior numero di opzioni per personalizzare le partite contro altri giocatori, nuove lobby e una serie di filtri per matchmaking più accurati (ora anche 11 vs 11), anche qui il vero fulcro rimane la Master League online, modalità che vi farà partire da un campionato minore a vostra scelta, tra i 3 disponibili. Ognuno di questi campionati ha diversi parametri di riferimento e limitazioni nelle spese. I vincitori di questi campionati poi accederanno ad altri tornei fino a quello più importante, la Galactico League, a cui accederanno soltanto i giocatori migliori ed in cui non ci saranno limiti di spesa, quindi si potranno acquistare tutti i migliori giocatori del mondo per creare la squadra perfetta.

Ma se le modalità proposte sono, come sempre, un umile contorno, ciò che conta veramente è il gameplay. In questo caso PES 2014 si presenta veramente come un titolo fresco e nuovo, un buon punto di partenza per una rivoluzione, anche se i problemi incontrati durante la nostra prova (come già detto più volte) sono tanti ed alcuni veramente insormontabili. Primo fra tutti l’intelligenza artificiale, che di primo acchito può sembrare buona, ma solo giocando e rigiocando si scruteranno mancanze gravi sopratutto nelle partite ad alti livelli di difficoltà, dove con un po’ di pratica e furbizia non si faticherà a “purgare” il caro computer che ci regalerà sempre e comunque errori stupidi e grossolani di cui approfittare, come per esempio una linea del fuorigioco mai presa in considerazione dai difensori, o portieri poco reattivi, che regalano spesso ridicole papere degne dei peggiori portieri al mondo. Un’altra grande pecca del nuovo titolo Konami è la fisica. Escluso il movimento del pallone, che rimane molto convincete (a parte nei tiri, pessimi e molli), i giocatori in campo rimangono lenti e legnosi in ogni movimento. Gli scontri non convincono nella maggior parte dei casi, sopratutto sulle ammucchiate in area di rigore dove scontri ridicoli si surclassano in un’orgia di poligoni veramente imbarazzante, togliendo quel senso di realismo che tanto è stato ricercato in questo titolo. Ma non tutto è da buttare, perché a parte la fisica e l’IA, il sistema di controllo è ottimo, sopratutto se impostato su “manuale”: rispetto alle edizioni precedenti si sente la netta deviazione da un gioco che si muoveva solo su binari, ora la libertà data al giocatore di scegliere e spazziare da una parte all’altra del campo è ottima, insieme ad un comparto che è stato decisamente affinato e ci dà la possibilità, finalmente, di addentrarci in aperture, lanci e filtranti davvero sfiziosi, a patto di aver dedicato il giusto tempo alla pratica, che grazie all’ottimo sistema di allenamento non tarderà ad arrivare. Passando alla questione “cuore” o “Heart” non abbiamo trovato parecchie differenze tra il calo e la forma perfetta presente nelle scorse edizioni. In teoria, ora un atleta in base a dei criteri automatici dovrebbe essere più coraggioso e spinto a far bene giocando davanti ai propri tifosi, mentre ad un “novellino” dovrebbero tremare le gambe in trasferta o partite importanti, oppure una riserva di lusso dovrebbe fare la differenza negli ultimi minuti, ma tutto questo, ci duole dirlo, non si nota per niente, cosi come l’impronta tattica che poche volte farà la differenza, limitando di parecchi punti l’allenatore che è in noi.

Per quanto riguarda la parte grafica, in questi mesi ne abbiamo lette e dette di cotte e di crude, ma quello che sembrava essere un titolo simil next gen si è rivelato un gioco nella norma e in alcuni casi addirittura molto sottotono rispetto ai canoni ai quali siamo abituati. A parte un frame rate alquanto ballerino su console, il nostro test eseguito su di un PC di fascia alta marchiato NVIDIA è andato sempre fluido a 60 frame, ma a parte questa piccola peculiarità il motore grafico “Fluidity” sembra prendersi in giro da solo, non mostrando quasi mai i muscoli. Anche le tanto chiacchierate animazioni facciali sono riservate a pochi eletti, mentre la maggior parte risultano inguardabili e mai coerenti con la controparte reale, ma per fortuna grazie ad un ottimo Editor potremo sopperire ad alcuni scivoloni commessi in via di sviluppo da Konami. Ottima invece la resa grafica degli stadi che, anche se pochi, rimangono molto fedeli agli originali, almeno fino a che non si scende a guardare nel dettaglio, cioè dove PES 2014 mostra una qualità grafica ed una struttura che nel complesso risultano solamente sufficienti. Peccato che ancora una volta manchino le licenze ufficiali di alcuni campionati (così come il cambiamento climatico) e le rose non siano aggiornate alla fine del mercato, mentre è ottimo (a noi è piaciuto tantissimo, NdR) il commento di Pierluigi Pardo e Luca Marchegiani, molto simpatico, sempre coerente e puntuale, insieme alle presentazioni ed il clima “da stadio” che si respira ad ogni incontro, con cori ufficiali ed effetti sonori veramente ben fatti.

IN CONCLUSIONE
Pro Evolution Soccer 2014, come citato da molti nostri colleghi, è sicuramente un cantiere aperto, ma non per questo deve essere promosso a pieni voti. Le lacune mostrate nel corso della nostra prova si sono rivelate essere troppe ed anche il più esaltato dei giocatori farà fatica a chiudere un occhio. La buona notizia è che questa edizione 2014 segna un grande capovolgimento nei piani alti di Konami e tutto ciò si nota; ma per ora il suo comparto grafico di basso livello, la mancanza di un roster degno dell'acerrimo rivale, una fisica poco convincente ed una IA imbarazzante, rendono il nuovo titolo della software house giapponese un gioco che va poco oltre la sufficienza. Per il resto, la simulazione calcistica di Konami non convince quasi mai sin dalle prime battute ed è chiaro che alcuni vecchi "nei" della serie siano rimasti invariati, mentre alcune novità non sono state introdotte così bene come si sperava. Insomma, PES 2014 è un titolo che ci sentiamo di consigliare solamente a coloro che hanno fatto del nome "PES" un culto, mentre per tutti gli altri anche per quest'anno sarà inevitabile guardare altrove, in attesa del ritorno del "vero" Winning Eleven.
Pro-1
La licenza ufficiale della UEFA Asian/Europa/Champions League
6.5
Contro-1
IA imbarazzante e fisica mal calibrata
Pro-2
Grande ed immersivo comparto audio
Contro-2
Molti problemi online
Pro-3
Controllo manuale ben strutturato e a tratti devastante
Contro-3
Tecnicamente sottotono
STAI LONTANO DALLO STRESS...
IMMAGINI
COMMENTI
  • http://www.z-giochi.com CT “Chrono Trigger”

    Provato ieri da mio cugino… che schifo! Ormai ho perso proprio la speranza di un ritorno del VERO Winning Eleven.

    • http://www.z-giochi.com Danilo “MasterDan” Barbieri

      Secondo me invece, è molto probabile che se Konami continuerà a lavorare su questa versione “ribaltata” di PES, riuscirà prima o poi a riproporre un titolo degno di tale nome. Per ora purtroppo non ci siamo proprio, ma come scritto nella rece, si intravedono speranze di un futuro migliore.

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