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Assassin’s Creed III – Recensione

Recensione del 07/11/2012

Cover Assassin's Creed III
PC - PS3 - Wii U - Xbox 360
Pegi 18
TESTATO SU
PS3

Genere: ,
Sviluppatore:
Produttore:
Distributore: Ubisoft
Lingua: Italiano
Giocatori: 8
Data di uscita: 31/10/2012
PS3X360PCWii U
EUR 26,99EUR 29,90EUR 37,00EUR 12,90
Pro-1
Ambientazioni memorabili e piene di cose da fare.
Contro-1
Si porta dietro i soliti difetti noti della saga.
Pro-2
Ottimo livello di regia.
Contro-2
Boston non ha il fascino di Istanbul o dell'Italia.
Pro-3
Decisamente più variegate ed invitanti le missioni secondarie.
Contro-3
Frame rate non sempre stabile.

Inutile ricordarvi quanto la saga di Assasssin’s Creed abbia incrementato gli incassi della casa di sviluppo francese che ne sta a capo, la Ubisoft Montreal, ed è forse ancor più scontato ribadire quanto questi abbiano approfitatto di tale posizione per propinare al pubblico videogiocatore titoli su titoli, sfornati quasi a cadenza annuale, sempre di ottima caratura ma al contempo sofferenti di una superficialità strutturale tramandata di anno in anno e di titolo in titolo. Oggi la serie ha conquistato un esorbitante numero di seguaci, ed è addirittura entrata a far parte del mondo della moda, proponendo una linea di abbigliamento legata al marchio videoludico, tanto da essere riuscita a divenire, nella figura dell’assassino incappucciato, parte piuttosto consistente del nostro immaginario collettivo.

Saranno proprio i candidi cappucci celanti i tratti del volto, la trama intricata e controversa facente perno sulle tematiche più discusse dall’umanità in tempi odierni, il fascino del credo e del mistero dei Templari, la possibilità di visitare luoghi magici che hanno fatto da scenario alla storia della civiltà, ad esercitare tanto appeal su un’utenza che con il tempo non ha mai smesso di crescere? Probabilmente si, ma è da almeno tre capitoli, se escludiamo il primo Assassin’s Creed dall’elenco, che ci viene proposta la solita solfa in salsa differente. Cosa dobbiamo aspettarci invece da Assassins’ Creed III?

Più regia, più distrazioni, meno impegno…

Come da rispettata consuetudine della serie, la storia riprende esattamente dal punto in cui l’abbiamo lasciata giocando a Revelations, con Desmond intento a compiere la sua ultima fatica nei panni di Connor, diretto laddove le misteriose entità gli hanno indicato, L’America. La città principale questa volta è Boston, siamo nel 1755 quando mettiamo per la prima volta piede sopra il suolo del Nuovo Continente, e, mentre la guerra franco-indiana combattuta dagli inglesi mette sotto scacco le tribù locali, templari ed assassini avranno di che giocarsela, in un ambientazione ricreata impeccabilmente (ma questo la saga lo ha sempre saputo fare in maniera eccelsa) che in un certo senso ci avvicina all’atmosfera respirata in Red Dead Redemption, nonostante il titolo in questione ponga data più avanti negli anni. Sebbene i primi dieci minuti di gioco siano straordinariamente pieni di piccoli ma fastidiosi errori nel motore grafico, probabilmente dovuti alle leggere modifiche applicate alla fluidità delle animazioni acrobatiche, il gioco riesce a riprendere posizione abbastanza celeremente da non rovinare la lunghissima sezione introduttiva, che di fatto comprende ben cinque sezioni di gioco, durante la quale siamo chiamati ad apprendere le classiche meccaniche base storiche della serie più alcuni gustosi minigiochi e missioni secondarie, di genere sfida o collezionismo, che illudono l’insaporimento di un prodotto che ha già da un po’ iniziato a perdere il gusto acquisito in passato.

Registicamente ci troviamo davanti al miglior lavoro concepito dagli sceneggiatori di questo brand, i quali si muovono, ma di certo in maniera assai più convincente, sulla stessa linea tracciata in Revelations, il quale registrò, sia per il parallelismo con Altair che per il finale suggestivo, una perizia registica non indifferente, che nei capitoli precedenti non aveva ancora fatto la propria comparsa. Colpi di scena e momenti ricchi di phatos, insomma, rispondono costantemente all’appello. Se si vogliono però ben comprendere gli eventi che si susseguono l’un l’altro, sia storici che del racconto di gioco, consiglio caldamente la lettura del database dell’animus, questa volta molto più leggero ed esplicativo che nei predecessori. Ciò non toglie che lo spirito, quella idea pura e cruda che si accese con il primo Assasin’s Creed, non si vede più brillare come una volta, forse per carenza di ambientazioni tanto fascinose quali erano Firenze, Venezia, Roma e Costantinopoli, forse perché lo stridio delle meccaniche trite e ritrite ci frena dall’apprezzare quelle buone idee come se le vedessimo per la prima volta.

Quella sensazione di Déjà vu…

Il gameplay è da sempre stata la nota più dolente dell’intera serie, soprattutto se facciamo riferimento ai due titoli intermedi, Assassin’s Creed Brotherhood e Assassin’s Creed Revelations, che di volta in volta hanno presentato meccaniche, non solo perfettamente identiche al predecessore, ma soprattutto mai ottimizzate o ampliate in varietà come avrebbe dovuto essere. Troppe imperfezioni non sono state corrette, e troppe critiche non ascoltate, con il risultato di giungere al quinto capitolo effettivo di una saga che si sarebbe dovuta muovere in tal senso a partire del terzo, quindi ben prima. L’intelligenza artificiale rimane pressoche la medesima, nonostante il battle system subisca una curiosa esemplificazione del controllo e al contempo una maggiore spettacolarizzazione dell’azione, mentre un cambiamento piuttosto palpabile lo si rintraccia nella componente stealth, questa volta decisamente più completa e adattata nella forma. Nessuna meccanica inedita insomma, ma piuttosto alcuni pratici accorgimenti, come la possibilità di celarsi nell’erba alta o di coprirsi in maniera più intuitiva dietro gli alberi o le pareti, che invitano il giocatore, più che in passato, ad optare per un approccio furtivo. Graditissima la possibilità di praticare la caccia in maniera simile a quanto visto in Red Dead Redemption, con annessa scuoitaura e commercio delle pelli, impreziosita dall’aggiunta di alcune chicche che la rendono addirittura più completa ed appagante.

Sarà possibile piazzare trappole tra la vegetazione, spargere esche affinché gli animali vi si avvicinino, o uccidere le prede con tomahawk, lama celata, arco, e addirittura dall’alto come da tradizione del brand. Un accurato lavoro è invece stato impiegato nella realizzazione delle battaglie navali, incredibilmente convincenti sia per la comoda e pur realistica manovrabilità del mezzo sull’acqua che per il comportamento ed i rumori della ciurma nelle varie fasi operative. Tutto sommato quindi, e qui chiudo il discorso dedicato al gameplay, il titolo propone delle soluzioni quantomeno intriganti che spezzano l’azione con una miriade di cose da fare tra l’una e l’altra missione, ma dall’altro canto continua ad ignorare pesanti difetti strutturali che gli impediscono di essere apprezzato a pieno.

Vivere la rivoluzione

Graficamente abbiamo tra le mani un prodotto che, seppur porti su schermo dei colori ed una gestione degli effetti particellari e di luce sicuramente più all’avanguardia, non compie lo sforzo che magari avrebbe giovato a far splendere di luce propria la componente visiva. Gli scenari più ampi, ma soprattutto di gran lunga più variegati grazie al differenziarsi delle stagioni e dei titpi di terreno, sono però più scarni, soprattutto se ci riferiamo all’ambiente cittadino, causa fedeltà al periodo storico. La maggiore ampiezza degli scenari comporta però anche più frequenti scarpinate a piedi, per fortuna concentrate nelle parte introduttive al gioco e compensate in seguito grazie al ritorno dei cavalli, che ci avevano inspiegabilmente abbandonato con Revelations, e ad un ben più versatile sistema di viaggi veloci.

Lo scenario che ci si para davanti, quello di un bosco innevato o di un passaggio montano, è il più delle volte un piacere per gli occhi, con un’ottima profondità di campo e gli elementi atmosferici a donare integrità e verosimiglianza all’interezza degli ambienti. Ma quel che colpisce di più in questo nuovo capitolo della serie è l’inserimento della vita animale, poco variegata ma comunque discretamente caratterizzata, tanto che non troppo raramente capiterà di assistere ad una scena di caccia da parte di lupi o volpi ai danni di altri piccoli animali. Le animazioni facciali, e quindi la resa dell’espressività in volto, subiscono notevoli passi in avanti, appena accennati in Revelations, è la caratterizzazione fisica dei personaggi, aiutata anche dall’implementazione di textures sempre più complesse e definite, convince meglio di quanto non abbia mai fatto il brand in passato. Folto il numero di personalità ben note alla storia che ci capiterà di incontrare, e ben più dinamico e convincente il mondo di gioco stesso, che mostrerà una folla all’apparenza più dinamica e convincente di quanto visto in precedenza. Anche le animazioni di movimento del protagonista subiscono un lieve ma tutto sommato gradito restyling, che sia esemplifica il sistema di corsa e arrampicata, sia conferisce maggiore dinamicità, e credibilità ai movimenti di Connor.

Più colore al multiplayer

Il multiplayer, che fu vera unica novità quando uscì Assassin’s Creed Brotherhood, continua ancora una volta, e siamo al terzo tentativo, ad accumulare sempre più proseliti pronti a cimentarsi in un competitivo online sicuramente ancora peculiare sulla piazza. Le meccaniche di fondo sono le medesime, e, per quanto riguarda le modalità di gioco, assistiamo anzi al taglio di alcune di queste, come Contagio o Caccia ai forzieri, che furono novità in Revelations ma che ebbero un successo piuttosto misero. Tuttavia, se c’è chi esce dalla scena c’è anche chi vi entra per la prima volta, ed è questo il caso della nuova modalità “Branco”, nella quale un gruppo di giocatori dovrà accumulare i punti richiesti da un contatore entro il tempo limite concesso per aver accesso alla “sequenza successiva”, dove magari si avrà meno tempo a disposizione o si alzerà l’ammontare di punti richiesto. Come ottenere i punti? Ovviamente tentando le uccisione più proficue e tendendo gli agguati più ingannevoli.

Questa novità si configura come un divertente ma al contempo impegnativo sistema per cooperare con gli amici, più per i veterani che volessero mettersi alla prova che per i neofiti, alla ricerca della perfetta sinergia tra i vari membri del gruppo. Se sorvoliamo quet’ultima chicca, il multiplayer di Assassin’s Creed III porta ben poco di nuovo, a parte un apprezzatissimo restyling dell’interfaccia e dei menù di selezione, tra l’altro arricchiti di nuovi contenuti, e una più ampia, e anche più accessibile, possibilità di customizzare i personaggi. Maggiore la quantità di colori, di abiti, di accessori, di armamenti e di modificazioni strutturali disponibili, ma ci teniamo comunque su un livello piuttosto basso rispetto ad altre impostazioni analoghe. Continua invece ad essere presente l’interessante trovata sperimentata nel precedente episodio, cioè quella di invogliare al gioco multiplayer promettendo degli sbloccabili, tra filmati e documenti testuali, che approfondiscono la storia principale con elementi di contorno che nessun vero appassionato della serie dovrebbe lasciarsi scappare.

IN CONCLUSIONE

In conclusione Assassin's Creed III si presenta come un titolo più che ottimo, capace forse, per la prima volta, di apparire interessante anche a chi non ha mai digerito la saga, ma che subisce della superficialità tecnica che imperterrita continua a braccare un battle system mai ideale ed una IA che inficia pesantemente un'esperienza di gioco che avrebbe sicuramente potuto essere ben più profonda. Evidentemente, conoscendo la filosofia di vita degli autori, se hanno avuto il coraggio di porre un "III" accanto al titolo del gioco, piuttosto che un "Brotherhood" o un "Revelations", allora di sicuro si tratta di un progetto più ambizioso, che si spinge oltre, aggiunge tenere novità, ma che non rimuove l'ancora da quegli scogli che ne riducono il potenziale. Se un titolo così strutturato, colmo di attività extra piuttosto fresche, vaste ambientazioni con annessa componente free roaming più accentuata che in passato, ed aiutata dal giusto livello di stile, carisma e perizia tecnica, si fosse presentato al pubblico come vero terzo capitolo della saga, e non quinto come in effetti è, allora, forse, non sarebbe stato tanto difficile definirlo come "capolavoro".
ZVOTO
8
Voto dei lettori
7.8
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Superficialmente completo!
LA VALUTAZIONE IN QUESTA RECENSIONE NON CORRISPONDE AI NOSTRI ATTUALI CRITERI DI VALUTAZIONE!!! LE NUOVE RECENSIONI VENGONO VALUTATE SECONDO QUESTI CRITERI DI VALUTAZIONE!!!
COMMENTI

  1. Finito l’altro giorno, bah, gioco patetico.

    • EmaQ scrive:

      A me non era dispiaciuto… anche se l’ho trovato corto e veloce (troppo veloce) e ho saltato a pie’ pari le missioni navali, che c’entrano ad A’sC come Rosi Bindi su Play Boy. Poi chiudeva la vicenda di Desmondo (che è stato l’unico motivo per cui ho proseguito dopo il noiosissimo primo capitolo e dopo che il mio amato Ezio è dipartito)… si poteva fare certamente di meglio dato che Connor è stato uno dei personaggi meno coinvolgenti della storia dei videogame.

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