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Recensione
TESTATO SU PC
21 settembre 2011, 9:00
Call of Juarez: The Cartel
Call of Juarez: The Cartel mobile

Call of Juarez: The Cartel

Il genere Western in tutti questi anni non ha perso il suo – apparentemente intramontabile- fascino e carisma. Da sempre ha invogliato i player a desiderare un prodotto capace di riprodurre il selvaggio west in tutti i suoi particolari. Sogno divenuto realtà nelle esperte mani dei ragazzi di Techland con la serie Call of Juarez. Sparatorie frenetiche ed un ambientazione unica davano ai due FPS i giusti stimoli per differenziarsi dai soliti sparatutto in prima persona di cui il mercato è sempre stato saturo. Call of Juarez: Bound in Blood è stato l’ultimo capitolo in cui si potevano ancora rivivere i difficili tempi dopo la Guerra di Secessione, in un turbinare di combattimenti, fughe a cavallo e intrighi militari. Ma i tempi cambiano e anche per Call of Juarez è venuto il momento di rinnovarsi, o meglio, trasformarsi. Lo sconfinato deserto, irto di pericoli e battaglie tra indiani ed esercito, è stato sostituito dall’affollata metropoli di Los Angeles patria di spietati narcotrafficanti messicani e criminalità organizzate.

Un processo di modernizzazione forse inaspettato e, viste le conseguenze, troppo avventato. È bene chiarire sin da subito, che l’esperimento di Techland è fallito sotto più punti di vista, tanto da classificare Call of Juarez: The Cartel come uno dei tanti FPS destinati a finire nel dimenticatoio.

Disponibile per Xbox 360 e Playstation 3 dal 21 Luglio mentre per PC dal 15 Settembre.

IL CARTELLO DELLA DROGA MESSICANA

Dimenticate l’affasciante atmosfera Western che aveva caratterizzato le precedenti produzioni, le lunghe cavalcate nella prateria, gli scontrosi sceriffi e i brutali fuorilegge. Techland, come accennato in precedenza, ha deciso di appendere al chiodo il cappello e di riporre la pistola nel fodero del cinturone, in favore di una Los Angeles più moderna, di certo egualmente pericolosa e violenta.

Un noto gruppo di narcotrafficanti messicani ha compiuto una terribile strage, piazzando un ordigno esplosivo al quartier generale della DEA. Gesto senza dubbio sfrontato e minaccioso, che rispecchia il potere indiscusso dei signori della droga e l’impotenza della polizia. L’autorità del Cartello si diffonde in ogni giro malavitoso tanto da mettere in discussione l’operato delle più importanti organizzazioni governative come la CIA, l’FBI e la LAPD. Immediata è la risposta dei vertici della NSA (National Security Agency) che decidono di allestire un Équipe che vede scendere in campo i migliori elementi delle tre agenzie. Un piccolo esercito costituito da tre membri dai metodi poco ortodossi ma dagli ottimi risultati. Eddie Guerra è un poliziotto messicano infiltrato con il vizio per il gioco d’azzardo e con l’inclinazione alla corruzione. Kimberly Evans, l’affascinante agente dell’FBI, è esperta degli ambienti malavitosi dal momento che suo fratello fa parte di una delle più pericolose bande della città. Infine, direttamente dalla sezione omicidi, Benjamin McCall, un detective non convenzionale dai modi sbrigativi e dal grilletto facile, collegato lui stesso al Narcotraffico, avendo servito in Vietnam uno degli esponenti più potenti delle Organizzazioni criminali.

I tre, sfruttando le loro abilità e conoscenze, dovranno smantellare uno degli imperi malavitosi più forti, guidato da Juan Mendoza, narcotrafficante che in poco tempo ha messo in piedi un cartello di droga, e che gode della protezione di spietati assassini e agenti corrotti.

Appare evidente che come di consueto la linearità imperi, lasciando al giocatore un senso di oppressione che lo spingerà senza troppe pretese verso il finale. La caratterizzazione dei personaggi è stata eccessivamente trascurata; i tre seguiranno dei cliché ben definiti che andranno a manifestarsi attraverso sotto trame scarne e futili, che consisteranno semplicemente nel recupero – furto – di oggetti speciali per completare particolari obiettivi.

UN FPS STANDARD

Call of Juarez: The Cartel si presenta fondamentalmente come uno dei tanti shooter senza personalità, che propone un Gameplay molto lineare e tutt’altro che realistico. L’esplorazione dell’ambiente è fortemente limitata e le sessioni di gioco da affrontare per portare a termine i vari obiettivi non prevedono bivi o comunque vie alternative. L’azione si intreccia tra la ricerca dii indizi utili a trovare i trafficanti – ottenendo la possibilità di metterli gli uni contro gli altri – e diverse sezioni di guida estrema a bordo di possenti fuoristrada, decidendo se salire al posto del passeggero e sparare ai nemici, oppure mettervi alla guida del mezzo e lasciare che l’intelligenza artificiale si occupi di svolgere tutto il lavoro sporco. Le sezioni a piedi costiuiranno un susseguirsi di sparatorie spesso interminabili e per lunghi tratti ripetitive, in cui l’unica fonte di attenzione sarà il Bullet Time – o meglio la Concentrazione, già vista nei precedenti capitoli e divenuta ormai un delle pietre miliari della serie – che rallenterà il tempo, alla semplice pressione di un tasto, permettendo al giocatore di mirare più agevolmente ed eliminare quindi una maggiore quantità di nemici. Questa peculiarità sarà indicata da una speciale barra che andrà lentamente a ricaricarsi uccisione dopo uccisione.

I problemi, però, non sono legati soltanto al level design ed alla strutturazione delle missioni: la gestione delle esplosioni è davvero poco credibili, basterà un paio di colpi a far esplodere qualsiasi mezzo, come se fosse stato colpito da un lanciarazzi; le armi sbloccabili attraverso il raggiungimento di determinati obiettivi secondari legati ad ogni personaggio, offrono una scarsa varietà, un basso grado di precisione da non imputarsi solamente al rinculo della bocca da fuoco e un feeling tremendamente leggero che standardizza ogni arma tanto da non presentare evidenti differenze  distruttive.

La differenziazione dei tre – Anti – Eroi non è molto marcata, fatta eccezione per abilità che ognuno degli agenti possiede:  ad esempio Kimberly Evans predilige i fucili di precisione, Eddie Guerra è solito servirsi di bombe e fucili a pompa, mentre Benjamin McCall sarà una via di mezzo mostrando di saper impugnare ogni arma. Ad evitare il completo fallimento dell’ultima fatica marchiata Techland ci saranno delle semplici quanto efficaci sequenze action in cui saremo chiamati a fare irruzione in una stanza e ripulirla brevemente dai suoi occupanti – tutto rispettivamente al rallenty – o spettacolari inseguimenti per le trafficate strade. Piccoli espedienti che servono a spezzare il ritmo di gioco ed offrono al giocatore un appagante fonte di divertimento.

Di ben altra fattura l’intelligenza artificiale che si dimostra affidabile già a bassi livelli di difficoltà. Gli avversari si muoveranno con cognizioni di causa sul campo di battaglia, sfruttando in maniera adeguata le coperture e – pur con meno successo – la superiorità numerica. Anche se, la stessa qualità non sarà registrata sui vostri compagni che, dal canto loro, saranno quasi inutili ed incapaci di fornirvi un adeguato supporto contro i nemici, i quali peraltro concentreranno il fuoco quasi esclusivamente sul personaggio da voi controllato. Interessante, infine, la modalità cooperativa per tre giocatori grazie a cui si potrà completare la Main Quest in compagnia di due amici in rete o in locale.

MULTIPLAYER COMPETITIVO

Ad affiancare la modalità cooperativa non poteva di certo mancare quella competitiva, in grado di arricchire, entro certi limiti, l’offerta proposta de Techland. Sebbene tutte le varie modalità di gioco siano incentrate su poliziotti contro narcotrafficanti, il Multiplayer diverte: in Robbery Crew, un gruppo di rapinatori si troverà a svaligiare una banca e al contempo un team di poliziotti capeggiato dal team rivale, cercherà di arrestare i pericolosi malviventi durante la fuga; in Star Witness, dovremo proteggere dai colpi nemici un Vip eletto casualmente dal server;  in Cartel Deal dovremo resistere il più possibile agli assalti in furgone e in elicottero degli agenti corrotti sotto l’influenza di Mendoza; ed ultimo il DeathMatch che vedrà scontrarsi nelle mappe – poco varie e troppo aperte per impostare una precisa strategia – agenti governativi e spacciatori.

GRAFICA  E TECNICA

Il comparto grafico di Call of Juarez: The Cartel è uno delle falle più evidenti. Nonostante gli ottimo effetti grafici delle esplosioni – come crepe sui vetri ed altri piccole particolarità – l’insieme è davvero sotto la media. La modellazione poligonale è scadente, gli ambienti sono spogli e poco curati, le animazioni legnose e ripetitive presentano fastidiosi difetti di compenetrazione poligonale e d’interazione con il mondo di gioco. Le ambientazioni sono anonime e povere di dettagli, sia nella modellazione che nella texturizzazione, con un colpo d’occhio altamente insoddisfacente. Ad evitare che il prodotto affondi nell’insufficienza ci pensa il comparto sonoro che, se paragonato al resto, si staglia su vette qualitative piuttosto elevate, soprattutto se affiancato da un discreto doppiaggio in italiano. La situazione su PC è leggermente migliorata ma non aspettatevi chissà cosa o rimarrete molto delusi.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=qPLYrmMtlwY[/youtube]

IN CONCLUSIONE
Call of Juarez: The Cartel senza troppi giri di parole si preannuncia come un esperimento non riuscito, che inevitabilmente lo spinge verso il baratro dell’anonimato. Una campagna in singolo giocatore troppo lineare che non riesce a coinvolgere, un Gameplay ripetitivo che poco aggiunge a quanto visto nei precedenti capitoli e pesanti lacune in fase realizzativa, non riescono ad elevare il prodotto marchiato Techland al di sopra della sufficienza, peraltro garantita da alcuni elementi ben implementati. Dispiace vedere come anche Ubisoft abbia preferito modernizzare l’offerta piuttosto che continuare sulla strada che aveva intrapreso, con buoni risultati. Sembra proprio che l’originalità che il genere Western garantiva ai primi due episodi abbia lasciato spazio ad uno dei tanti FPS disponibili sul mercato, privi di personalità e senza troppe pretese. Mentre il selvaggio west con il suo influsso riusciva a catalizzare l’attenzione del giocatore questo brusca virata sul moderno lascerà un senso di delusione e fallimento.
Pro-1
Richiami al genere Western
6.5
Contro-1
ma non approfondita a dovere
Pro-2
Modalità cooperativa a tre
Contro-2
Gameplay ripetitivo e privo di innovazioni
Pro-3
Storia interessante...
Contro-3
Comparto tecnico decisamente non all'altezza
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