La resa dei conti. Una frase a doppio taglio, di ampio respiro, che trasuda una duplice ma non scontata ambivalenza. Già, resa dei conti, quella che proietterà Coreani contro Stati Uniti; resa dei conti, forse nel suo significato più pieno ed ideologico, quella che attende THQ dopo il rilascio ufficiale di HomeFront. In un mercato già saturo per quanto concerne il genere FPS, HomeFront si muove in punta di piedi, chiedendo permesso, spazio e possibilmente consensi. Le lungimiranti e fantasiose parole spese da THQ nel corso del GameCom 2009, l’evento in cui, tra i tanti, ha visto ufficializzare lo sviluppo di HomeFront, non sono in grado di lenire l’atrofia videolutica con titoli (vedi Call Of Duty, passando per Battlefield Bad Company e Medal Of Honor, ndr) che regnano incontrastati sul genere FPS. Si enfatizzava un alter-ego di Call Of Duty, in grado di competere ad armi pari con quello che ha fatto un po’ la storia (e che storia!) degli sparatutto. L’esperienza di Kaos Studios, avvenuta nel lontano 2008 col debutto del buon “Frontlines: Fuel of Wars“, pompava oltremodo e lasciava trapelare un lavoro più che dignitoso e discreto in questo nuovo e curioso FPS che si andava via via plasmando. Non è comunque tutto oro quello che luccica e probabilmente chi leggerà questo preambolo penserà di avere a che fare con un gioco tanto scadente quanto inutile. Non è così, ed avrete modo di constatarlo con la trattazione vera e propria delle peculiarità di HomeFront.
HomeFront dipinge una insolita America del 2027, costellata da vicissitudini politiche assai preoccupanti. La campagna si aprirà con un filmato introduttivo, una fantomatica digressione che racconterà, dal 2011 fino al 2027, la parabola discendente del territorio Americano e, di riflesso, l’ascesa della Repubblica Coreana. Dopo la morte dell’odierno dittatore nordcoreano, la Corea crescerà anno dopo anno, attestandosi, nel segmento 2012-2025, come maggiore potenza internazionale. Le mire espansionistiche, nonostante il periodo d’oro non si placano e dopo aver conquistato alcuni Stati limitrofi si pensa a conquistare Stati Uniti e Giappone, ancora in difficoltà dopo la crisi economica del 2008. L’egemonia coreana porta ripercussioni nel sociale: si respira infatti aria di oppressione militare da parte di un regime insorto che vuole impossessarsi delle risorse economiche del Nord America. Non c’è soldato che tenga all’oppressione Coreana che ben presto sbaraglia le forze armate USA. Sembra quasi un monologo a senso unico, la strada verso la conquista dell’America è ormai tracciata. La speranza di salvezza è riposta adesso nelle mani dei cittadini Americani, capaci di impersonare quella forza trainante di chi non vuole arrendersi e preferisce morire piuttosto che essere sottomesso. La resistenza Americana viene organizzata con tutti i mezzi possibili, cercando di liberare ogni punto nevralgico occupato dai coreani che, dal canto loro, non si fanno troppi scrupoli nell’annientare gli insorti. I cittadini sono costretti a vivere in ghetti, dove le condizioni di vita sono precarie ed ogni tentativo di rivolta viene placato sin dagli albori. Bisogna dar ampio merito a Kaos Studio ed in particolar modo a John Milius, scrittore del libro “Homefront – The voice Of Freedom” (il testo su cui è ispirata la storia del gioco, ndr), di aver creato una storia entusiasmante, increntrata sul futuro ma radicata nel presente: una storia dove nulla è lasciato al caso ed in cui riecheggiano valori fondamentali come la libertà e la voglia di non arrendersi mai. Colpisce oltremodo l’attenzione ad ogni dettaglio, la cura maniacale nel descrivere la situazione sociopolitica del gioco, l’ascesa ed il declino rispettivamente della Repubblica Coreana e dell’America. Non è tuttavia difficile comprendere quale sia il ruolo che andremo ad impersonare: vestiremo i panni di Robert Jacobs, un pilota di elicotteri catturato dai coreani e liberato dagli americani insorti. Prelevato da casa sua col fine esplicito di assoldarlo tra le proprie linee, viene liberato repentinamente da due ribelli, Connor e Rianna, che muniscono Jacobs di una pistola e lo rendono partecipe della resistenza. Saremo quindi a capo della rivolta americana, affiancati da soldati improvvisati come Jacobs. Lo sfondo di cui è insito il gioco non premia oltremodo la trama globale che risulta anzi costellata da personaggi di poco calibro. Escludendo Connor, dal quale sgorga la sete di vendetta, palesata dal suo grilletto sin troppo facile, gli altri personaggi non riescono a coinvolgere il videogiocatore e non risultano appieno degni di nota.
Sono sette i livelli che saremo chiamati a completare, dai quali potremo constatare le numerose e profonde trasformazioni di sette attrazioni presenti all’interno del territorio Americano. Il gameplay di Homefront ricalca più o meno lo stile dei suoi più noti avversari, alternando scene in cui la sparatoria fa da padrone a lunghi tratti giocati senza sparare un colpo, scorgendo senza fiato le scene cruente che ci verranno proposte. Ed è forse questo uno dei maggiori pregi presenti in Homefront, cioè l’impeccabile gestione del ritmo di gioco. Saremo chiamati ad affrontare battaglie senza sosta ma anche a rilassarci interagendo con persone non giocanti e spulciando tra le varie ambientazioni. Viene quindi dato ampio merito al background di cui si forgia Homefront. Ad impreziosire i livelli ci saranno alcune sequenze a bordi di veicoli più o meno disparati, come accade ormai in tutti gli FPS dei giorni nostri. Tra i vari veicoli merita una annoverazione speciale il cosiddetto “Goliath“, un mezzo corazzato da utilizzare per segnalare i target che dovranno essere eliminati. La durata della campagna in single player si attesta sulle cinque ore, forse un po’ troppo poche. La pochezza della campagna, riscontrata tra l’altro in Medal Of Honor Limited Edition, si propugna tuttavia come arma a doppio taglio: da un canto permetteranno al giocatore di essere incollato allo schermo, perchè curioso, appassionato, circa l’epilogo del gioco; dall’altro eviterà che il giocatore stesso accarezzi l’idea di rivivere (o di rigiocare se volete) nuovamente la modalità campagna, in virtù di un limitato raggio d’azione permesso al videogiocatore ed ad una intelligenza artificiale del nemico piuttosto altisonante. Tirando le somme possiamo affermare che Homefront presenta un gameplay discreto ma non eccelso. I problemi relativi a quest’ultimo sono piuttosto pochi e sarebbe stato certamente più significativo aumentare la longevità globale del gioco.
Ad onor del vero non capiamo bene se la pochezza della campagna si attesti come una sorta di diversivo per spulciare e vivere la modalità Multiplayer. Ed alla luce dell’ottimo lavoro di Kaos Studios proprio in questo settore si potrebbe anche pensare che sia così. Riesumiamo brevemente le peculiarità e le caratteristiche della suddetta modalità. Le modalità su cui potremo spendere parte del nostro tempo libero sono ben 2: la prima prende il nome di Deathmatch, la seconda Ground Control. Per quanto concerne la prima modalità essa metterà di fronte due team composti da un massimo di 16 giocatori, uno contro l’altro, con l’obiettivo di arrivare per primi al punteggio prefissato sin dall’inizio. Nella seconda invece ci sarà chiesto di scegliere un punto della mappa e di proteggerlo fino alla fine del turno. Il comparto gameplay può essere ben comparato con l’esperienza proposta da Bad Company 2 in relazione alla presenta di mezzi piuttosto ingenti, al ritmo di gioco proposto. Kaos Studios ha puntato in quest’ottica su elementi coessenziali allo sviluppo del gioco, come ad esempio la presenza dei perks e delle sfide da completare al fine di guadagnare più punti esperienza. Inevitabile un profondo mutamento della filosofia di base: sono state rimosse le kill steak classiche, a favore di un nuovo sistema che permette di portarsi dietro uccisioni, obiettivi, assist anche dopo essere stati annientati. Con l’acquisto dei Battle Point potremo avere accesso ad alcune armi speciali, tra cui ad esempio i lanciamissili. A coronamento di un multiplayer piuttosto eccelso vi è l’opzione che permette l’utilizzo del Battle Commander, una sorta di intelligenza artificiale che valuterà l’operato dei giocatori in campo e consentirà di eliminare eventualmente gli elementi più pericolosi della squadra opposta. Importante sottolineare l’adozione, in stile Electronic Arts, di un pass per attivare totalmente la modalità online. Qualora, nel caso ad esempio di chi acquistasse il gioco online ed il pass fosse stato già attivato da terzi, si potrà acquistare quest’ultimo ad un prezzo pari ad euro 7,99. Ciò tuttavia non significa che senza pass non si potrà giocare online: chi non avrà modo di attivare il pass potrà prender parte ad una modalità multiplayer fortemente ridotta in cui i giocatori non potranno superare il 5° livello sui 75 messi a disposizione. Un modo quindi per invogliare la gente ad acquistare il fatidico pass e permettere di rifletto un comparto multiplayer ancor più godibile.
Ultimo aspetto che andremo a trattare riguarda il comparto visivo ed audio, impreziosito dalla presenza del motore grafico Unreal Engine 3.0. La qualità è piuttosto buona ma si scorgono notevoli differenze (in positivo) nella versione di Homefront su PC, la migliore rispetto a quella delle console sotto questo aspetto. Ottimo il livello dei dettagli ma a far da padrone è l’impeccabile sistema di illuminazione. Colpisce la meticolosità nel curare gli effetti, in particolar modo quelli prodotti dai proiettili e dalle esplosioni. Si fa rispettare pure il comparto audio, con un doppiaggio in italiano senza alcuna smagliatura a parte qualche sincronia stonata. Criticata invece la scelta delle musiche, poco incisive ed azzeccate. Anche qui, come già accade nel gameplay si potrebbero creare tutti i presupposti per far fare al gioco il salto di qualità ma puntualmente non vengono sfruttati (clamorosamente oserei dire) tutti quei dettagli che sarebbero stati invece piuttosto utili.













Bella recensione, letta adesso…l’avrei comprato solo se non mi fossi stancato di sentire fps da ogni lato…sono in astinenza per il momento
ottima!!…..comunque troppi shooter, ormai nei mieie sogni vedo gente sparare…..BASTA!!!!! xD
Io questo gioco nn è che ne vado matto, ma cmq è sempre un gioco di azione/guerra, e a me mi piace. Ma cmq il gioco dell’anno sarà Battlefield 3 !!! =)
Ci sto giocando in questi giorni ad Homefront e francamente non mi sta entusiasmando per nulla…
Il multiplayer non l’ho ancora provato, ma lo farò dopo aver finito la campagna. L’unico problema è che mi passa la voglia di giocarci dopo poco tempo. Ad esempio oggi ci ho giocato si e no 10 min e ho staccato subito
Finora l’unica cosa che mi ha affascinato è stata la presenza su un muro di un codice QR; l’ho scannerizzato con l’iphone e mi ha portato su alcune info extra sul gioco…
Bah speriamo che il multiplayer online mi affascini di più…finora mi è sembrata la solita solfa