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Recensione
TESTATO SU PC
9 dicembre 2013, 12:00
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Slender: The Arrival – Recensione

The Creeper, Ghostface, LeatherfaceChuckyPinheadFreddy Krueger, The Leprechaun, Jason Voorhees. Questi sono solo alcuni dei personaggi più apprezzati nell’oscuro immaginario horror. Li si sente citare nei videogiochi, nei libri, nei fumetti e addirittura nelle canzoni. Una sorta di elite selezionata che ci è stata fatta conoscere grazie a tutta una serie di comparse in numerosi prodotti, alcuni tra questi sono così “antichi” da essere quasi scivolati via dalla mente, ma non senza lasciar traccia, basta girare su Internet o ascoltare una canzone per far riaffiorare un tremendo ricordo seguito da uno spontaneo brivido di terrore. Un elite difficile da dimenticare totalmente quanto da rinfoltire. Chi riuscirebbe a partorire un soggetto così spaventoso e terrificante, tanto da restare impresso nella memoria di tutti? Alla fine, sembra che qualcuno si sia messo a lavoro e sia riuscito a cavare un ragno da un buco, infatti poco più di un anno fa un nuovo personaggio è entrato a far parte di questo manipolo di famelici amici. Un personaggio nato dalla mente di Mark Hadley che, con una manciata di idee davvero molto semplici, è riuscito a dare un “volto” ai nostri incubi; stiamo parlando dello Slender Man, una creatura davvero poco caratterizzata ma che nella sua asettica fisionomia dà vita ad un tremendo presagio di morte.

Una volta creato questo distorto prodotto del suo immaginario orrorifico, Mark Hadley diede vita ad una storia e successivamente ad un gioco, un gioco che avrebbe immerso il videogiocatore in un vero e proprio incubo da cui sarebbe stato difficile emergere senza cicatrici. La semplicistica struttura di base era tanto elementare quanto unica: percorrere in lungo e in largo un labirinto di cemento, alla ricerca di otto pagine scarabocchiate che avrebbero richiamato la tremenda presenza dello Slender Man, un “biancastro manichino” in smoking, sproporzionato, apparentemente immobile e privo di qualsiasi fattezza umana, ovvero la totale mancanza di bocca, naso, occhi e orecchie. Il protagonista, alla ricerca dei ben celati fogli di carta era sorvegliato costantemente da questo umanoide che cercava in tutti i modi di avvicinarsi in un modo che possiamo solo descrivere con il “teletrasporto”, a volte facile da evitare, altre volte era quasi impossibile sfuggire al suo potere, che con uno stridulo acuto ed il progressivo spegnimento dello schermo ci risucchiava in un vortice di terrore facendo terminare partite e la vostra vita. Queste sono le peculiarità più famose di Slender: è bastato un manichino in smoking per far tremare di paura anche il più duro dei videogiocatori. Ma non pensiate nemmeno per un momento che sia finita, infatti l’uomo senza volto è tornato a farci tremare di terrore grazie al restyling grafico e a tutta una serie di chicche che sono state inserite dai ragazzi di Blue Isle Studios in un capitolo intitolato Slender: The Arrival. Pronti ad addentrarvi nel fitto bosco abitato dall’Uomo Senza Volto?

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SONO NUOVO DI QUI, HAI PAURA?

Non possiamo certo dire che il precedente capitolo sia brillato per una trama da oscar, anzi, è proprio il lineare prosieguo di una trama inesistente che ha reso Slender così appetibile e famoso. La prova che non serve avere un motore grafico gestibile da una Titan o una trama degna di un bestseller per far tremare di paura la gente. Molti sospettano che sia proprio il basso dettaglio grafico a rendere determinati giochi horror così spaventosamente divertenti, costringendo il giocatore non solo ad addentrarsi in un turbinio di emozioni, ma rendendolo il vero creatore dell’avventura. Il gioco non è più ossa, muscoli e pelle, tutto ben disegnato e rifinito sullo schermo, ma è come pongo che la mente del videogamer plasma a suo piacimento per donare vita ad una veste grafica altrimenti povera; è sempre stato il nostro personale modo di immaginare e vedere le cose che ci ha provocato emozione, un gioco può essere bello o trasmettere paura anche senza una grafica HD, certo, non siamo qui per aprirne un dibattito, ce ne sarebbe da scrivere… Ma abbiamo iniziato questo articolo parlandovi di un gioco che nasceva da un’idea che è stata plasmata per diventare qualcosa di godibile da tutti; un’idea che nelle nostre menti veniva amplificata, fino a diventare il gioco horror che Slender voleva essere. Dopo aver giocato Slender: The Arrival ci siamo resi conto che troppo è stato fatto per cercare di rendere un gioco già visto e giocato qualcosa di migliore. Purtroppo non è stato così. A beneficio di una buona grafica ed un dettaglio rifinito, l’intera esperienza ha perso tanto. Forse perché già ad inizio gioco quella sensazione di déjà vu non accennava a sparire, o forse appunto per il poco spazio che è stato lasciato alla nostra immaginazione, questo ultimo Slender è riuscito a spaventarci ma non come speravamo.

Fattore predominante dell’intera esperienza è soprattutto il suono, totalmente assente in alcuni frangenti, ed ovattato in altri. La cura che è stata riservata a questo particolare di estrema importanza riesce dove la totalità del videogame non arriva, ossia nel far rabbrividire il giocatore. Spesso e volentieri sarà il silenzio tombale attorno a noi, accompagnato e scandito da passi nella boscaglia, che ci farà ribaltare le budella. Soprattutto, e qui ci teniamo a specificarlo, la consapevolezza che quei rumorosi passi potrebbero non essere i nostri. Il vento fra le foglie, lo scricchiolio della ghiaia sotto le scarpe, un ululato o il malsano sferragliare di un ombra nel buio di una stanza, saranno i nostri unici compagni ed alleati. Di fatto, l’unico senso che non vi tradirà mai sarà proprio l’udito, capacità da sfruttare a pieno per riuscire a scappare da un ombra troppo impicciona o da un pazzo armato di motosega. Avete capito bene: pazzo armato di motosega. Sì, perché in Slender: The Arrival non sarete solo voi e lo Slender Man a popolare il vasto mondo di gioco, ma come comprenderete ben presto (e sarà meglio per voi farlo in fretta, NdR) altri hanno tentato di portare a termine la ricerca delle otto pagine, riuscendo solo, loro malgrado, a farsi catturare dall’Uomo Senza Volto e ad impazzire dallo spavento, diventando i discepoli del loro stesso carnefice e proteggendo con tutte le loro forze il tesoro che lui tenta così affannosamente di proteggere.

SOPRAVVIVI DI NOTTE, ESPLORA DI GIORNO

Nuova introduzione al titolo è l’alternarsi di giorno e notte. Mentre nel primo Slender il tempo non era un fattore dominante dell’avventura, in questo secondo capitolo gli sviluppatori hanno voluto inserire lo scorrere del tempo di gioco, non solo come un contatore esterno all’esperienza ma come un chiaro orologio che scorre inesorabilmente. Questo nuovo particolare è stato introdotto con criterio e non buttato lì giusto per far brillare di luce nuova un prodotto già visto. Durante l’orario diurno il giocatore potrà godere dell’intero scenario, sotto una luce brillante e calda, che farà venir voglia di esplorare l’intera mappa di gioco. L’atmosfera autunnale resa alla perfezione dalle palette di colori caldi che variano dal giallo ocra al rosso vinaccia faranno spalancare gli occhi e la bocca. I prati verdi delle colline faranno venir voglia di gettarsi a terra e rotolare. Il cielo azzurro, sporcato qua e là da sbuffi di nuvole bianche come il latte. Un’atmosfera paradisiaca che farà tirare un sospiro di sollievo a voi ed al protagonista. Sarà fondamentale esplorare l’ambiente, alla ricerca di indizi cartacei che spieghino al meglio la trama del gioco e quale sia stata la sorte della popolazione autoctona.

Il rovescio della medaglia arriva inesorabile, come l’alternarsi del giorno e della notte. Ed è appunto di notte che i giochi avranno inizio. Sarete costantemente braccati, mentre tenterete di portare a termine la vostra missione. L’atmosfera prima paradisiaca ora vi sembrerà totalmente stravolta, come se l’intero mondo fosse mutato attorno a voi, rivelando il suo vero volto, malsano ed oscuro. Laddove le foglie autunnali dominavano il paesaggio, ora solo colori scuri e freddi vi avvolgono in un abbraccio gelido come la morte. Lì, dove un cielo azzurro vi riscaldava e vi faceva sentire al sicuro, ora il buio dell’immensità dell’universo domina sulle vostre teste ed il canto degli uccelli si trasforma nel freddo ululato del vento. Insomma, quello stupendo scorcio di natura che prima vi aveva fatto sorridere ora sembra venirvi incontro armato di mannaia. Questo particolare, tutt’altro che trascurabile, unito al lavoro eccezionale fatto per rendere i suoni reali e spaventosi, saranno l’unico vero motivo per cui le vostre anime tremeranno di terrore. Lo Slender Man? Un opzione, totalmente trascurabile, come le altre creature della notte che vi daranno la caccia. Sarà solo l’atmosfera che li accompagna a farvi urlare di paura, ma se malauguratamente doveste incontrarli durante le fasi esplorative l’unica cosa che rischierete sarà una grassa risata!

IN CONCLUSIONE
Senza ombra di dubbio Slender: The Arrival ha fatto il proprio dovere ma è palese, al termine dell'esperienza, che qualcosa sia cambiato non proprio nel migliore dei modi. L'introduzione di nuove creature all'interno dello scenario ha sicuramente portato la tensione del prodotto ad un livello superiore, ma non grazie al dettaglio che è stato riservato ai PNG. E se questi non riescono a terrorizzare, cosa potrebbe davvero farlo? Per fortuna il design dell'ambientazione ed il lavoro certosino dedicato al comparto audio hanno reso il gioco un prodotto degno di essere comprato, ma il tentativo di inserire vari documenti che spiegassero gli eventi di gioco è stato mal realizzato ed il mancato approfondimento della trama rende tali documenti completamente inutili, spesso confusi e privi di senso logico. Sono tanti i pregi di questo nuovo prodotto, ma altrettanti sono i difetti. Questi ultimi vanno ad intaccare, secondo la nostra opinione, l'idea di base che Mark Hadley voleva trasmettere durante la lavorazione del suo primo titolo. Anche per questo crediamo che Slender: The Arrival, seppur sia un ottimo horror senza troppi fronzoli, rappresenti anche un mezzo passo falso per gli sviluppatori, che non sono riusciti a dare la giusta importanza al terrore donato dalla semplicità e dall'immaginazione.
Pro-1
Grafica e sonoro di ottima fattura
7
Contro-1
Tentativo mal riuscito di introdurre una trama
Pro-2
Durata adeguata al prodotto
Contro-2
Sa di già visto
FUGGITE, SCIOCCHI!

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