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Recensione
TESTATO SU PC
15 novembre 2015, 8:47
The Age of Decadence
The Age of Decadence mobile

The Age of Decadence – Il vecchio che avanza

The Age of Decadence – da ora TAoD – è un gioco di ruolo sviluppato in ben dieci anni dalla software house Iron Tower Studio. Ispirazione e obiettivo del prodotto è sempre stato nella testa dei creatori quello di riportare sul mercato un GDR classicheggiante, spietato e crudele. Dieci anni fa effettivamente il mercato ruolistico versava nel suo periodo di peggior contaminazione action, cosa che nel tempo, anche grazie al panorama indie, si è fortemente stemperata. The Age of Decadence paga forse questa attesa esagerata, dando vita ad un prodotto a tratti quasi estremista nelle sue politiche di gioco.

The Age of Decadence logo

IDEE ED ERRORI

Primo grandissimo punto a favore di TAoD sono indubbiamente la trama e l’ambientazione. Il più potente impero della Terra (una Terra fittizia ovviamente) viene scosso dall’arrivo di un nemico misterioso e devastante. La guerra che ne consegue vede soccombere gli invasori, al prezzo più salato: la fine della civiltà. Questi gli antefatti precedenti alla storia del nostro personaggio, che si ritroverà nel bel mezzo di una nazione oramai fatiscente e divisa tra i clan più potenti, vecchie vestigia del mondo che fu. Un’ambientazione post-apocalittica, inserita però in un contesto originalissimo: la cultura umana infatti sembra essere ferma al nostro corrispettivo del tardo impero romano. Ogni cosa rimanda, con la giusta dose di contaminazioni, aggiustamenti e semplici cambiamenti di design, al clima dell’antica potenza italica, a partire dalle stesse famiglie più potenti, organizzate in maniera molto simile alle Gens romane. A questa validissima impalcatura si aggiunge un corposo lavoro di strutturazione e caratterizzazione di ambienti, storia e personaggi, capaci di rendere il mondo di gioco non solo molto plausibile, ma anche vivo e coinvolgente.

Il nocciolo del gameplay è invece il comparto che presenta le maggiori luci e le maggiori ombre di questo lunghissimo lavoro. La creazione del personaggio, capillare in quasi ogni aspetto, potrebbe causare numerosi riavvii. Ci si renderà conto dopo poco dall’inizio della propria avventura, di come la caratterizzazione dell’eroe sia fondamentale per poter agire con efficacia nel mondo di gioco. Le numerosissime skill e le possibilità offerte potrebbero spiazzare in un primo (e forse anche secondo) momento, ma rappresentano il nucleo pulsante dell’esperienza a tutto tondo del software. Il gioco punterà quasi esclusivamente al realismo, al gioco di ruolo puro: i PG tuttofare saranno i primi a cadere, rivelandosi pressoché inutili. Arrivando a toccare l’argomento game design le impressioni dopo una lunga sessione di gioco, non sono completamente positive. Acclamato come prodotto più che old-school e durissimo, TAoD maschera alcuni grandi errori di struttura con la manifesta difficoltà di gioco. Il combattimento per esempio non è solo punitivo, ma a volte semplicemente ingiocabile, rendendo la costruzione di un personaggio “guerresco” più uno stress che una sfida ardua. Complice un sistema a turni che sfrutta piuttosto male le poche feature di battaglia, a tratti il nostro PG, a prescindere dalla mole di skill, darà l’impressione di un novello Don Chisciotte, tanti si riveleranno i miss e le goffe schivate. Al contrario dei propri avversari, sempre e comunque mortali ai limiti del probabile. Francamente disincentivare la deriva action dei GDR non deve per forza comportare un bilanciamento così eccessivo. Conseguenza logica diviene così puntare sulle skill sociali ed intellettive, nelle quali il prodotto riesce ad offrire giocate di estremo interesse. Grazie alla capillare cura dei dialoghi, delle situazioni di gioco, dei bivi e delle numerose scelte a disposizione, avremo l’impressione di poter effettivamente agire in qualsiasi direzione e modalità, rendendo l’esperienza a tratti davvero immersiva. Purtroppo qualche vicolo cieco di troppo andrà a sporcare spesso la nostra giocata, rivelando problematiche provenienti spesso dalla mancanza di un combat system capace di reggere il confronto con il comparto sociale. Non avere il giusto numero di skill, sommata alla mancanza di quest (situazione questa che non disprezziamo, essendo le stesse forse non numerosissime, ma di indubbia qualità) ci potrebbe infilare in un punto morto, nel quale poter uscire fuori solo combattendo. Ovvero ricaricando la partita ad una o due missioni precedenti, per poter aggiustare il tiro nell’assegnazione dei punteggi. Un errore a nostro avviso di struttura e di concept: un gioco di ruolo può favorire un tipo di comportamento al posto di un altro (magari premiando di più in game o sbloccando conseguenze più favorevoli), ma non dovrebbe fare muro e costringere i fruitori a ricominciare del tutto.

Il comparto grafico di The Age of Decadence è invece forse il settore peggio sviluppato dell’intero prodotto, pur non disdegnando anche in tal campo una certa originalità di realizzazione. Il design degli ambienti è infatti di indubbia novità, con delle commistioni di generi visivi interessanti. Anche la palette di colori e la gestione di luce e saturazione rendono molto bene la sensazione di polverosa e triste desolazione. Qui però finiscono i pochi meriti tecnici, che cozzano con una palese mancanza di texture all’altezza della situazione. Identico discorso anche per il comparto sonoro, sfruttato ai minimi termini. Certo è che i meriti del software vanno cercati in tutt’altro, e fortunatamente interfaccia e schermata di gioco, pur se minimaliste, risulteranno ben implementate, in maniera da far dimenticare le brutture visive per poter godere dell’ottimo gameplay.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=G3RpZxh_VRY[/youtube]

IN CONCLUSIONE
The Age of Decadence paga il ritardo eccessivo nella programmazione, che lo vede non più precursore della crociata ruolistica di questi anni recenti, ma al contrario ultimo della lista. Stando così le cose la sua incredibile osticità, mescolata ad alcune evidenti forzature di design (il combattimento che supera il realismo per sfociare spesso nell'improbabilmente difficile, i vicoli ciechi e le build da indovinare fino all'ultima skill) appaiono ai nostri occhi estreme se non addirittura faziose. Un neo, sommato a quello grafico, che non può far salire TAoD nell'olimpo dei capolavori quali Planescape Torment, Divinity: Original Sin e tutti gli altri titoli validi per il confronto, ma che non sminuisce affatto l'imponente forza narrativa e l'impressionante capacità di coinvolgimento e di caratterizzazione del personaggio nel mondo di gioco. Parliamo quindi di un gioco di ruolo, nel più alto significato del termine (di cui troppe volte si abusa), che ogni appassionato che si rispetti non dovrebbe avere remore nel giocarlo.
Pro-1
Schema di scelte e conseguenze monumentale
7
Contro-1
Il combattimento è impossibile, non difficile
Pro-2
Ottima caratterizzazione del personaggio
Contro-2
Alcuni intoppi di game design
Pro-3
Ambientazione molto originale
Contro-3
Graficamente vetusto
PER PURISTI DEL GDR
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