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Recensione
TESTATO SU PS3
16 giugno 2013, 22:25
The Last of Us
The Last of Us mobile

The Last of Us – Recensione

Finalmente è giunta nei negozi la nuova IP di Sony e Naughty Dog che, dopo aver prodotto in questa generazione tre capitoli del loro nuovo brand Uncharted, va contro la tendenza di lanciare un titolo nuovo di zecca insieme alla nuova console, e sul finire del ciclo vitale di PlayStation 3 ci regala questo The Last of Us che nel corso dei mesi si è saputo guadagnare tanti consensi gettando da subito le basi per candidarsi a titolo dell’anno.  Parliamo di uno dei titoli più attesi del 2013 e, nonostante il tema next-gen sia diventato caldissimo, il titolo dei Naughty Dog potrebbe calmare i vostri bollenti spiriti distraendovi dal pensiero delle nuove console. Perché l’esclusiva PS3, dagli altissimi valori produttivi, lascerà sicuramente un segno importante nelle esperienze di tanti videogiocatori e in questo settore.

The Last of Us(1)

UN LUNGO VIAGGIO

Non riveleremo nulla circa la storia del gioco che ha un ruolo di primaria importanza, ma accenniamo solo il contesto in cui questa è ambientata: il Cordyceps, un fungo realmente esistente in natura, ha infettato gli umani trasformandoli in creature molto vicine a quelle che definiamo zombie. La terra è nel caos e in questo scenario post-apocalittico vivere è diventato un lusso per molti. Le provviste scarseggiano e gli unici posti sicuri sono alcune zone di quarantena, all’interno delle quali i soldati gestiscono le razioni e cercano di mantenere l’ordine attraverso rigide regole. La storia ha inizio venti anni dopo l’epidemia con Joel, un contrabbandiere che cerca di sopravvivere come può e che ben presto verrà catapultato in un’avventura inaspettata insieme a una giovane ragazza di nome Ellie.

Quello descritto è il contesto in cui ci muoveremo e dire altro sarebbe inutile perché quella che si andrà a vivere a schermo è un concentrato di tante emozioni suscitate da una trama matura e una regia di altissimo livello per questo media. Questo step evolutivo in termini di narrazione è tangibile minuto dopo minuto, da ogni scenario in cui ci muoviamo sempre coerente con le premesse iniziali, dai dialoghi dei personaggi ricchi di sfumature. Proprio sui due protagonisti, sul loro rapporto, si basa l’intero gioco con una crescita psicologica ben visibile nel corso del loro lungo viaggio. Siamo sicuri che questa coppia verrà ricordata nella storia videoludica e chissà forse andrà anche oltre. È incredibile come i personaggi riescano a suscitare empatia verso chi li guarda, tant’è che durante la nostra esperienza di gioco il lato ludico passava quasi in secondo piano, aspettando la successiva scena d’intermezzo e il prossimo dialogo per vedere lo sviluppo delle vicende. La storia si divide tra il dramma, la violenza di un mondo in cui vige la legge del più forte, la tensione e la paura generata dalle creature che popolano il territorio, l’azione e un legame, quello dei due protagonisti, che passo dopo passo cresce sempre di più.

ATTENTI A QUEI DUE

Al di là dell’incredibile impianto narrativo, sotto c’è un gioco che si propone come un survival-action in terza persona, distante da quanto offerto con Uncharted. Innanzitutto, il primo aspetto che si mette in evidenza è la grande libertà di scelta che è data al giocatore. Scelta di agire come meglio si crede ponendo poche limitazioni, se non in qualche sequenza, alle strategie adottate. La quasi totalità delle situazioni potrà essere superata anche senza uccidere nessuno, diversamente, si potrà impugnare la nostra pistola, fucile o arco e fronteggiare a viso aperto i nemici sfruttando le tante coperture che il gioco offre. È un atteggiamento che non sarà sempre possibile perché parliamo di un gioco in cui il senso di sopravvivenza permea l’intera esperienza. Al livello di difficoltà normale sarà difficile rimanere senza munizioni o materiali, salvo non seguire la strategia di cui sopra, tuttavia sarà necessario prendere bene la mira e usare con parsimonia i proiettili a disposizione, la cui raccolta passerà attraverso una modesta dose di esplorazione degli ambienti che offrono molto spazio in cui muoversi con tante abitazioni o edifici aperti.

Esaminare gli scenari sarà importante anche per raccogliere utili materiali come bende, bottiglie di alcol, forbici e nastro adesivo in modo da creare medikit, esplosivi, fumogeni, molotov attraverso un semplice sistema di crafting. Il menu richiamabile tramite il tasto select non metterà in pausa il gioco per cui andrà scelto il momento migliore o la copertura giusta dietro la quale effettuare questa operazione (meglio a campo sgombero), che richiederà una decina di secondi circa. Ancora, a terra possiamo raccogliere mattoni e bottiglie di vetro e lanciarli o in prossimità dei nemici per distrarli per liberarci il passaggio oppure gettarli addosso per stordirli e finirli con un attacco corpo a corpo. Infine, mazze e piedi di porco o altro potranno essere usati come strumento di offesa, il cui utilizzo è però soggetto a usura. In The Last of Us l’esplorazione è una pratica che completa l’esperienza globale. L’ispezione certosina degli ambienti porterà a diversi vantaggi perché il gioco non solo è ricco di collezionabili come le piastrine, piuttosto che di reperti che raccontano le storie di diversi personaggi evidenziandone le loro reazioni e vicissitudini in seguito all’epidemia, ma anche di manuali, integratori e attrezzature. I primi servono per migliorare le nostre capacità di sopravvivenza, migliorando quindi il corpo a corpo, la cura dei medikit, l’usura dei coltelli e così via. I secondi invece servono per potenziare le abilità di Joel come la salute massima, l’oscillazione durante la mira, la velocità di creazione degli oggetti e via discorrendo. Infine, vi sono utili pezzi con i quali migliorare le caratteristiche delle armi modificabili su alcuni banchi di lavoro sparsi nel gioco.

La strategia delle risorse e delle azioni ha un peso specifico nell’economia del gameplay, a tal proposito si evidenzia una buona intelligenza artificiale avversaria le cui routine cambiano in base alle nostre azioni, portandoci a sperimentare diverse tattiche. Al contrario però l’IA che guida i compagni è affetta da una vistosa deficienza che vede i nostri partner essere invisibili agli occhi e le orecchie dei nemici, spostandosi rumorosamente da una parte all’altra e più di qualche volta sbattendoci addirittura contro. Questo difetto non inficia in alcuna maniera il gameplay, anche perché il trattamento ai nostri errori non sarà mai permissivo, anzi. Mentre cercheremo di stanare i nemici sarà davvero importante non fare rumore e guardare dove si mettono i piedi, oltre che non entrare nel loro cono visivo. Perché a terra sono diversi i detriti con cui sarà possibile interagire e, spostandoci troppo velocemente, l’urto produrrà un rumore che li allerterà o ci farà individuare.

The Last of Us regala un’esperienza dalla soddisfacente lunghezza. La nostra prima avventura a ‘Normale’ è terminata con 16 ore di gioco, raccogliendo 107 dei 141 collezionabili. A questo livello di difficoltà non abbiamo avuto nessun tipo di problema se non in qualche sezione dove magari avremmo preferito superarla uccidendo silenziosamente tutti, usufruendo però degli aiuti che di base sono tutti attivati, ma che è possibile eliminare in qualsiasi momento dalla schermata delle opzioni. Parliamo soprattutto di quello che evidenzia tramite un cerchio bianco gli oggetti con cui interagire e della modalità Ascolto, con la quale Joel può sentire i passi dei nemici e capirne la posizione, un elemento che aiuta molto l’approccio alle varie situazioni e la scelta della strategia. Abbiamo anche affrontato quasi metà campagna a ‘Sopravvissuto’ dove tutti questi aiuti sono disattivati e le differenze sono sostanzialmente due: in primis il numero di munizioni e materiali è molto inferiore, rendendo difficile la gestione delle risorse e portandoci a ricercare quanto più possibile la fase stealth. La seconda è l’IA nemica, la cui routine non cambia in nessun modo dai livelli di difficoltà minori ma in caso di scontro diretto è ancora più aggressiva, uccidendoci con pochi colpi. Tuttavia, l’esperienza accumulata con la prima run ci ha reso, almeno per la prima parte del gioco, le cose non molto difficili; inoltre, in termini di rigiocabilità, c’è il New Game+ che permetterà di sviluppare al massimo le armi e le abilità del protagonista, infine il multiplayer.

LA SOPRAVVIVENZA VALE ANCHE ONLINE

All’interno del pacchetto non manca il multiplayer che forse alcuni non si aspettavano vista la natura del gioco. Negli studi di  Naughty Dog le idee non sembrano mancare perché questo multigiocatore non è qualcosa di diverso bensì un’estensione del gioco in singolo. I personaggi sono un po’ più reattivi e dinamici ma l’intero gameplay è stato portato online in partite che vedono otto giocatori darsi battaglia. Innanzitutto verrà chiesto verso quale fazione schierarsi per 12 settimane (una partita equivale a un giorno) tra Cacciatori e Luci, dopodiché ogni giocatore farà parte di un clan che dovrà far crescere e mantenere in vita, questo attraverso i risultati ottenuti nelle due modalità presenti del gioco: Caccia ai rifornimenti e Sopravvissuti. Nella prima, ogni squadra avrà 20 vite ciascuna e l’obiettivo e quello di toglierle alla squadra avversaria facendo quindi più uccisioni. Nella seconda si dovrà agire con molta più discrezione e soprattutto con molta più strategia, perché in caso di morte si dovrà aspettare la fine del round, per un massimo di sette, vista l’assenza di respawn. La squadra che uccide i componenti di quella avversaria si aggiudica il round, chi porta a casa quattro round vince. Maggiormente in questa modalità dove si ha un’unica occasione di morire il gioco di squadra e la compattezza del gruppo diventano essenziali.

Uccidendo nemici e raccogliendo l’attrezzatura sparsa per le mappe otterremo le risorse utili a sfamare e a far crescere di numero il nostro clan. Però diventando numeroso il fabbisogno giornaliero sarà sempre più alto costringendoci in poco tempo a raccogliere le giuste risorse per farli sopravvivere senza farli morire di fame. Spesso si aggiungeranno dei nuovi obiettivi che chiederanno di superare una della tante sfide a disposizione per salvare il nostro clan dall’attacco dei predoni piuttosto che da un’epidemia. Ogni sfida ha tre diversi livelli di ottenimento, raggiungendo quella di livello 3 aumenteremo la percentuale di possibilità di farcela del nostro clan. Un interessante sistema di obiettivi movimenterà non poco le nostre strategie chiedendo di uccidere in un certa maniera con un determinato tipo di arma in modo da salvare il nostro clan. Come abbiamo già detto tutto il gameplay è stato trasposto anche online per cui troviamo anche il sistema di crafting e la modalità Ascolto il cui utilizzo è però soggetto a un tempo di ripristino, e un sistema di potenziamento delle armi e delle protezioni già visto in Uncharted, come anche la personalizzazione dell’equipaggiamento e delle varie abilità e delle provocazioni. I combattimenti avranno luogo all’interno di sette mappe che sono abbastanza grandi e ricche di coperture con diversi edifici che si sviluppano su almeno due piani. Sarà importante come sempre memorizzare la posizione dei medikit e di alcune armi nonché far scorte delle risorse chiuse nelle casse degli attrezzi visualizzabili sulla mappa per creare gli oggetti che più ci fanno comodo. Un multiplayer che abbiamo trovato molto divertente come in Uncharted e che non snatura in nessun modo quanto giocato in singolo. Il ritmo è sicuramente più lento di una classico sparatutto in terza persona, ma laddove ne perde in frenesia ne acquista in strategia.

FINO A TOCCARE LE CORDE DELL’ANIMA

Naughty Dog ci ha abituati molto bene in questa generazione a buttare a schermo un numero incredibili di poligoni con texture ed effetti di alto livello, per un impatto davvero clamoroso. Con The Last of Us questo non succede perché ormai PlayStation 3 è stata già spremuta al massimo, tuttavia il lavoro sotto il profilo tecnico è stato svolto con la solita perizia con la quale ci hanno abituati. Se in termini di impatto il gioco non stupisce è comunque un grandissimo vedere complessivamente. Con The Last of Us l’asticella arriva comunque un po’ più sopra di Uncharted 3 considerando tutte le componenti del caso, in primis una grandezza più degli scenari dove troviamo spesso una ricca vegetazione, passando poi per una interattività maggiore con i fondali. Le compenetrazioni così come alcuni modelli poligonali più poveri o texture meno incisive non tolgono nulla a quanto il motore grafico muove. A sbalordire non è solo la qualità complessiva ma anche il numero dei dettagli che è possibile trovare in ogni ambiente. Davvero incredibili i modelli dei personaggi specie quello di Joel che escono letteralmente fuori dallo schermo in certe riprese in cui la messa a fuoco è puntata verso di loro. Con questo titolo Naughty Dog non perde l’occasione di riprendere il discorso delle animazioni in-game contestualizzate a quello che il giocatore fa, un elemento che dona sempre più credibilità al gioco come quando Joel si copre la testa quando passo sotto dell’acqua, appoggia una mano su una copertura, oppure quando dietro la stessa copre con il suo corpo quello di Ellie. E questo pad alla mano il giocatore lo percepisce e riesce a immedesimarsi più facilmente.

Anche il comparto sonoro si assesta su alti livelli. Il talento del premio Oscar Gustavo Santaolalla al suo primo lavoro videoludico emerge anche qui, con un accompagnamento strumentale davvero egregio che riesce a enfatizzare maggiormente le emozioni che si vivono durante i più importanti punti della storia, toccando davvero le corde dell’anima. Oltre che nella violenza di un mondo in rovina, è nel comparto sonoro che troviamo la più grande influenza del pluripremiato film dei fratelli Coen: Non è un Paese per Vecchi, una delle tante fonti di ispirazione del gioco. I temi musicali sono stati inseriti solo in momenti chiave, quando ci sono nemici nelle vicinanze e per sottolineare momenti di tensione, per il resto tutto è lasciato al rumore dell’ambiente circostante, agli uccelli che cinguettano, ai dialoghi tra i personaggi, ai gemiti della gente infetta e questo riesce a trasportare chi gioca nella realtà creata con The Last of Us. Per un’analisi più approfondita della colonna sonora e delle sue stupende tracce vi rimandiamo alla nostra rubrica Game Music, con un articolo dedicato che uscirà a breve. Il doppiaggio lo abbiamo trovato più che buono nel nostro idioma e che vede Lorenzo Scattorin (Sanji in One Piece) nei panni di Joel e Gea Riva in quelli di Ellie, per un risultato finale davvero apprezzabile che risalta bene i tratti caratteriali dei due protagonisti. Un gradino sopra quello originale in inglese, con cui si può godere del sincrono perfetto del labiale e dell’interpretazione degli attori, Troy Baker e Ashley Johnson, che hanno prestato voce e corpo.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=rBRfz_SZYyI[/youtube]

IN CONCLUSIONE
Sebbene la line-up 2013 di Sony abbia ancora un paio di cartucce da sparare, è bello vedere come sul finire del ciclo di vita di una console e con l’avvento della nuova generazione ci sia ancora spazio per essere sorpresi. Con The Last of Us Naughty Dog ha confermato ancora una volta il suo incredibile talento portando nelle case dei possessori di PlayStation 3 uno dei giochi più belli di questa generazione e non solo, che tutti gli appassionati dovrebbero giocare. Sulla base di un gameplay davvero consistente il team californiano ci costruisce attorno un mondo di gioco che si vede e si sente in modo chiaro, raccontando il viaggio incredibile di due personaggi con una regia di altissimo livello, dandoci un assaggio di vera next-gen, che oltre al miglioramento delle performance tecniche dovrebbe portare a schermo anche le emozioni di una storia, come poche ancora si vedono. Peccato solo per una intelligenza artificiale dei propri compagni che stona un po’ con quel lavoro svolto dai programmatori nel dare credibilità a tutto, anche se non inficia in nessun modo il gameplay. Un pacchetto che racchiude un gioco davvero completo, longevo, rigiocabile e dotato di un multiplayer che nonostante le sole due modalità divertirà per tante ore.
Pro-1
Atmosfera, sceneggiatura e una grandissima regia per un coinvolgimento davvero unico
9.5
Contro-1
L'IA dei compagni stona un po' con quanto messo in scena dagli sviluppatori
Pro-2
Il rapporto tra Joel ed Ellie
Pro-3
Grande libertà di azione
QUANDO IL VIDEOGIOCO DIVENTA QUALCOSA DI PIÙ
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