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Illbleed

Illbleed

NOTA PER IL LETTORE:

Questo articolo è frutto della mente malata del redattore ed è stato concepito in una nottata di eccessi trash ed è quindi consigliabile la lettura accompagnati dai genitori per gli utenti minori di 85 anni.

Uno dei generi che ha più segnato la massificazione del media videoludico nel decennio scorso è di certo quello del survival horror soprattutto grazie a serie come Resident Evil e Silent Hill.
Se è pur vero che la nascita di tale genere abbia radici ben più vecchie dei titoli Capcom e Konami sopracitati (si veda il seminale Alone in the dark di Infogrames o meglio ancora il vecchissimo e monumentale Project Firestart di EA) è innegabile che le serie di Konami e Capcom (soprattutto quest’ultima) abbiano tracciato la strada di questo genere ludico per come lo conosciamo oggi e ne abbiano fatto un vero e proprio fenomeno commerciale.
Questo di riflesso ovviamente ha avuto anche un effetto negativo non da poco, ovvero quello di inflazionare il genere e dare il La alla saturazione del mercato con miriadi di cloni dei suddetti più o meno riusciti ed infine come era immaginebile anche a una ristagnazione priva di originalità delle due serie più rappresentative che non seppero rinnovarsi e seppur mantennero un ottimo successo commerciale l’originalità ludica dei sequel andò via via scemando (per poi riprendere vigore nell’immenso Resident Evil 4 per Gamecube che però uscì quasi totalmente dal genere di riferimento abbracciando una filosofia da action-shooter che poco aveva da condividere con le claustrofobiche origini survival della serie).
Non mancarono fortunatamente però anche software house più coraggiose e meno avvezze al fenomeno commerciale del momento che svilupparono giochi dall’originalità ludica superiore senza adagiarsi sugli allori del fenomeno commerciale del momento come questi folli genietti nomati Crazy Games (mai nome fu più appropriato) che, dopo essersi fatti le ossa con l’interessante(seppur minato da notevoli difetti) e sottovalutato Blue Stinger, donarono nel 2001 alla scena Dreamcast già abbastanza in declinio questa misconosciuta piccola perla di follia, cretinaggine, citazionismo e splatter a go go che risponde al nome di Illbleed.
IL PICCOLO LUNA PARK DEGLI ORRORI

L’impalcatura narrativa di Illbleed è quanto di più B-movie vi si possa aspettare: un eccentrico produttore di film horror nomato Michael Reynolds, accortosi che oramai i vecchi cari film dell’orrore non davano più il brividio di un tempo al pubblico, decide di costruire un enorme parco a tema con le varie orrorifiche attrazioni tutte ispirate ei suoi vari film, nomato Illbleed…e voi direte: beh? dove sarebbe il brivido nel solito parco dei divertimenti horror? Beh è presto detto: nel piccolissimo e dimenticabile particolare che…in questo parco si muore sul serio e spesso in maniera anche molto truculenta. Chiunque, una volta accettata la sfida di Illbleed, riesca ad uscirne vivo riceverà una succulenta ricompensa di ben un milione di dollari fruscianti.
Tre dei componenti del “Club dell’orrore” della high school della città decidono di accettare la sfida ma una volta addentratisi nel parco non fanno più ritorno, quindi sta a Eriko Christy (voi ovviamente), leader del gruppo, addentrarsi nel parco e tentare di tirar fuori dai guai i suoi amici scomparsi districandosi tra le mortali e folli trappole di Illbleed.
Già questo piccolo incipit vi dovrebbe far capire che non dovete commettere l’errore di paragonare (come purtroppo fece la “critica specializzata” dell’epoca) Illbleed ad altri più famosi esponenti del genere: il titolo Crazy Games batte sull’incudine della demenzialità totale propria dei filmacci horror di serie Z di un tempo, pregni di idiozia, scene talmente eccessive da apparir grottesche, basso budget realizzativo e ovviamente ettolitri su ettolitri del buon vecchio succo di pomodoro. Troveremo quindi miriadi di citazioni e riferimenti più o meno evidenti a pellicole cult del genere come Venerdì 13 o Tremors oppure parodie più o meno dissacranti di colossi dell’entertainment quali Sonic o addirittura Toy Story.
Nessuna trama da oscar quindi, ma tanta tanta originalità e personalità stilistica che riesce a far spiccare e distinguere tale titolo in mezzo alle solite magioni infestate da zombie infetti dei “residenti malvagi” o agli altrettanto oramai classici abomini delle “colline silenti”, facendogli perdonare anche delle vistose pecche strutturali, di cui poi andremo a parlare, dovute forse anche al non cospicuo budget a disposizione del team di sviluppo.
PAD ALLA MANO

Il plot di Illbleed di dipana in 6 stage rappresentanti ognuno una particolare “giostra horror” avente una propria personale trama ispirata a uno dei suddetti film di Reynolds e con proprie condizioni necessarie per portare a termine il suddetto “episodio”. Qui entra i gioco una delle innovazioni migliori del titolo Crazy Games: l’Horror Monitor. Ma cosa è in definitiva questa feature? In teoria un “semplice” visore che una volta indossato permetterà di individuare le varie trappole di cui son disseminati i livelli  tramite la costante monitorizzazione dei vostri sensi (vista, olfatto, udito e…SESTO SENSO!) tramite delle comode icone a schermo, all’atto pratico invece è una delle più grandi innovazioni mai apparse in tale genere ludico: se vedrete il grafico oscillare per segnalare una particolare percezione dei vostri sensi dovrete esplorare minuziosamente tale zona prima di addentrarvici con tranquillità per scoprire cosa vi potrebbe shockare o aggredire. Se una trappola dovesse entrare in funzione prima che voi l’abbiate scoperta oltre che ferirvi potrebbe anche causarvi uno shock e farvi rischiare (letteralmente) l’infarto. Da qui quindi la necessità di monitorare costantemente il grafico dei vostri battiti cardiaci oltre al livello del buon vecchio succo di pomodoro (sangue) perso a causa delle ferite.
Per scovare le trappole sarete costretti ad usare delle quantità di adrenalina (anch’essa monitorata in grafico) che andrà a diminuire ogni qual volta ispezionerete qualcosa di sospetto e nel caso la esauriste ispezionando inutilmente particolari inoffensivi non sarete più in grado di ispezionarne altri (se non recuperando tale adrenalina tramite delle iniezioni) e dovrete proseguire “alla cieca”.
A livello di puri comandi di gioco infine il titolo Crazy Games si porta dietro gli stessi difetti che minarono il loro precedente lavoro (Blue Stinger appunto) ovvero una telecamera mobile (innovazione comunque per il genere) tendente al suicidio e una legnosità di fondo dei comandi stessi capace di far imprecare l’ignaro gameplayer molte volte contro la prima anima pia di passaggio a portata di impropero.
Altro particolare importante è il “reset” dell’inventario a ogni fine livello, cosa che nei consumabili classici crea in fin dei conti pochi problemi, ma tale scelta si rivela abbastanza infelice per quanto riguarda gli oggetti che serviranno ad upgradare il nostro personaggio (impiantando ad esempio un cuore “maggiorato” con maggiore resistenza all’infarto o altre cosine “simpatiche” di questo genere ).
In definitiva quindi Illbleed a livello di gameplay pone sul piatto un sistema di esplorazione parecchio innovativo in connubio con un sistema di controllo e di combattimento abbastanza legnoso e semplicistico incastonati in una curva di apprendimento molto ripida che porterà ad apprezzare il reale valore del gioco solo a chi avrà la costanza di domarlo con ettolitri di sangue (virtuale e non) sputato e un bel po’ di sacrosanta abnegazione godendo altresì di una storia originale e sopra le righe che necessiterà di esser rigiocata per sbloccare anche il secondo finale e godere per intero della opera Crazy Games.
VISIVAMENTE PARLANDO

A livello di motore grafico Illbleed ripropone uno spudorato riciclaggio del motore del precedente titolo di Crazy Games ereditandone quindi i ben noti limiti strutturali come un count poligonale decisamente povero, delle animazioni scarse e visibilmente legnose e una telecamera come sopra detto tendente al suicidio ludico che richiede all’utente frequentissimi reset prospettici ma, migliorandone fortunatamente alcuni altri aspetti come delle textures finalmente di alto livello e una fluidità di frame che finalmente passa da 30 a 60 fotogrammi per secondo (ma tale fluidità torna purtroppo inspiegabilmente a scendere vistosamente all’interno di alcune location chiuse).
Il bestiario dei nemici e il cast dei personaggi in genarale invece si presenta altresì ottimo, visionario e eccellentemente caratterizzato nel proporci roba come fantocci per i crash test automobilistici adirati verso il genere umano per il loro becero sfruttamento, bambole assatanate che giocano al salto della corda (spinata…), torte parlanti e addirittura un clamoroso Sonic qui in versione maligna nel ruolo di sovrano dell’inferno dei giocattoli (!).
Il gioco comunque, una volta analizzate tali pecche strutturali, si presenta con una caratterizzazione grafica eccellente e letale, empio di citazionismo filmico e non e dotato di una palette di colori molto accesa che se all’inizio può sembrare fuori luogo in un titolo dall’atmosfera horror come questo, una volta entrati in sintonia con questo grand guignol dello splatter demenziale si rivela invece una scelta azzeccatissima per tali particolari atmosfere.
IN CONCLUSIONE

Chiunque abbia avuto la pazienza (e la follia) di leggere questo articolo nella sua interezza a questo punto si trovarà abbastanza perplesso e spiazzato trovandosi di fronte un titolo magari interessante ma minato da evidenti difetti.
Bene, è qui che il redattore si prende le proprie responsabilità verso il mondo e vi propone un reboot: dimenticate tutto quello che avete letto, prendete il lettore cd-giradischi-mp3 ecc. e mettete su un bel disco dei Cramps o dei Misfits, tirate fuori dall’armadio il poster di qualche filmaccio horror di serie Z sulla falsariga de “il lupo mannaro contro la camorra” o “Paganini Horror” e preparatevi a rivendicare il vostro invidiabile status di videogiocatori trash godendovi tale perla ludica purtroppo sottovalutata e misconosciuta, perchè se a livello tecnico Illbleed rivela parecchie falle strutturali è a livello puramente culturale e intellettuale che il gioco si propone come un gioiellino visionario e come un calcio nelle terga a tutte quelle produzioni multimilionarie del genere che non hanno saputo rinnovarsi negli anni riproponendo la solita solfa trita e ritrita.
Illbleed in tale caso trascende le sue trascurabili magagne e rifila sonore legnate a critica “specializzata”, riviste prezzolate e utenza miope che con ingiusta superficialità lo liquidarono in malo modo all’epoca della sua uscita contagiati e tramutati in zombie (scarsamente) senzienti da virus maligni molto pubblicizzati, seppur incapaci di rinnovarsi, e da console alla moda.
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