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Speciale
17 febbraio 2015, 16:00

Basta alla caccia alle streghe su The Order: 1886 – A Ruota Libera

In questi giorni dove il calcio delude tanto sui campi quanto nella dirigenza, il nuovo sport nazionale pare essere diventato una moderna caccia alle streghe ad un gioco che nel giro di poche ore è passato dall’essere un must-have, a un essere lebbroso da cui è opportuno prendere le distanze. The Order: 1886 non è ancora uscito, e – a scanso di equivoci ci tengo a precisare che non so nulla di più di quello che conoscete voi – non sono andato io a Milano per partecipare all’evento stampa e non sarò io il recensore del titolo. Detto questo però trovo che tutto l’odio che qualche fanboy frustrato gli sta riversando contro, con l’accusa di “è troppo corto” sia fondamentalmente stupido, ma soprattutto del tutto immotivato.

Questa riflessione parte dalle parole del mio amico e collega Luca Paternesi, che con un commento in una discussione sulla nostra community ha evidenziato come fare la pelle ad un gioco per la sua brevità sia una cosa fondamentalmente inutile. Su alcuni celebri video di youtube che hanno generato tutto il flame vediamo una persona che gioca ad ultra facile, con i nemici che a momenti si suicidano da soli e che corre all’impazzata cercando di arrivare il più veloce possibile alla fine del capitolo. Quello non è giocare, quello è fare una speed run, e non ha nulla a che vedere con il godersi l’esperienza complessiva del gioco o provare quello che gli sviluppatori vorrebbero trasmettere. Nella nostra vita da videogiocatori abbiamo provato decine e decine di giochi, ma almeno per me quelli che realmente mi hanno lasciato qualcosa lo devono a qualità che nulla hanno a che vedere con la longevità. I primi tre Resident Evil avevano una durata pressoché ridicola, cosa che io avevo completamente rimosso, mentre è rimasto assolutamente indelebile il ricordo dell’emozione che provavo quando Nemesis compariva dal nulla in una stanza con un lanciarazzi per darmi la caccia. Erano sicuramente altri tempi, tutti eravamo più giovani e sicuramente molte cose non le notavamo perché non eravamo ancora abituati, ma soprattutto perché giocavamo con occhi diversi e accettavamo i difetti e i compromessi come una cosa assolutamente naturale. In questi anni i videogame si sono evoluti e diffusi in una maniera impressionante, ma ancora vivono in un situazione di limbo nei confronti dell’accettazione generale, sono ancora troppo giovani per essere compresi da tutti come forma di intrattenimento e come possibile arte. Sta a noi, alla nostra generazione di nativi digitali portare avanti l’idea che i videogame possono essere qualcosa di più che un semplice giochino. Tutto questo per dire che The Order in questi giorni è stato trattato nella maniera più stupida possibile, ovvero la sua qualità viene rapportata alla sua durata e non alle emozioni che riesce a trasmettere. Qualcuno si chiede se il costo richiesto valga la spesa in termini di longevità e non in termini di reale divertimento. Naturalmente è un pensiero più che legittimo, ma visto con un minimo di lucidità almeno per me lascia il tempo che trova. Mettiamo che The Order: 1886 duri circa dieci ore, Bioshock Infinite era solo leggermente più longevo e non offriva grandi motivi per una seconda run, eppure tutti se lo ricordano per le emozioni che sono contenti di aver provato, non certo per la durata. The Last of Us, titolo che ho amato alla follia era bello alla prima partita, il bello era soffrire con Joel e Ellie e scoprire fino a che punto si sarebbero spinti per sopravvivere, ma alla seconda partita venivano fuori tutte le carenze del gameplay che non era poi così raffinato come ci poteva sembrare all’inizio.

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Attualmente io ho fatto il pre ordine di The Order: 1886 e sicuramente non ho intenzione di cancellarlo in base all’impressione di qualcun altro. Io come tutti voi ho sviluppato un mio gusto personale che non va per forza incontro a quello degli altri redattori, ma soprattutto non credo che qualcuno possa dirmi cosa mi può piacere e cosa no. Anche nei periodi più recenti, dove recensioni e commenti non mancano, molti dei giochi premiati con metascore altissimi mi hanno deluso, questa però è una questione personale e pensando che tutti i redattori siano in buona fede, è evidente che loro sono riusciti a provare emozioni che di cui io non ho goduto.
Magari alla fine The Order: 1886, sarà un gioco da stroncare perché non riesce a mantenere le promesse, perché ha un gameplay fiacco e non emoziona quanto dichiarato. Attualmente il TPS di Sony può essere un assoluto capolavoro oppure una inutile boiata ma questo non possiamo scoprirlo fino a quando non lo apriremo (per una volta lasciamo in pace il povero gatto di Schrödinger) e lo proveremo con le nostre mani. Solo allora sapremo se per noi è valsa la pena acquistarlo. Se sarà un capolavoro, che spero sia, allora lo terrò insieme a Silent Hill 2 e agli altri videogiochi che davvero mi hanno emozionato. Se al contrario si rivelerà un una delusione, allora il lunedì successivo lo metterò in vendita online cercando di perderci il meno possibile, come faccio con tutti i giochi di cui esce un capitolo ogni autunno.

Quello che non voglio assolutamente fare è avvicinarmi a un gioco che praticamente non conosco, con occhio cinico e pieno di pregiudizio. Se voglio avere la possibilità di divertirmi allora devo tenere la mente aperta e accettare tutto quello che The Order: 1886 mi può offrire. Se poi non ne sarà valsa la pena, pazienza, non sarà né la prima né l’ultima volta che capita, ma non voglio che la mia decisione su cosa comprare e cosa no sia influenzata da una moderna e inutile caccia alle streghe.

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