Aarklash: Legacy – Recensione
Destino curioso quello dei GdR occidentali a turni che, dopo anni di silenzio, improvvisamente uno dopo l’altro escono dall’ombra e si affacciano su di un mercato pieno zeppo di nostalgici, dato che le “nuove leve” non sembrano gradire troppo la loro presenza. Dopo aver giocato a Diablo III nella sua rivisitazione console ed all’appassionante Shadowrun: Returns è il momento di vedere cosa ci aspetta nel nuovo Aarklash: Legacy, gioco sviluppato dai francesi di Cyanide Studio, team che negli anni si è distinto per i giochi della serie Games of Thrones, Of Orcs and Men e per il meno esaltante Impire.
I giocatori appassionati di miniature avranno sicuramente sentito parlare di Confrontation, un gioco da tavola strategico creato oltralpe ed ambientato nel mondo in perenne guerra di Aarklash. Poco più di anno fa uscì un primo titolo ambientato in questo bellicoso universo, che spaccò letteralmente in due la critica tra chi lo trovò, pur con difetti, un titolo ottimo e chi lo classificò nel peggiore dei modi. Senza perdersi d’animo, gli sviluppatori presero quanto c’era di buono ed iniziarono lo sviluppo di un nuovo capitolo che, a breve distanza dal suo predecessore, sta per giungere (questione di un paio d’ore ormai) sui nostri PC tramite Steam. Senza indugi quindi, vediamo insieme se questa volta il titolo Cyanide riuscirà ad ottenere un’approvazione unanime.
IL COMPLOTTO DEI BANCHIERI
Quando inizia una guerra c’è sempre qualcuno che ci guadagna. Questo è vero nel mondo reale ed è vero nel mondo fantasy di Aarklash. I Dark Lords of Acheron ed i Baroni di Alahan sono due gilde in conflitto da tempo immemore, anni di interminabili battaglie hanno seriamente intaccato le loro disponibilità economiche e per continuare lo scontro sono stati obbligati a chiedere un aiuto esterno. Per loro fortuna, alle spalle delle due fazioni nemiche opera la Goldmonger, una banca che presta denaro a tassi altissimi, in modo tale da finanziare equamente le operazioni di entrambe le fazioni (chissà da cosa hanno preso l’idea, NdR). Naturalmente, non sempre i debitori saldano in maniera repentina i loro debiti ed è qui che entriamo in gioco noi, a capo di una squadra formata da quattro mercenari chiamata Wheel Sword dovremo andare a recuperare i crediti agendo con le buone o con le cattive, inutile dire che sarà quasi sempre con le maniere cattive. Il nostro gruppo sarà inizialmente formato da una squadra dai ruoli classici: Denzil, un ladro goblin abile a ferire ed eseguire colpi critici; Nella, una bella maga da usare anche lei come DPS (damage per second); Wendaroo il guaritore e Knokka, un centauro tank da mandare in prima linea per prendere la maggior parte dei colpi nemici. Al nostro team nel corso dell’avventura si uniranno altri quattro personaggi che in maniera differente andranno a ricoprire questi quattro ruoli; il gioco ci propone tali aggiunte in maniera intelligente: quando troveremo un nuovo compagno avremo avuto modo di giocare a sufficienza con gli altri, così da ben sapere quale sia il nostro preferito o meno.
La storia racconta le avventure della nostra bizzarra squadra alle prese con una missione che diventa sempre più intricata e pericolosa, nonostante questo la sceneggiatura non colpisce particolarmente, la storia pur non annoiando mai non coinvolge come dovrebbe fare un’avventura del genere. Complice di questo anche la caratterizzazione dei protagonisti che non è stata curata a dovere, i protagonisti sono molto belli da vedere, ma risultano anonimi ed i dialoghi fondamentalmente banali non migliorano la situazione. Il character design è molto particolare, tanto che inizialmente i nostri personaggi sembrano un po’ fuori luogo, all’interno di una dimensione Fantasy piuttosto classica, fatta di cavalieri, orchi e bruti addobbati secondo i canoni più comuni in cui troviamo anche i nostri quattro eroi con le loro forme e colori bizzarri, che svettano quanto dei cosplayer in una chiesa. Fortunatamente dopo qualche ora il contesto diventa un po’ più omogeneo e l’avventura si arricchirà di altre creature stravaganti, pur non eliminando mai del tutto questa sensazione.
La narrazione, come pure il gameplay, di Aarklash: Legacy sono molto lineari, il gioco non propone scelte morali o la possibilità di divagare, per dare un’idea il gioco è molto più vicino allo stile di Final Fantasy 13 che ai GdR occidentali come Fallout 2 o Baldur’s Gate. Si entra in un’area, si fanno fuori tutti i nemici, si legge il prosieguo della storia e si passa alla zona successiva. L’attività esplorativa risulta abbastanza limitata, le mappe pur essendo discretamente piccole sono ricche di bauli segreti contenenti pezzi per il nostro equipaggiamento; trovare tutto però è piuttosto semplice, ogni tanto ci verranno proposti alcuni enigmi, ma mai niente che possa mettere sotto serio sforzo la nostra materia grigia. Saltuariamente la nostra squadra si dividerà ad un bivio, ma il ricongiungimento avverrà sempre dopo poco tempo. Alcune aree presentano boss segreti opzionali, notevolmente più forti ed allo stesso tempo più remunerativi in termini di loot. L’interazione con il mondo di gioco è praticamente assente, si attaccano i nemici e si raccoglie quel che cade dai loro cadaveri, tutto il resto è bello da vedere, ma non è nulla più di un contorno.
L’ARTE DELLA GUERRA
Il vero cuore di Aarklash: Legacy non è la storia o il background dei personaggi, ma il sistema di combattimento. Gli sviluppatori hanno cercato di ricreare in maniera più dinamica le schermaglie tra le miniature, senza però abbandonare la forte componente strategica ed il risultato è più che soddisfacente. Il gioco prende a piene mani dai combattimenti dei MOBA come Dota 2, League of Legends e GdR vecchia scuola come Baldur’s Gate, per riproporlo in una sua chiave. Ognuno dei quattro personaggi del nostro team possiede quattro abilità che possiamo utilizzare con ‘QWER’, o con il mouse, e quasi tutte vanno mirate: ad esempio l’abilità cura procede in linea retta, rigenerando sia i nostri alleati che gli avversari, se si troveranno sulla linea di azione. Questo elemento dona una componente strategica estremamente importante alle nostre battaglie: posizionare ogni componente nella maniera giusta sarà fondamentale per vincere gli scontri. Per permettere ai giocatori di ponderare adeguatamente ogni azione è presente la pausa tattica con cui potremo organizzare una strategia e dare ai nostri eroi una sequenza di azioni che dovranno compiere non appena possibile. Se avete giocato a Baldur’s Gate allora probabilmente vi troverete velocemente a vostro agio, dato che Aarklash: Legacy ne propone un modello sostanzialmente semplificato, ma non per questo meno strategico; in caso contrario, un breve tutorial vi spiegherà come usare al meglio le skill a vostra disposizione. Ogni combattimento risulta una vera e propria guerra dove non basterà cliccare sui nemici restando fermi, se vorrete sopravvivere fin dai primi minuti capirete che è fondamentale trovare la giusta combinazione tra attacco e difesa tenendo sempre presente che le magie nemiche sono sempre evitabili, ma anche le vostre possono danneggiare la vostra squadra se mal indirizzate. In Aarklash: Legacy non esistono pozioni curative o del mana e gli oggetti che troveremo saranno da utilizzare nell’equipaggiamento, finito ogni scontro i protagonisti verranno rigenerati completamente e gli alleati morti si rialzeranno senza subire penalità.
Come ogni gioco di ruolo è presente un sistema di crescita del personaggio, ad ogni level up ogni personaggio disporrà di un punto abilità da spendere in uno specifico albero delle abilità ed ogni skill è potenziabile secondo due rami differenti, starà a voi scegliere la strada che più vi interessa. Guardando però l’evoluzione delle abilità si nota subito come alcune di queste, a livelli alti, manchino di bilanciamento, quasi a voler spingere in una determinata direzione; sarete così fortemente indirizzati a compiere determinate scelte. L’equipaggiamento degli eroi è ridotto a quattro slot che potremo riempire con tutti i pezzi trovati lungo l’avventura: come prevedibile, gli oggetti migliori andranno assegnati agli eroi che utilizzeremo con più frequenza, ma è sempre bene cercare un bilanciamento di equipaggiamento tra tutti i componenti, in modo tale da non trovarsi vestiti di cartone nelle sezioni in cui la squadra è divisa. Il gioco non propone nessun tipo si sistema economico e quel che potrete indossare sarà recuperato abbattendo mostri, scartando tutto ciò che non è di vostro gradimento; inoltre, il titolo propone quattro livelli di difficoltà e se con il più semplice potrete scorrazzare liberamente quasi senza preoccuparvi degli avversarsi, già a ‘Normale’” il livello di sfida si alzerà notevolmente. Ciò, anche per abbattere i primi boss. L’intelligenza artificiale risponde molto bene alle nostre azioni.
Tecnicamente il gioco si presenta bene, la visuale isometrica che pare esser tornata di moda permette di apprezzare ambientazioni dettagliate e ricche di atmosfera, i nostri protagonisti sono stati modellati con cura ed il risultato si vede. Peccato per la scarsa interazione e la linearità, perché esplorare un mondo del genere sarebbe stata una gioia per gli occhi. Gli effetti sonori e le musiche rientrano nella media del genere, sono buoni ma non colpiscono particolarmente; il doppiaggio invece è di alto livello e le voci sono azzeccate per ognuno dei protagonisti.
Combattimenti strategici molto interessanti |
7.5 | Molto lineare |
Grande atmosfera | La scrittura dei testi è poco curata | |
Abilità poco bilanciate | ||
| MERITEVOLE | ||



