Back to Bed – Recensione
Quante volte ci siamo trovati dinnanzi a titoli indipendenti fantastici per design e visuali, ma non proprio esaltanti in termini di puro gameplay? E quante altre, a meccaniche di gioco appaganti ed ingegnose sono stati associati comparti tecnici privi di qualsivoglia merito e particolarità estetica? Questo è il mondo degli indie, composto da migliaia e migliaia di prodotti e sviluppatori, alcuni bravi, altri meno, anche se quel che conta è arrivare al traguardo. Inteso come terminare lo sviluppo di un videogioco, o vedere i propri sforzi ripagati, giungendo su piattaforme digitali che danno una grossa spinta, piuttosto che realizzare un buon numero di vendite in modo tale da avere un reddito e delle entrate che permettano di lanciarsi in nuovi progetti, migliorando hardware e software di cui si dispone. Back to Bed, recentemente arrivato su Steam e da qualche giorno anche su mobile, rientra nella prima categoria di videogame citati, ma procediamo con ordine.
BOB TI SALVERÒ IOBob è molto stressato e soffre di una forma speciale di sonnambulismo, che lo porta a mettersi in pericolo in svariati e bizzarri paesaggi onirici. Nei panni di Subob, una sorta di cane verde, dovremo così controllare i suoi movimenti modificando i percorsi da lui compiuti. Come? Semplice, spostando e usando a nostro vantaggio delle mele verdi poste all’interno dei livelli, ma non solo, andranno usati anche dei pesci per creare dei ponti, cercando di sfuggire a delle sveglie e a tanti altri pericoli che potrebbero dare fastidio a Bob – rendendo effettivo il game over – o farlo precipitare fuori dal percorso. La presentazione è piuttosto semplice, così come lo è il pretesto che dà il via all’azione, ma al suo carattere bizzarro Back to Bed aggiunge dell’ottima arte visiva surreale, che dona stile e aiuta le fasi di gioco non proprio al top per profondità, come vedremo a breve. Con un livello di difficoltà via via crescente, la miglior strategia è quella di seguire attentamente ogni movimento del caro Bob, in modo tale da depositare una mela – raccolta negli attimi iniziali del livello – prima di un precipizio, o per consentire al sonnambulo di aggirare orde di sveglie che potrebbero farlo svegliare, piuttosto che tirarlo fuori da percorsi mortali o inutili al nostro scopo. Back to Bed ci concede del tempo prima di dimostrarsi un pochino bastardo, aggiungendo variabili, senza però mai rendere più appaganti e complete le meccaniche di gioco, che così finiscono per cozzare con un level design ricercato e delle strutture surreali di indubbia bellezza e ottime per colori e definizione. Si ha come l’impressione di trovarsi all’interno di un mondo surreale con poca sostanza al suo interno, ne è un chiaro esempio la presenza delle sole due campagne nella modalità base – terminabili in un paio d’ore – a cui se ne aggiungono altrettante nella modalità Nightmare, nella quale bisognerà raccogliere anche delle chiavi fluttuanti per sbloccare l’accesso alla camera da letto, che si dimostra la più gratificante perché più difficile e stimolante della prima.
Cosa certa è che l’esperienza di gioco si può definire tale soltanto utilizzando un controller, essenziale per muoversi velocemente e per manipolare agilmente gli elementi disposti in ogni singolo stage, cosa che attraverso la classica configurazione tastiera+mouse non avviene per una evidente e marcata imprecisione dei comandi. Il risultato finisce così per essere contrastante, da una parte l’abile lavoro grafico grazie ad uno stile artistico astratto e surreale, atto a creare un mondo di gioco unico a cui associare puzzle altrettanto unici per scopo finale; dall’altro, delle meccaniche approssimative e superficiali, che non esprimono al massimo il loro potenziale. Un peccato, questo, perché con più impegno Back to Bed sarebbe stato tutt’altro gioco, ma non dubitiamo sul fatto che possa regalare divertimento nelle brevi sessioni, soprattutto grazie alle versioni mobile da poco giunte sul mercato; per completezza, parliamo delle versioni Android e iOS, anche se il prezzo intorno ai tre euro non è dei più economici per delle app pensate per smartphone e tablet, e le possibilità di poter vedere estesi i contenuti su Steam – magari grazie al Workshop – potrebbero indirizzare i più lungimiranti nel mettere in wishlist la versione disponibile sulla piattaforma di Valve.
Stile da vendere |
6.5 | Superficiale nelle meccaniche |
Immediato e ottimo per brevi momenti di svago... | … Ma a lungo andare stanca | |
| CHI DORME NON PIGLIA PESCI | ||

