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Recensione
TESTATO SU PC
27 agosto 2013, 8:30
Beatbuddy: Tale of the Guardians
Beatbuddy: Tale of the Guardians mobile

Beatbuddy: Tale of the Guardians – Recensione

Più volte in passato il comparto audio ha avuto una forte influenza sulle  meccaniche di titoli distanti dai rhythm game canonici, creando sinestesie avvolgenti, e raggiungendo talvolta picchi artistici impressionanti (citando perle del calibro di REZ o Child of Eden, per intenderci), ma è la prima volta che il concetto viene applicato ad un platform. Sviluppato da THR3AKS, piccolo gruppo indipendente di appassionati, con l’ausilio dello Unity Engine, Beatbuddy: Tale of the Guardians racchiude meccaniche tradizionali in un concentrato di ritmo, una melodia pulsante che scorre all’interno di ogni singolo script per offrire un’esperienza mesmerizzante, innovativa ma con un occhio di riguardo al passato, ritagliandosi un posticino nel nugolo di produzioni indie emergenti come uno dei titoli più accattivanti di queste ultime settimane estive.

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FILLED BY MUSIC

Sebbene l’incipit narrativo fornisca solo un pretesto per immergersi (letteralmente) nell’universo di Beatbuddy, questo delinea un quadro davvero convincente, non troppo originale, ma affascinante. La vicenda è ambientata sul pianeta Symphonia, una landa sommersa, la cui principale fonte di sostentamento non sono acqua o luce solare, ma la musica, che pervade ogni forma di vita permettendogli di sopravvivere senza ulteriori bisogni, caratteristica che ha generato un’ecosistema in pace e armonia. A fornire questa inesauribile fonte di sostentamento sono le tre divinità venerate dalla popolazione locale, Harmony, Melody e Beat, protagonista dell’avventura, risvegliato dal suo sonno per sventare il piano dell’avido Principe Maestro, intenzionato a tenere per sé tutte le note del pianeta così da regnare incontrastato. L’impostazione del gioco ricorda molto la classica quest dell’eroe in cerca della sua principessa (Harmony, sorella di Beat, in questo caso), contraddistinta tuttavia da una vena ironica rintracciabile sia nei dialoghi tra i personaggi (che per la cronaca, comunicano tramite una curiosa cacofonia) che nel design degli stessi, risultando nel complesso piacevole da seguire ed abbastanza “trasparente”; funziona senza catturare troppo l’attenzione, lasciando così al giocatore la possibilità di assaporare appieno le atmosfere sognanti ed il peculiare gameplay.

Come facilmente intuibile, motore trainante dell’offerta ludica di Beatbuddy: Tale of the Guardians è il ritmo, attorno cui ruota ogni azione o interazione, anche le più basilari. Per ognuno dei livelli è stato composto un brano ad hoc, minuziosamente frammentato e assegnato a creature o minacce ambientali in modo che eseguano la loro parte in perfetta sincronia, andando a riprodurre, all’aumentare della varietà di elementi a schermo, la traccia originale nella sua interezza, vocal incluso. Da questo si evince come le sessioni siano scandite dai rintocchi del metronomo, adottando soluzioni interessanti e piuttosto creative: coralli che pulsano sui battiti di un tamburo, crostacei che imitano il tintinnio di un piatto con le loro zampette, muri di bolle da attraversare portando il tempo, piante che gorgogliano come un riff di chitarra… Soffermarsi sui suoni così prodotti (magari con un bel paio di cuffie da gaming) è una sensazione ipnotica, e farsi trasportare dal ritmo è questione di un attimo, peccato che, ad uno spessore concettuale degno di nota, corrisponde una formula di gioco sì coerente con il contesto e ben orchestrata, ma a tratti troppo lineare e poco approfondita.

Esulando la componente musicale, i rompicapo proposti presentano una chiave di risoluzione univoca, lasciando poco spazio a sperimentazioni o ad un po’ di sano trial and error, costituendo raramente una sfida impegnativa per un giocatore navigato. Il titolo TRH3AKS si schiude con regolarità, introducendo fino alle battute finali nuove variabili per mantenere l’esperienza fresca, ma a causa della poca versatilità dei singoli strumenti a disposizione talvolta si ha quasi l’impressione di ripetere in loop gli stessi passaggi in un’altra salsa, arrancando un po’ nelle sezioni più lunghe. Ovviamente analizzare il titolo senza tener conto del comparto audio è pura eresia, ed è infatti grazie alla vibrante colonna che tutto prende forma, e tastiera alla mano (anche se è consigliabile preferire un pad) l’avventura di Beat si rivela accessibile, intuitiva e scorrevole, ma non per questo poco appagante o coinvolgente. Il tutto subisce poi una brusca impennata non appena si sale a bordo della batisfera: la visuale si dilata, il ritmo aumenta, e improvvisamente il gioco si trasforma in uno sparatutto a scorrimento “multidimensionale”, dove più che l’abilità con il grilletto è importante riuscire a coordinare il mezzo con il brano per muoversi in spazi angusti senza rigare a morte la fiancata, blastando via parassiti e muri sulla nostra strada; l’idea non è male, peccato per i controlli non sempre reattivi. Una volta abbracciata la filosofia di Beatbuddy il tempo vola, mentre si volteggia all’interno dei cunicoli di Symphonia, ma quando si raggiunge la piena coesione ecco che l’avventura giunge bruscamente al termine con i titoli di coda. Purtroppo è innegabile la sua risibile longevità: i livelli coprono un’area sostanziosa, ma sono solo sei, con il primo che fa da tutorial, quindi decisamente sottotono rispetto agli altri, e l’ultimo compilato in fretta e furia. Non è chiaro cosa sia successo agli sviluppatori durante l’elaborazione del capitolo conclusivo, fatto sta che la storia si chiude con un finale anticlimatico e la pratica si riveli macchinosa, con tanto di glitch a sorpresa che rendono alcuni frangenti un po’ frustranti. Fortunatamente i restanti quattro sono uno spasso da affrontare, per un totale complessivo di 4-5 ore, più una leggera rigiocabilità offerta dalle centinaia di note da collezionare, che sbloccano bozzetti, artwork e commenti dei ragazzi di THR3AKS sulla loro epopea (ok, lo ammettiamo, considerata tutta la passione e l’impegno che hanno messo nel progetto, ci dispiace criticarne il risultato finale… NdR).

Dal punto di vista tecnico, Beatbuddy: Tale of the Guardians fa sfoggio di una veste grafica pulita, impreziosita da una palette vivace e dal grande impatto, all’interno di paesaggi interamente disegnati a mano, caratterizzati da un uso magistrale della parallasse, poesia in movimento che solo un titolo 2D può regalare. A questo aggiungiamo animazioni estremamente fluide ed effetti speciali luminosi, ovviamente a ritmo di musica, e location oniriche dal level design valido (avremmo però gradito qualche anfratto nascosto o sfida extra) e ben particolareggiate, ognuna dotata di una propria personalità, il che stupisce se si considera il contesto potenzialmente ripetitivo. Il titolo è piuttosto leggero per le prestazionI del proprio hardware, con 60 frame anche su hardware di fascia medio-bassa, senza disdegnare i fissi più pompati con il supporto alle risoluzioni più elevate e un discreto AA; alcuni rallentamenti nelle fasi più concitate, impercettibili comunque se non si prestano particolari attenzioni. Rinnoviamo infine le nostre lodi al comparto audio per l’ottima integrazione con le meccaniche del gioco e la cura riposta nella sua composizione: i brani sono tutti molto orecchiabili e possono soddisfare qualunque palato spaziando tra più generi, dal pop al jazz, passando per techno, dubstep, persino rock (manca ancora quello stage in chiave metal tra fiotti di lava e carcasse di pesce, ma lo hanno riservato per un ipotetico sequel, vero? NdR) ; una gioia per i padiglioni auricolari.

Immagine anteprima YouTube
IN CONCLUSIONE
Il gameplay ritmico rappresenta per Beatbuddy il suo più grande vanto, la glassa che ha trasformato un'esperienza tutto sommato classicheggiante in qualcosa di unico e irripetibile, ma allo stesso tempo il suo principale "limite". C'è tantissimo potenziale inespresso nell'opera di THR3AKS, una marea di idee e spunti che non ricevono il giusto trattamento nelle poche ore di gioco previste, ragion per cui auspichiamo in un futuro non troppo remoto un secondo capitolo che espanda le già ottime fondamenta del brand e introduca nuovi elementi che rendano questo promettente indie ancora più appetibile. Ora come ora, se amate la musica, i platform ragionati, e cercate un'avventura leggera e adatta a ogni circostanza, Beatbuddy: Tale of the Guardians è la scelta ideale per passare qualche pomeriggio a perlustrare i fondali abissali sulle note di qualche improbabile creatura marina.
Pro-1
Concept brillante e sviluppato con criterio
7.5
Contro-1
Breve
Pro-2
Ottima realizzazione e implementazione del comparto audio
Contro-2
Alcuni frangenti non convincono appieno
Pro-3
Impatto visivo notevole
NESSUNO TI SENTIRA' URLARE... PROVA CON IL BEAT
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