Bleed – Recensione
Che Steam venga ormai considerata una delle piattaforme digitali più in forma e di successo del momento è indiscutibile, però è altrettanto vero che spesso Gabe e soci sono un po’ in ritardo su alcune produzioni indipendenti, che non trovano altro sbocco se non quello di arrivare tramite il programma Steam Greenlight, se tutto va bene…
È il caso specifico di Bleed, titolo di cui parleremo oggi, un action-platform in stile retrò giunto addirittura nel dicembre 2012 tra gli esponenti “Indie Games” di Xbox Live Arcade e nel febbraio dell’anno successivo su Desura. Più recentemente, agli inizi di luglio per la precisione, Bleed approda anche su Steam ottenendo forse il successo ed il supporto che meritava fin da principio.
ONE GIRL, BIG ARSENAL AND BIG DREAMS!
Nel titolo dello sviluppatore indipendente Ian Campbell vestiremo i panni di Wryn, una ragazzina che di primo acchito potrebbe apparire un pelo fastidiosa, ma con grandi ambizioni: sconfiggere i leggendari eroi ormai assopiti e privi di motivazione, per diventare l’eroina più grande di tutti i tempi. Si troverà così ad affrontare boss fight via via sempre più difficili, non prima di aver messo in mostra le proprie qualità contro tutt’una serie di nemici che fungeranno, più che altro, da antipasto! Le fasi di gioco ben si amalgamano a questa tipologia di protagonista che man mano guadagnerà punti di ammirazione dal videogiocatore di turno grazie ad un design azzeccato ed al fatto che, nel contesto di gioco, le sue movenze ed il suo incessante sparare e sparare rendono di fatto le fasi gameplay addirittura più coinvolgenti e stuzzicanti di quanto non si potrebbe fare una controparte maschile…
Come chiaramente in evidenza, la piccola trama a sostegno dell’opera rappresenta soltanto un piccolo aiuto atto a far scattare la scintilla giusta, di giusto raccordo tra il menu iniziale e le fasi di gioco vere e proprie che, comunque, non tardano affatto ad arrivare. Se quindi Bleed segue la stragrande maggioranza dei titoli indipendenti per il “fattore trama”, non possiamo dire lo stesso a livello di gameplay: a dir poco brillante, pur nella sua semplicità di base. Le sue meccaniche inglobano spunti e particolarità già viste altrove e facili da imparare, grazie ai pochissimi tasti richiesti per il salto, lo sparo e il cambio di armi, ma al tempo stesso difficile da padroneggiare alla perfezione dato che Bleed richiede riflessi, fuoco rapido e precisione, sia di salto che di sparo ai bersagli mobili, oltre che di coordinazione tra le fasi di movimento e quelle di difesa/attacco dai nemici che si pareranno davanti a noi. Nelle possibilità di Wryn, anche quella di rallentare il tempo per qualche secondo, finché la barra gialla al di sotto di quella della salute sarà completamente esaurita, quindi necessiterà di tempo per ricaricarsi: mossa utile qualora si dovessero schivare proiettili o missili avversari, concedendoci quindi maggiori chance di superare indenni alcuni ostacoli e sessioni di gioco. Le fasi platform risultano essere davvero ottime e sono abilmente mescolate con quelle shoot’em up che sono supportate da un’ottima varietà di armi. Da principio avremo a disposizione un paio di pistole con basso danno ma alta frequenza di fuoco, ideali per farci largo nelle fasi iniziali del livello di gioco, ma potremo usare anche lanciarazzi, laser e tante altri armi, semplicemente mettendo in pausa il gioco e modificando il set dei due armamenti che è possibile portare con sé; cosa non da poco, dato che potremo così sperimentare l’effettiva utilità delle stesse per tentare approcci d’attacco differenti nello stesso livello o, semplicemente, trovare la coppia di armi che sia di nostro gradimento.
Al procedere dell’azione, che via via si fa sempre più frenetica e difficoltosa anche ad un normale livello di difficoltà, Bleed affianca un level design sempre al top e che fa uso di molteplici ambientazioni: tra combattimenti all’interno ed all’esterno di un palazzo in stile gotico ad altri, contro un elicottero d’assalto, su di un tetto; da sparatorie su treni in movimento ad altre in pericolose gallerie sotterranee, arrivando all’interno di un drago… E ci fermiamo qui per non rovinarvi ulteriormente la sorpresa! A smentire la presenza di “soli” 7 stage, Bleed è un titolo che fa della rigiocabilità un suo punto di forza, difatti è portando a termine il gioco nelle difficoltà maggiori che il sistema di sblocco dei nuovi personaggi e di nuove modalità (Arcade Mode e Challenge Mode) premierà il giocatore di turno, rivelandosi così un gioco arduo e che chiederà pazienza, riflessi ed un pizzico di fortuna che non guasta mai per così giungere ai titoli di coda. Al tempo stesso, dei controlli rapidi e precisi sia tramite tastiera che tramite joypad (consigliamo comunque l’uso di quest’ultimo) vanno incontro a chi approccia il gioco, non offrendo così giustificazione alcuna riguardo ad una eventuale imprecisione dei comandi, piuttosto, sbattendoci in faccia le nostre scarse capacità qualora dovessimo perire una infinità di volte prima di completare un livello! Ovviamente, morire fa parte del gioco e questo sarà possibile capirlo soprattutto se porterete a termine Bleed alla difficoltà massima, cercando di battere quei boss fantastici per realizzazione, che mettono in evidenza la fantasia dello sviluppatore nella fase creativa e che potrebbero portare alla mente più d’un ricordo dei bei tempi andati su giochi come Gunstar Heroes, giusto per citarne uno… Lo stesso dicasi per l’abilità con la quale Ian Campbell ha saputo rendere bastardi, ma decisamente divertenti, gli scontri coi boss che vi attaccheranno come se non ci fosse domani, con centinaia di colpi e proiettili, rappresentando così una sfida nella sfida all’interno del livello di gioco. In caso di morte, ovviamente si ripartirà dall’ultimo checkpoint attivato, in particolare per gli scontri col boss ripartiremo proprio dinnanzi a lui, pronti a darci dentro di nuovo: questo però provocherà un azzeramento del ranking ottenuto, un sistema di classificazione che tiene conto dei nemici uccisi, del tempo impiegato e dei colpi subiti. A tal proposito, gli amanti dello score perfetto potrebbero passare intere giornate ad imprecare su Bleed!
Ultimo paragrafo sul comparto tecnico che spicca grazie ad una pixel art ben realizzata, con ambientazioni varie, ostacoli e nemici d’ogni tipo e forma, che contribuiscono a creare un insieme artistico di assoluto spessore pur con le poche risorse a disposizione dello sviluppatore. Altrettanto buona la colonna sonora in chiptune, anch’essa bene implementata all’interno del contesto di gioco; buoni, infine, gli effetti sonori.
Veloce ed immediato |
8 | Per alcuni potrebbe essere un po' snervante |
Meccaniche di gioco funzionali | ||
| SANGUINANTE! | ||
