Blue Estate – Recensione
In un periodo di calura estiva ci si aspetta sempre di poter giocare a qualcosa che accompagni degnamente la frenesia dei mesi estivi e gli sviluppatori di He-Saw Studios portano in tutte le nostre PlayStation 4 (e in seguito anche su Xbox One) uno sparatutto su binari che si basa sulla licenza di un noto fumetto di Viktor Kalvachev, tale Blue Estate. Ok, forse dalle nostre parti non è così noto, ma possiamo assicurarvi che il mood di questa collana è una miscela esplosiva dove non mancano la mafia di Cosa Nostra americana, detective spiantati, ex Navy Seals, donne, fiumi di pallottole e tanto umorismo. Quindi possiamo dire che di carne al fuoco ce n’è davvero tanta per la buona riuscita di action che si rispetti.
Un duetto di fuocoBlue Estate mette subito in chiaro che non vuole essere un gioco che si prende troppo sul serio. A raccontarci la nostra storia sarà uno pseudo detective, Roy Devine Jr. e a moderarla sarà un altissimo organo di controllo, ovvero l’FPS Authority, liberamente tradotto come Dipartimento di Ingiustizia, Federal Bureau Procrastination. Blue Estate vuole essere comico, irrazionale e immediato, mettendo da parte tutti i tipi di interazione di un gioco action, mettendovi nella sola condizione di sparare a tutto ciò che si muove nella sua spiccata natura di un FPS su binari.
I personaggi interpretati nel corso del gioco sono un folle psicopatico, Tony Luciano, il rampollo del boss di Cosa Nostra della West Coast, uno smidollato che non riesce a fare i conti col proprio cervello, ma che un giorno dovrà prendere le redini della famiglia Luciano, quindi il Grande Capo gli affida compiti più o meno semplici come la gestione di alcuni strip-club, ma inevitabilmente riesce a mettersi nei guai, con una mattanza senza fine. L’altro “eroe” che impersoneremo è Clarence, un ex Navy Seal che per guadagnarsi da vivere porta a termine tutti gli incarichi che Don Luciano gli propone. Non va molto fiero del suo lavoro, ma è tutto ciò che gli rimane. Nel caso in cui vi stesse chiedendo chi sia la sventolona che figura nelle immagini a corredo, sappiate soltanto che si tratta di Cherry, che è un po’ la “velina” del gioco, lei lavora in uno degli strip-club di Tony, fino a quando una gang cinese del concorrente locale Twins Dragons decide di rapirla… Sarà proprio l’inizio della nostra avventura.
Carne da macelloL’inizio di Blue Estate è un perfetto ponte tra fumetto e realtà videoludica: dalle pagine e i disegni mostrati nello schermo, vi troverete alle movenze di Cherry e alla rumorosa e luccicante pistola di Tony Luciano con un buon uso dell’Unreal Engine. Si inizia all’interno del Twins Dragons dove cercheremo di recuperare la bella Cherry, ma Tony non è certo il suo principe azzurro. È un personaggio che incontra moltissimo il Duca di Duke Nukem, con un linguaggio osceno, un’autoironia che gioca sempre dalla sua parte e i capelli lunghi che spesso vi toccherà togliere dalla fronte durante gli scontri. Già, proprio così, i capelli!
I ragazzi di He-Saw Studios nella versione per PS4 hanno deciso di implementare al massimo tutte le funzioni del Dual Shock 4. Ciò vuol dire che, essendo il gioco in prima persona, effettueremo il puntamento indirizzando il pad verso lo schermo e quindi contro l’obiettivo da eliminare, tutto con l’ausilio del giroscopio. Quindi, spareremo con ‘R2′ e ricaricheremo con ‘L2′. Facile? Non proprio, quando presto vi accorgerete che dopo alcuni minuti di gioco il puntamento del pad andrà riallineato con lo schermo tramite la pressione del tasto ‘L1′ o ‘freccia su’. A questo aggiungiamo i dannatissimi capelli di Tony che spesso vi oscureranno la vista e che dovrete togliere (!) passando le dita sul touchpad del DualShock 4. Il touchpad viene anche utilizzato per aprire le porte, per ruotare manopole, ma anche per sferrare fendenti corpo a corpo o per evitarli con piccoli quick time events, e infine per raccogliere power-up che vi allungheranno un po’ la vita prima di arrivare al game over. Nelle aree di gioco inoltre troverete bombole del gas o altri piccoli “alleati” pronti a deflagrare sotto i vostri colpi, eliminando in modo veloce e spettacolare una gran quantità di nemici sullo schermo. Purtroppo dobbiamo constatare che il sistema di puntamento è notevolmente minato da errori grossolani che potevano essere evitati: nonostante si cerchi una mira precisa, il colpo non sempre va a segno, mancando di molto l’avversario, a questo si aggiunge un sistema di riallineamento che sicuramente pone il gioco ad una difficoltà più elevata, ma noi lo abbiamo trovato piuttosto fastidioso, dato che non fa altro che “rompere” decisamente l’azione di gioco. Quando però vi sarete impadroniti dei comandi, ecco accadere l’imprevedibile: i livelli successivi si faranno sempre più facili. Esattamente, i livelli che seguono, sia nei panni di Tony che in quelli di Clarence sono molto più semplici grazie alle nuove e devastanti armi che ci vengono fornite, enormi mitra automatici e revolver grossi come cannoni non vi faranno mai sbagliare un colpo, mettendo KO i vostri avversari spesso con un solo precisissimo colpo alla testa. Questa regressione della difficoltà ci ha lasciato veramente perplessi, anche se i folli boss di fine livello non sembrano risentire di quanto appena detto, dando del filo da torcere dall’inizio alla fine.
Omaggio al trashBlue Estate è pieno di citazioni, da Chuck Norris a Michael Bay, le scene d’azione sono spesso e dichiaratamente ispirate a John Woo come fanno intendere le continue insinuazioni e citazioni dell’FPS Authority presenti per tutta la durata del gioco, e spesso riusciranno a strapparvi qualche risata, nonostante la presenza del solo linguaggio anglofono. L’Unreal Engine è sfruttato in maniera più che completa per uno sparatutto su binari, ma il fatto che questo titolo sia disponibile soltanto per PS4 – e in futuro per Xbox One – crediamo che sia esclusivamente una scelta di marketing, non trovandoci davanti ad un vero e proprio titolo da next gen, anzi tutt’altro. Gli scenari, tutti molto diversi tra loro (strip-club, cimiteri, fogne, ville e foreste) e ottimamente realizzati; i nemici proposti hanno una buona varietà, cambiando sempre in base alla location. Le musiche sono tutte in chiave rock, anche se capita spesso che il silenzio incomba in alcune scene e nel complesso effetti sonori e musica fanno il loro dovere. Nessuna componente online, se non la leaderboard, e non ci dispiacerebbe qualche DLC aggiuntivo data la natura del gioco e la modesta longevità di circa 3-4 ore.
Divertente e immediato |
7 | Sistema di allineamento frustrante |
Personaggi fuori di testa | Difficoltà mal bilanciata | |
| UN'OCCASIONE MANCATA... | ||


