CastleStorm – Recensione
Il genere dei tower defense negli ultimi anni ha conosciuto un’evoluzione costante, sino ad arrivare, complice un feeling perfetto con i dispositivi mobile, alla saturazione di questo particolare mercato. Il risultato è presto detto; le produzioni davvero originali si contano sulle dita di una mano, mentre il copia-incolla senza soluzione di continuità spopola tra gli sviluppatori speranzosi di poter racimolare qualcosa brillando unicamente di luce riflessa. Talvolta invece capita che qualcuno, ispirato da chissà quale genio, decida non di creare, bensì di mescolare ciò che già esiste, secondo una perfetta legge di conservazione dove nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. I suddetti tentativi molto spesso hanno portato alla creazione di aberrazioni innominabili, frutto di maldestri bilanciamenti o realizzazioni dozzinali; fortunatamente questa volta possiamo tirare un sospiro di sollievo, perché i ragazzi di Zen Studios sono riusciti a tirar fuori dal cilindro un prodotto molto particolare, ben bilanciato e divertente.
Molti generi, molto divertimento, molta ironia
Messi da parte per un momento i flipper digitali, il team di sviluppo ungherese rilasciò su PC un tower defense dalla natura poliedrica e di difficile classificazione nella sua atipicità, data la presenza di così tanti generi diversi. Ora, a poco più di un anno dalla sua prima apparizione (e dopo essere approdato anche sul Marketplace Microsoft), Castlestorm è pronto a portare scompiglio – mantenendo intatto tutto il suo appeal – anche su Playstation 3 e Vita, grazie alla formula del cross buy, la quale sembra ormai quasi una certezza quando si parla del recente connubio tra prodotti “indie” e store digitale Sony. Lo possiamo affermare sin da subito; Castlestorm è sì un prodotto atipico, ma che ha tratto tutta la sua forza dall’assimilazione – senza scadere nel banale plagio – di molte meccaniche di gioco già ampiamente viste in prodotti ben più blasonati, riuscendo comunque ad amalgamare e bilanciare elementi tipici dei RTS, degli RPG, degli hack’n’slash e dei tower defense in modo leggero ma quasi perfetto. Anche l’ambientazione è una delle più classiche: un medioevo a tinte fantasy in cui, innanzitutto, ci viene chiesto di difendere il nostro castello da orde di nemici in avvicinamento, i quali cercheranno in tutti i modi di far breccia nelle mai troppo salde difese del maniero per rubare la nostra preziosa bandiera; cosa che, comunque, potremo cercare di fare anche noi. Ma non dovremo preoccuparci solo di questo. Sembra infatti che la parola d’ordine che meglio caratterizza il titolo di Zen Studios sia varietà. Alla classica – e già esposta – filosofia tipica di un tower defense si unisce anche una mentalità, per così dire, più “offensive” che ci consentirà di radere al suolo i castelli nemici, posti dirimpetto al nostro, a suon di dardi con la fidata ballista e prendere le redini dello scontro a terra assumendo, per un breve lasso di tempo, il controllo diretto del Lord Protettore del regno, per sfoltire come una furia le fila nemiche. Per riuscire in questo intento distruttore i ragazzi ungheresi hanno messo a nostra disposizione un vasto arsenale che si articola, sostanzialmente, in tre tipologie a loro volta suddivise in: nove unità terrestri, nove tipi di proiettili e svariati incantesimi. Le prime possono essere richiamate al costo di qualche unità di cibo (risorsa che si ricarica nel tempo) e in men che non si dica potrete creare un fronte per arginare l’impeto nemico mentre con la ballista farete piovere proiettili di ogni genere, dai classici dardi alle bombe, dai macigni… a pecore con simpatici problemi intestinali! Oltre che mandare in rotta le truppe nemiche, con i proiettili potrete tentare di radere al suolo il castello avversario, calcolando l’angolo di impatto e contando sulle fidate leggi fisiche, in pieno stile Angry Birds. Gli incantesimi invece possono essere lanciati con meno frequenza, ma permettono di danneggiare una specifica unità o di curare le vostre truppe, o ancora di teletrasportare sul campo di battaglia Sir Gareth, di cui, come detto, assumerete il comando per una breve sezione di hack’n’slash puro.
L’ottimo bilanciamento fra i vari generi che formano l’anima di Castlestorm viene supportato da una buona e longeva campagna che mette in mostra una varietà di missioni diverse, tra principali e meramente facoltative, da portare a termine. Ogni missione (così come ogni azione all’interno del gioco) possiede molteplici obiettivi da soddisfare per guadagnare stelle – specchio della vostra abilità, come al solito – ma soprattutto monete sonanti, importantissime per poter procedere all’upgrade delle vostre truppe, stile gioco di ruolo con tanto di statistiche, la potenza dei proiettili e degli incantesimi, nonché del vostro castello. Esatto; non si chiamerebbe Castlestorm se non ci fosse qualcosa attinente ad un castello, no? Ebbene, oltre alla gestione delle truppe c’è la possibilità di prestare le proprie cure anche al maniero costruendolo, volendo, dalle fondamenta. Ovviamente nulla vieta che continuiate ad utilizzare quelli predefiniti, ma questa peculiarità dona al gioco una divertente punta strategico-gestionale da non sottovalutare, spingendoci alle creazioni più disparate. Infatti le stanze che deciderete di inserire, tramite un dettagliatissimo e preciso editor di costruzione, avranno un effetto diretto nel corso delle battaglie; ad esempio, vi potranno essere determinate truppe a scapito di altre, la stanza del tesoro aumenterà la percentuale di denaro raccolto, la cucina velocizzerà la raccolta di cibo e così via. Inoltre, la presenza di tutta una serie di elementi “strutturali” permette di aumentare la resistenza delle mura e mettere al riparo le stanze più preziose visto che, se vengono distrutte, i loro particolari effetti cesseranno ovviamente di colpo.
Come dicevamo, la campagna single-player, anche se calcata su molti stereotipi fantasy e citazioni filmiche, è longeva e con diversi gradi di difficoltà ben calibrati e con diverse missioni secondarie nonché, bisogna dirlo, piena di ironia e di momenti esilaranti che accompagnano il giocatore nel corso di ogni missione senza stancare mai e strappando volentieri qualche sana risata. Una volta completata la campagna principale si potrà passare, per così dire, dalla parte del “nemico”, per una campagna tutta diversa. Oltre a ciò, la longevità del titolo – stiamo parlando sempre del single-player – è assicurata dalla classica modalità Schermaglia, la modalità Sopravvivenza e la Sopravvivenza Eroe, dove evidentemente controlleremo solo l’eroe sul campo; una sorta di Last Man Stand. Non poteva mancare il multiplayer che prevede anche qui le due modalità Sopravvivenza citate poco fa (ovviamente questa volta contro avversari umani) e la modalità Sfida 1 vs 1.
Castlestorm, al contrario di quanto si sarebbe portati a pensare vista l’enorme varietà appena descritta, possiede un sistema di controllo davvero invidiabile, veloce da imparare, molto intuitivo e peculiare nel caso della versione su Vita, dove è possibile utilizzare il comodo touch screen per qualsiasi comando, dalla tempestiva navigazione e selezione delle risorse al punto d’impatto dei proiettili e così via. Su Playstation 3 invece alle levette analogiche viene demandato il controllo laterale della visuale e lo zoom, nonché la traiettoria da imprimere ai proiettili della ballista, ai dorsali la selezione delle voci del menu mentre ad ognuno dei canonici quattro tasti amici del pollice destro è riservata una specifica risorsa, richiamabile in men che non si dica. Chiaramente anche PS Vita supporta questi stessi controlli fisici, per chi non avesse dimestichezza con un touch screen dove le icone e la visuale risultano spesso e volentieri miniaturizzate. L’unica sbavatura in un game system altrimenti ottimo arriva dal controllo della ballista; inutile dire, dato che abbiamo giocato anche alla versione PC e senza essere tacciati di eresia, che un mouse è sempre la soluzione migliore, ma la levetta analogica svolge bene il proprio dovere, se non fosse per l’estrema sensibilità al tocco, che diverse volte porta purtroppo a sbagliare tiro, con conseguente perdita di tempo, soprattutto nel caso di proiettili dalla ricarica lenta.
Castello ululì, lupo ululà
I contenuti insomma non mancano di certo ed ora vi starete sicuramente chiedendo come si comporta Castlestorm sul fronte tecnico. Ebbene, anche sotto quest’ultimo profilo la produzione Zen Studios non sfigura. Il comparto grafico, sempre fluido, riflette in toto la simpatia e l’ironia messe in campo dalla trama, con una grafica cartoonesca ricca di dettaglio che accentua in modo caricaturale e spensierato le fattezze dei personaggi e dei vari ambienti ma, soprattutto, piena di vividi colori dai toni caldi ed intensi. Il motore che gestisce la fisica degli oggetti, essenziale come Rovio che con i suoi uccelli arrabbiati insegna, svolge egregiamente il proprio mestiere e gli impatti sono precisi e verosimili; i colpi sono sempre precisi (ovviamente quando lo stick analogico non fa i capricci) e permettono di contare sul colpo migliore per far crollare il castello nemico in poco tempo. Un unico appunto però deve essere fatto per la versione di Playstation Vita, che soffre purtroppo di tempi di caricamento tra un livello e l’altro un po’ troppo lunghi e, considerando che essa si caratterizza per livelli abbastanza veloci, a lungo andare possono provocare un rilevante spezzettamento dell’esperienza di gioco. Nel complesso comunque Castlestorm è un gioco con un mix di generi praticamente perfetto e risulta sempre godibile e divertente. Se la versione Playstation 3 merita il voto pieno, per la versione Vita, a causa dei tempi di caricamento e della dimensione contenuta dello schermo che gioca un po’ a sfavore del titolo, ci sentiamo di dover togliere quel mezzo punticino che comunque nulla toglie all’esperienza complessiva.
Campagna longeva |
8 | I tempi di caricamento su PlayStation Vita |
Ricco di contenuti e modalità | Lo stick analogico troppo sensibile | |
| Un mix davvero riuscito! | ||


