Chronology – Recensione
Nella giornata di oggi, 12 maggio, Chronology diventa disponibile all’acquisto tramite Steam. Si tratta di un puzzle platform sviluppato dal team Osao Games, ovviamente indipendente, fondato nel 2010 in Danimarca, e questa è a tutti gli effetti la loro prima opera. Vediamo assieme come se l’è cavata.
“COME HERE, SNAIL!”Quando si fa riferimento a Hayao Miyazaki, in particolar modo si parla dell’ispirazione ottenuta da produzioni come Il Castello Errante di Howl e Il Mio Vicino Totoro, bisogna sempre aspettarsi l’interesse da parte di qualcuno. Ciò è quanto avvenuto per Chronology, piccola produzione indie che propone personaggi, creature, macchinari e ambientazioni che provano a ricordare i mondi dei film d’animazione sopraccitati, mixati con elementi classici del Videogioco. Il titolo di Osao Games di fatto appartiene ad uno dei generi più in voga negli ultimi anni, quello dei puzzle-platform game, proponendo una trama semplice e ben narrata, che in fin dei conti giustifica bene le fasi gameplay a cui i due personaggi di gioco sono chiamati. Parliamo di un vecchio inventore e di una lumaca, una strana coppia insomma, che hanno lo scopo di “aggiustare” il presente manipolando il passato ed il futuro.
È qui che Chronology mostra il meglio di sé, o almeno si fa più interessante, consentendoci di interagire con alcuni elementi dello scenario in modo da sfruttarne i vantaggi nel futuro, o viceversa. Il vecchio inventore può infatti manipolare lo spazio temporale grazie ad un particolare orologio di sua fabbricazione e, superati i primi capitoli di gioco (otto in totale), in sua compagnia arriverà una lumaca dalla vocina dolcissima, anch’essa con particolari abilità: quella di rallentare il tempo, oltre che di teletrasportarsi nella posizione in cui il vecchio le indica. Si scatena così un continuo affidarsi alla collaborazione di tali abilità per risolvere l’enigma di turno, sempre di facile risoluzione purtroppo, vuoi per l’attivazione di un interruttore o per il superamento di piattaforme molto veloci (qui rallentare il tempo sarà di fondamentale importanza), o di puzzle un pelino più complicati come concetto di realizzazione, che magari prevedono più azioni da compiere al rallenty, ma che sostanzialmente non perdono mai occasione per dimostrarsi aperti a tutti e nella maggioranza dei casi anche poco originali. Subentra così un altro problema, legato al basso livello di difficoltà, ossia quello della scarsa longevità del videogioco: abbiamo finito Chronology in appena due ore prendendocela con calma, tanto da iniziarlo daccapo non perché avesse fatto breccia nei nostri cuori o avesse elementi utili alla rigiocabilità (assenti, zero collezionabili, zero classifiche online), ma per verificare effettivamente se la review build provata non presentasse problemi di sorta. Il risultato è stato quello di averlo finito, per ben due volte, in circa tre ore e mezza.
A quel punto, nonostante la possibilità di alterare il flusso temporale fosse carina come idea e i personaggi, per quanto non memorabili, creassero un bel duo, ci siam fatti un’idea ben più chiara riguardo Chronology. Un titolo davvero molto piccolo e pensato per tutti, che però inciampa come molte altre produzioni indie: la quasi totale assenza di originalità, una longevità troppo striminzita ed una rigiocabilità pari allo zero, fattore questo molto importante per il genere a cui si riferisce. Ed effettivamente, per quanto le animazioni dei protagonisti siano ben fatte e le location di gioco siano state ben disegnate e colorate a mano, creando all’interno di un mondo chiaramente fantasy la “convivenza” di elementi retro e futuristici, ammirabili tramite gli istantanei viaggi nel tempo possibili, nemmeno il mondo definito dallo sviluppatore come “vibrante” e “magico” ci è sembrato così imperdibile. Molti elementi dello scenario si ripetono e molte delle tavole non lasciano il segno nella memoria del giocatore, che durante la breve esperienza di gioco sarà guidato solo ed esclusivamente dalla volontà di risolvere il puzzle, non dalla location in cui si trova e tanto meno dal brano audio che in quelle circostanze tenta di fornire un accompagnamento alle fasi gameplay. Un comparto sonoro che in verità appare discreto, ottimo per doppiaggio e discreto per temi musicali, ma come detto, a Chronology sarebbe servita un’anima pulsante di originalità, che avrebbe così investito le fasi di gioco, ora come ora passabili e già viste in troppe altre circostanze e produzioni videoludiche.
L'alterazione del flusso temporale dà qualcosa in più alle fasi di gioco |
6 | Dura appena due ore |
Puzzle ed enigmi ben introdotti nelle location... | … Ma di facile risoluzione | |
Rigiocabilità del tutto assente | ||
| BACK TO THE PAST, BACK TO THE FUTURE | ||
