Cloudberry Kingdom – Recensione
È un film già visto, non per questo manca di emozionare ancora una volta. Un progetto di laurea come punto di partenza, una passione per i videogiochi e la programmazione, due ragazzi, Jordan e TJ Lutz amici sin da bambini, ed ecco che ritroviamo gli stessi temi e protagonisti di una storia già vista, già sentita. È la storia che accomuna tanti sviluppatori in erba, raccontata ancora una volta dai ragazzi di cui sopra che decidono di percorrere questo sentiero abbandonando tutto, per sviluppare Cloudberry Kingdom, il gioco nato da quel progetto di tesi di laurea. Le difficoltà erano tante, le certezze di riuscire a portare a termine lo sviluppo poche, passando per Kickstarter e poi per qualche fiera di settore, finché non sono riusciti a portare il gioco all’E3 di Los Angeles catturando l’interesse di Ubisoft che ne ha curato la finalizzazione fornendo i fondi necessari al completamento ed alla distribuzione. Ora, Cloudberry Kingdom è realtà, disponibile per PC, PS3, Xbox 360, Wii U e a breve anche per PS Vita, al prezzo di 9,99 euro.

IL FOLLE MONDO DI CLOUDBERRY KINGDOM
Ad accogliere i giocatori dopo aver avviato il gioco c’è un trailer che mostra le sezioni più folli che troverete al suo interno, come se volesse mettervi paura e scoraggiare qualsiasi tipo di iniziativa. A noi ci ha un po’ terrorizzato sulle prime scoprendo poi, dopo averlo iniziato, che quelle immagini riprendevano i livelli più avanzati. Protagonista del gioco è Bob, questo strano essere dalla testa tonda e grossa, personalizzabile in aspetti ancora più buffi. L’eroe prossimo alla pensione che dovrà salvare la principessa e conquistare il suo amore. Una premessa e tanti altri riferimenti ai classici platform 2D di un tempo, dal quale Cloudberry Kingdom non fa quasi nulla per discostarsene. Il nostro compito sarà quello di condurre Bob all’uscita di ogni livello, composto da trappole, piattaforme semoventi, palle spinate, lingue di fuoco, spuntoni e tanto altro, facendo i conti con un sistema che genera contenuti in modo casuale.
Lo studio e lo sviluppo di questo algoritmo, oggetto della famosa tesi di laurea, è quello che ha richiesto più tempo e che rappresenta anche la caratteristica principale su cui si basa il gioco, discostandosi un minimo dall’offerta degli altri congeneri. Lo scopo finale era far sì che il sistema generasse livelli sempre diversi, adattandosi alle abilità del giocatore ed offrendo un grado di sfida sempre adeguato. L’esperimento è abbastanza riuscito, se non fosse che nella mente degli sviluppatori questo sistema avrebbe dovuto e potuto avvicinare anche quelli meno avvezzi ai platform vecchio stile, dove l’abilità del singolo viene prima di tutto. La prova di Cloudberry Kingdom non ci ha convinti del tutto su questo punto. Nella fattispecie: la partita libera consente di modificare tutta una serie di parametri che permettono di riempire gli schemi come vogliamo, quindi con un certo tipo di ostacoli e di nemici, creando livelli su misura. Nelle altre modalità questo non avviene, e fatta eccezione per la modalità a tempo, in Arcade, che sputa fuori livelli più piccoli del normale e dalla brevissima durata, le altre modalità sono di un livello di difficoltà avanzato che per i neofiti non saranno facili da digerire.
A completare la rassegna delle modalità ci sono Escalation, Corsa dell’Eroe e Corsa Ibrida in Arcade; la Storia che si dipana attraverso sette mondi e, infine, la modalità cooperativa solo in locale fino a quattro giocatori. In termini di gameplay il gioco chiede essenzialmente di eseguire salti millimetrici, la cui risposta ai nostri comandi è quasi sempre ottimale, tra piattaforme, trappole e nemici, cercando nel contempo di raccogliere le gemme che aumentano il moltiplicatore dei punti all’interno di schemi molto contenuti, della durata di una ventina di secondi al più, capaci in ogni caso di diventare dannatamente complessi. C’è da evidenziare come il gioco riesca a non raggiungere momenti di frustrazione (nel nostro caso, eccetto in sella alla molla a forma di cavallo) grazie alla presenza di un checkpoint a metà dei livelli piuttosto difficili ed alla capacità da parte del gioco di far percepire al giocatore la reale possibilità di cavarsela in ogni tipo di situazione, anche quella più impossibile. A variegare l’azione intervengono una sorta di power-up che cambiano radicalmente l’inerzia dei salti e di conseguenza il nostro approccio alle situazioni. Avremo a che fare con Bob legato ad una ruota, in sella ad una molla (dannatissima) a forma di cavallo, oppure dotato di un doppio salto piuttosto che di un jetpack, e così via, per un totale di dieci trasformazioni. Le dinamiche sono quindi molto diverse e riescono a rendere un livello più o meno difficile a seconda dei casi.
Artisticamente Cloudberry Kingdom è curato da Tiger Hare Studios che ha ben vivacizzato la creatura originale di Pwnee Studios. La grafica molto colorata e le simpatiche animazioni disegnate animano le schermate dei livelli, sebbene ben presto mostrano tutta la loro ripetitività. Colonna sonora buona nella qualità, con temi perlopiù elettronici che ben si innestano nell’azione di gioco, che però pecca nella quantità. Sarete obbligati a sentire gli stessi motivi per ore e ore, anche se la concentrazione sarà tutta rivolta altrove.
Platform 2D a scorrimento della vecchia guardia |
8 | Manca di personalità |
Impegnativo ma non frustrante | Sconsigliato ai neofiti del genere e a chi odia il trial and error | |
... Ma non dà la sensazione di creare livelli sempre diversi tra loro | ||
| BASTONE E CAROTA | ||
