DARK – Recensione
In quattro anni Realmforge Studios ne ha combinate di tutti i colori. Lo studio interno di Kalypso Media, infatti, è passato dall’avventura grafica Ceville del 2009 a M.U.D. TV, da molti definito come “simulatore di business”; quindi è toccato a Dungeons e Dungeons: The Dark Lord, due giochi strategico-gestionali, per poi arrivare a DARK: un gioco d’azione che fa dello stealth il suo cavallo di battaglia.
Rilasciato da pochi giorni, DARK lo si può trovare, oltre che nei mercati digitali PC di riferimento, anche in una versione retail, non esclusa quella per Xbox 360. Questo è il nostro resoconto, dopo averlo provato e messo a dura prova.
ERIC BANE: PROFESSIONE VAMPIRO
Nel corso dei mesi DARK ha fatto parlare di sé soprattutto per quell’intrigante mix stealth-vampiri ed i trailer di gioco mostrati nel tempo, così come le informazioni emerse nel corso dei mesi, hanno fatto il resto. Eric Bane, il protagonista del gioco di Realmforge Studios, si risveglia confuso e frastornato in un club con musica house, senza aver la benché minima concezione di dove si trovi, perché sia in quel posto o cosa gli sia successo. D’improvviso una visione angelica, in netto contrasto cromatico rispetto al locale buio di cui prima, una sorta di guida iniziale che comparirà più volte durante le missioni, a ricordarci cosa siamo diventati e cosa potremmo diventare in futuro… A quanto pare, il caro Eric Bane è stato trasformato in vampiro, ma il processo di trasformazione non è stato completato: è quindi tempo di risolvere questo fastidioso impiccio, bevendo il “sangue ristoratore”. Ma di chi? E qual è il rischio? Il rischio è quello di trasformarsi in un ghoul, una mezza bestia più che un vampiro dalle sembianze umane; quello che si potrebbe definire un esperimento mal riuscito, terrificante. Per quanto riguarda l’identità degli individui da “prosciugare”, i dubbi e le informazioni poco precise in nostro possesso ci vedranno sballonzolati in più zone della città, in più strutture ed ambientazioni notturne, sfruttando le tenebre a nostro vantaggio per cercare di passare inosservati tra guardie e ghoul, addestrati e diventati quasi come cani da caccia antivampiro, quindi raggiungere l’obiettivo alla base di tutto: bere il sangue di rispettabili vampiri, che potrebbero rendere completa la nostra trasformazione. Si spera…
Senza sostegno, attrezzature di indagine ed un gruppo su cui poter contare, però, le premesse positive dell’intreccio narrativo di DARK crollerebbero come niente; ecco, quindi, un piccolo team di “amici vampiri” pronti a darci una mano per la ricerca del sangue perfetto. Proprietaria del Sanctuary, il locale di cui parlavamo in apertura, Rose dopo averci chiaramente spiegato parte della situazione sarà la nostra guida numero uno, guidandoci via radio in ogni nuova missione ed avvisandoci sugli eventuali pericoli a cui dover prestare attenzione; al supporto passivo, Rose abbinerà anche quello attivo, aiutandoci tramite l’hacking di svariati sistemi di sicurezza. Ben presto, Eric si troverà immischiato in una storia a tratti molto malata, che vedrà sangue ed oscurità come principali protagoniste di una vicenda che in un attimo potrebbe far diventare il cacciatore una preda, e viceversa…
Trattandosi di uno stealth game puro, che non offre altri modi di avanzamento se non quello dello sfruttare ripari e zone d’ombra, facendo del silenzio e della programmazione delle proprie mosse dei punti essenziali da seguire, DARK si mostra interessante e ben studiato nelle fasi iniziali, anche se son quelle un pochino più frustranti dati i potenziamenti tendenti quasi allo zero di Eric, per poi perdersi, ahinoi. A sostegno di meccaniche stealth, il protagonista gode di tutt’una serie di abilità vampiresche da sbloccare e potenziare man mano che si procede nell’avventura: dalla vista speciale, che evidenzia eventuali minacce umane e ostacoli che potrebbero causare rumori molesti, ad altri come la possibilità di teletrasportarsi in un punto a noi visibile e che non presenti ostacoli insormontabili, piuttosto che di potenti abilità che ci consentiranno di attaccare i nemici teletrasportandoci sulla loro posizione o di eliminare nemici tramite ombra. I limiti però vengono a galla quando meno li si aspetta: Eric Bane, dietro la sua faccia spiritata e da duro, è molto fragile. Essere scoperti comporterà uno stato di allerta di qualche minuto che quasi sempre costerà la vita del vampiro; questo perché DARK prevede un sistema di attacco/difesa con limiti strutturali qualora si venisse scoperti, in gran parte giustificati per la volontà dello sviluppatore di creare uno stealth puro come non se ne vedeva da tempo, che andrà ad influire in maniera negativa sul gameplay qualora si commettesse anche un solo errore in tutta la durata del gioco. Questo porterà allo scattare degli allarmi, nel migliore dei casi a far salva la vita se la fortuna è dalla nostra, quindi agli attacchi delle guardie armate: in breve, le possibilità di non ripartire dal checkpoint, per morta avvenuta, sono davvero microscopiche. La possibile crescita del personaggio aiuta però non poco nel prosieguo dell’avventura; considerando che ogni missione di gioco ha una buona difficoltà, soprattutto se sceglieremo da subito il livello di difficoltà ‘Hard’, potenziare i poteri del vampiro Eric grazie a punti abilità accumulati per il conseguimento di obiettivi, uccisioni senza allarmi e così via, spesso farà la differenza tra una fase di gioco particolarmente frustrante ed un’altra, sempre ardua da portare a termine, ma nella quale si ha qualche mezzo in più per affrontare una fase di gioco altrimenti snervante e per molti addirittura impossibile, senza esser scovati almeno una volta.
TANTI LIMITI, MA LA STRADA È GIUSTA
DARK è un gioco coraggioso in un mercato che ha visto tanti degli esponenti stealth di pregio di un tempo cedere il passo alle nuove schiere di videogiocatori, proponendo approcci multipli agli obiettivi; non è un caso che Hitman: Absolution possa essere portato a termine anche rinunciando alle meccaniche stealth, o che proponga svariati livelli di difficoltà per aiutare ad arrivare ai titoli di coda anche il vostro cane, o che sfrutti quel sistema “istinto” che di fatto semplifica non poco le cose in gran parte dei livelli difficoltà selezionati. Lo stesso dicasi di Dishonored, che ha sì finali multipli influenzabili dal caos prodotto e quindi aumenta la rigiocabilità e le ore di gioco per portarlo a termine al 100%, ma che finisce per aiutare troppo il giocatore tramite l’approccio da sparacchino; non meno Splinter Cell: Conviction, ovvero il Sam che non avremmo mai voluto vedere dopo quel primo, ancora oggi incredibile, esordio. Realmforge Studios questo non lo fa, non scende a compromessi e non si fa scrupolo del fatto che DARK possa essere troppo difficile per chi è in cerca di un’esperienza di gioco leggera e sbarazzina, di chi ha poca pazienza e preferisce rilassarsi davanti al monitor/TV piuttosto che star lì a ponderare mossa dopo mossa il da farsi. Peccato che questo, come dicevamo nel paragrafo precedente, è anche un difetto del gioco, dato che il sistema di combattimento pensato compie il suo lavoro soltanto se le fasi stealth sono un tutt’uno con noi stessi, rivelandosi imbarazzante, perché non pensato per quei frangenti, quando ci si trova dinnanzi ad un mucchio di guardie allertate da una delle scemenze compiute col pad in mano.
Tutto sommato è però qualcosa che si può in piccola parte perdonare, sia in virtù della prima vera esperienza nel genere di questo sviluppatore e sia perché dopo tempo qualcuno si è ricordato dell’esistenza del vero stealth, che non ha bisogno di scorciatoie: per quelle, in questa generazione, son bastati gli sparatutto di ogni tipo e colore (di disco); rimane un po’ di amaro in bocca visto il piccolo budget di sviluppo, che ha causato diversi problemi al team: primo tra tutti dei comparti tecnici dalla qualità altalenante, in secondo l’impossibilità di poter lavorare meglio su piccole e necessarie accortezze che avrebbero reso questo videogioco sicuramente più appetibile agli occhi di molti. Ci riferiamo alla mancanza di un doppiaggio in Italiano, o anche soltanto alla presenza di sottotitoli nella nostra lingua, ma in verità è tutto il comparto sonoro che non convince ed avrebbe meritato più attenzione: a fronte di brani audio che ben si prestano a certe atmosfere e tipologie di location, il doppiaggio recitato in Inglese è molto deludente, tanto che in alcuni casi potrebbe venir voglia di giocare senza volume, affidandosi ai soli sottotitoli in lingua Inglese. Meglio col comparto grafico in cel-shading, che propone buone ambientazioni grazie ad uno stile semplice ma d’effetto, mostrando però il fianco nel comparto animazioni e per la mancanza di dettagli che spesso fanno la differenza; limiti che inglobano una IA dei nemici non così elaborata ed una trama che dopo le prime due ore inizia a calare. Limiti, quindi, impossibili da non notare nella decina di ore che DARK richiederà per essere completato, che aumenteranno di un buon 50% qualora portare a termine ogni missione senza far scattare l’allarme sarà un vostro obbligo morale. Oppure la selezione della modalità ‘Hard’ sin da principio non è mai stata in discussione!
Uno stealth puro, finalmente |
6 | IA nemica da rivedere |
Premesse di trama interessanti... | … Ma solo le premesse! | |
Doppiaggio molto deludente | ||
| MEZZI VAMPIRI NEL BUIO | ||

