Electronic Super Joy – Recensione
Giunto tra il silenzio generale su Steam, prima in fase beta, Electronic Super Joy fin dagli istanti iniziali si presenta come il classico gioco indipendente che a fronte di un’esperienza di gioco accattivante tenta di proporsi e far parlare di sé anche grazie ad una serie di elementi di contorno di certo poco convenzionali, che vanno così a mettere in risalto il lavoro dello sviluppatore Michael Todd. Chiari ed espliciti contenuti a sfondo sessuale, gemiti a go-go, effetti grafici degni e capaci di provocare un attacco epilettico e tanta violenza, il titolo di cui parleremo oggi non si fa mancare proprio niente nei circa 300 MB richiesti per il download.
CHI SBAGLIA PAGAUno dei generi più apprezzati di sempre è quello platform, che negli ultimi anni ha visto aumentare i suoi esponenti anche grazie al panorama indipendente che ne fa volentieri sfoggio, a volte mostrando risultati eccezionali, altre decisamente meno. Altrettanto spesso, al genere platform indie (e non solo) gli sviluppatori associano un grado di difficoltà sopra la norma, affidandosi così alla bravura del giocatore ma scherzando a tratti fin troppo con quello meno smaliziato o abile, costretto a ripetere stage e livelli decine e decine di volte, causando così un senso di scoramento e frustrazione. Electronic Super Joy non è da meno, rientra nella categoria di platform dal carattere duro, di quelli che non perdonano al minimo errore compiuto e che richiedono al proprio giocatore abilità, pazienza e capacità; sia chiaro, non si parla di un titolo impossibile considerati i tanti checkpoint che verranno in nostro aiuto, ma per approcciarlo al meglio c’è bisogno d’una certa predisposizione al sacrificio e velocità e precisione d’esecuzione importanti: soltanto così riuscirete a venire a capo dei circa 50 livelli di gioco, o a completare il titolo raccogliendo ogni collezionabile.
Come solitamente avviene nel genere, anche in questo caso si giustifica l’azione di gioco tramite un piccolo spunto di trama, un pretesto bello e buono, ma decisamente originale e divertente, caratteristiche queste che lo contraddistingueranno per tutta la durata dell’avventura: il protagonista, un ballerino molto famoso, viene derubato del proprio sedere, sarà quindi nostro compito andarlo a recuperare scatenandoci all’interno dei livelli di gioco che introdurranno pian piano nuovi elementi, portando così ad una crescita esponenziale dopo le prime e semplici fasi di presentazione. Grazie all’ausilio di un pad, che consigliamo assolutamente, ci si rende ben conto di quanto importante sia rimanere calmi e tranquilli mentre si effettuano i salti, che richiedono una precisione al pixel già dai primi istanti di gioco, ma che con l’avanzare dei livelli, tra superfici scivolose o in movimento, nemici da eliminare, sessioni veloci in cui avanzare velocemente sfruttando zone di teletrasporto e la dislocazione sempre più bastarda delle piattaforme, ci forniranno più d’uno spunto e motivo per l’imprecazione della giornata. A nostro vantaggio dei poteri, tre in tutto: la possibilità di uccidere nemici saltandogli addosso mentre si preme un tasto specifico, in una sola parola un’abilità “smash”; poi il doppio salto e la possibilità di volare. Queste abilità non sono buttate lì a caso, come qualcuno potrebbe pensare a causa della “leggerezza” di alcuni giochi indipendenti, ma intorno ad esse Michael Todd ha costruito tutt’una serie di livelli che si adattano egregiamente al nostro personaggio e nonostante l’uso dei poteri saremo più volte costretti a ripetere spezzoni di stage ripartendo, però, dall’ultimo checkpoint raggiunto: tanti quelli disseminati nei livelli più lunghi, quindi in fin dei conti il trial and error appare decisamente meno problematico di quello richiesto in tante altre produzioni molto meno clementi di questa… Potevano infine mancare gli scontri coi boss? Certamente no, difatti arrivati a fine mondo ci troveremo dinnanzi a battaglie finali degne d’esser giocate da tutti e che andranno a diversificare in maniera piuttosto marcata la formula base del gioco, anche con qualche chicca.
“HO LA MUSICA DENTRO!”Se quindi, come già detto, il titolo non ha nulla da imparare in quanto a level design, non possiamo che dire lo stesso del comparto grafico ed artistico. Grazie al miscuglio tra pixel art ed opere di contorno riviste in chiave moderna, il mondo di gioco di Electronic Super Joy è vivo, accattivante, mai banale e a testimonianza di ciò viene a galla la vivacità ed il brio della palette di colori utilizzata, atta a creare un contrasto che a schermo genera effetti stupendi, seppur molto semplici e di semplice realizzazione. In più d’un livello, anzi quasi in ognuno, non mancheranno poi effetti di luce, anche ad intermittenza, che potrebbero creare qualche problema in più durante le fasi in-game, ma allo stesso tempo legarsi in maniera prorompente alla soundtrack del gioco, un po’ colonna portante di questa produzione indipendente. Composta da oltre 35 tracce che spaziano tra l’house e la techno, quindi dubstep e musica elettronica in generale, Michael Todd è riuscito ad amalgamare egregiamente le sensazioni di vista ed udito, pur se con qualche lieve perplessità evidenziata più che altro da una manciata di tracce non molto ispirate. Non solo, perché come detto in apertura, Electronic Super Joy ha rischiato tanto e bene con scelte di stile che potrebbero benissimo essere messe in discussione dal popolo videoludico perbenista, o moralista, considerati i gemiti di piacere che vi attenderanno ad ogni checkpoint o evidenti e chiari riferimenti di carattere sessuale/religioso delle brevissime linee di dialogo o dei nemici contro cui dovremo scontrarci.
Fatto sta che nelle sei ore richieste per portarlo a termine, che diventeranno circa dieci per completarlo al 100%, il titolo riesce sempre a divertire e stuzzicare il giocatore di turno per contenuti, rigiocabilità e prezzo (5,99 €). Cose non da poco di questi tempi…
GROOVE CITYNella giornata del 6 giugno 2014, l’offerta di Electronic Super Joy si è ampliata con Groove City, una nuova avventura che getta tutti gli amanti del titolo di Michael Todd in 15 nuovi livelli (due di questi segreti). Le premesse, così come quelle della release di qualche tempo fa, sono banali e pretestetuose: un robot stripper (!) gigante, chiamato JoJo, ha distrutto la città di Groove City. Il motivo? La macchina è furiosa col Dr. Swinger, che ha messo le mani sulle sue tette laser… Beh, ogni ulteriore accenno a riguardo sarebbe del tutto inutile, ciò che possiamo confermare è la follia dello sviluppatore nell’inserire dettagli di trama così ridicoli e folli, tanto da divertire il giocatore fin dagli istanti iniziali di gioco. Perché i successivi, preso in mano un buon gamepad, lo faranno dannare e inveire a più non posso, per l’impostazione hardcore dei livelli indirizzati verso il classico trial and error. I comandi rispondono benissimo e i tanti checkpoint rendono un po’ più tranquille certe sessioni gameplay, al contrario di altre che potrebbero – ai meno pazienti – portare frustrazione. Ad ogni modo, le tante aree segrete, otto nuovi achievements e una soundtrack che si compone di sei nuovi brani, bastano ed avanzano a giustificare l’esigua spesa di 3,99 euro richiesti su Steam. Il nostro consiglio, pertanto, è quello di dargli una seria possibilità se avete amato Electronic Super Joy, dato che in Groove City ne ritroverete le meccaniche, gli scenari colorati e ispirati e la musica techno, con tanto di orgasmi simulati…!
Stile grafico intrigante |
8 | … Anche se qualche traccia lascia un po' a desiderare |
Difficoltà di base stuzzicante | ||
| OH YEAAAAAAAH!!! | ||
