Ether One – Recensione
Le meraviglie della nuova tecnologia del ventunesimo secolo e le inaspettate frontiere della mente umana sono i pilastri portanti di questa nuova avventura interamente sviluppata da un piccolo studio di Manchester, Paper White Games, che con questo Ether One vuole portare davanti ai nostri occhi un format di gioco che negli anni precedenti abbiamo avuto modo di apprezzare con grandi classici come Myst di cui condivide le ambientazioni surreali e desolate, ma soprattutto vuole farci vivere un’avventura semi-pilotata come le perle che Kan Gao dei Freebirds Studios ci ha regalato… Una su tutte l’indimenticabile To the Moon, di cui aspettiamo con ansia il seguito. Fenomeni come Myst e To the Moon non sono stati citati in questa sede per puro caso: Ether One condivide moltissimi aspetti e caratteristiche di questi due titoli, che forse non lo faranno brillare per la sua originalità, ma sicuramente catturerà l’attenzione degli avventurieri grazie ad un mix che ha già fatto breccia nei loro cuori in passato.
DENTRO LA MENTE UMANAUn medico, una donna malata di mente e un’avveniristica apparecchiatura in grado di entrare nella mente umana per analizzarla e porre rimedio agli eventi scaturenti la demenza. Sono questi i principali ingredienti della storia narrata in prima persona e che ricorda tanto Inception di Christopher Nolan e To the Moon di Kan Gao, e soprattutto da quest’ultimo Ether One prende in eredità il sistema di gioco, almeno in parte. La parte ferrea di questo titolo è la trama che vi verrà svelata poco a poco da una strana voce guida che indicherà sin dall’inizio le prime azioni di gioco, seguendo un inutile tutorial sui pochissimi comandi di gioco. Sì, perché Ether One oltre al mouse e ai soliti ‘WASD’ della tastiera non presenta altri comandi, e neanche un inventario, anzi a tal proposito ci viene permesso di portare con noi un solo oggetto raccolto e di porlo un po’ dove ci capita: a terra, in un tavolo o dove altro si preferisce. Nel gioco è presente una sorta di laboratorio che funge da campo base, The Case, ed è proprio qui che potrete lasciare buona parte degli oggetti che raccoglierete nel corso dell’avventura e che vi torneranno utili per risolvere i semplici enigmi proposti durante la fase esplorativa. Gli ambienti interamente in 3D sono una buona miscela realizzata con l’ausilio del cel-shading e, oltre alle cupe e chiuse atmosfere di The Case, le altre ambientazioni sono quasi tutte all’aperto; esse fanno tutte riferimento a ricordi o sfumature della mente che stiamo analizzando, ma i colori pastello uniti al cel-shading e le ambientazioni evocative che ricordano molto Myst vi rilasseranno, facendovi dimenticare gli obiettivi della voce guida.
Un po’ come è accaduto con To the Moon, la scarsa interattività dell’avventura inizialmente ci ha un po’ spiazziati: Ether One vuole raccontarsi ai nostri occhi facendoci sì protagonisti, ma guidandoci passo passo nella storia narrata, senza lasciare al giocatore altri pretesti per giocare il titolo, se non quello puramente esplorativo, che ci sentiamo comunque di raccomandarvi, come abbiamo detto poco sopra. Esistono due modi per portare a termine quest’avventura, uno è quello di raccogliere tutti i fiocchi rossi, ciò non vi porterà via più di quattro ore, mentre il secondo (che noi consigliamo caldamente, NdR) consiste nel mettere insieme tutti i pezzi del proiettore che ci permetterà di raccogliere più dati possibili della memoria della donna. Badate: per quest’ultima ipotesi dovrete tornare diverse volte nella stessa area di gioco, poiché alcuni oggetti non saranno subito disponibili, ma lo saranno solo successivamente con lo sviluppo della trama. Lo studio di Paper White Games si è ben adoperato su questo Ether One, se viene considerata la limitata esperienza e la natura indie del progetto, creando un discreto comparto tecnico che però soffre di alcune lacune. Nonostante l’uso del cel-shading e di altri elementi di certo non impegnativi per la stragrande maggioranza dei PC, abbiamo notato diversi rallentamenti e cali di frame inaccettabili, che non sempre arrivavano ai 30 fps. Il vero punto di forza di Ether One, ovvero l’intreccio narrativo, offre punti di riflessione molto profondi e degni di essere scoperti da qualunque avventuriero, se non fosse che il ritmo appare spesso molto lento e i dettagli della storia sono frammentati su diversi documenti che dovremmo trovare e leggere nel corso del gioco. Ricordiamo inoltre che il titolo è completamente in inglese.
CON ALTRI OCCHILa prima volta che abbiamo provato Ether One lo abbiamo fatto insieme a due collaboratori del Politecnico di Torino che si sono gentilmente offerti di farci provare il titolo di Paper White Games con l’ausilio del rivoluzionario dispositivo Oculus Rift, che all’interno di Ether One ha una propria modalità prevista al suo funzionamento, nonché all’adattamento dell’intero titolo. Vogliamo ricordare, giustappunto per queste pagine, che Oculus Rift è una periferica in grado di far “indossare” uno schermo sul viso, con particolari caratteristiche di bassa latenza che grazie a dei sensori di movimento, posti sul capo, riesce a virtualizzare e quindi a proiettare degli ambienti virtuali direttamente ai nostri occhi, con un ampio campo di visuale a 360 gradi. Finiti i tecnicismi non voluti, quest’aggeggio non è altro che quel casco virtuale che da sempre i film di fantascienza pubblicizzano e ci hanno fatto desiderare. Bene, molte aziende del campo come Sony, Microsoft e la pioniera Oculus VR recentemente acquisita da Facebook, stanno lavorando a progetti analoghi, ma Oculus Rift rimane il primo prodotto finito, seppur ancora in fase sperimentale. Detto questo, vogliamo solo puntualizzare che il modello da noi testato è antecedente al 2014, e quindi gode di una tecnologia LCD e non di tipo OLED.
L’esperienza con Oculus Rift non è stata proprio entusiasmante. Il lavoro svolto dal visore è quello di degno sostituto del movimento del mouse e quindi quello di farci vedere in tutte le direzioni l’ambientazione di gioco col semplice movimento del capo, grazie ai sensori infrarossi in grado di percepire i movimenti. Come potrete vedere nelle immagini a corredo, girando la testa a destra ai nostri occhi si palesava quello che l’ambientazione offriva alla destra del protagonista: una vera visuale in prima persona! I comandi per lo spostamento del protagonista e quelli di interazione del mouse restano invariati, col solo beneficio dell’osservazione dell’ambiente, portando in questo una buona immersione del giocatore. Purtroppo, nonostante lo stadio sperimentale di tale periferica, ci sentiamo in dovere di sottolineare alcuni difetti evidenti quali ulteriori cali di frame e una bassa risoluzione del visore di 640×800 per occhio, che ha messo in risalto bordi seghettati e altre sbavature degli elementi presenti in una ambientazione, ricordiamolo, non troppo onerosa in termini di risorse.
Un racconto interattivo che ricorda alcuni grandi classici del genere |
7 | Cali di framerate e rallentamenti |
Funziona anche con Oculus Rfit | Ritmo altalenante e interattività limitata | |
| UN BUON TENTATIVO CHE AGGIUNGE POCO AL GENERE | ||

