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Recensione
TESTATO SU PC
31 agosto 2013, 15:00
Europa Universalis IV
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Europa Universalis IV – Recensione

Ricordo ancora l’estate di 13 anni fa quando, ancor giovane e pieno di un amore struggente per i giochi di strategia, vidi per la prima volta il titolo “Europa Universalis” campeggiare al di sopra di un numero, di una minuscola foto e di un brevissimo trafiletto in una di quelle riviste cartacee che per anni, prima delle esperienze digitali che viviamo quotidianamente, hanno accompagnato le mie attese, le mie speranze di videogiocatore. L’articolo era vago, frettoloso, pubblicato sul finire della rivista, quasi che la conclusione più ovvia per un gioco così particolare fosse un rapido oblio. Dopo aver vissuto l’epoca dei giochi da tavolo e di Civilization, ricordo che me ne innamorai seduta stante. Come detto all’inizio, oramai è passato molto tempo da quel giorno e la serie ha conosciuto tre seguiti, numerose espansioni, diversi “fratelli” (Hearts of Iron, Victoria, Crusader Kings, Rome) ed una immensa comunità di fans che, grazie alla facilità con cui si possono riscrivere i file di gioco, hanno arricchito Europa Universalis con le mod più disparate (quella ambientata nel mondo descritto da George R.R. Martin era inizialmente prevista proprio per Europa Universalis III).

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Un po’ di storia

È bene procedere con ordine, in modo da non spaesare chi non avesse familiarità con la serie o chi ci si avvicina per la prima volta. Europa Universalis appartiene alla prismatica famiglia dei giochi di strategia; in particolare rappresenta assai egregiamente (assieme, in un certo senso, alla serie Total War) un particolare sotto-genere denominato comunemente “grand strategy”. La definizione appena riportata calza come un guanto alla serie Paradox, infatti essa non limita l’attenzione del giocatore sull’aspetto bellico (come accade nella maggior parte degli RTS), bensì pone come presupposto la perfetta interazione di diversi “strumenti” (politico, militare, religioso, diplomatico ed economico) tutti parimenti importanti per riuscire a dominare – letteralmente – la storia.

Niente paura comunque; non vi è un’unica via per primeggiare. Ogni giocatore, a seconda delle proprie inclinazioni, potrà scegliere di essere paziente e di tessere fitti rapporti diplomatici e commerciali con le altre nazioni creando un impero economico, oppure dimostrarsi aggressivo attraverso il mero espansionismo militare. Ogni azione però dovrà esser ben ponderata dato che, il più delle volte, le conseguenze dettate dall’avventatezza potrebbero risultare catastrofiche. Tenendo in debita considerazione tutti questi fattori ed assistendo agli eventi da una visuale (di cui si dirà) che riprende molto da vicino i vecchi giochi da tavolo, lo scopo ultimo è quello di guidare la nazione prescelta, dalle più potenti (cui corrisponderà un livello di difficoltà inferiore) a quelle più piccole (centinaia e quasi sempre molto difficili da governare, a causa di problematiche economiche, militari e territoriali), lungo i quasi quattrocento anni di storia che assistettero alla caduta di Costantinopoli, alla scoperta del Nuovo Mondo, alle grandi guerre di successione, fino alla restaurazione intervenuta successivamente all’espansionismo napoleonico.

Le dodici campagne predefinite, settate in altrettanti periodi storici, rimandano continuamente alla classica domanda: “Cosa sarebbe successo se…?”. Ad esempio, cosa sarebbe successo se i turchi avessero espugnato Vienna, aprendo la via per l’unificazione europea nel nome di Allah? Se l’impero Azteco fosse riuscito a scacciare i conquistatori e ad assoggettare sotto il loro giogo tutte le Americhe, portando la devastazione della guerra in territorio spagnolo? Le domande sono infinite, così come le risposte. Sta al giocatore scoprirle, decidendo ogni singolo aspetto, dalla forma di governo, alla religione di stato, dalla società alla cultura.

Il mondo è la vostra scacchiera

Come si diceva, durante le molte, lunghe, sessioni di gioco, godrete di un’unica visuale sull’intero scacchiere mondiale che, all’inizio, si presenterà come “terra incognita”; un semplice foglio bianco (ad eccezione dei territori conosciuti dalle diverse nazioni nel 1444) che si svelerà ai vostri occhi solo grazie a nuove esplorazioni, accordi di scambio, colonizzazioni. La mappa, zoomabile a seconda delle esigenze, come di consueto incredibilmente dettagliata e di una precisione storica che in questo quarto capitolo rasenta la perfezione, rappresenta solo uno dei molteplici elementi da tenere d’occhio sul nostro schermo. Dato che potrebbe esser difficile mantenere il controllo su tutti i fattori che possono influenzare l’andamento del gioco, sono state previste niente meno che venti modalità di visualizzazione della mappa che, con diversi colori, vi tiene aggiornati sull’estensione dei vostri domini, sui rischi di rivolte interne, sul peso economico di un singolo nodo commerciale e così via.

Il gameplay rimane assolutamente fedele alla tradizione; la vostra nazione, suddivisa in diversi territori a seconda dell’estensione, dovrà essere traghettata – e governata con tutti i mezzi possibili – sino al raggiungimento degli obiettivi dello scenario o, eventualmente, sino al 1820. Europa Universalis IV però non è certo un more of the same; anzi, le migliorie apportate e le nuove caratteristiche lo rendono forse il titolo più abbordabile dell’intera serie per coloro che hanno sempre avuto timore di affrontarla (suvvia, alla fine non si sta parlando di Crusader Kings, NdR). Innanzitutto è stata drasticamente diminuita la quantità di click che i nostri poveri mouse devono sopportare. Infatti, dalle prime versioni beta, la schermata è stata fortunatamente rivista ed ora risulta molto più immediato e semplice avere tutte le statistiche sotto stretto controllo. Sulla parte destra vi è una pratica finestra che tiene nota di ciò che è urgente sapere (con un doppio click la visuale si centra sull’oggetto selezionato), dalla coda di costruzione di edifici ed eserciti alla posizione di mercanti ed ambasciatori (una vera tragedia trovarli nei sotto menu dei precedenti episodi), dalla percentuale di conversione – o colonizzazione – di una provincia allo stato delle truppe.

In alto a sinistra invece, oltre al solito araldo della vostra nazione da cui è possibile raggiungere il riassunto completo e dettagliato della situazione, è ora attivo un link veloce che permette di reclutare truppe e costruire edifici senza dover cercare la singola provincia ed entrare nel relativo sotto menu. La mappa, a seconda del comando che volete impartire, cambia colore segnalando se in determinate province tal edificio è già presente o se vi è una coda di costruzione (con relativa percentuale e giorni rimanenti) per cui è impossibile procedere oltre. Molto utile sia per il progresso economico, sia per quello militare, dato che le azioni da dover eseguire sono più tempestive e non occorre mettere continuamente in pausa il gioco. Gli avvisi invece vengono mostrati con piccoli, preziosi, araldi di colore diverso a seconda della gravità della notizia. Purtroppo permane ancora un senso di fastidio – soprattutto se si utilizza un monitor piccolo – per l’eccessivo accumularsi di finestre pop up in alcuni frangenti, a volte con informazioni ridondanti, che offuscano la visuale, magari in un momento topico. Tornano anche i consueti indicatori di ricchezza, risorse umane, stabilità, prestigio e legittimazione al trono (una feature mutuata da Crusader Kings). Tutte queste statistiche sono vitali e devono esser costantemente monitorate, visto che si influenzano l’un l’altra e sono affette dalla vostre stesse decisioni in periodici quick events che potrebbero portare a perdere ricchezza (chiudere un occhio sulla corruzione farà salire l’inflazione e la capacità di esigere tasse), stabilità (negare maggiore autonomia ad un gruppo etnico diminuirà la stabilità e aumenterà il rischio di rivolte interne), prestigio (scelte diplomatiche poco accorte e il vostro regno sarà deriso e ostracizzato… un po’ come l’Italia odierna, per capirci). I ragazzi svedesi però lungi dall’adagiarsi sul lavoro già fatto, si sono impegnati al massimo per rendere l’esperienza di gioco ancora più profonda ed interessante.

Le principali novità riguardano l’introduzione del “monarch power” (piccolo omaggio a Crusader Kings notoriamente orientato alle dinastie più che alle nazioni), ossia punteggi (amministrativo, diplomatico, militare) cumulabili mensilmente a seconda del valore appartenente al sovrano di turno e ai singoli consiglieri, i quali risultano essere fondamentali nell’economia di gioco. I monarch points infatti, servono praticamente per ogni cosa; dalle ricerche per il progresso tecnologico, all’acquisto di decine di “idee nazionali” (le quali una volta “pagato” il loro costo forniranno determinati bonus), dalla costruzione di edifici specifici, al controllo violento di un territorio (soffocando nel sangue eventuali rivolte, o indigeni troppo aggressivi). Un’ottima aggiunta, ben implementata, che aggiunge molta varietà al gameplay e lo rende imprevedibile, personalizzato e divertente.

Si vis pacem…

Anche l’arte bellica, pur rimanendo sostanzialmente fedele nella sua struttura fondante, ossia scontri stilizzati basati su “fasi” scandite dai dadi – ebbene sì – e da altre variabili, come il morale delle truppe, il terreno, la grandezza dell’esercito, l’abilità dei generali, è passata al vaglio di Paradox ed ora muovere guerra è più immediato, grazie alla feature “warscore” che – tramite un semplice menu ed una percentuale – tiene conto delle parti in guerra, della forza dei loro eserciti, delle battaglie vinte/perse, della diplomazia (richieste, annessioni, tributi, ecc). Più alta la percentuale, maggiori le richieste che potrete avanzare… In caso contrario, preparatevi al peggio. Infatti, l’unica macchia riscontrata risulta proprio qui. Forse in nome del realismo storico (forse un bug?) se si fa parte di una coalizione di nazioni in guerra (e non in qualità di leader) non vi è la possibilità di trattare una pace separata col nemico, col rischio di protrarre all’infinito una guerra voluta da altri che potrebbe culminare con un prematuro game over per avvenuta annessione. Naturalmente, si può sempre stoppare lo scorrere del tempo per valutare con attenzione ogni mossa. Cosa che, molto limitatamente, può esser fatta anche nelle sessioni multigiocatore.

A questo proposito, il comparto multiplayer fino a 32 giocatori risulta esser sempre divertente ed in alcune parti è stato appositamente rivisto per supportare nuovi server stand alone (oltre a quelli ufficiali), un nuovo e più veloce matchmaking e la modalità co-op dove i giocatori gestiscono assieme una singola nazione, decidendone le sorti.

Un mondo di colori

Come avrete probabilmente intuito, ci vorrebbero giorni solo per scalfire la superficie di un titolo profondo come Europa Universalis IV, tanto che il comparto grafico-estetico (si sa, anche l’occhio vuole la sua parte) potrebbe tranquillamente passare, e lo ha fatto in passato, in secondo piano. Non questa volta però. La ristrutturazione c’è e si coglie immediatamente. Il comparto grafico si è notevolmente svecchiato: utilizzando la versione 2.5 del motore grafico Clausewitz i ragazzi di Paradox hanno fatto un lavoro egregio per proporre una mappa di gioco tridimensionale dettagliata, con svariati elementi dinamici come lo scorrere dei fiumi, i riflessi sull’acqua, il passare delle stagioni che colora in modo verosimile la topografia a seconda delle latitudini, ed un’interfaccia assai più funzionale e meno barocca del passato. Le modalità di visualizzazione della mappa (una ventina) sono un tripudio di colori diversi che aiutano molto nel capire e tenere sotto controllo tutti i possibili rischi ed i propri domini nel confuso quadro mondiale.

Gli avatar (o pedine, come preferite) di eserciti, imbarcazioni, mercanti, coloni e missionari sono stati “sgrezzati” ed arrotondati con un maggior numero di poligoni, movimenti più naturali ed un pizzico di personalità. Nonostante il gioco in sé non richieda chissà quali risorse, si assiste ancora a sporadici rallentamenti nella fase di zoom, soprattutto quando gli elementi tridimensionali che si stanno muovendo sono molti. La colonna sonora, composta da Andreas Waldetoft, storico autore di quasi tutte le soundtrack Paradox, è anch’essa un gioiello. Messa da parte la ridondanza che caratterizzava i capitoli precedenti, i pezzi magistralmente orchestrati, ad ampio respiro, si alternano piacevolmente a temi più leggeri, mai banali. Anche le campionature degli svariati effetti sonori, per quanto essenziali, non soffrono di alcuna mediocrità.

Immagine anteprima YouTube

IN CONCLUSIONE
Europa Universalis IV è, sin d'ora, a tutti gli effetti un capolavoro di certosina ricostruzione storica: centinaia di eventi, regioni, regni, tratti sociali, tecnologici, politici e militari, migliaia di leader e reggenti realmente esistiti, unita ad una profondità di gioco immane, che terrà anche il giocatore più smaliziato (o meno paziente) incollato allo schermo per centinaia di ore, nell'intento di riscrivere la storia. Le richieste dei fan sono state ascoltate e Paradox ha migliorato (e non di poco) la struttura preesistente, rendendolo al contempo un capitolo adatto anche a chi non è mai vissuto a pane & grand strategy. La possibilità di salvare i propri progressi nella nuvola consente al giocatore di riprendere la partita su un altro dispositivo, magari in ufficio, ma che resti un segreto! Insomma, un titolo imperdibile che manca la perfezione solo di poco, ma certamente le future espansioni e le piccole aggiunte da parte del team (a settembre ad esempio, con la patch 1.2 arriveranno venticinque nuove "idee nazionali") unite alla biblica quantità di mod che si riverseranno in rete, colmeranno il gap che lo separa dall'eternità.
Pro-1
Profondo e curato in modo maniacale
9
Contro-1
Sporadici rallentamenti in fase di zoom
Pro-2
Numerose novità
Contro-2
Pop up ancora invadenti
Pro-3
Praticamente infinito
La storia secondo voi
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