Foul Play – Recensione
Sono passati oltre dieci anni da quando i picchiaduro a scorrimento dominavano le sale giochi di mezzo mondo. In questi anni le cose sono decisamente cambiate, le sale giochi non esistono praticamente più ed i beat’em up sono diventati quasi un genere di nicchia. Nonostante questo sono ancora tanti i giocatori che non resistono all’idea di prendere a pugni, possibilmente in compagnia di un amico, tutto quello che compare sullo schermo. Foul Play: The Perilous and Entirely Accurate Adventures of Baron Dashforth è l’ultimo esponente di questo bistrattato genere sviluppato da Mediatonic, team che negli anni si è già mostrato con il divertente Monsters (probably) Stole My Princess, approdato proprio in questi giorni su Steam e su Xbox Live Arcade.
Con un stile grafico fumettoso andremo a vivere le avventure teatrali del Barone Dashforth e del suo fedele assistente Scampwick, alla caccia di zombie, mummie ed un vasto bestiario di creature che aspettano solo di essere malmenate.
TRA PALCO E REALTÀ
Negli anni ci siamo trovati a picchiare praticamente di tutto, abbiamo abbattuto dinosauri, ogni tipo di nemico derivante dal fantasy e dai comics, l’unica cosa che effettivamente non avevamo mai provato è una rappresentazione teatrale con tanto di pubblico in sala. Tutta la storia di Foul Play è ambientata su un palco durante una rappresentazione teatrale, il Barone ed il suo assistente sono consci di ciò e saranno loro a raccontare ed interpretare l’avventura. Succederà sovente che sconfitti tutti i nemici il Barone si fermerà per introdurre una nuova scena, o far capire cosa stia succedendo, senza mai scordarsi di fare qualche battuta o raccogliere i suggerimenti degli spettatori. Intorno alla natura teatrale ruota tutto il mondo del gioco e bisogna dire che funziona decisamente bene. Tutte le scenografie sono riprodotte come in uno spettacolo scolastico, con tanto di alberi e sfondi di cartone retti da un perno bene in vista. La stesso vale per i nemici che porteranno vestiti e trucchi degni del teatro dell’oratorio, dimenticandosi battute ed aspettando il suggeritore per l’indicazione della loro parte. Tutto questo permetterà al Barone e al suo fedele assistente di spaziare dall’antico Egitto fino ad Atlantide, risultando sempre tanto folli quanto coerenti. L’ironia è uno dei punti forti di Foul Play tanto che gli attori, quanto gli spettatori/giocatori, sanno di assistere ad una buffonata e si divertono proprio per questo, per la follia delle situazioni molto spesso prive di senso.
Nonostante si presenti bene dal punto di vista stilistico, Foul Play non riesce proprio a convincere nel sistema di combattimento. I nostri due eroi disporranno di un attacco rapido, uno pesante, il salto, una schivata rapida e la possibilità di bloccare in maniera tattica i colpi degli avversari con delle “parry”. Sfortunatamente, tutto ciò si dimostra dopo poco tempo troppo semplicistico: premendo i tasti di attacco si realizzeranno infinite combo aeree che toglieranno ogni possibilità di movimento al nemico ed a questo si unisce un sistema di parry troppo permissivo che finisce per rovinare un’esperienza complessiva che poteva risultare molto più divertente. I nemici segnaleranno con largo anticipo le loro intenzioni di colpirvi con dei fulmini sulle loro testoline, a voi basterà premere il tasto della parata in un qualunque momento della finestra temporale che precede l’attacco per fiondarvici contro, annullare il fendente e, se l’avversario è piccolo, usarlo come arma e lanciarlo contro gli altri. Tale mossa, oltre ad abbassare di molto il livello di difficoltà, è utilizzabile per parare qualunque cosa, dall’ascia gigante del nemico al pugnale lanciato dall’altro lato del palco e ci metterete poco ad accorgervi che la parry è molto più utile e potente degli attacchi normali, tanto che già dal secondo atto tenderete ad utilizzarla più dell’affondo frontale. Un altro male che affligge Foul Play è la ripetitività, essendo una rappresentazione low cost i nostri avversari saranno sempre gli stessi, ma vestiti in maniera sgangherata. Questo però non è un difetto, anzi, aiuta a creare la giusta atmosfera, meno accettabile è il fatto che tutti i nemici abbiano lo stesso schema di attacco, visto che i cattivi dal primo all’ultimo stage si comporteranno quasi tutti nella stessa maniera. Alla fine di ogni livello faremo la conoscenza di un boss finale, molto più grandi ed energici rispetto ai nemici comuni, ma anche qui la possibilità di parare ogni loro colpo mentre inanelliamo combo da centocinquanta colpi abbassa molto il loro livello di minaccia. Una grave mancanza per un titolo del genere è la limitata possibilità di interagire con gli oggetti di scena, salvo rari casi il Barone (che tanto assomiglia all’omino del Monopoli) non potrà raccogliere niente o utilizzare null’altro che le proprie mani per picchiare i malcapitati. Tale scelta convince poco, semplici armi avrebbero aiutato a far sentire meno la ripetitività che tanto attanaglia questa produzione. A movimentare un po’ la scena ci penseranno le bizzarre richieste del pubblico, tanto che per compiacere i propri spettatori in ogni atto ci verrà chiesto di completare determinati compiti, come sconfiggere un determinato avversario per ultimo o effettuare una combo particolare. La scelta si integra bene con lo stile di gioco e completare tutti gli obiettivi può essere un buon sistema per aumentare la longevità. Tuttavia, questi problemi danneggiano un gioco che comunque riesce ad essere sempre molto divertente grazie alla follia delle situazioni e l’originalità dei boss e solo una volta raggiunto l’epilogo resterà l’amaro in bocca: Foul Play aveva il potenziale per dare molto di più.
Essendo tutta una rappresentazione teatrale, i nostri eroi non sanguinano e non avrebbe avuto molto senso una barra della vita. Al posto della tradizionale energia avremo un indicatore di gradimento molto simile a quello di giochi come Rockband e Guitar Hero: picchiando i nemici e connettendo i nostri colpi con le combo otterremo il favore del pubblico che, al contrario, inizierà ad allontanarsi fino ad un fatidico game over nel caso prendiate troppi colpi di fila. Tale sistema non funziona sempre benissimo, nel caso siate in un momento di sofferenza il pubblico inizierà visibilmente ad annoiarsi, ma vi basterà pestare il nemico più debole con una infinita combo aerea per riuscire a ritornare in una condizione di sicurezza. Nel caso giochiate in cooperativa con un amico la barra del gradimento sarà condivisa. Completare Foul Play vi richiederà circa 8/9 ore, longevità superiore alla media del genere ed in linea con gli standard attuali. Il gioco come sempre in questi casi dà il meglio se giocato in compagnia, possibilmente condividendo lo stesso divano, anche se è presente la possibilità di giocare online. Se dopo una prima run avrete ancora voglia di picchiare gli sfortunati figuranti, la caccia a tutti a tutti gli obiettivi, così come la ricerca del punteggio perfetto, potrebbero essere un buon incentivo a rigiocare il titolo anche se, come già detto, la ripetitività si presenterà in tutte le vostre partite, non essendoci personaggi alternativi da utilizzare o percorsi secondari da prendere.
Tecnicamente il gioco si difende bene, con una fluidità che resta costante senza mai soffrire cali di frame rate. I controlli sono studiati principalmente per il controller della Xbox 360 tanto che ne è consigliato l’utilizzo, ma nel caso non ne siate provvisti non è particolarmente grave, visto il limitato numero di pulsanti da premere. Il lato sonoro non risulta invece particolarmente interessante, le musichette sono piacevoli anche se dopo poco appaiono ripetitive.
Veloce ed immediato |
7 | Molto lineare |
Pieno di humour | Sistema di combattimento troppo semplicistico | |
Scarsa rigiocabilità | ||
| SU IL SIPARIO, CHE VOLANO CEFFONI! | ||

