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Recensione
TESTATO SU PC
2 maggio 2014, 15:00
Full Bore
Full Bore mobile

Full Bore – Recensione

Riprendiamo da dove ci eravamo fermati vista la sosta del primo maggio, proponendovi l’analisi di un altro titolo indipendente che, per quanto proposto e mostrato nella prima parte di gioco rilasciata tempo fa, ancora in troppo pochi conoscono; in occasione del rilascio ufficiale della versione completa su Steam, disponibile dal 6 maggio, abbiamo speso circa una dozzina di ore in compagnia di Full Bore, un puzzle platform diverso dal solito, che fin da subito ci sentiamo di consigliare a tutti gli amanti del genere. Scoprite perché!

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BE A CUTE BOAR

Come detto in apertura, Full Bore è stato finanziato un anno fa tramite Kickstarter e la somma raggiunta, comunque superiore a quella inizialmente richiesta dai tre sviluppatori che compongono i Whole Hog Games, ha consentito agli stessi di iniziare i lavori sul videogioco, rilasciato in due parti. La prima, The First Dig, introdotta sul mercato nel 2013, e la seconda – Into Hard Earth – disponibile a giorni. Così facendo Whole Hog Games ha ottenuto utili feedback dalla community di appassionati, continuando a migliorare l’esperienza della prima parte di gioco che, di conseguenza, ha portato ad un miglioramento anche della seconda. Entrando nel dettaglio, se deciderete di acquistare questo videogioco vi troverete nei panni di un cinghiale (o di una scrofa, a seconda della scelta iniziale) che, involontariamente, si troverà ad esplorare caverne e cunicoli di una stramba società mineraria; superati i primi istanti di gioco e presa dimestichezza coi comandi (‘WASD’ per il movimento e lo scavo, ‘Spazio’ per una mossa speciale che vi consentirà di creare onde d’urto utili per abbattere banchi di materiale di grana fine posti alle nostre vicinanze) il titolo prende sempre più forza ed inizia a mostrarsi per quello che in realtà è: un puzzle platform ancorato al passato, ma originale ed in un certo senso malato (vedi razzo spaziale nei primi attimi di gioco), che sfrutta a suo vantaggio un level design geniale per incentivare il giocatore di turno alla scoperta del vasto mondo di gioco sotterraneo, quindi alla raccolta di preziose gemme blu, alle quali di tanto in tanto si affiancheranno misteriosi mail consultabili tramite PC disposti nelle varie location, che andranno ad infittire il mistero sulla trama di Full Bore: un semplice pretesto, certo, che in questo caso rende il tanto che basta per aiutare chi gioca a volerne sapere sempre di più.

Questo anche grazie alle impostazioni di base, che rendono il titolo di Whole Hog Games assolutamente particolare. Non solo un protagonista fuori dal comune, l’abilità di scavare (quando richiesto) a corredo di livelli esaltanti e contenenti puzzle stimolanti che prevedono più opzioni per essere risolti, ma anche un comparto tecnico interamente in pixel art che è al top per realizzazione e grazie al quale si è riusciti a proporre un’esperienza di gioco che ricorda tanto i titoli d’un tempo, senza accusare il colpo sul comparto animazioni – una vera e propria impresa tenendo conto del budget a disposizione – che donano a questo buffo personaggio di cui faremo le veci una simpatia davvero incredibile. Quest’aspetto ci permette di apprezzare ulteriormente quel che è alla base di tutto, il gameplay: frenetico, veloce, coinvolgente, che coniuga all’azione tipica dei platform quella degli scavi di (pochi) blocchi di sabbia o di terra, da toglier di mezzo per farci strada tra gli stage, o per risolvere gli enigmi che solitamente ci vedranno all’opera nello spostare particolari attrezzature laser. Non ci è permesso saltare, ciò significa che ogni mossa andrà ponderata attentamente e che, prima di gettarci in un pozzo, c’è da mettere in conto il rischio di non poter tornare in superficie; a questo proposito, o in caso di morte, ci viene in aiuto la funzione rewind grazie alla quale non solo potremo risolvere situazioni terminate in maniera imbarazzante, ma anche sperimentare più metodi ed approcci ai puzzle ambientali proposti nel gioco. Questo, nei livelli più avanzati, sarà il modus operandi richiesto, l’unico ed il solo possibile, considerando l’innalzamento della difficoltà ed i vari trabocchetti piazzati dal team di sviluppo negli scenari, per trarci in inganno. In nessun caso, però, si avverte quel senso di profonda frustrazione solitamente dominante in altri puzzle-platform del genere; non riuscite a risolvere l’enigma? Niente paura, tornate indietro e continuate l’esplorazione dei cunicoli, potrete tornare ad affrontare quel livello più tardi. Un modo di progressione che potrebbe non piacere a tutti, anche perché l’abbandono di uno stage causa sempre un po’ di fastidio al giocatore navigato, ma ad ogni modo l’esplorazione è l’ennesima arma nell’arsenale di Full Bore, componente importante di tutta la produzione, pensata come esperienza puzzle-platform prima di tutto, ma non lineare, bensì completamente aperta all’esplorazione, in un open world sotterraneo pieno zeppo di collezionabili e segreti. Orientarsi potrebbe essere difficile, ma la mappa di gioco – richiamabile tramite il tasto ‘\’ sulla tastiera – ci dà il giusto aiuto nelle ore di gioco che serviranno per portarlo a termine, almeno una dozzina, evidenziando di color oro tutti quei luoghi o quelle stanze in cui, col caro cinghiale, si è raccolto tutto, o trovato ogni segreto.

In ultima analisi, ma non meno importante, quello che è il comparto audio del videogioco. Abbiamo parlato di anima retro legata alla pixel art ed alla bidimensionalità degli scenari, ma la soundtrack non è da meno. In ogni livello, o quasi, a farci compagnia troveremo brani fantastici che aggiungono tanto all’esperienza in generale; “o quasi” perché in alcuni di questi gli sviluppatori hanno adottato un approccio ben diverso, rendendo muti determinati stage e facendo emergere lo stress vero, vivo, che un prodotto del genere non può fare a meno di dare a categorie di videogiocatori in erba. Allo stesso tempo, man mano che i progressi nel gioco si faranno importanti, la colonna sonora salirà di livello, diventando potente e tosta, quasi a voler mettere in risalto l’avvenuta ed ormai indiscutibile crescita, nostra e del cinghiale, che di lì in avanti ci porterà ad avere la strada spianata… Magari…

Immagine anteprima YouTube
IN CONCLUSIONE
Diventato realtà grazie ai fondi raccolti su Kickstarter (circa sedicimila dollari) e successivamente approvato tramite il servizio Steam Greenlight, Full Bore è uno di quei puzzle-platform old-school che gli amanti del genere non dovrebbero farsi sfuggire, per longevità, rigiocabilità, level design ed atmosfera. Un mix di elementi lo rendono originale, vedi i protagonisti del gioco o la possibilità di scavare piccole porzioni di terreno per risolvere enigmi all'interno dello stage, e la presenza di un gameplay classico, veloce ed esaltante, che si concede qualche rivisitazione, rappresentano i contenuti di un pacchetto complessivamente ottimo.
Pro-1
Ci sono un cinghiale ed una scrofa!
8
Contro-1
Farsi strada tra i livelli potrebbe essere stressante per molti
Pro-2
Ottimo level design e longevità
Pro-3
Soundtrack gustosa
CINGHALI E SCROFE ALLA RISCOSSA!
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