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Recensione
TESTATO SU PC
30 agosto 2014, 15:16

Heavy Fire: Afghanistan – Recensione

Di acqua sotto i ponti ne è passata, da quando il non plus ultra degli FPS erano i cosiddetti sparatutto su binari, o appunto rail FPS. Aiutati da una grafica portentosa ed una giocabilità accessibile a tutti, questi particolari titoli si contraddistinsero soprattutto nelle sale giochi. Il cabinato offriva infatti il supporto software ed hardware migliore – ricordiamo che per garantire l’esperienza di gioco più realistica possibile era necessario l’utilizzo di un pad di movimento, possibilmente a forma di fucile – e spopolò quindi in gran parte fuori dal circuito casalingo. Alcuni titoli fecero fortuna anche su console, vendendo tra l’altro un numero esagerato di pistole plasticose e dal dubbio riutilizzo (Time Crisis ed il suo G-Con controller). Heavy Fire: Afghanistan ricalca le orme di questi titoli, sfidando apertamente Time Crisis: Razing Storm, ultimo tentativo di rail FPS su PS3.

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Salviamo il salvabile

Il prodotto si presenta come uno shooter arcade in cui non potremo muoverci, ma dovremo per ogni sezione del livello eliminare i nemici prima che questi elimino noi. Ad aiutarci ci saranno dei commilitoni guidati dall’intelligenza artificiale oppure altri 3 amici ospitati in locale. La trama del gioco è piuttosto approssimativa, consistendo semplicemente in una lunghissima run attraverso il deserto afghano, cercando di uccidere tutti i terroristi che pullulano la regione. Man mano che uccideremo i nostri avversari, e che accumuleremo kill e buoni punteggi, saliremo di grado. Tendenzialmente si tratta di una struttura fin troppo semplice, che certo non sposa una trama al cardiopalma.

Il lato gameplay rappresenta un altro elemento dubbio, presentando pochi elementi positivi ma grandissime lacune. La modalità di gioco in sé, ad un primo impatto vetusta ed anacronistica, è in realtà ancora divertente, soprattutto in multiplayer. L’impatto con il controllo diretto dell’arma e dello sparo è infatti sempre molto soddisfacente ed aiuta all’immedesimazione nell’ambiente di gioco. Purtroppo però per far questo è necessario l’acquisto in bundle del supporto a forma di fucile d’assalto, da montare assieme al sistema Move (parliamo della console di casa Sony ovviamente) o assieme al controller Wii. Un acquisto che potrebbe essere giustificato di fronte ad un comparto tecnico migliore di quello offerto. I nemici quando colpiti sono poco responsivi, non dando mai l’impressione di morire o di subire l’impatto, ma semplicemente di cadere come pere dall’albero. Allo stesso modo le animazioni di gioco forzate (movimenti fuori dal combattimento, spostamenti, salti e così via) risultano quanto mai antiquate, caratterizzate da una lentezza ingiustificata e fuori dai canoni delle console di generazione moderna. Il sistema di scelta degli oggetti e delle abilità dipende dai punti accumulati durante la campagna in single player: ogni due livelli un punto spendibile lungo un semplice albero, che contempla alcune abilità passive e dei tipi di arma diversi. Anche questa si rivelerà una mancanza piuttosto grave, necessitando questo genere di gioco di un numero spropositato di power up ed elementi che possano rendere intrigante l’assenza delle dinamiche classiche degli FPS. Indubbiamente, il software migliora sensibilmente quando si riescono a radunare altri tre amici, dotati di supporti di gioco anch’essi, nonché disposti ad invadere il vostro salotto per poter sparare in compagnia. Un miglioramento che alla lunga soffrirà della carente intelligenza artificiale dei nemici, davvero troppo poco temibili.

Il profilo grafico si sposa benissimo con quello del gameplay, risultando a dir poco vecchio e poco brillante. Oltre alle animazioni scadenti e farraginose, stupiscono anche le texture grossolane, le ambientazioni piatte e ripetitive, nonché le caratterizzazioni banali dei personaggi. Ombre e luci sono gestite appena decentemente, e l’impressione globale è quella di un gioco a bassissima risoluzione. Il comparto sonoro invece si salva, con dei rumori ambientali ben implementati, inseriti nei giusti momenti ed una colonna sonora che, se non fa urlare al miracolo, quanto meno salva la faccia. Tirando le somme siamo di fronte a troppi elementi negativi, per poter dare un giudizio anche solo mediocre al prodotto. Il problema di fondo sta nel non aver capito di dover spingere almeno uno degli elementi caratteristici della tipologia di gioco, senza i quali Heavy Fire: Afghanistan non solo stenta a decollare, ma affonda completamente. Riconosciuti i limiti di un gameplay comunque anacronistico, sarebbe stato intelligente puntare tutto su una trama ben congeniata ed entusiasmante, magari assieme ad un sistema di crescita del personaggio originale. Oppure si sarebbe dovuto puntare sulla grafica e sulle animazioni, o  su un comparto multiplayer più funzionale e divertente. Non parliamo di un gioco perfetto in ogni punto di vista, ma perlomeno solido in uno dei tanti a disposizione. Cosa però che Heavy Fire: Afghanistan non riesce a proporre mai.

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IN CONCLUSIONE
C'è poco da fare, Heavy Fire: Afhanistan non si può salvare. Nonostante l'idea di riesumare la tipologia di sparatutto su binari potrebbe essere interessante, perché aiuta la compenetrazione nel sistema di gioco, allo stesso tempo non si può prescindere dall'avere un comparto tecnico di livello o quantomeno una buona narrazione. Il prodotto, insomma, fallisce su tutta la linea.
Pro-1
Ritorno al rail FPS
4
Contro-1
Graficamente piatto
Pro-2
Coop fino a 4 giocatori
Contro-2
Balistica e shoot system sballati
Pro-3
Buona colonna sonora
Contro-3
Trama quasi inesistente
DA EVITARE
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