InFlux – Recensione
Ricordate Marble Madness, uscito sul mai troppo glorificato NES? Al comando di una biglia blu dovevamo destreggiarci tra intricati percorsi, cercando la giusta traiettoria e manovrando una ingovernabile sfera. Da allora sono passati circa vent’anni ed il mondo è andato avanti, ma l’idea è rimasta. Tramite le più svariate reincarnazioni abbiamo aiutato un esercito di scimmie a rotolare fino al traguardo e in The Glove abbiamo provato cosa vuol dire muovere una sfera all’interno di un platform game. Quello che effettivamente ancora mancava era un gioco in grado di offrire una mescolanza tra esplorazione ed enigmi. InFlux si presenta a noi con tutte le carte in regola per essere un titolo ben più che semplicemente interessante, ma saranno riusciti gli sviluppatori a creare un gioco all’altezza delle aspettative?
COME SI ROTOLA NEL 2013?
InFlux non è certo un gioco che si perde troppo in spiegazioni: atterrati su di un’isola deserta ci troveremo a muovere la nostra sfera per un meraviglioso ambiente incontaminato. Chi siamo? Da dove arriviamo? Qual è il nostro scopo nella vita? Non è abitudine dei puzzle game rispondere a queste domande e InFlux non fa eccezione; il gioco pur non prodigandosi con particolari introduzioni resta comunque molto intuibile. Siamo su questa isola tropicale e dobbiamo andare avanti, punto. L’unica modalità di questo gioco è formata da due fasi differenti che proporranno un’alternanza di esplorazione e di enigmi strutturati come in una avventura, il tutto amalgamato nel tentativo di rendere il gioco il più omogeneo e fluido possibile. Durante la fase esplorativa dovremo girovagare per ambientazioni molto suggestive in cui il nostro scopo sarà quello di trovare e raccogliere degli spiritelli blu necessari per aprire le porte di una serra dove si svolgerà la fase di rompicapo. Trovare questi lumini non rappresenta mai una sfida particolarmente complicata, sarà comunque piacevole rotolare in giro per questi spazi impegnati nella loro ricerca. Con la nostra sfera dovremo compiere salti e girovagare ovunque possibile, la vera peculiarità del nostro atipico protagonista è un particolare potere con cui potremo allontanare o attrarre tutti gli oggetti che ci ostruiscono il cammino. L’esplorazione più che divertente è rilassante, premettendo che questa fase è sempre molto semplice tale operazione ci ha donato una piacevole sensazione di tranquillità e ci siamo trovati a girovagare alla ricerca di tutti i particolari, più per un insensato sentimento di serenità che per una richiesta di gameplay. Di contro bisogna dire che tutta la fase esplorativa resta sempre un po’ troppo condizionata, le sezioni che potremo osservare saranno sempre piccole, intervallate da salti o altri eventi che non ci permetteranno di tornare indietro. Fortunatamente è presente una buona varietà di location e con la nostra sfera passeremo attraverso colline boschive, grotte e villaggi abbandonati.
La vera sfida di InFlux si svolgerà all’interno delle sopra citate serre. Si tratta di palazzi completamente di vetro che oltre a ricordare i negozi della Apple ci fanno irrimediabilmente pensare a luoghi dove far crescere le proprie piante. Una volta passato l’ingresso verremo come teletrasportati in un universo parallelo fatto di luce, dove dovremo utilizzare la nostra materia grigia per riuscire a raggiungere l’uscita. Anche qui, il gioco non si prodiga in spiegazioni e non ci dice cosa fare o come farlo, nonostante questo il più delle volte l’obiettivo sarà facilmente intuibile, come raggiungerlo molto meno, soprattutto nelle fasi più avanzate del gioco. I puzzle presentati fanno largo uso dei poteri attrattivi/repulsivi della sfera e con le tali abilità dovremo spostare altre sfere dentro contenitori dello stesso colore, attivare ventole o ruotare la struttura nello spazio. Il livello di sfida presente varia con il perseguire dell’avventura seguendo una curva di difficoltà abbastanza morbida, nelle fasi finali portare a termine le serre richiede un buon utilizzo di materia grigia, ma senza mai esagerare. Pur riconoscendone la bontà, l’impegno e l’ingegno degli sviluppatori nel cercare di creare enigmi innovativi e divertenti, quello che più pesa è la mancanza di genialità che si può vivere in altre produzioni come Portal, tutti i puzzle sono interessanti, ma mai incisivi o particolarmente divertenti.
La configurazione ottimale per giocare è ottenibile utilizzando il pad Xbox 360; abbiamo provato anche a giocare con mouse e tastiera e pur perdendo un po’ di immediatezza InFlux è assolutamente giocabile anche in tal modo. Il problema che più lo affligge è una totale mancanza di ottimizzazione, il gioco si basa sull’Unreal Development Kit e ci regala una grafica di buona qualità, soprattutto per un prodotto indipendente. La domanda è: a che prezzo? InFlux pesa più di un macigno e la motivazione non va ricercata in particolari effetti luminosi, quanto in un codice che non bada minimamente ad un utilizzo sensato delle risorse. Per quanto i requisiti minimi siano più che abbordabili con un PC in grado di far funzionare più che decentemente i giochi moderni vi ritroverete comunque a dover settare al ribasso le impostazioni grafiche, se non addirittura giocare in modalità finestra, a meno di non voler convivere con un frame rate ben al di sotto della soglia della fluidità. A questo si aggiungono bug che hanno portato al crash del gioco, o a bloccare il PC su cui l’abbiamo testato.
Buona atmosfera |
6 | Manca di ottimizzazione |
Puzzle interessanti... | ... Ma non molto divertenti | |
| MEGLIO ROTOLARE ALTROVE | ||

