Inquisitor – Recensione
In una estate povera di uscite, usata più che altro come corridoio per l’esplosivo autunno, la voglia di buttarsi nel retrogame o nei giochi in grado di ricordarci antichi sapori è tanta. Dopo esserci gustati il buon Shadowrun Returns ed il nuovo Aarklas Legacy, abbiamo testato Inquisitor, un GdR sviluppato dalla poco conosciuta Cinemax e dall’apparenza decisamente “antica”. Uscito inizialmente in Repubblica Ceca, nel lontanissimo 2009, dopo anni di discussioni e problemi relativi alla traduzione Inquisitor approda anche da noi in una lingua comprensibile. Sulla carta il nuovo titolo Cinemax contiene tutto quello che un appassionato potrebbe desiderare: visuale isometrica, tanta esplorazione, migliaia di righe di testo, biforcazioni nella trama. Dopo aver passato quasi cento ore a cacciare demoni e punire peccatori, finalmente siamo pronti per la recensione; vediamo se è valsa la pena tirare fuori la spade, l’elmo e il dado da 20!
UN MONDO IN DECLINO
Ultrest è un regno sull’orlo del baratro. Una carestia interminabile accompagnata da malattie contagiose portano morte e desolazione tra i peccaminosi abitanti, che con i loro comportamenti immorali hanno attirato l’ira degli Dei. Riti pagani e magia nera invocano creature demoniache provenienti da un’altra dimensione, il male sta prendendo il sopravvento e la caduta di un meteorite sembra esser la prova che la fine dei tempi è oramai giunta. Toccherà a noi mondare il male dalle lande corrotte di Ultrest e per farlo dovremo compiere imprese e ricorrere a tutte le nostre abilità. Al posto di inventare nuovi mondi e nuove religioni gli sviluppatori hanno creato un universo realistico fortemente ispirato al periodo dell’alto Medioevo dove le condizioni di vita pessime, la fame, le malattie e le invasioni erano all’ordine del giorno e furbescamente hanno utilizzato tutte le immagini comuni dei demoni e degli angeli, ma inserendole in un altro reame, mettendosi così al riparo da eventuali critiche religiose.
Dopo il filmato introduttivo che ben chiarisce in quale orrenda situazione ci troviamo, potremo finalmente decidere quale eroe usare tra tre candidati: il Paladino, desideroso di guadagnare fama e salire di rango del suo ordine; il Ladro, interessato a migliorare la sua reputazione ed il Prete che ambisce al ruolo di inquisitore. Ognuno di essi può vantare una storyline differente e differenti saranno i rapporti con molti dei NPC. Come nelle migliori tradizioni ruolistiche, le statistiche del nostro eroe saranno liberamente selezionabili pur rispettando i parametri della classe, fatto questo potremo anche scegliere quale allineamento preferiamo, passando da buono fino all’eretico. Giusto per chiarire fin dall’inizio di che genere parliamo: Inquisitor è un GdR rivolto esclusivamente ad un pubblico hardcore ed anche a molti di loro risulterà ben poco accessibile. Se non potete vantare un background ruolistico maturato tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio, i primi istanti di gioco potrebbero risultare decisamente spiazzanti. La grafica proposta è old school, fatta di inquadrature isometriche, ambienti pre-renderizzati un po’ anonimi e personaggi estremamente pixellosi. Le animazioni dei personaggi sono estremamente limitate, idem per gli effetti visivi che sono realizzati con una manciata di pixel; tutto questo sarebbe apparso rozzo dieci anni fa, potete immaginare come quindi si presenta nell’anno della “next gen”. Non bisogna pensare che l’elemento spiazzante sia dovuto esclusivamente alla grafica, tutt’altro; anche per chi come noi, che abbiamo Baldur’s Gate costantemente installato ed approfittiamo di tutte le offerte di GOG, le prime ore di Inquisitor sono state traumatiche. Una volta scelto l’eroe ci troveremo in un bosco senza nessuna indicazione su cosa fare o dove andare e raggiunto il primo avamposto le guardie ci chiederanno di risolvere una semplice missione prima di poter entrare nel villaggio. Qui sorgono potenzialmente i primi problemi perché il gioco non dispone di nessun tipo di tutorial, per quanto il primo scontro sia facile dovremo lanciarci in battaglia senza nessuna indicazione su come portarlo a termine con successo, o cosa indicano le varie barre, ed anche più avanti nessuno ci dirà mai nulla riguardo ad esse. La stessa situazione si ripeterà per tutto il corso dell’avventura e per tutti gli elementi di gioco. Qualcuno potrebbe trovarlo elettrizzante, ma alla fine si rivela più che altro una grande fonte di frustrazione.
Nonostante gli evidenti limiti grafici risulta evidente l’impegno degli sviluppatori nel ricreare un universo il più credibile possibile, e tale compito in larga parte è riuscito. L’immedesimazione non riguarda solo l’aspetto visivo, aperte le porte della città ci si accorge che è possibile parlare con ognuno dei NPC presenti e che con ognuno di essi potremo discuter a lungo di tutto quello che succede nella zona. A leggere l’enorme mole di dialoghi presenti impieghereste anni, fortunatamente imparerete rapidamente chi ha qualcosa di interessante da dire e chi si limiterà a ripetere i pettegolezzi locali. Le missioni proposte sono abbastanza varie e spaziano dalle classiche “uccidi cinque pipistrelli” ad altre ben più articolate in cui ci sarà richiesto di trovare prove a riguardo di un determinato crimine. In generale, tutti i personaggi daranno una contestualizzazione alla missione da compiere, cosa che sarà gradita da tutti i giocatori alla ricerca di una esperienza un po’ più profonda. Qui Inquisitor mostra il suo lato più interessante, prendendo spunto dalle avventure grafiche e dai giochi investigativi dovremo parlare con gli abitanti per sapere cosa ne pensano, cercare indizi e quando avremo tutti i dati catturare il malvagio pagano, torturarlo fino a fargli confessare le proprie azioni eretiche. Sarà necessario scegliere bene le parole da utilizzare, i locali potrebbero anche non gradire il nostro operato, maltrattando una persona potremo trovarci esclusi alcune opzioni, oppure determinati personaggi potrebbero rifiutarsi di parlare con noi. La mancanza di indicazioni citata poco fa si verificherà anche qui e si rivelerà per lo più tediante, non sapendo mai cosa fare dovremo selezionare sempre ogni dialogo disponibile, visitare ogni area esplorabile e, cosa peggiore di tutte, cliccare su ogni oggetto presente nell’ambiente. Sovente restare bloccati in una missione sarà causato da un non accurato pixel hunting, in mancanza di hotspot che segnalano con cosa potremo interagire e con cosa no passeremo un bel po’ del nostro tempo a muovere il mouse a caso, su tutto quello che potrebbe rivelarsi interessante. Il gioco, se per certi aspetti lascia una buona libertà al giocatore, per altri è su binari, anche se avrete capito da ore che l’imputato in questione è un malvagio eretico dovrete comunque trovare tutti gli elementi presenti prima di poterlo incriminare. A salvare questa situazione ci pensa la trama, sicuramente tutta la fase di scrittura è meritevole e dimostra una grande impegno da parte dei creatori; trovare come proseguire non sarà sempre semplice. I nostri eroi hanno evidentemente gravi problemi mentali perché il diario che notoriamente serve per scrivere gli elementi più importanti delle missioni quasi sempre è riempito di dettagli inutili, tanto che vi converrà segnarvi fisicamente su un foglietto cosa fare e dove andare; anche qui spesso ci troveremo a cliccare su tutti i personaggi, sperando che siano quelli giusti per andare avanti.
QUANTO DOLORE NEL MONDO
Il lato peggiore di Inquisitor è quello proposto durante le fasi action, i combattimenti sono un elemento onnipresente nell’avventura ed alcune missioni richiedono di avventuraci in determinate grotte e recuperare qualcuno o qualcosa in dungeon multi-livello infestati da creature da abbattere. Gli scontri sono strutturati come quello dei primi Hack & Slash ed il danno sarà determinato in maniera casuale da un tiro (automatico) di dadi. I problemi di questi combattimenti sono fondamentalmente due: la difficoltà e la noia dovuta all’assenza di strategia. Anche selezionando il livello di difficoltà più basso già dai primi scontri rischierete seriamente la pelle, a meno di non essere equipaggiati col giusto numero di pozioni. La soluzione per rendere l’avventura di Inquisitor giocabile è trovare una buona area dove sia possibile fare del farm, ovvero uccidere tutti i mostri, curarvi con centinaia di pozioni, salire di livello, uscire e, complice il respawn dei mostri, ripetere la stessa azione fino a quando non raggiungerete una potenza adeguata. Nei dungeon la situazione si fa molto più stressante: dopo aver attirato una alla volta le creature demoniache, evitato trappole tanto stupide quanto pericolose, fatto pixel hunting per trovare la leva nascosta nella nicchia ed esser a pochi passi dal cattivo finale, potreste ritrovarvi senza pozioni curative, unica vera discriminante tra il vincere uno scontro e perderlo. In tutti gli altri giochi si userebbe un comodo portale per raggiungere il mercato, qui la magia la combattiamo di conseguenza, non senza qualche imprecazione; l’unica cosa che possiamo fare è percorrere al contrario tutto il percorso fino al centro cittadino più vicino, impiegando anche una decina di minuti, comprare un equipaggiamento migliore e tutte le pozioni che possiamo permetterci, quindi tornare indietro giusto per scoprire che, ovviamente, tutti i mostri sono ricomparsi.
Alcune volte ci troveremo di fronte a scontri “broken” o, per dirla in Italiano, realizzati in maniera stupida, come quando incapperemo in una imboscata impossibile da prevedere, o troveremo mostri di fuoco che contrariamente a tutti gli altri non patiscono l’acqua e tante altre idiozie simili, che non faranno altro che farvi salire il sangue al cervello. Di fronte a tutto questo, l’unico modo per tutelarsi è un uso abbondante dei quick save, sistema che utilizzeremo tutte le volte che perderemo un compagno. Andando avanti con l’avventura probabilmente vi ritroverete a pagare per errori fatti nelle prime fasi del gioco o addirittura durante la creazione del personaggio, non avendo nessuna informazione se certe abilità siano utili o no; potreste trovarvi bloccati perché non si dispone di un particolare potere, ad esempio, o scoprire d’aver investito su di una abilità inutile.
GdR hardcore... |
6 | ... Fin troppo hardcore |
Dialoghi ben scritti | Combattimenti terribili | |
Si sente la mancanza di un testing adeguato | ||
| INACCESSIBILE | ||
