Mercenary Kings – Recensione
Grazie all’enorme diffusione dei titoli indie, vi è stato un ritorno piuttosto prepotente degli shooter in 2D, un esempio è il divertente BroForce attualmente disponibile in accesso anticipato. Il titolo di cui parleremo oggi, nato grazie all’esito positivo di una raccolta su Kickstarter, è appunto uno sparatutto bidimensionale che, a prima vista, sembra l’ennesimo clone di Metal Slug. Scopriamo insieme, nella nostra recensione, perché non è così.
MERCENARI ALLA RISCOSSALa trama alla base di tutto è molto basilare, impersoneremo infatti un mercenario che, insieme ad un gruppo di specialisti, si troverà a dover liberare un’isola misteriosa dal predominio del C.L.A.W., la classica organizzazione di supercattivi. Il nostro protagonista avrà a disposizione un vero e proprio accampamento che fungerà da HUB di gioco, all’interno del quale potrà gestire l’inventario, acquistare oggetti, modificare le armi e, soprattutto, selezionare la missione. Mercenary Kings non ha assolutamente una struttura lineare, ma permette al giocatore di scegliere quali missioni affrontare; queste sono raggruppate per gradi militari, una volta completato un determinato numero di missioni (non c’è l’obbligo di giocarle tutte), potrete affrontare l’ultima prova del gruppo e sbloccare quello successivo. Molto simpatica è poi la presenza di conversazioni attraverso un codec che richiama in maniera piuttosto esplicita quello visto nella serie di Metal Gear Solid.
Come accennato poc’anzi, sebbene ad una prima occhiata potremmo pensare si tratti di un clone di Metal Slug, il gameplay di Mercenary Kings è qualcosa di completamente diverso. Prima di tutto i livelli di gioco non sono affatto lineari, ma in ogni missione ci ritroveremo in ambienti più o meno grandi (spesso e volentieri dovremo ricorrere ad una mappa per raggiungere il nostro obiettivo senza perderci) e liberamente esplorabili, nonostante ciascuna missione sia caratterizzata da un tempo limite. Il nostro mercenario potrà saltare, rotolare (vantando un’invulnerabilità che dura una manciata di frame), utilizzare un attacco melee e sparare. I proiettili a disposizione sono infiniti, ma una volta terminato il caricatore dovremo ricaricare manualmente attraverso un sistema di ricarica attiva già visto in Gears of War, il che è piuttosto divertente, nonostante sia un’azione che tende a rallentare le fasi più concitate. L’elemento che rende il titolo davvero peculiare è la gestione dell’inventario e, più in generale, del loot. Non solo infatti potremo portare con noi due oggetti tra granate, scudi, medikit e altro, ma le casse e gli avversari eliminati dropperanno degli oggetti fondamentali per il crafting. Avete capito bene, parte integrante del gameplay di Mercenary Kings consiste proprio in lunghe fasi di grinding per accumulare un gran quantitativo di materiali, attraverso i quali potremo costruire delle armi personalizzate. È davvero incredibile quanta attenzione sia stata dedicata a questa componente: potremo creare la nostra arma selezionandone ciascun componente, quindi scegliere calcio, canna, caricatore, munizioni, mirino e chi più ne ha più ne metta. Tale sistema non è solo divertente, ma mostra un bilanciamento notevole, infatti ciascun componente comporta dei malus e dei bonus, senza contare che la quantità di statistiche è impressionante. Durante la selezione dei componenti dovremo così tener conto dei danni elementali, della velocità di ricarica, della capienza del caricatore, della tipologia di proiettile e di tanti altri numeri che, attraverso un’ottima interfaccia, potranno essere gestiti con una semplicità estrema. Sono presenti in gran numero anche le armi melee, molte delle quali non sono altro che citazioni a videogiochi o film.
Per completare il gioco è richiesto un gran quantitativo di tempo, soprattutto se sarà vostra intenzione completare tutte le missioni e costruire i vari componenti. Purtroppo il titolo risulta essere piuttosto ripetitivo, sia nelle aree di gioco, proposte più e più volte, che nei boss, il cui numero non è particolarmente elevato e ci troveremo a combattere quasi sempre con gli stessi, fatta eccezione per qualche piccola variante. A venire in aiuto a questa monotonia arriva la modalità multiplayer fino a quattro giocatori, grazie alla quale potremo giocare con amici o tramite matchmaking le varie missioni. È comunque presente il multigiocatore in locale, cosa che fa sempre piacere in titoli del genere. Dal punto di vista tecnico, nonostante l’estrema semplicità, il titolo risulta davvero un belvedere. La pixel art, che richiama in modo evidente lo stile di Scott Pilgrim vs. The World: The Game (si tratta infatti degli stessi sviluppatori), rende davvero bene a schermo, così come risultano piacevoli gli sprite dei vari personaggi. Nonostante questa “leggerezza” grafica, risulta però piuttosto curiosa la durata dei vari caricamenti, decisamente elevata in relazione al lavoro svolto dalla macchina per far girare il gioco. Molto belle anche le musiche, dal momento che il chiptune si adatta perfettamente all’azione di gioco. Specifichiamo infine che il titolo è interamente sottotitolato in inglese, a prescindere dalla versione giocata.
Crafting delle armi divertentissimo |
7.5 | Piuttosto ripetitivo |
Elevata rigiocabilità | Caricamenti decisamente lunghi | |
| GRINDIAMO IN ALLEGRIA | ||

