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Recensione
8 giugno 2015, 9:40
Operation Abyss: New Tokyo Legacy
Operation Abyss: New Tokyo Legacy mobile

Operation Abyss: New Tokyo Legacy – Non ho tutta la Vita da perdere con te!

Un prodotto di nicchia per una console ormai di nicchia, Operation Abyss: New Tokyo Legacy è uno dei quei giochi tipicamente nipponici che spuntano sugli scaffali nostrani senza far parlare troppo di sé, concepito per ingraziarsi quella piccola fetta di pubblico affezionato consolidatasi nel tempo, e che mai si azzarderebbe a deviare dai binari tracciati dalle dozzine di simil-JRPG venuti prima di lui. Dagli autori di Demon Gaze, il titolo NIS America, uscito negli ultimi giorni in esclusiva PS Vita, è un dungeon crawler in prima persona caratterizzato da un’infrastruttura old-school e un battle system a turni altrettanto tradizionale. Chi ha già saggiato il suo predecessore spirituale sa già benissimo cosa aspettarsi; gli altri provino ad immaginare una sorta di Etrian Odyssey ambientato ai giorni nostri, solo ancora più legnoso, macchinoso, e per certi versi ancora più frustrante. Oh, e non dimentichiamoci il fanservice gratuito (limitato per fortuna), non sia mai che non vengano spammate sedicenni senza veli con la sesta o mostri dalle sinistre scollature, le vendite ne risentirebbero; non che la cosa ci dispiaccia, sia chiaro…

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MI SONO PERSO? DI NUOVO!? D]#*§@N€!!!

A dispetto della presentazione abbastanza “in” per gli standard nipponici, Operation Abyss proviene da un’era in cui comodità e dinamiche user-friendly ancora non figuravano tra le priorità dei programmatori di software, esibendo una formula di gioco punitiva e che non si fa certo scrupoli a irritare il giocatore pur di metterlo alle strette; sulla stessa scia di questo modus operandi arcaico troviamo però un altro punto cardine, decisamente meno stimolante, della produzione NIS: la stereotipizzazione di tutto. Incipit, sviluppo, colpi di scena, character design, soluzioni di gameplay, quello offerto da New Tokyo Legacy è un canovaccio che abbiamo già vissuto innumerevoli volte in passato, lungi dal sorprendere, ancor meno dal proporre spunti originali, e sebbene possiamo sorvolare su un cast apatico, fondato sulla filosofia del “crea, customizza e licenzia quanti eroi ti pare, la trama andrà avanti comunque senza di loro” (tanto che nel corso delle vicende verremo additati da comprimari e cattivi di turno unicamente come squadra, ignorando i singoli elementi), su una storia scontata e prevedibile, costruita intorno ai soliti cavilli e alle solite convenienze da fantasy post-moderno a base di adolescenti del cavolo, in quanto mero pretesto per buttarci dentro qualche dungeon ad ammuffire, e persino su una planimetria di questi ultimi un tantino lineare, a tratti spoglia, poiché vere protagoniste dell’esperienza si rivelano essere l’esplorazione stessa e la moltitudine di insidie incontrate lungo il cammino per giungere al termine di ogni labirinto (con le ossa ancora intatte s’intende), il problema insorge quando questi fattori non vengono controbilanciati da una realizzazione efficace, andando a concorrere ad una sfilza di sessioni tediose e prive di mordente, parche di soddisfazioni o addirittura snervanti in alcuni casi.

Nonostante un’interfaccia tutt’altro che intuitiva, e una caterva di menù, voci e opzioni che si potevano benissimo condensare, partire all’avventura in Operation Abyss non è poi così complicato: si appronta un team di sei guerrieri, si cerca di sopravvivere il più a lungo possibile, e una volta raggiunto il limite, o conclusi i propri affari, si fa comodamente ritorno in base con una magia o un oggetto (camminare è per i fessi); curati i feriti, si identifica il loot arraffato, si fa scorte di consumabili e ci si arma con i nuovi gingilli, per poi lanciarsi a capofitto in un secondo raid, e così via all’ennesima potenza, ricordandosi di salvare spesso, pena l’obliterazione del party in caso di sconfitta. Contrariamente ai vari Etrian Odyssey, i dungeon di New Tokyo Legacy sono molto più concentrati, si sviluppano su una manciata di piani e non sono neanche particolarmente estesi; in compenso fanno affidamento su una marea di gimmick alquanto fastidiosi, ideali per disorientare il giocatore e prolungare artificiosamente il tempo speso al loro interno: pareti illusorie, stanze vuote, corridoi a senso unico, tile che annullano le magie attive o ci fanno roteare in circolo, warp a sorpresa, intere sezioni prive di mappatura dinamica, quelli di Experience Inc. sanno certamente come mettere i bastoni tra le ruote. Intendiamoci, arrovellarsi per capire come proseguire senza sperperare risorse invano non costituisce affatto una nota di demerito, anzi con un paio di tool adeguati improvvisarsi novelli Indiana Jones può risultare parecchio divertente (e anche qui, la saga di Atlus insegna), peccato che nel caso di Operation Abyss al giocatore non venga lasciata alcuna libertà di segnalare punti di interesse, scorciatoie o quant’altro sulla mappa (salvo dei memo in stile From Software, ad ogni modo invisibili sulla piantina, ergo di dubbia utilità), che corre il rischio di dimenticarli qualora faccia ritorno sul luogo in un secondo momento, arrancando nel tentativo di raccapezzarsi, e la completa indifferenza da parte degli NPC nel fornire la benché minima indicazione non giova certo ad un ritmo funestato da ripetuti tempi morti; per darvene un’idea concreta, abbiamo investito circa 30 ore su Operation Abyss prima di iniziare la stesura di questa recensione, e non esageriamo a confidarvi che almeno la metà sono state buttate girando a vuoto, spaesati. Il backtracking è frequente, ma se non altro rende pratiche come grinding e farming, a loro volta presenti in dosi massicce, meno invasive del previsto, tuttavia quando si perdono intere giornate per rintracciare una porta nascosta in un punto completamente a caso di un labirinto agevole da visitare quanto un vespaio (senza per giunta avere idea che suddetta porta esista in primo luogo)… beh, non è un’esperienza gradevole, neanche per un fan accanito del genere.

Se c’è un dettaglio che però abbiamo apprezzato di New Tokyo Legacy è il grado di profondità con cui è possibile customizzare l’equipaggiamento del party. Il combat system è piuttosto grezzo, e il team building limitato (gli slot nelle retrovie sono prenotati praticamente a vita da Mago, Chierico e Accademico, senza i quali non si può campare a lungo), ma diamine se si può smanettare con l’arsenale: crafting esteso, riciclo dei materiali, molteplici bonus a livello di statistiche, parametri, danno elementale e status alterati, sia da un punto di vista offensivo che difensivo. Con un po’ di pratica è possibile assemblare vere e proprie build per adattare lo stile di combattimento di ogni membro della squadra a seconda delle necessità, sebbene l’IA elementare renda il processo superfluo, e il senso di crescita è evidente, basta qualche level up extra e un paio di tweak per trasformare un dungeon dapprima infernale in una passeggiata nel parco, peccato non riuscire a spassarsela altrettanto sul campo. Per il resto, il tasso di sfida sbilanciato denota una longevità altalenante, diciamo intorno alle 20-30 ore se vi gira bene, molte di più se come noi cominciate a sbattere la testa contro un muro o mirate al platino (fattibile). Poco da segnalare per quanto concerne invece il comparto tecnico, che alterna artwork di discreta fattura a location tridimensionali spartane e non troppo ispirate, tacendo poi sugli effetti speciali (sembra di giocare su PS1); azzeccati i brani “decadenti” che fanno da sfondo alle nostre scorribande dentro ruderi, fogne e sotterranei allagati, ma la carenza di varietà si fa sentire in fretta, e mancano tracce memorabili a sottolineare i momenti clou della storia. Inaspettata l’assenza del doppiaggio giapponese in favore di quello inglese, asettico come di consueto.

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IN CONCLUSIONE
Se i dungeon crawler e i JRPG vecchia scuola sono il vostro forte, e un (bel) po' di esplorazione alla cieca non vi spaventa, in Operation Abyss: New Tokyo Legacy troverete pane per i vostri denti: ore e ore di passi incerti senza la più pallida idea di dove andare contemplando la pianta del labirinto, possibilmente con un taccuino a portata di mano per sopperire alla carenza di gingilli in game, centinaia di pertugi invisibili a occhio nudo in cui infilarsi a caccia di tesori e sfide supplementari, grinding estremo, e un sistema di sviluppo del party niente male. Se quello che cercate è invece una maggiore profondità narrativa, una formula di gioco equilibrata, o un ritmo avvincente... semplicemente il titolo di NIS non fa per voi, e non provate a forzare la mano: i santi sul calendario non sono infiniti. Experience Inc. ha tenuto fede alla nomea di Vita come mecca per gli amanti dei giochi di ruolo portatili da un anno a questa parte, similmente alla defunta PSP, tuttavia Operation Abyss risulta fin troppo raffazzonato, superficiale e "disonesto" per poter essere promosso a prescindere come prodotto di nicchia; delle meccaniche infurianti non fanno "hardcore", lentezza e macchinosità non implicano necessariamente una laboriosità di fondo per pochi eletti, e certamente un repertorio filo-jappo omologato alla massa non esula look, storia e quant'altro da criticismi, specie se la moda dura imperterrita da anni. Se ne avete piene le tasche, rifletteteci prima di aprire il portafogli.
Pro-1
Finché si procede sulla giusta direzione, tutta fila a gonfie vele...
6.5
Contro-1
... Ma inevitabilmente si incapperà in un vicolo cieco, e allora son dolori
Pro-2
In abbondanza di materiali, la vita nella sezione R&S è uno spasso...
Contro-2
... Meno quella nei dungeon
Contro-3
Poco incisivo, in più di un comparto
You Spin Me Round (Like a Dungeon)
COMMENTI