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Outlast – Recensione

Recensione del 07/09/2013

Cover Outlast
PC
TESTATO SU
PC

Genere:
Sviluppatore:
Produttore:
Distributore: Digital Delivery
Lingua: Inglese (sub ITA)
Giocatori: 1
Data di uscita: 04/09/2013
Pro-1
Atmosfera intensa e mai stereotipata
Contro-1
Non adatto ai portatori di bypass
Pro-2
Sonoro sopraffino
Contro-2
Poca rigiocabilità
Pro-3
La Night Vision aumenta esponenzialmente la difficoltà
Contro-3
Poche ore di terrore forse non basteranno a tutti

Ci sono stati momenti nella nostra carriera da videogiocatori in cui ognuno di noi ha sentito la necessità di dover provare un titolo definito dalle case produttrici come un ‘Survival Horror’. Vuoi per sfizio e volontà autodistruttiva, vuoi per la solita questione del provare prima di giudicare, almeno una volta lo abbiamo pensato e magari abbiamo deciso di colmare le nostre lacune comprando titoli blasonati, con un background notevole alle loro spalle, titoli anche semplicemente horror che però ci facessero ricordare le nostre paure più primitive. Quasi sempre parlando di horror si pensa agli zombie, creature mutate da un qualche tipo di artefatto alieno, vampiri e via discorrendo (la lista potrebbe essere infinita), ma sono davvero pochi i titoli che realmente ci hanno fatto saltare dalla sedia. Alcuni di noi sono cresciuti con film e telefilm capaci di temprare lo spirito avventuriero, capaci di far immergere in storie dal risvolto non sempre piacevole, magari non raccontando molto, ma mettendo la giusta tensione nei momenti più indicati, ed è quel brivido che ci spinge quasi sempre a oltrepassare la sottile linea che divide una storia dai risvolti oscuri da una storia dell’orrore. Questo è Outlast, creatura nata da quei sadici di Red Barrels, che con il loro debutto in società ci propongono un’avventura truculenta e piena di spasmi emotivi, qualcosa che rescinde dalla solita poltiglia informe spacciata per survival, poi rivelandosi FPS o TPS.

Outlast è una creatura pura e sanguinolenta che non esiterà a prendere le vostre viscere e calpestarle ripetutamente. Noi di Z-Giochi da impavidi giocatori quali ci riteniamo, comunque non prima d’aver cambiato le mutande, siamo pronti a rivelarvi il vero volto che si cela dietro questa horror story.

Outlast 1

UNA SERIE DI SFORTUNATI EVENTI

È notte e la macchina di Miles Upshur procede a velocità di crociera sulla strada buia e malmessa che porta al manicomio Mount Massive. Qualche tempo prima Miles aveva ricevuto una lettera da un informatore interno alla struttura che denunciava atti atroci, esperimenti di natura indefinita che venivano praticati su ignari degenti. Deciso ad investigare, il giornalista decise di recarsi a Mount Massive nottetempo, armato solo della sua telecamera e della sua forza d’animo. Le sbarre che davano l’accoglienza ai visitatori erano immobili davanti a lui e la guardiola notoriamente occupata dalla guardia notturna era inspiegabilmente vuota. Ma da buon giornalista d’assalto, Miles inizia a raccogliere la sua attrezzatura, dirigendosi verso il cortile della struttura.

Alberi spogliati dal vento notturno e siepi dai colori morti davano il benvenuto alla monumentale struttura che davanti a Miles si ergeva con vigore nella notte scura. L’ululato del vento era la giusta spinta emotiva che gli serviva per compiere quei pochi passi verso l’entrata dell’ospedale, irrimediabilmente serrata dall’interno. Non che fosse l’unica cosa strana, poco più in là, tre furgoni delle forze speciali erano parcheggiati “alla bene meglio”, vuoti anche loro, come il gabbiotto del custode davanti ai cancelli. L’unico modo per procedere era addentrarsi furtivamente nella struttura, passando per una cigolante passerella in ferro e legno che sembrava essere lì per lui, pronta per aiutarlo ad entrare in quel monumento che trasmetteva inquietudine.

All’interno, il pavimento scricchiolante sembrava lamentarsi sotto i suoi piedi; ad ogni respiro Miles sentiva muovere le pareti attorno a lui, l’ambiente caldo e disordinato non era un buon segno, e la chiazza di sangue vicino ai suoi piedi era solo il baluardo di quello che già nella sua mente stava divincolandosi. Tuttavia non poteva fermarsi, quella lettera parlava di pazienti inermi che venivano torturati, c’era da “far giustizia” e lui si sentiva già un eroe. Superata la porta che dava sul corridoio, Miles si trovò suo malgrado in un film dell’orrore, pareva essere esplosa una bomba: tracce di sangue si mescolavano a detriti chiaramente caduti dalle pareti perforate da scariche di mitra, tutto fin troppo surreale, tutto devastato, ma nessun corpo martoriato era lì per testimoniare quello che la vista già aveva dedotto dal primo sguardo. Tutto attorno a lui pareva osservarlo mentre ombre veloci e quasi impercettibili lo scrutavano dalle finestre lontane. Il suo respiro si fece pesante, il pavimento cigolante era la base perfetta e il suo cuore sembrava uscirgli dal petto ad ogni battito. L’eroe vacillava. Iniziò a perlustrare alcune stanze di quel piano, rendendosi presto conto di non essere totalmente consapevole di quello che stesse accadendo, alcuni documenti gettati su una scrivania dettavano: gli esperimenti di manipolazione dei sogni sono andati a buon fine. Esperimenti sui sogni, esperimenti che andavano fatti su soggetti vivi e coscienti, manipolazione mentale che li aiutava a ricreare e modificare i sogni, e a giudicare dalla nuova tinta rossa che impregnava le pareti, quegli esperimenti non dovevano aver avuto un risvolto positivo sui cervelli già deboli dei pazienti.

Data un’ultima occhiata e recuperate un paio di batterie per la sua telecamera, Miles si dirige verso l’unica via di fuga di quel piano, un condotto d’aria che lo portava nelle viscere del casolare. Un passo, poi un altro ed un altro ancora, qualcuno stava correndogli dietro, anzi sotto. Da una grata del condotto vede un essere umanoide entrare nella stanza sotto di lui e con violenza chiudersi alle spalle l’unica via d’uscita, troppo tardi per tornare indietro; l’eroe si scopre codardo ed inizia a strisciare fuori dal condotto, troppo stretto, troppo rumoroso. Un piccolo tuffo e ancora sano, ma spaventato, si ritrova nuovamente sul pavimento lamentoso, nemmeno il tempo di rendersi conto e da dietro una vetrata a specchio una figura informe e colossale barcolla verso una porta di legno che dava in un’altra stanza, celata nell’oscurità. Il giornalista cerca così di passare oltre, mettendosi chino e cercando di far meno rumore possibile; il respiro affannoso cresce e la tensione inizia a diventare palpabile, dietro di lui luci intermittenti fanno brillare i corridoi come se fosse natale, non c’è anima viva, o corpi barcollanti, era finalmente solo. Le porte chiuse a chiave gli danno la giusta spinta per passare oltre, dove il corridoio si assottiglia e c’è giusto lo spazio per camminare appiccicati al muro in vetro; un istante, uno solo, e un urlo terrificante alle sue spalle lo costringe a fermarsi tremando dal disgusto: quell’ammasso di carne lo ha trovato e in un secondo si trova ad oltrepassare quel muro di vetro come se avesse le ali. La caduta ed il successivo schianto lo fanno svenire, mentre tra un singhiozzo ed un pianto vede ergersi sopra di lui un dottore che blatera di Apostoli e presenze divine. Deve uscire, in fretta.

È UNA QUESTIONE DI TECNICA

Quello che avete letto potrebbe anche sembrarvi uno spoiler, ma vi assicuriamo che abbiamo solo grattato la superficie di un incipit tutt’altro che tranquillo, sono parecchi i dettagli che non ci siamo sentiti di raccontarvi, soprattutto per una questione di buon senso non ci sembra giusto togliervi il gusto di fare vostro il terrore che questo neonato vi porterà. Non c’è alcun dubbio, Outlast spaventa e lo fa con stile, nonostante le sue meccaniche siano già state viste in titoli come Amnesia o Slenderman, dove è l’esplorazione a farci procedere nell’avventura, o il nasconderci da creature tutt’altro che amichevoli, sfruttando armadietti o stanze buie. Outlast ci fa immergere in un ambiente pieno di cliché, inseriti con attenzione e mai snaturati fino all’eccesso. Si tratterà di esplorare e procedere con cautela, utilizzare la funzione notturna della videocamera in modo parsimonioso per non rischiare di restare irrimediabilmente bloccati nel fitto buio di uno scantinato e di imprimere a chiare lettere nella nostra mente tutti i piccoli, ma numerosi indizi, che passo passo verranno mostrati ai giocatori più avventurosi ed attenti.

Outlast non è un FPS, si tratta di un Survival Horror in prima persona dove le uniche armi a nostra disposizione saranno le gambe e l’istinto di sopravvivenza, non ci sono mappe, indicatori di obiettivo o musiche di sottofondo che ci avviseranno dell’immediata presenza di un qualche essere, c’è solo la nostra telecamera e la costante necessità di guardarsi alle spalle. Le musiche sono certosine, una serie di suoni striduli e sottofondi spettrali ci accompagnano per tutta l’avventura mentre il nostro alter ego mette alla prova i suoi polmoni, dando sfogo a respiri così pesanti che nemmeno un malato di bronchite potrebbe eguagliare le sue performance. I suoni ambientali saranno la nostra ultima difesa, uno scricchiolio di troppo e saremo rilevati, ma lo stesso vale per i nemici, che con il loro incedere pesante o frenetico saranno “facili” da individuare, o almeno ci faranno capire che è arrivato il momento di mettere le ali ai piedi e scattare come lepri, dritti dentro ai nostri nascondigli.

Visivamente il titolo si presenta benissimo, anche a impostazioni ‘Alte’, il gioco gira bene, restando su un giusto margine di frame; le ambientazioni risultano curate anche se a volte un po’ troppo spartane, mentre il livello poligonale dei nemici non è stato curato allo stesso modo; in un qualsiasi momento del gioco, durante l’esplorazione o la fuga, vi troverete di fronte uomini o creature poco rifinite, tuttavia non sarà questo a privarvi di una sana dose di “strizza” con conseguente salto dalla poltrona. Difetto più che palese è la scarsa quantità di batterie reperibili nella struttura, che considerata la velocità con cui la videocamera “beve watt” ed il bisogno eccessivo di utilizzare la visione notturna, fa risultare oltremodo ostica la capacità di centellinarne l’utilizzo. Oltre a questo va aggiunta una scarsa rigiocabilità ed una longevità del titolo che oscilla tra le 5/8 ore (se come noi avete la tendenza a esplorare ogni anfratto e morire fin troppo spesso). Nonostante ciò, la storyline anche se limitata dai soli documenti che troveremo durante la nostra esplorazione e lo scribacchiare del protagonista sul proprio taccuino ogni qual volta filmeremo un elemento importante dello scenario, non risulta troppo scontata, anzi, stimola il giocatore ad indagare sempre più a fondo. Una buona amalgama di terrore e fasi alla The Blair Witch Project aiutano il nostro muscolo cardiaco a testare i propri limiti e a farci diventare campioni di apnea. Una prova riuscita a dovere per il neo-studio Red Barrels, che con la loro prima creatura hanno senza ombra di dubbio fatto centro.

IN CONCLUSIONE

Outlast è un'esperienza che vi temprerà le menti, qualcosa di sconvolgente, che non vi annoierà sicuramente, ma che metterà alla prova le vostre capacità di sopravvivenza. Vivrete attimi di puro terrore dove l'unico modo per sopravvivere sarà rifugiarvi sotto ad un letto o dentro un armadio, momenti in cui tutti questi ripari mancheranno e correrete freneticamente da una stanza all'altra sperando di aver il tempo di richiudere le porte alle vostre spalle, per rallentare i vostri inseguitori. Insomma, non sarà la solita passeggiata in un labirinto di mostri dove avrete la possibilità di curarvi, sparare ed indossare armature, sarà un'esperienza al cardiopalma che non vi concederà tregua. Certo, non è un gioco perfetto, ma nell'insieme è un buonissimo prodotto con un rapporto qualità/prezzo lodevole, i pochi bug che abbiamo riscontrato ve li abbiamo elencati sopra, se di bug si può parlare, e a conti fatti sono molto maggiori i punti positivi rispetto a quelli negativi. Red Barrels con la sua prima performance ha saputo dare al mondo dei survival horror qualcosa che faticheremo a dimenticare, seppur non doni niente di innovativo alla lunga lista di giochi dell'orrore. Speriamo che la loro strada sia tutta in discesa e che ci donino nuovi titoli sempre più belli e vari.
ZVOTO
8.5
Voto dei lettori
8.17
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COMMENTI

  1. Dante scrive:

    Ottimo, pure questo si aggiunge alla lista(che è strapiena!) XD

  2. Mr.-Scratch scrive:

    Sono contento che esca anche su PS4!

  3. Nicola "Mizar" PalombellaNicola "Mizar" Palombella scrive:

    mette paura solo a scaricarlo, figurati giocarlo XD

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