Raven’s Cry – La maledizione del gioco fantasma
Quando abbiamo assistito all’annuncio di Raven’s Cry eravamo ancora dei bamb… ehm, a parte gli scherzi, la storia che si nasconde dietro lo sviluppo di questo gioco di ruolo piratesco è quasi più interessante del titolo stesso. Raven’s Cry è difatti un titolo in gestazione dal lontano 2011, passato dalle mani di Octane Games fino ad arrivare a Reality Pump Studios (Two Worlds) la quale ha raccolto tutti i problemi legati allo sviluppo e dopo svariati slittamenti, ha lanciato il gioco questo 30 gennaio 2015 su Steam ad una modica cifra di 50 euro. Siamo praticamente alle solite: gioco incompleto, bug in ogni angolo, comparto tecnico da buttare e quant’altro, affliggono come immaginavamo, la produzione TopWare Interactive che purtroppo paga caro l’eterno e travagliato sviluppo, le poche idee e tutti i restanti problemi di Raven’s Cry.
meglio se resta sullo scaffale
La scelta migliore che si possa fare con Raven’s Cry è decisamente quella di lasciarlo a prendere polvere nelle librerie digitali di Steam e successivamente su quelle di PlayStation Network (a tal proposito segnaliamo la mancata release su piattaforme Xbox, per mancanza di accordo, o almeno così pare). Troppo caro e decisamente inavvicinabile anche ai più curiosi. Ma perché il titolo di Reality Pump Studios è così lacunoso sotto ogni punto di vista? Il travagliato sviluppo come abbiamo detto poco sopra può essere decisamente una causa, così come il cambio di sviluppatore, ma in realtà sono le meccaniche e l’approccio al gioco che non funzionano minimamente. Ma andiamo con ordine.
La storia che si cela dietro Raven’s Cry intreccia eventi e personaggi immaginari con quelli storici del XVII secolo appartenenti ai Caraibi. Noi andremo ad impersonare Christopher Raven, un ragazzo scozzese che imbarcatosi con la sua famiglia in direzione del Nuovo Mondo cerca di sfuggire alla carestia che incombe in quel periodo. Nei pressi della Giamaica la loro nave viene attaccata da pirati spietati, i quali affondano il veliero, uccidono tutti (famiglia del nostro protagonista compresa) e lasciano Raven come unico superstite, a discapito ovviamente della sua mano sinistra. Spinto dal desiderio di vendetta, Raven intraprende rotte pericolose alla ricerca degli assassini, rotte che lo porteranno perfino a giocarsi l’anima. Insomma, non ci divulghiamo troppo ma il plot narrativo è da film di serie B e decisamente migliore più nelle premesse che nello svolgimento. A parte un doppiaggio effimero, le cut-scene sono qualcosa di sgradevole oltre ogni immaginazione sia da vedere che da seguire e ci portano a skipparle in più occasioni per evitare di assistere a quelle poche righe di dialogo messe insieme dallo sviluppatore. Ma a parte l’interazione con npg e scenario ridotta veramente ai minimi termini, abbiamo trovato lacunose, anche se presenti in grande quantità, la quest principali e le side quest che ci verranno assegnate. Tutte (e lo ripetiamo… tutte! NdR) di una piattezza incredibile e malamente girate: vai da punto A al punto B, muoviti silenziosamente, uccidi tutti. Insomma, obiettivi decisamente già visti e pessimi sia per realizzazione che nello svolgimento e soprattutto non invogliano mai la ricerca, visto che oltre a muri invisibili e praticamente una libertà ridotta a zero, sia in mare che in terra, troviamo un sistema di loot decisamente acerbo, così come i vari menù che oltre a riportare skill tree, level cap, oggetti e mappa riescono nell’arduo compito di risultare sgradevoli e soprattutto scomodissimi da usare.
Insomma, in Raven’s Cry non funziona praticamente niente, non c’è un appiglio sul quale soffermarsi ed esprimere gioia per quanto provato, ma anzi ci viene male anche solo a raccontarvelo. Insomma di giochi brutti ne abbiamo giocati e recensiti parecchi in questi anni, ma il prodotto di Reality Pump Studios è decisamente in lizza per vincere ogni premio esistente tra le top ten dedicate ai giochi fatti male. Non vogliamo nemmeno entrare nei particolari parlandovi del combat system o della fase stealth (se si può chiamare così), perché questi risultano il nulla più cosmico e per correttezza verso lo sviluppatore preferiamo non approfondire la mancanza di un qualsiasi feedback legato alle armi, alla penuria di combo o alle compenetrazioni poligonali che ci hanno portato agli incubi notturni. Le idee iniziali comunque sembrano esserci, anche se in maniera castrata e ridotta (come tutto il resto, visto che il gioco sembra più una grande bozza che un titolo completo), difatti il nostro Raven nel corso della storia verrà messo davanti anche a scelte morali o poteri magici che regaleranno anche un po’ di varietà ad un gameplay che alla base è disastroso, si potrà dare vita ad una crew, anche se l’IA lascia decisamente a desiderare e lo charme dei Caraibi c’è tutto. A colpo d’occhio persino il nostro Raven sembra essere caratterizzato molto bene, almeno a livello tecnico e artistico, mentre per quello caratteriale lasciamo decisamente perdere. Stiamo cercando ovviamente l’ago nel pagliaio, almeno per dare una parvenza tangibile a questa produzione che non ci ha mai dato l’idea di poter fare bene, tranne forse nel 2012 quando inizialmente doveva uscire e vinse anche dei premi alle varie fiere, ma oggi questo miscuglio di poligoni mal messi insieme non può far altro che affondare nei baratri dell’industria ludica.
“50 euro sulla cassa del morto… yo-oh-oh beviamoci su!”Discorso diverso per quanto riguarda gli scontri navali, dove sembra essere stata riposta più cura da parte dello sviluppatore. Nonostante questi rimangano decisamente distanti dalla sufficienza e da quanto provato in Assassin’s Creed IV: Black Flag, sono decisamente l’arma migliore di Raven’s Cry e visto che a terra il gioco è penoso, almeno in mezzo al mare abbiamo trovato un appiglio per passare il tempo. Ci sono infatti un sacco di missioni in cui saremo chiamati a combattere altre navi. La nostra squadra deve posizionare i cannoni alla giusta altezza e scegliere tra tre varianti di armi da gestire tra i vari raffredamenti che ci daranno il tempo di attacco, il tutto cercando di evitare il fuoco nemico. Ogni battaglia ha lo scopo di eliminare la nave avversaria (ovviamente) dallo scafo alle vele, all’equipaggio. Si può anche tentare un arrembaggio e salire a bordo, il che innescherà un gioco a turni che ci porterà a gestire la nostra squadra e le varie risorse. Dovremo quindi decidere quanti membri dell’equipaggio utilizzare a bordo della nave e chi starà ai cannoni. Una volta che una nave è stata battuta con successo e preso il sopravvento, potremo saccheggiarla di numerosi oggetti come munizioni e rifornimenti che successivamente saranno aggiunti alle proprie riserve. Gli elementi RPG di Raven’Cry sono forti almeno in questo frangente: incontreremo numerose classi di navi, fra cui molte più potenti di noi. Quindi è necessario migliorarsi prima di affrontare i velieri più temibili e dunque fare vela per il mare aperto alla ricerca di equipaggio da reclutare diventerà una costante. Ma fare vela sui Caraibi può essere pericoloso, e i vari incontri casuali ci possono mettere contro navi enormi o più nemici contemporaneamente, anche se il combattimento sulle navi non avviene esattamente in mondo aperto: è necessario impostare e successivamente delineare un percorso e una destinazione attraverso la mappa e in questo caso potremo scegliere se affrontare gli scontri o semplicemente girare a largo. Un buon diversivo, che non eccelle in niente, ma risulta decisamente il pezzo migliore all’interno di questo Raven’s Cry… e non è un merito.
Note dolenti anche per quanto riguarda il comparto grafico, anche se probabilmente ci troviamo di fronte al lato “migliore” della produzione. Nonostante quei 20/60 frame che costantemente si alternano per darci il più fastidio possibile, e altri vari milioni di bug che si incontrano tra gameplay, design, struttura e quant’altro ci venga in mente (pensate ad un singolo problema… bene, Raven’s Cry lo ha), il gioco tutto sommato si lascia guardare. Nel senso che è decisamente sviluppato male e con un motore vecchio, ma il colpo d’occhio alla fine riesce anche a farsi apprezzare. Molto probabilmente sono le ambientazioni ed un level design sufficiente che riescono perlomeno a svecchiare Raven’s Cry da questo punto di vista. Sul lato sonoro e campionamenti stendiamo l’ennesimo velo pietoso, visto che poche volte abbiamo udito un doppiaggio così terribile (a proposito il gioco è completamente in inglese o in tedesco) e con campionamenti ambientali così tediosi e mal azzeccati da farci sanguinare le orecchie! Chiude il cerchio la colonna sonora, se ne esiste una, con musiche mai degne di nota e dimenticabili, piatte, senza alcuna anima e senza aggiungere nulla di più ad un titolo afflitto dai gravi problemi di cui sopra.
Potrete sempre decidere di non comprarlo |
3 | Da oggi esiste un GdR dove non si può fare nulla |
Battaglie navali apprezzabili | Il Combat System fa venire da piangere | |
50 euro? Stiamo scherzando? | ||
| Ridicolo o patetico... vedete voi! | ||


