Alan Wake: American Nightmare
Se c’è una cosa che la Remedy è brava a fare è creare aspettative attorno ai suoi titoli, per il primo Alan Wake abbiamo dovuto aspettare cinque lunghi anni in cui le informazioni ci sono arrivate con il contagocce e ci hanno preparato a un titolo totalmente diverso da quello che abbiamo poi gustato sulle nostre console, nonostante alcuni difetti il gioco è stato un successo e con il suo finale contorto ed estremamente oscuro non vedevamo l’ora di tornare a impersonare il nostro scrittore preferito per chiarirci un po’ le idee, fortunatamente questa volta l’attesa è stata decisamente più breve e dopo solo un anno dall’uscita dell’ultimo dlc possiamo finalmente far ritorno nel suo terrificante mondo. Premettiamo che questo non è Alan Wake 2 bensì uno spin off slegato dalla serie principale, gli eventi narratati sono solo parzialmente collegati al finale del primo Alan Wake quindi se siete tra quelli che sperano che questo capitolo vi spieghi qualcosa di più mi spiace, ma resterete almeno in parte delusi.
Lo sfortunato scrittore nella sua continua lotta contro l’oscurità si trova ora catapultato dentro una puntata scritta da lui in gioventù di Night Spring, una serie tv Horror fortemente ispirata a The Twilight Zone (ci tengo a precisare che con Twilight non centra nulla) qui dovrà lottare per la sua sopravvivenza contro le orde di nemici armate fino ai denti.
DOVE CAVOLO SONO FINITO?
Alan Wake: American Nightmare abbandona completamente le ambientazioni boschive delle serie principale per spostarsi dentro i desertici paesaggi dell’Arizona per un cambiamento che non sarà solamente un fattore estetico. Su ammissione degli stessi sviluppatori se nel primo capitolo hanno cercato un terrore più fine e psicologico basandosi sulle opere di Stephen King e su Twin Peaks di Lych in questo capitolo è evidente l’ispirazione alle opere cinematografiche di Tarantino e Rodriguez e in generale al mondo dei B-movie, il gioco è passato dal avere una struttura totalmente incentrata sulla narrazione in favore di un sistema decisamente più action.
Tecnicamente siamo su livelli più che soddisfacenti per essere un titolo XBLA, la Remedy ha preso tutto ciò che c’era di buono in Alan Wake per trasformarlo e adattarlo all’occasione, si nota fin da subito come siano state ridotte la qualità delle texture del paesaggio mentre quelle dei personaggi sono state leggermente ridefinite, Alan è diventato è più curato e lo stesso si può dire sui suoi nemici, i taken sono più umani e allo stesso tempo più mostruosi. Come si poteva immaginare una particolare cura è stata riposta nella fidata lampada di Alan, questa illumina gli oggetti in maniera estremamente realistica creando un gioco di luci decisamente ben realizzato
Ci è dispiaciuto constatare invece come Alan non possa interagire in nessun modo con il mondo di gioco, sparando contro un muro o una finestra non otterremo nessun risultato idem con gli oggetti che ci circondano, escludendo un paio di barili che possiamo far rotolare tutto il resto è saldamente incollato al terreno.
PRIMA SPARO POI PARLIAMO
Una delle critiche principali rivolte al primo Alan Wake era la mancanza di varietà nel gameplay, per questa nuova uscita alla Remedy hanno fatto tesoro dei difetti creando un sistema di gioco molto più vario, ai momenti da sparatutto verranno alternate fasi di vera esplorazione in cui dovremo cercare le parti del manoscritto o parlare con gli abitanti delle tre locazioni che andremo ad esplorare. A differenze del primo capitolo dove le pagine erano delle anticipazioni di quanto stava per capitare, questa volta leggeremo dei momenti della vita di Alan oppure molto più importante ci diranno cosa dobbiamo fare, saremo proprio noi il catalizzatore che farà avverare gli eventi andando alla ricerca di determinati oggetti e attivandoli nel modo giusto. Sfortunatamente i compiti assegnatici oltre ad essere poco vari saranno sempre estremamente lineari, questo unito al fatto che torneremo più volte nelle stesse locazioni porta a sentire il peso della ripetitività è considerando che il gioco dura circa cinque ore ci ha fatto un po’ storcere il naso. La trama è un altro elemento che ci ha lasciato un po’ perplessi in quanto si rivela poco più che un preteso per portarci a spasso tra le locazioni del gioco per concludersi con un finale francamente un po’ stupido, ricordando con quanta cura erano state pensate le prime avventure di Alan siamo sicuri che si poteva fare molto di più.
Nella gestione delle sparatorie la Remedy ci ripropone il sistema luce e spara già collaudato nel primo titolo, i nemici prima di poter essere eliminati devono essere illuminati con la nostra fidata torcia per qualche secondo, Alan è diventato più agile, ha un arsenale molto più vario e puntare e scappare è più intuitivo e divertente. Quello che è cambiato è la quantità di munizioni, in questo capitolo non dovremo più preoccuparci di centellinare le nostre riserve visto che i rifornimenti per le armi sono praticamente ovunque. Se per un verso questo ha reso gli scontri molto più dinamici dall’altra annulla totalmente la tensione che si provava tra i boschi di Bright Falls, tutte le volte che dovremo affrontare i taken possiamo stare più che tranquilli che il nostro arsenale sarà appropriato alla sfida annullando di fatto la necessità di scappare verso i punti sicuri.
Oltra alla modalità storia è presente una modalità arcade, in cui dovremo resistere di per dieci minuti a ondate di nemici, questi non si limiteranno a venirvi addosso come carne da macello, ma sfrutteranno tutti i passaggi per accerchiarvi e prendervi alle spalle. Questa modalità ha di buono che è divertente ci porta in locazioni nuove e non esplorate lungo la campagna principale però è puramente accessoria ai fini dell’avventura e non aggiunge niente di veramente innovativo, sicuramente la possibilità di giocare queste mappe in multiplayer sarebbe stata apprezzata.
IT’S NOT ONLY ROCK ‘N’ ROLL BABY
Uno degli aspetti più curati del titolo è sicuramente il comparto musicale, replicando il primo capitolo le musiche e gli effetti sonori scelti con gusto aumentano l’immedesimazione nell’oscuro mondo di gioco, si segnala che oltre agli immancabili Old gods of Asgard con un singolo talmente nuovo sono presenti anche i Kasabian con Club Foot. Altrettanta cura è stata riposta nella realizzazione del nostro antagonista il malefico Mr Scratch, fortemente isprirato a Patrick Bateman il protagonista di American Psycho, Mr Scratch è un assassino psicopatico magistralmente interpretato dall’attore finlandese Ikka Villi, questi lo vedremo soprattutto in azione tramite degli spezzoni tv che saltuariamente ci vengono offerti. Ci sarebbe piaciuto che la stessa cura venisse applicata anche agli altri personaggi con cui potremo interagire, sfortunatamente questi si rivelano abbastanza scialbi e i dialoghi con loro si ridurranno a poche frasi banali.
Ora prima di chiudere vorrei ancora rispondere a una domanda che si sono posti in molti: “Se non ho giocato ad Alan Wake ci capirò qualcosa?” la risposta è sicuramente si. Tramite le pagine e la voce narrante il gioco spiega praticamente tutto, naturalmente alcuni riferimenti a determinati personaggi potrebbero non essere chiari, ma per lo più si tratta di aspetti secondari.
Grande cura per i dettagli |
8.0 | Trama poco interessante |
Gameplay migliorato | Ripetitivo | |
NPC scialbi |

