Anna – Recensione
Diciamolo: dentro il nostro piccolo cuoricino patriottico una produzione videoludica di stampo nostrano, capace di fronteggiare un mercato fin’ora lontano dalle peculiarità del “bel paese”, la si attendeva da anni. Ci si chiedeva di che livello sarebbe stata, chi l’avrebbe ideata, quali generi videoludici avrebbe ricoperto e se sarebbe riuscita ad imporsi sul mercato videoludico mondiale con personalità e perizia. Oggi, grazie al team Dreampainters, una produzione italiana di valore esiste, e porta il soave quanto mentitore nome di una ragazza valdostana, Anna.

Si tratta di un’avventura grafica in genere punta e clicca e dai toni decisamente spettrali, che ci chiama ad impersonare un uomo, per noi privo di identità, alla ricerca di una verità celata tra alcuni ricordi sbiaditi che lo conducono verso un luogo misterioso: la segheria. Questa struttura rappresenta un edificio realmente esistente in Val d’Aosta, situata tra Champoluc e Periasc, ed è l’unica location dell’intero titolo.
Nonostante sia infatti composta da sole 4 stanze più giardino, essa basta a svolgere il suo compito anche meglio di altre ambientazioni più accattivanti, in quanto forte di un elemento che la rende particolaremnte originale: una personalità. Aldilà del suo metraggio quadrato, essa infatti si modificherà, si illuminerà e si dipingerà in maniera diversa ad ogni risoluzione di un determinato enigma, quasi volesse comunicarci un messaggio. Impareremo a conoscerla ma allo stesso tempo a temere la sua imprevedibilità, i suo rumone scricchiolanti e le sue luci intermittenti saranno al contempo i nostri migliori amici e miglior nemici. La vera forza del titolo risiede infatti nella suggestiva atmosfera fatta di buio e di luce fioche, dove mai ci sarà concesso vedere, ma solo scorgere, e dove i silenzi, i sussurri, i sibili e i tintinnii lasciano spazio grande alla nostra immaginazione, alla nostra paura, eppure senza mai farci vedere alcun energumeno sfigurato in stile “Non aprite quella porta”. Difficile dimenticare, dopo aver ultimato la corsa, tutto ciò che avrete udito, percepito o semplicemente pensato all’interno di quella segheria abbandonata, l’indiscussa vera protagonista dell’avventura, così come non troppo facile ed intuitivo sarà affrontarla in un testa a testa di intuito e capacità d’osservazione.
ATTENTO A CIO’ CHE FAI… POTREBBE COSTARTI IL FINALELe meccaniche di gioco si basano, come da tradizione punta e clicca, sulla ricerca e la raccolta di oggetti allo scopo di trovare le giuste interazioni tra questi ultimi e l’ambiente circostante . Amici fedeli di tale tipologia sono infatti l’inventario e il menù di interazione. All’interno del primo, attivabile con il tasto “I”, sarà possibile prendere gli oggetti che ci servono e combinarli tra di loro per generare nuovi items; mentre il secondo consiste nella classica interfaccia “Usa”, “Esamina”, “Prendi” che ci appare davanti quando il cursore punta un elemento dello scenario passibile di interazione. Il gamepay, per quanto già collaudato, non appare però perfetto se consideriamo una non eccessiva comodità nell’utilizzo dei comandi e dell’interfaccia dei due menù. Quando si gioca in prima persona è importante poter dare nelle mani del giocatre un saldo controllo delle interfacce, eppure il funzionamento privo di alcun tipo di risposta da parte dell’inventario, complice una calibrazione del cursore non perfetta, rendono la stessa navigazione leggermente stressante. Una piccola chicca che sarebbe potuta diventare davvero interessante ma che invece è stata decisamente poco sfruttata è invece l’idea di poter trascinare oggetti con il tasto sinistro del mouse, azione che però utilizzeremo poco e per soluzione che avrebbero anche funzionato senza.
Tuttavia, apparte qualche piccolo neo, il motore del gioco scorre bene, almeno fin quando non ci si ritrova davanti una situazione nella quale non sappiamo dove muoverci o quali oggetti utilizzare, immerci in una prospettiva che pare escludere ogni possibilità logica di risoluzione.
La risoluzione degli enigmi sarà infatti, più di una volta, dettata da combinazioni improbabili, i quali successivi effetti ci stupiranno in maniera quasi fatalistica. Difficilmente ci ritroveremo a perdere ingenti quantità di tempo dietro situazioni di questo genere, eppure un elevato fattore di illogicità nelle azioni che andremo a svolgere potrebbe essere fonte di stress per un particolare giocatore che aspiri ad una sfida per le proprie capacità intellettive. Il gioco non è quindi una sfida puramente logica, ma un concorso a chi più si lascia trasportare da Anna, e con lei perde il senno, compiendo azioni quanto più illogiche quanto esatte. Molto interessante è invece la possibilità di poter concludere il gioco in tre maniere differenti, a seconda o delle scelte che compiremo, o dell’ordine in cui svolgeremo determinate azioni. In ogni caso questi finali alternativi non sono situati tutti all’apice delle ore di gameplay; al contrario, terminare la’avventura con un particolare esito potrebbe, non solo precludere gli altri, ma anche eludere imponenti sezioni di gioco.
Tecnicamente e graficamente parlando, la realizazzione della segheria e del giardino antecedente sono di ottima fattura, così come l’animazione del prato ondeggiante al vento e i rumori ambientali di sottofondo. La tecnologia dell’Ambient Occlusion, ad esempio, riesce con perizia a dare veridicità e profondità alle ombre interne della segheria, così come allo stesso scopo contribuisce l’Antialiasing posta sulla luce fioca delle candele. Tuttavia i Dreampainters hanno saputo dare il meglio di se nella realizzazione dell’atmosfera, del senso di occlusione, di celata minaccia e di celata verità che rende questo titolo una verla perla non solo del nostro mercato ma anche del mercato mondiale. Dreampainters ha colpito proprio dove nella storia è sempre stata l’Italia a colpire, proprio in quell’ambito nel quale siamo maestri: quello artistico, quello del coinvolgimento tramite immagini, suoni e sensazioni.
Ottima la relizzazione della segheria e dei suoi rumori |
8.5 | Enigmi spesso non proprio intuitivi |
Un'atmosfera capace di grande suggestione | Poco curata la gestione delle interfacce | |
Poco longevo | ||
| INESPRESSO | ||

