Anodyne – Recensione
Cosa succede quando due visionari nostalgici e appassionati del mondo di Zelda decidono di creare un loro videogioco? Noi lo abbiamo scoperto giocando a questo nuovo titolo sviluppato con una veste grafica a 16 bit disponibile su Steam, e questo Anodyne non vuole essere un semplice clone di Zelda, anzi…

VOGLIA DI TORNARE INDIETRO
Sean Hogan e Jonathan Kittaga sono dichiaratamente grandi fan di The Legend of Zelda: Link’s Awakening, il capolavoro uscito anni fa sul piccolo Game Boy Color di casa Nintendo. Sarà forse questa strana inversione di tendenza al retrò, perchè i giochi di una volta lasciavano molto più spazio all’immaginazione, sarà stato dunque la voglia di far rivivere tutto questo ad aver ispirato i due programmatori di Anodyne. Spazio all’immaginazione. Proprio su quest’ultima piazza le fondamenta la surreale avventura di Young, un giovane spaesato che con l’aiuto di una sola misera scopa dovrà affrontare mostri e creature di ogni genere presenti in dungeon aventi una varietà piuttosto singolare. Grazie all’aiuto di un certo Sage – il tipico vecchio saggio che appare dal nulla e vi spiega cosa vi sta accadendo – infatti, vi ritroverete a combattere “le creature delle tenebre” in luoghi che possono essere usciti soltanto dalla vostra mente, o ancora più probabile dai sogni del nostro protagonista.
I mondi che visiteremo in Anodyne, come abbiamo già citato, variano tantissimo, dal paesaggio montano, alle strade urbane che sembrano essere dissestate da chissà quale Apocalisse, o ancora motel o grotte infestate da improbabili creature. Proprio come accadeva in Link’s Awakening, tutte le aree di gioco sono collegate tra loro attraverso dei portali interdimensionali (passatemi un termine più adatto, NdR), veri e propri hub che permettono al giovane Young di passare da un’area all’altra. La varietà delle aree rende Anodyne un titolo votato ad un’esplorazione che stupisce di continuo per la bellezza delle ambientazioni, nonostante il tutto sia plasmato da un motore grafico di quasi 20 anni fa. Il gameplay piuttosto semplice non vi metterà mai in difficoltà nell’esplorazione o nella lotta contro i nemici che incontrerete. Con i tasti direzionali della tastiera potrete muovere Young nelle aree di gioco e col tasto ‘C’ potrete attaccare con la vostra scopa. Solo più tardi, nel corso dell’avventura vi sarà permesso anche saltare. Per superare le aree di gioco vi è una ricerca di carte collezionabili che raffigurano i nemici sconfitti, e forse l’obbligo del loro ritrovamento per avanzare nel gioco potrà sembrare un po’ una forzatura.
In Anodyne, dobbiamo ammettere di non esserci mai annoiati, il gioco scorre piacevolmente per tutte le sue 5-6 ore di gioco e le sensazioni provate durante l’intricata narrazione di questo titolo in pixel art sono davvero incredibili: la serenità dei tramonti montani, l’angoscia provata nei motel desolati, o la solitudine delle grotte e delle strade deserte. A questo aggiungiamo una lotta serrata contro i nemici e i Boss di fine livello che non mancano mai. Le musiche che accompagnano l’avventura di Young sono tutte originali e la loro composizione è sempre in linea con quanto accade sui nostri schermi.
Realizzazione tecnica affascinante |
8 | Le carte collezionabili sono un pretesto evitabile. |
Non annoia mai | Sono rari i giochi così | |
| UN'AVVENTURA D'ALTRI TEMPI | ||