Avernum: Escape from the Pit – Recensione
Avernum: Escape from the Pit è un gioco di ruolo di stampo occidental-tradizionale, sviluppato da Spiderweb Software e pubblicato per Mac, ecosistema Windows e iPad, scaricabile a pagamento nei negozi digitali quali Steam e lo store di Apple. Nel solco della classicità di buona annata, il giocatore dovrà controllare il proprio party di personaggi attraverso le tortuose gallerie di Avernum, un mondo sotterraneo, o meglio una vera e propria prigione costruita sotto la crosta terrestre, diventata con il tempo quasi una nazione, un po’ come l’Australia, dove vengono confinati i nemici politici del tiranno imperatore Hawthorne. Il titolo di Spiderweb, oltre a strizzare l’occhio ai GDR da tavolo, si ispira, almeno, a due celeberrimi serie di punta e clicca per PC, Diablo certamente, ma anche la gloriosa saga di Baldur’s Gate. Ma senza il pedigree di questi ultimi, si rivela, purtroppo, un titolo mediocre.
UN GIOCO DI RUOLO CLASSICO
Il titolo è il trionfo di quelle meccaniche tipiche di qualsiasi declinazione dei giochi di ruolo, ovvero punta tutto sul piacere della crescita del nostro gruppo di personaggi ai quali dovremo assegnare abilità, quali incantesimi, talenti d’attacco e di mira, caratteristiche incrementabili una volta raggiunti i punti esperienza richiesti, accumulati grazie ai combattimenti più o meno casuali disseminati sulla mappa di gioco, oltre che, ovviamente, svolgendo le missioni affidateci dai personaggi non giocanti. Potremo inoltre gestire in tutto e per tutto l’inventario dei nostri personaggi migliorandone l’equipaggiamento in dotazione.
Come da tradizione, sembra quasi scontato dirlo, gli incantesimi “castati” da maghi e chierici serviranno sia per l’attacco che per la difesa, che per potenziare il nostro gruppo di avventurieri o scagliare terribili handicap contro i nostri avversari, confondendoli, avvelenandoli e via discorrendo. Insomma tutto ciò che ci si potrebbe aspettare in un granitico gioco di ruolo è possibile trovarlo in Avernum: Escape from the Pit. Almeno per la prima oretta di gioco. E qui si trova il problema principale, a mio dire, che rende il titolo divertente proprio appena scaricato e installato, ma noioso subito dopo. In sintesi, Avernum non è certamente bello a vedersi, e non aggiunge nulla di nuovo alla categoria, arroccandosi dietro una concezione del gioco di ruolo, come dire, pleistocenica, che di per sé non sarebbe nemmeno male, ma la quale più che attrarre i giocatori li scaccia.
Inoltre, oltre all’eccesso di classicismo, una ineffabile sensazione di noia sopraggiunta immediatamente è da imputare a tre elementi in particolare che funestano quello che, altrimenti, avrebbe potuto essere un Indie Game di categoria superiore, ma che alla prova dei fatti offre un divertimento davvero troppo, troppo elitario per i comuni mortali.
UNA STAGIONE ALL’INFERNO?
Il primo grande, grandissimo, punto a sfavore di Avernum è il comparto tecnico sotto la sufficienza, che richiama alla mente un vecchio gioco per SNES del Signore degli Anelli e come quello è sciatto, piatto, dalle scelte cromatiche scialbe, spoglie, per nulla oscure, nonostante l’avventura sia ambientata nel sottosuolo, quanto soltanto grigie, marroncine, che compongono senza fantasia le orride gallerie isometriche e ripetitive fino alla paranoia. Il sonoro di certo non migliore, se si esclude l’ottimo tema iniziale confinato alla schermata dei titoli, contribuisce ad alimentare questa sensazione di claustrofobica fuga, non dall’abisso ma dal gioco stesso.
Il secondo motivo, sul quale ho riflettuto molto e che spero possa spingere qualcuno, sicuramente il sottoscritto, a migliorare il proprio claudicante inglese, è la totale e costante presenza di testi a schermo scritti nell’albionico idioma. Tuttavia ho inteso considerare il numero generoso dei testi, che assicurano certamente una profondità non da tutti (infatti come fosse un ottimo Master di gioco, a schermo appariranno descrizioni dettagliate dei personaggi, dei loro stati d’animo, del terreno circostante, delle situazioni impreviste), come un vero ostacolo per una buona fetta di giocatori a causa dell’abitudine degli ultimi anni nel giocare titoli tradotti completamente in italiano. Certo non è proprio colpa di Spiderweb e, sicuramente, una operazione di traduzione completa sarebbe stata davvero troppo onerosa da sopportare per le casse di uno sviluppatore indipendente, ma è un elemento con il quale oggi bisogna fare i conti, come penso, possa costituire un grande limite non soltanto per il videogiocatore nostrano.
Terzo e ultimo punto a sfavore, tra quelli che fanno di Avernum: Escape from the Pit un titolo estremamente di nicchia è l’essere uscito su Windows proprio in concomitanza con sua eccellenza Diablo III, che proprio il sottoscritto ha avuto il piacere di giocare per voi. E parliamoci chiaro, questa scelta è un suicidio commerciale, perché è giusto battere il ferro finché è caldo, ma, per usare una metafora ardita, è come tornare sulla propria Fiat Panda, di quelle prima serie, dopo un giro su una Ferrari Enzo.
Un gioco di ruolo solido |
5.5 | Nessuna novità |
Vasto | Ripetitivo | |
Esigente |

