Home – Recensione
Lo sviluppatore indipendente e insegnante di università, Benjamin Rivers, ci propone “Home” un’avventura horror unica e diversa da qualsiasi altra, realizzata ricalcando uno stile grafico minimalista tornato in voga: quello dei grandi quadratini a 8-bit. L’avventura Horror a tutti gli effetti, con un’ossessionante atmosfera da brividi dove ogni piccola scelta cambia il finale e dove risalire alla verità sarà del tutto soggettivo. Se state cercando un’oscura avventura che vi farà riflettere, siete nel posto giusto. Continuate a leggere di seguito, potrebbe essere l’esperienza che stavate aspettando!
BUIO, SANGUE E MISTEROIl gioco inizia con il protagonista che giace a terra, in una casa che non conosce e nel buio più completo. Si risveglia e realizza di avere qualcosa tra i piedi, un accendino. Dopo averlo raccolto ed essersi rimesso in piedi, comincia l’esplorazione per capire dove si trova e cosa sia successo
Bastano pochi passi per rendersi conto che ha una gamba ferita e che si trova di fronte a uno scenario terrificante: scie di sangue sui muri, sinistri suoni in lontananza e cadaveri a terra, ma nulla che gli faccia ricordare come è finito in quell’incubo e soprattutto in quella casa. Avremo il compito di esplorare le stanze e compiere delle scelte, raccogliere o meno dei particolari oggetti. Ogni nostra scelta influirà sul proseguo della narrazione cambiando l’idea o le sensazioni del protagonista sugli eventi accaduti.
SPEGNI LE LUCI, METTI LE CUFFIE E GIOCACome in altri titoli horror già pubblicati, anche Home, nell’introduzione prima di iniziare a giocare raccomanda di spegnere le luci e utilizzare le cuffie per avere un’esperienza completa. Una volta al buio e con le cuffie abbiamo preso subito confidenza con il sistema di gioco che si rivela molto semplice: tramite le frecce direzionali o la combinazione WASD potremo muoverci e con la barra spaziatrice sarà possibile interagire con determinati oggetti evidenziati da un contorno chiaro. In Home, sostanzialmente, ci limiteremo quindi ad esplorare,a raccogliere o a non raccogliere oggetti a nostra scelta. Un sistema di gioco così uniforme annoia molto presto, ma è stato pensato per spostare l’attenzione del giocatore sull’atmosfera e su ogni brandello di informazione che troverà, man mano, esplorando.
Ad ogni nuova scoperta aumenta la curiosità di capire cosa sia successo e come le vicende siano collegate agli oggetti o informazioni ritrovate. Per completare Home non potremo salvare, ma l’epilogo arriva presto e basterà poco più di un’ora per arrivare ai titoli di coda. L’avanzare oscuro della trama è scandito a schermo solo attraverso testi scritti in inglese. Giunti infine alla conclusione molte risposte sulle vicende saranno lasciate decidere al giocatore, il che porta a domandarsi: come sarebbe finito se avessi fatto scelte diverse?
Lo stile scelto da Benjamin Rivers, come accennato ad inizio articolo, è uno stile retro’ a 8-bit. Lo stile a due dimensioni è chiaramente una nota nostalgica di tempi passati, anche se, sotto il comparto puramente tecnico, svolge discretamente il proprio lavoro, ma niente di più. Il background audio è ben costruito con suoni in lontananza, crepitio di gocce d’acqua che cadono e procedere incerto del protagonista dal passo aritmico, segno che è possibile creare un’ atmosfera intensamente inquieta da horror, anche senza una grafica HD.
Una vera atmosfera da Horror |
7 | Non adatto a tutti |
Sonori semplici ma ben costruiti | Aspetto grafico retrò non sempre apprezzato | |
| UN HORROR PROFONDO ED ENIGMATICO | ||



