Journey
Journey… ovvero viaggio. Senza dubbio un viaggio unico ed emozionante pieno di vita. Journey è poesia, è arte, è leggerezza: Journey è un capolavoro. Non è classificabile come videogame poiché sarebbe riduttivo e non renderebbe davvero l’idea. È esperienza; un’esperienza unica, capace di suscitare emozioni così recondite del nostro “io” da farci tornare bambini: che con gli occhi semplici ed innocenti, guardando il mondo ne rimangono affascinati. Poiché, fidatevi di me, da questo incredibile viaggio, ne rimarrete sorpresi a tal punto che arrivati alla fine, vi commuoverete, consci di aver appena assistito a qualcosa di davvero meraviglioso e che non è stata un’esperienza di gioco, ma una vera e propria esperienza personale.
UN VIAGGIO DENTRO NOI STESSI
Sì, perché di questo si tratta, un’esperienza personale. Da qui la maestria dei ragazzi di ThatGameCompany nel creare un personaggio apparentemente privo di carattere: non abbiamo un nome, non sappiamo da dove veniamo, l’unica cosa certa è che dobbiamo raggiungere quella luce accecante sulla cima di quella montagna che ci accompagnerà e guiderà per tutto il tragitto, dandoci speranza ogni qualvolta ci avvicineremo.
Tuttavia se pensate ad un protagonista insipido, è giusto che io vi tolga subito dalla mente questa idea, infatti tutto è descritto dalla colonna sonora, dai movimenti eleganti del protagonista e dallo scenario davvero mozzafiato, le parole infatti sarebbero vane. Un’avventura davvero sbalorditiva, che spesso e volentieri ci farà spalancare la bocca e sgranare gli occhi con giochi di luce ed ombra davvero eccezionali e resi con una semplicità disarmante: dalla sabbia dorata del deserto alla neve candida e morbida delle montagne, dal sole cocente alle bufere di neve, Journey ci propone più e più volte veri e propri quadri.
Un viaggio da percorrere tutto d’un fiato, senza mai percepire la presenza del controller perché troppo presi nell’ammirare l’immenso spettacolo che si crea passo dopo passo sullo schermo. Tutto è leggerezza, estrema leggerezza: il nostro pellegrino si muoverà con un’eleganza straordinaria che lo porta quasi a danzare sopra quelle dune.
L’INIZIO DEL VIAGGIO
Al’inizio di Journey, saremo nel deserto e l’unica cosa che potremo fare è camminare: avremo la sensazione di smarrimento, anche se trovare la “strada di casa” sarà molto semplice, dato che il gioco è intuitivo. Subito infatti ci accorgeremo di quanto i comandi siano basilari al massimo, dandoci l’opportunità di non pensare troppo a cosa, quando o perché premere per svolgere un’azione, ma solo di eseguirla tenendo sempre d’occhio l’incredibile paesaggio intorno a noi.
Verremo attratti dalla presenza di rovine sparse in tutto il “mondo” che ci circonda e in particolare da svolazzanti e mistici frammenti di stoffa fluttuanti che, una volta richiamati con il rilascio di una luce misteriosa premendo il tasto O, queste prenderanno vita illuminandosi e creando, sul nostro personaggio, una sorta di “sciarpa” magica, in grado con la pressione del tasto X, di farci librare in aria per qualche secondo in un piacevole ed elegantissimo salto. A farci da indicatore di carica ci penseranno i “simboli” luminosi che si creeranno su di essa ogni qualvolta richiameremo a noi i frammenti di stoffa e che si cancelleranno al compimento di ogni salto, lasciandola spoglia. Inoltre sparsi per la mappa, ci sono dei piccoli glifi luminosi in grado di allungarla una volta assorbiti permettendoci così di compiere salti più lunghi e dalla maggior durata. Il nostro “journey” consiste nel raggiungere una misteriosa luce, situata in cima ad una gigantesca montagna, che, come la scritta “exit” in Page Master, ci guiderà per tutta la durata dell’avventura.
Ciò che rende Journey davvero unico, non è solo l’incredibile resa grafica del paesaggio e la storia che passo dopo passo si va dipanando con piacevole stupore, ma anche la colonna sonora, mai scontata e talmente suggestiva da sembrare quasi una compagna di viaggio. Infatti per tutta l’avventura saremo soli, tranne se connessi al PSN dove allora avremo l’opportunità di incrociare altri viaggiatori come noi. Tuttavia la solitudine non è un male, dato che si tratta di un viaggio “spirituale” dentro noi stessi. Inoltre la disarmante brevità della storia, solo 3 ore, non rende minimamente pesante il suo proseguo. Anche nella rapidità dell’avventura io personalmente non ci ho visto un difetto, anche perché in quella manciata di ore, la godibilità della storia non viene meno e non rischia di sfociare nella noia o nella frustrazione.
ARTE VIDEOLUDICA
Se Journey fosse un’opera letteraria sarebbe la Divina Commedia, se fosse un dipinto sarebbe la Gioconda, se fosse una sinfonia sarebbe la IX di Beethoven. Un immenso capolavoro in grado di trasformare la nostra console in un vero e proprio strumento di esperienza: in grado di farci volare alto con la fantasia e capace di suscitare emozioni davvero complesse nel profondo.
Noi saremo il personaggio, noi vivremo la storia, noi saremo la storia, noi saremo il viaggio… poiché di questo si tratta, un viaggio… un viaggio dentro noi stessi, come mai un gioco ha fatto fino ad oggi. Raramente si rimane ammutoliti, stupiti, di stucco, affascinati, imbambolati, commossi da qualcosa… Journey sarà in grado di fare tutto questo in poche ore.
Un'esperienza magnifica |
9.5 | Breve (ma non si può definire un contro) |
Poesia | Finisce | |




