Knytt Underground – Recensione
Non si può rimproverare Sony di non riuscire a rendere interessante anche il mercato digitale visti i frequenti arrivi sul PSN, sponda PlayStation 3 e PlayStation Vita. Soltanto da pochi giorni è toccato a Knytt Underground, platform con bello stile ed una mole di contenuti da fare invidia a produzioni molto più conosciute, anche perché parliamo di un titolo sviluppato da indipendenti. Seguendo altri prodotti, in linea con la recente politica e con la condivisione di contenuti tra le due console, è supportato il cross-buy, quindi con tredici euro potrete giocare entrambe le versioni a seconda delle vostre esigenze e preferenze.
DESTINAZIONE SOTTERRANEACome per la quasi totalità dei platform indie, anche per Knytt Underground la trama non ricopre un ruolo essenziale, rivelandosi un mero pretesto per dare il via all’azione: oltre cinquecento anni fa, a causa di una terribile guerra, il pianeta subì conseguenze gravissime tanto che risultò presto invivibile. Le poche anime rimaste, anzi nel gioco vengono definiti come ‘spiritelli’, vivono rifugiandosi sottoterra, grazie all’ampia rete di tunnel e cunicoli presenti. Nei panni di Mi, il nostro compito sarà quello di suonare le sei campane del destino che, secondo una leggenda, devono essere messe in funzione ogni seicento anni per impedire la disfatta totale del pianeta di loro appartenenza.
Il titolo di Nifflas/Green Hill spicca per la libertà d’azione che concede al videogiocatore, piuttosto che per trama o per gameplay. Nel corso dell’avventura, suddivisa principalmente in tre capitoli, è possibile percorrere qualcosa come 1400 stanze tutte diverse tra loro, molte delle quali richiedono la risoluzione di piccoli puzzle ed enigmi, o presentano ostacoli da superare utilizzando le peculiarità di Mi (salto, corsa, salire lungo ripide pareti) oppure utilizzando abilità speciali disseminate lungo il percorso che ci consentono di eliminare robot nemici, teletrasportarci su solide piattaforme d’appoggio e venire a capo di un livello facendo uso dell’ingegno, magari cercando soltanto di aprire passaggi fondamentali tramite l’ausilio di pulsanti con timer. Non solo fasi esplorative, però, visto che il gioco si compone di 100 missioni suddivise in tre capitoli principali, come dicevamo poc’anzi. I primi due, in verità, fungono più da introduzione a quando l’avventura diverrà ben più importante: nel capitolo 3. Per far ciò, gli sviluppatori hanno suddiviso le esperienze di gioco, mettendoci nei panni di Mi nella prima parte del gioco, in quella di una palla che rimbalza nella seconda, e mischiando le cose nell’ultima. Il risultato finale sarà, perciò, quello di controllare uno spiritello che potrà trasformarsi in una palla, quindi usare questa abilità in situazioni scomode. Ciò enuncia quanto sia semplice il gameplay di Knytt Underground, che presenta controlli molto fluidi ed una velocità d’azione decisamente ottima; aspetto, questo, molto importante vista la quantità di zone e posti da esplorare, nonostante ci sia il supporto di una piccola mappa (attivabile) per la ricerca di quest e zone in cui salvare i propri progressi. Tutta questione di abitudine, comunque, visto che nelle prime ore di gioco potreste sentirvi spesso disorientati, oppure potreste non riuscire a raggiungere una zone cruciale per l’avanzamento della missione selezionata. Niente che un po’ di esplorazione non possa risolvere, a meno che l’esplorare non sia di vostro gradimento: in tal caso, Knytt Underground è meglio non considerarlo affatto.
NON É TUTTO BUIODal punto di vista tecnico siamo difronte a risultati più che buoni. Il comparto grafico si avvale dell’utilizzo di artwork ben disegnati e dagli splendidi colori, che spezzano il colore nero relegato ai profili delle varie piattaforme sotterranee ricreate. Non c’è niente che faccia gridare al miracolo, per intenderci, ma il risultato complessivo è davvero buono in questi termini. Lo stesso discorso potremmo farlo per le musiche, rilassanti e melodiche al punto giusto, tanto da accompagnare le infinite esplorazioni in ottima maniera, anche se non si rivelano essere indimenticabili: fanno il loro dovere e tanto basta, in breve. Tutto, comunque, è in linea con il concept di creazione del gioco: fare le cose in maniera semplice e naturale, senza rischiare nella creazione di contenuti che vanno oltre il livello medio generale del Videogioco in formato digitale ed indipendente, con l’obiettivo di fornire al gamer una esperienza di gioco senza fronzoli, ma veloce e leggera, rilassante e molto longeva.
Attenzione, però: per apprezzarlo appieno bisogna amare alla follia quel girovagare che in molti ripudiano o non apprezzano; assimilato questo e se si rientra nella categoria di videogiocatori idonei, Knytt Underground saprà regalarvi belle ore di svago, ma con lacune che avrebbero potuto elevare il valore tecnico del gioco: varietà di nemici, tante altre abilità o un sistema di crescita, sono soltanto alcune idee su quelle che sarebbero potute essere le migliorie da poter introdurre; magari lo faranno nel prossimo titolo della serie.
Libertà d'esplorazione |
7.5 | Grado di sfida molto basso |
Design azzeccato | Spesso si perde l'orientamento | |
| DISTENSIVO | ||


