Krater – Recensione
Nell’anno domini 0 D.D3 (dopo Diablo 3) gli hack & slash resuscitarono dalla morte commerciale per tornare sugli scaffali di tutto il mondo con nuove avventure fatte di mazzate, sangue e tanta immediatezza. Insieme a loro uscirono dall’ombra anche tutti i figli e parenti che potevano vantare qualche analogia e forti del successo del Messia della Blizzard si affacciarono su mercato improvvisamente di nuovo conscio della loro esistenza, scuotendo le loro manine virtuali e urlando “Hey ci siamo anche noi, comprateci” i giocatori finalmente si ritrovarono a poter scegliere anche qualcos’altro oltre a sparare ai cattivi o a correre dietro a una palla di una qualunque forma. Tra tutti i cugini di primo grado dei Hack&Slash usciti in questo periodo favorevole oggi vogliamo narrarvi di Krater, un gioco non disposto a passare per l’ennesimo clone, ma anzi con idee e una struttura ben precisa (almeno sulla carta) è pronto a conquistarsi il supporto di una bella fetta di appassionati.
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Ancora una volta la terra è stata vittima di incessanti esplosioni nucleari, quasi tutti sono morti, mostri deformi vagano fuori dalle città e l’aria è talmente inquinata che i sopravvissuti devono girare con pesanti maschere protettive, insomma una situazione idilliaca. Contrariamente alle solite ambientazione desertiche del nord America questa volta potremo finalmente godere di un’avventura ambientata molto più vicino a noi, svedesi sono gli sviluppatori e svedese è il mondo di gioco. La patria dell’Ikea è rimasta pesantemente sconvolta dagli incidenti a atomici (ma neanche tanto), se prima potevamo trovare enormi boschi, laghi e colline adesso possiamo troviamo enormi boschi, laghi, colline e crateri generati dalle esplosioni. Proprio in uno di questi si è sviluppata una città dei sopravvissuti e dove noi inizieremo la nostra avventura, qui con il nostro manipolo di improbabili e claudicanti eroi partiremo per una missione fatta di mazzate, contagiata però da interessanti elementi di strategia che oltre alle botte richiederà l’utilizzo contemporaneo di tre personaggi con ruoli e abilità differenti.
La prima impressione su Krater è più che buona e dal punto di vista grafico il gioco Fatshark si difende bene, i modelli dei personaggi sono realizzati con cura e si amalgamano bene nel contesto post atomico-comico del mondo di gioco, lo stesso si può dire per le animazioni che possono vantare una realizzazione degna. Il design pur non essendo troppo innovativo presenta alcune trovate molto interessanti. Al posto dei soliti deserti del Nevada e di una sterile Strip dove tutti rischiano di morire di sete, qui la natura ha preso il sopravvento generando un nuovo mondo boschivo pieno di verde. Anche le città sono diverse dai soliti giochi post apocalittici, ci sono sempre baraccopoli e case dentro container, però quasi come se i tubi al neon fossero l’unico sistema di illuminazione rimasto i villaggi sono colorati e scintillanti pieni di lampade e insegne fluorescenti, creando una bella via di mezzo tra un mondo in rovina e una decaduta Las Vegas, sta di fatto che almeno in superficie del grigiore dei classici ambienti post nucleari non c’è nessuna traccia.
Il gameplay si presenta con quello classico del genere con una visuale dall’alto, una città in cui gironzolare e npc con un punto esclamativo sulla fronte per indicarci che hanno missioni da affidarci. I compiti che andremo a svolgere sono i soliti degli Hack&Slash, vai li e uccidi cinque orsi o recupera dieci pezzi di ricambio, niente di nuovo e in fondo nessuno si aspetta articolatissime missioni. I personaggi che ci daranno gli incarichi sono folli quanto il mondo di gioco, ciò contribuisce a creare un’atmosfera di piacevole di sano divertimento. Fin dalle prime fasi potremo cambiare completamente il nostro team, andando in un apposito ufficio potremo prendere possesso di nuovi personaggi arruolando così nuovi mercenari per formare una squadra complessiva di tre persone.
UNA DIFFICILE CONVIVENZA
Fino a qui il gioco sembra essere più che buono, se avete sbirciato il numero in fondo alla pagina vi starete chiedendo “Cosa è andato storto?”. La risposta è quella che fa più male al cuore, il gameplay. Teoricamente Krater dovrebbe essere un misto tra l’immediatezza un Hack&Slash e la strategia di Dota, peccato non riesca nell’impresa e si riveli un prodotto medio che non riesce a prendere posizione in nessuno dei due generi.
Il problema principale risiede in una assurda scelta di game design, come dicevo poco fa il party è formato da tre membri che potremo scegliere tra quattro classi, un tank da mandare in prima fila, un dps cui fare danni, un dps con attacchi su area e un healer da tenere nelle retrovie, ognuno di questi ha due abilità fisse che si configurano su tasti da 1 a 6 per un totale di sei hotkey da usare in combattimento. Usare al meglio queste abilità richiede un po’ di pratica perché alcune funzionano a click altre con il click per attivarle e poi indicare l’obbiettivo, l’idea di per se è funzionale non fosse che stanca abbastanza in fretta visto che le stesse abilità ce le porteremo dietro dall’inizio alla fine del gioco senza poterle cambiare. Queste poche skill possono essere modificate con un sistema di potenziamenti simili alle rune di Diablo 3 per fare un esempio un personaggio è in grado di generare campi elettrici, con il boost giusto questo attacco si trasforma e al posto di fare danni a chi si trova in una determinata aera può curare i compagni. Sfortunatamente non ci sono tante modifiche del genere e il più della volte i cambiamenti sono un aumento dei danni o la riduzione dei tempi di caricamento. Una volta sperimentate varie combinazioni e trovata quella che più si adatta al vostro stile molto probabilmente vi accorgerete di esser tornati ai ruoli classici, ovvero usare il dottore per curare e il dps per picchiare ed è qui che si sente il peso di sole due abilità, ripetere gli stessi attacchi mille volte è tediante anche perché i nemici sono gestiti da una I.A stupida ai limiti del ridicolo. La parte strategica di Krater è ridotta all’osso, avere tre personaggi non porta particolari modifiche al gameplay classico dei Hack&Slash soprattutto perché nemici attaccano sempre con gli stessi schemi elementari e noi non avremo nessun incentivo a modificare la nostra strategia di base, l’unico accorgimento sarà quello di tenere l’healer a distanza di sicurezza.
Un’altra scelta bizzarra è quella di obbligarci ad abbandonare i nostri compagni per reclutarne di nuovi. Ogni personaggio ha un level cap, i primi sono settati su cinque quelli più alti su quindici, proseguendo con l’avventura sapremo praticamente obbligati a cambiare i personaggi per usarne altri più potenti, questa sarebbe anche una buona idea non fosse che dopo aver impiegato soldi e innesti, che non possiamo recuperare, per crearci il mercenario più forte possibile, doverlo abbandonare per ricominciare da zero il livellaggio di un nuovo pg è abbastanza fastidioso.
LA TERRA DI MEZZO
La mappa a disposizione è abbastanza grossa, visto che non è presente un open world potremo spostarci da una locazione all’altra cliccando sulla città o sulla grotta e li inizierà un viaggio che potrà essere interrotto dall’incontro di gruppi di nemici o di eventi importanti. Anche qui sono sorti dei dubbi sul game design, le zone sono ben fatte e hanno elementi distintivi che permettono di non apparire come cloni o riciclate, ora però uno si chiede che senso ha avere quaranta locazioni quando si raggiunge il livello massimo dei personaggi in tre ore e non c’è nessun incentivo all’esplorazione? Se non viene richiesto da una specifica missione, andare a vedere com’è fatta una determinata area non serve a nulla visto che non troveremo missioni secondarie o bonus segreti. La ricerca dei potenziamenti è interessante quanto necessaria per proseguire però non può essere questo lo stimolo principale per portare a termine il gioco e lo stesso vale per la trama, questa è divertente e ben scritta con vari momenti ironici e giochi di parole, più che altro riservati al pubblico svedese come le battute sull’Ikea, però in genere è l’ultima cosa che si cerca in un Hack&Slash.
Per stessa ammissione degli sviluppatori il gioco non è completo, come sovente accade negli ambienti indipendenti Krater è stato rilasciato prima del tempo nel tentativo di rifinanziare le casse dei Fatshark di conseguenza sono presenti numerosi bug che non vorremmo aver voluto vedere, in particolare il framerate ha bisogno di una stabilizzata e abbiamo riscontrato qualche crash di troppo. Un’altra questione controversa è quella dei dlc, come moda del momento il gioco non è auto conclusivo e sono in programma almeno altri sue episodi che verranno rilasciati lungo l’anno. Al momento sono previsti importanti aggiornamenti gratuiti contenenti armi e correzioni, a una settimana dal lancio è già stata rilasciata una prima patch che ha migliorato un pochino le cose, in particolare attendiamo il 10 Luglio quando verrà rilasciata la modalità multiplayer e il gioco speriamo sia più completo.
Molto colorato |
6.5 | Troppo ripetitivo |
Idee base interessante | Molti bug da correggere | |
Non è la versione completa |
