Lone Survivor – Recensione
Negli ultimi anni c’è stata la brutta abitudine di associare la qualità grafica alla qualità globale di un gioco, quante volte ci siamo sentiti dire “Farà schifo, ma ha la grafica ultra pompata quindi è un capolavoro”. Fortunatamente ogni tanto escono dei giochi che ci riportano con i piedi per terra, ci ricordano che le cose importanti sono altre, che il talento può sopperire la mancanza di pixel e soprattutto ci dimostrano che se vuoi spaventare una persona che abbia più di quindici anni il terrore deve partire dalla mente.
QUANDO IL MONDO CADE A PEZZI
Jasper Byrne si era già fatto notare al grande pubblico con la curiosa rivisitazione in 8 bit di Silent Hill 2 chiamata The Soundless Mountain II, il gioco ci era piaciuto e ci aveva fatto passare dei minuti divertenti durante la pausa caffè, ma non era andato oltre dallo strapparci un mezzo sorriso. Una volta mostrato cosa era in grado di fare per Byrne era arrivato il momento di creare qualcosa di nuovo, intorno a lui nella scena indie si era creata una discreta attesa e in molti iniziavano a chiedersi se finalmente sarebbe riuscito a donarci un titolo in grado di soddisfare i nostri famelici palati che negli ultimi anni troppo a lungo sono rimasti quasi a secco di vero horror. Sono lieto di annunciarvi che la risposta è sì. Lone Survivor non è un gioco che ti prende per mano e ti accompagna spiegandoti tutto, la storia inizia con una breve introduzione in cui ci viene presentato il nostro alter ego senza nome, ci viene detto che le cose nel mondo stanno andando abbastanza male e che se vogliamo sopravvivere dovremo affrontare tutte le nostre paure. Immaginate di trovarvi chiusi in nel vostro appartamento mentre un misterioso morbo uccide gran parte della popolazione mondiale mentre i rimanenti si trasformano in creature deformi affamati della vostra carne, come affrontereste questa situazione? Questo e lo spirito di Lone Survivor, però preparatevi perché se deciderete di accettare questa sfida di sopravvivenza vi verrà richiesto molto di più che andare in giro a recuperare qualche scatoletta di cibo.
Un gioco che si presenta al giorno d’oggi con una veste grafica tanto datata o è una mezza ciofeca oppure ha grandi capacità sotto altri punti, Lone Survior rientra nella seconda categoria eccellendo soprattutto in un aspetto troppe volte trascurato: l’atmosfera. I nemici che affronteremo sono formati da una manciata di pixel e posti in un altro contesto molto probabilmente non spaventerebbero manco un infante, qui invece le luci scarse, la nebbia, il mondo malato e le zone di buio si amalgamano alla perfezione trasformando un manichino rosa in un implacabile predatore in grado di farci saltare dalla sedia quanto il primo licker di Resident Evil 2. La narrazione rispecchia la follia malata delle ambientazioni, questa è discontinua fatta di pezzi mancanti e personaggi folli e in generale funziona assolutamente bene, tutto l’amore di Byrne per il genere horror lo potremo trovare sotto forma di citazioni ai più famosi esponenti del genere, da la pila appoggiata su un manichino come in Silent Hill 2 all’immancabile caffè di Twin Peaks.
Il gameplay è fortemente basato sull’esplorazione, il mondo sarà pur andato in rovina però noi continueremo ad aver bisogno lo stesso dei tutti i generi di prima necessità, ad ogni nostra uscita dovremo recuperare provviste, armi munizioni tutte le gli elementi fondamentali per la nostra sopravvivenza. Mentre cercheremo l’indispensabile per non morire di fame dovremo anche curare anche un altro aspetto importante: la solitudine. Essere l’ultima persona rimasta in vita rischia di farci perdere il contatto con la realtà, qualunque tipo di compagnia potrebbe fare la differenza tra un razionale confronto con il mondo e un delirante abbandono alla follia. Il nostro appartamento, luogo in cui ritorneremo dopo ogni missione e unica zona veramente sicura, andrà riempendosi di tutti i beni di prima necessità di cui potremo avere bisogno, procedendo con l’avventura potremo anche migliorare un minimo la nostra qualità di vita. Tutto questo però potrebbe anche non realizzarsi Lone Survivor ci pone davanti continue scelte e se alla fine dell’avventura possiederemo ancora un briciolo di umanità o se ci saremo fatti travolgere dall’orrore dipende solo da noi.
IO SONO LEGGENDA
Il nostro avventuriero per arrivare alla fine dovrà sopperire anche ai più elementali bisogni fisiologici, se non volgiamo svenire dovremo ricordarci di dormire e mangiare. Un aspetto psicologico molto interessante dell’avventura è l’uso di droghe. In una condizione così estrema quanto valgono i nostri principi a proposito delle sostanze stupefacenti? Siamo sicuri che non useremmo qualche pastiglia per sentire meno la fatica o per dimenticarci dell’orrore vissuto poco prima? L’innominato protagonista potrà vivere la stessa scelta, in casi di difficoltà potremo prendere delle pillole che miglioreranno le nostre prestazioni, queste ci permetteranno anche di fare sogni particolarmente lucidi in cui incontreremo personaggi folli che paiono usciti dalla fantasia di David Lynch, questi ci daranno consigli e magicamente ci lasceranno delle munizioni sul comodino. Bisogna fare però attenzione a non abusarne, il rischio di perdersi in un delirio onirico è alto e il finale dipenderà anche da quante pastiglie prenderemo.
La struttura formata da corridoi inizialmente tende ad essere disorientante, fortunatamente è presenta una mappa che ci indicherà sempre la nostra posizione, proseguendo nell’avventura prenderemo confidenza con le stanze e con i suoi elementi estetici identificativi finché, dopo qualche ora, ci troveremo decisamente a nostro agio in tutte le sezione e non avremo quasi più bisogno di consultare la cartina per capire dove siamo. Per risparmiarci la noia di ripetete sempre le stesse aree lo sviluppatore ha inserito alcuni specchi del teletrasporto con cui potremo arrivare velocemente in determinati punti cruciali. Durante il nostra odissea incontreremo numerose creature ben felici di assaggiare le nostre interiora, fin dai primi minuti il gioco ci fa capire che sparare è l’opzione meno consigliata. I mostri sono molto più veloci di noi e possono saltarci alle spalle mentre il nostro protagonista è abbastanza limitato nei movimenti e le munizioni a nostra disposizione sono scarse, nel caso volessimo comunque affidarci alle armi da fuoco la strategia migliore consiste del sparare alla gambe dei nostri assalitori per poi cercare il colpo alla testa, questo richiede un buon tempismo, ma rappresenta il modo più veloce per far fuori i nemici. Nonostante la presenza della pistola l’approccio stealth è fortemente consigliato, quando le cose si faranno troppo complicate conviene spegnere la luce e cercare riparo in uno degli angoli bui lasciando che i nostri inseguitori ci passino davanti.
Graficamente il Lone Survivor è volutamente antiquato e ricorda molto i giochi per amiga, posso immaginare che a molti nuovi giocatori questa povertà di pixel possa far storcere il naso però sarebbe un gravissimo errore, il level design è stato studiato con grande cura e ogni nostra uscita invoglierà una nuova escursione per esplorare una nuova zona. Le musiche e gli effetti sonori, realizzati sempre da Byrne, ricordano molto quelle di Silent Hill e sempre tenendo considerato il bassissimo budget possiamo essere più che soddisfatti, funzionano bene e tra urla e rumori metallici aiuteranno a tener alto il livello di tensione. L’avventura principale potremo portarla termine in circa 4-5 ore, i finali multipli tutti coerenti e plausibili uniti alla possibilità di fare scelte differenti aumentano di molto la rigiocabilità, probabilmente avrete molta più voglia di giocarci e portare a termine la storia una volta completata una prima volta.
Atmosfera Fantastica |
8.0 | Grafica datata |
Ottimo rapporto qualità-prezzo | A tratti frustrante | |
Non per tutti |
