Miasmata – Recensione
Dopo un periodo di assestamento per la novità offerta dal sistema Greenlight di Steam, la community della piattaforma di Valve ha iniziato a votare ed analizzare in maniera più accurata, esprimendo la propria volontà riguardo l’eventuale arrivo su Steam delle centinaia di prodotti indipendenti pubblicati dagli sviluppatori. La breve storia di Greenlight fa ben comprendere che l’utenza Steam, seppur con le dovute eccezioni, ha ottime capacità di giudizio e l’arrivo di Miasmata ne è un altro chiaro esempio.

NEI PANNI DI ROBERT HUGHES
Miasmata fin dai primi giorni d’esordio venne incredibilmente paragonato al recente Far Cry 3 di Ubisoft, ma mai confronto fu più inappropriato. Innanzitutto, perché il titolo di cui sopra è opera di due sole persone, con tutto quel che ne deriva in termini di budget e risorse di sviluppo, in secondo luogo perché Miasmata è un prodotto originale, è un survival come quelli che da anni non se ne vedevano e non si spara. Proprio per niente. Nei panni di Robert Hughes, scienziato svegliatosi nei pressi di una riva di quella che sarà l’isola misteriosa che lo “accompagnerà” durante i suoi (ultimi?) giorni di vita, il nostro compito è quello di capirne di più sul mondo che ci circonda e nel mentre cercare una cura al male che da un momento all’altro potrebbe farci qualche brutta sorpresa.
L’obiettivo in Miasmata, quindi, è semplicissimo: bisogna sopravvivere, e per avere buone speranze di successo c’è bisogno di adattarsi, evitando le insidie morfologiche che l’isola presenta e al tempo stesso raccogliendo campioni di erbe e fiori da studiare e con cui preparare sieri che portano molteplici benefici immediati. Stiamo parlando di un gioco nudo e crudo, che ci immerge fino al collo in questo paesaggio dove perdersi può accadere in un attimo, se non ci si affida alla tecnica della triangolazione per ricavarsi uno pezzo di mappa del posto con tanto di punti di interesse, riuscendo così a tenere traccia e memoria dei percorsi effettuati per la ricerca di una cura e per indagare su quel che è successo in quei luoghi, prima del nostro inatteso sbarco. Senza entrare troppo nel dettaglio in quella che è la trama del videogioco, va detto che Miasmata non ha diretti rivali nel settore, rivelandosi originale e al tempo stesso intrigante, perché ci sfida a farcela in un mondo che non conosciamo e senza imboccarci sul da farsi. Soli e con poco a disposizione, e contro una terribile malattia. E vegetazione rigogliosa, fossati, dirupi…
ISTINTO DI SOPRAVVIVENZA
Miasmata, come poc’anzi dicevamo, è uno di quei videogame con pochi fronzoli, che rinuncia ad una interfaccia di gioco ove sono presenti mini-mappe, barra di salute e così via, e che ci butta in un nuovo contesto e con pochi oggetti utili alla sopravvivenza: una mappa completamente vuota, una bussola, un orologio ed una borraccia. Dovremo esplorare la vasta location di gioco in cerca di punti di rilievo, quindi triangolarli per ottenere porzioni di mappa; in tal modo, finiremo per girovagare in lungo ed in largo tutta l’isola, con una sensazione di pericolo sempre dietro l’angolo. Se, difatti, così non potrebbe sembrare nei primi minuti di gioco, pian piano capiremo che un terreno fin troppo scosceso, una buca o dei massi, potrebbero fornirci più problemi di quanti ne avremmo mai immaginati. Hughes è malato, quindi debole, ed il suo procedere non è dei più sicuri o veloci, perché affaticato e non in buone condizioni di salute. Affrontando una discesa particolarmente ripida sarà impossibile fermarsi rapidamente, come avviene in altri prodotti videoludici, e c’è sempre il rischio di inciampare, quindi di trovarsi a fine discesa dopo aver attraversato gran parte del precipizio rotolando. Questo potrebbe portare a gravi conseguenze, come l’acutizzarsi della nostra malattia, oppure alla comparsa di una febbre più alta del solito, che dovremo tentare di abbassare facendo uso di acqua; la borraccia ci viene in aiuto, ma se non si va alla ricerca di acqua pulita servirà a ben poco… Insomma, come avrete capito, Miasmata è un survival nel vero senso della parola che coniuga l’esplorazione ed il fattore sopravvivenza alla perfezione, come mai nessun altro videogioco aveva fatto prima d’ora.
Interessante anche la particolarità riguardante la ricerca di funghi ed erbe, o fiori, da esaminare tramite microscopio in capanne adibite a tale scopo e sparse sull’isola, da un gruppo di ricercatori stabilitisi tempo prima in quei luoghi ormai senza più alcuna presenza umana se non la nostra, e con le quali creare cure più o meno efficaci, utili a vari scopi. Quel che però lo contraddistingue più da ogni altra produzione è il riuscire a creare una stato di ansia prolungato nel tempo, vuoi per le ambientazioni che spesso incutono un certo timore, vuoi per le tante insidie disseminate nei luoghi che potremo esplorare anche di notte, con un lumino; cosa, quest’ultima, che sconsigliamo, data l’alta probabilità di farsi male con poco…
COME UN FRUTTO ANCORA ACERBO…
Opera dei due fratelli Johnson, purtroppo Miasmata mette in evidenza quelli che sono i limiti di molti dei prodotti indipendenti, sia per lo scarso budget e sia per limiti propri, legati soprattutto nel rendere il motore grafico capace di restituire una esperienza di gioco d’elevata qualità, sempre. Ahinoi, così non è, perché se è pur vero che soli due ragazzi sono riusciti a creare un mondo di gioco vasto e bello da esplorare, che dona più di uno scorcio evocativo che lascia quasi senza fiato, a livello di frame rate Miasmata mostra il fianco, rivelandosi poco ottimizzato e ancora acerbo, anche in virtù di qualche sporadico crash che di tanto in tanto fa la sua comparsa. Abbiamo riscontrato anche problemi di tearing, che spesso vanno a creare quell’ “effetto taglio” tanto sgradevole alla vista, ma che diventa spesso esagerato soltanto per particolari situati a breve/media distanza dalla nostra posizione, annullandosi invece quasi del tutto per le visuali a lungo raggio a cui Miasmata ci abitua sin dalle battute iniziali. A parte ciò, il prodotto di IonFX se la cava sufficientemente bene tenendo conto che si tratta pur sempre di un lungo lavoro portato a termine da sole quattro mani. Buono anche il lavoro sugli effetti sonori che non deludono ed elevano l’immersione del giocatore di turno mentre esplora, triangola o, semplicemente, cerca di capirne di più sullo sperduto mondo, anzi isolotto, teatro delle vicende di gioco.
È un gran survival |
7.5 | Tecnicamente acerbo, troppo |
È un gioco ambizioso e originale | … Tutti gli altri potrebbero non apprezzarlo | |
| SOPRAVVIVI, O MUORI! | ||