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Recensione
TESTATO SU 3DS
28 novembre 2012, 11:29
Paper Mario: Sticker Star
Paper Mario: Sticker Star mobile

Paper Mario: Sticker Star – Recensione

Wii U è finalmente una realtà, i riflettori sono tutti per lui, così come gli scaffali delle catene specializzate. Ma tra una cover e l’altra si annida sempre quello spazietto vuoto, sottile come un foglio di carta, a cui nessuno farebbe caso per rimirare il ben più appariscente debutto del nuovo arrivato. Pessima scelta, perché proprio lì si annida un altro grande titolo per il sempre più agguerrito 3DS, il ritorno di una delle saghe legate al Regno dei Funghi più amate di sempre, pronta a imbastire una nuova avventura carica di humour, stile e scelte di design galvanizzanti, il tutto in pochi millimetri di spessore. Disponibile in Europa dal prossimo 7 dicembre, Paper Mario Sticker Star è il quarto capitolo del brand targato Nintendo e Intelligent Systems, e segna il ritorno dell’idraulico cartaceo a una formula di gioco più classica dopo la svolta orientata verso il platform operata su Wii. E’ da più di un anno che il suo nome bazzica vacante dagli elenchi delle release stagionali, ma finalmente siamo riusciti a metterci le zampe sopra. A voi la recensione di uno dei titoli della line-up autunnale più attesi per il portatile Nintendo.

papermario

PIATTO… MA NON IN SENSO NEGATIVO!

E’ il periodo dello Sticker Fest nel Regno dei Funghi, e tutti i suoi abitanti non hanno altro in mente se non fare baldoria, ubriacarsi e contemplare il corpo celeste di passaggio, in grado, secondo una leggenda, di esaudire qualunque desiderio, la Cometa Sticker. Durante la celebrazione, questa precipita sul palco allestito nella piazza, dando l’occasione a un certo re dei Koopa di fare la sua prevedibile (e goffa) entrata in scena. Dopo essersi portato dietro i tre Toad che cercavano invano di fermarlo, riesce ad assorbirne un frammento (o meglio, gli si appiccica in testa), e con i suoi nuovi poteri demolisce l’intera zona, Mario incluso, lasciato agonizzante e accartocciato in mezzo alla strada. Rinvenuto (vedasi ricomposto), fa la conoscenza di Corinne, lo spirito che dimorava sulla cometa, che chiede all’idraulico di recuperare la fonte del potere “esaudiente”, gli Sticker Reali, sparpagliati ai quattro venti dopo il nefasto evento. Oh, e ci sarebbe anche il rapimento di una tizia di nome Peach, ma a nessuno interessa.

Semplice ma non necessariamente scontata, la trama di Sticker Star intrattiene come una commedia, relegando l’evolversi della vicenda a un semplice contorno e facendo leva sui siparietti comici che tappezzano ogni fase di gameplay, resi ancora più godibili dall’eccellente traduzione e la perfetta armonia con l’ambiente. Le gag sono esilaranti e imprevedibili, alle volte ricercate, altre meno, e riescono a fare la loro comparsa anche durante i combattimenti o nelle fasi più concitate; si può dire che l’intero gioco sia stato diretto essenzialmente per questo scopo, sorprendere e strappare fragorose risate nelle maniere più improbabili, senza risultare forzate o riciclando i soliti cliché. Il teatrino allestito funziona, alla grande aggiungerei, basta un pò di gusto per il nonsense e si iniziano a trascorrere spensieratamente ore di sano divertimento. E non pensiate che il comparto ludico sia da meno.

Paper Mario Sticker Star si configura sin dalle prime battute come un piacevole mix tra esplorazione, logica e tempismo, ambientato nel suggestivo e sfarzoso paesaggio di cartapesta che da sempre caratterizza il brand, la cui aura “cartacea” appare notevolmente marcata rispetto al passato, andando a creare un piccolo e colorato diorama che prende vita sotto gli occhi increduli del giocatore. La formula di gioco si pone a cavallo tra Il Portale Millenario e Super Paper Mario, ammiccando al filone principale della serie e contemporaneamente trovando una propria identità grazie a diverse introduzioni. E’ un titolo particolare, che vuole innovare senza dimenticare le proprie origini, un compito svolto egregiamente dagli sviluppatori, che si adatta tra l’altro efficacemente sia alle funzionalità offerte all’hardware che al target basilare di un sistema handled (appunto la portatilità).

STACCA, ATTACCA, RIPETI…

Intelligent Systems sembra aver dato davvero fondo al suo repertorio, realizzando una formula di gioco variegata e intrigante, le cui fondamenta gettano principalmente su un unico elemento: gli Sticker. Ne esistono centinaia, e si trovano comunemente incollati alle pareti, all’interno dei blocchi?, addosso ai nemici sconfitti e nei negozi. Le loro funzioni sono molteplici, ma possiamo distinguerne tre macro-gruppi: gli adesivi “da battaglia”, che raffigurano le tipiche abilità di Mario viste in passato, come salto, martello, fiori o funghi; gli oggetti poi, particolari sculture ispirati a oggetti di uso comune (o meno) che potremo tramutare in un secondo momento in adesivi per risolvere enigmi o supportarci in battaglia, e i ritagli, interi pezzi di livello che potremo letteralmente staccare e riattaccare altrove, o rigirarli in caso siano sottosopra, andando a modulare la conformazione del terreno. Gli Sticker più piccoli si possono ottenere avvicinandosi e tirando con forza, mentre per maneggiare quelli più grandi si deve ricorrere alla “Cartificazione“, che ci permetterà di tramutare lo schermo in un foglio e visualizzarne così gli spazi in cui potremo applicare o rimuovere Sticker. Purtroppo questo processo ha luogo solo in determinate aree del livello, segnalate dal bordo tratteggiato, negando un’ipotetica componente sandbox a la Scribblenauts, ma una simile implementazione avrebbe richiesto un notevole stress sull’hardware, quindi non possiamo lamentarci, anche perché l’offerta attuale funziona ed è questo quello che conta. Tutta la collezione in nostro possesso sarà alloggiata nello schermo inferiore, accessibile in ogni momento con un semplice tocco. Questa soluzione rende la navigazione tra le pagine dell’album estremamente veloce e intuitiva, tuttavia limita le funzionalità del secondo schermo della console a una mera vetrina, e in ogni caso il controllo tramite tasti si rivela più confortevole. Va da sé però che è difficile immaginare usi fantasiosi del touch screen in un gioco di ruolo, anche se forse una mini-mappa tra le varie icone non avrebbe guastato. Curiosità: nel gioco viene sfruttato anche il giroscopio, in modo completamente inutile ai fini del gioco, ma di quelli che fanno quasi venire voglia di veder tornare alla ribalta il sensore solare di Boktai (per la cronaca, provate a muovere la console e guardate lo schermo inferiore).

Tradizionale la struttura dell’HUB di gioco, che in virtù di sessioni veloci e concentrate, abbraccia la filosofia dei classici Super Mario Bros, presentando mondi a tema suddivisi a loro volta in numerosi livelli (tra l’altro con la dicitura 1-1, 1-2 e così via). L’obiettivo di ogni stage, la “bandierina” o la “Superstella” di turno da conquistare, sono i frammenti di cometa, in genere piazzati al termine di tratti inaccessibili a causa di ostacoli o boss, che ci porteranno a girare in lungo e in largo in cerca della “chiave” per sbloccare la situazione, spesso criptica o introvabile. Più complessi di una semplice successione di piattaforme in linea retta, gli scenari vantano background e meccaniche sempre adatte alle circostanze, che ben si amalgamano con l’eccellente level design, e numerose stanze segrete che regalano Sticker rari, monete a profusioni o oggetti, questi alle volte fondamentali. Può sembrare quasi uno stimolo per dedicarsi a una meticolosa esplorazioni delle location, ma questa scelta in realtà si rivela il “freno” più grande all’esperienza complessiva. Ricordate i vecchi GDR di una volta, in cui se si rimaneva bloccati in un punto e non c’era modo di proseguire oltre se non vagabondando nelle aree note o sbattendo la testa contro il muro a causa della mancanza di indicazioni? Bene, in Sticker Star ciò accade di frequente. Supponiamo di necessitare di un particolare adesivo per risolvere un rompicapo o sconfiggere un avversario ostico, ma non si ha la più pallida idea di dove trovarlo, cosa fare? Chi può aiutarci? Nessuno, ed eccoci dopo decadi a cercare come novelli Indiana Jones il tesoro nascosto tra un doppio fondo del fondale (l’ironico, nevvero?), un condotto invisibile, una buca dietro un masso, una porta non aperta nei meandri di un dungeon. Il concetto “l’oggetto giusto al momento giusto” è nell’ABC dei titoli di questo genere, ma quando l’oggetto in questione viene a mancare, e non c’è modo di porvi rimedio intuitivamente, il ritmo di gioco viene compromesso, passando dai frizzanti toni che si respirano solitamente a una sorta di traversata infernale alla disperata ricerca di qualcosa si sfuggevole, senza nome né forma, una palla da bowling nel folto di una stradina che non sarebbe dovuta esistere, una spugna perfettamente mimetizzata con l’ambiente, un tassello di ritaglio fuori dallo schermo tra due cactus in fondo a un baratro… Non completare un livello equivale a non poter avanzare nell’ avventura, e senza punti di riferimento la frustrazione sale. Per certi versi ammetto di aver apprezzato questa soluzione (forse involontaria) prettamente old-school, anzi, dopo un’intera generazione di pappetta pronta è stato quasi un toccasana tornare a essere bacchettati con cotanta inflessibilità, ma inchiodarsi puntualmente dopo ogni due stage non è stato esattamente il massimo, ne devo prendere atto. Pazienza e costanza, se anche una sola viene a mancare il 3DS rischia pericolosamente di volare dalla finestra.

Meno ardite le introduzioni ai combattimenti, rigorosamente a turni e basati tanto sulla tattica quanto sul tempismo del giocatore, e ovviamente conditi dagli Sticker. L’impostazione cartacea preponderante rispetto al passato ha influito positivamente sulle dinamiche degli scontri, ora nettamente più originali, stilosi e visivamente appaganti, ma a venire meno è stata la loro rilevanza all’interno del gioco. Vincere una battaglia infatti non garantirà punti esperienza, questo semplicemente perché non è stato implementato un sistema di evoluzione del personaggio, dato che a fare la parte del leone saranno esclusivamente gli Sticker. La nostra abilità dunque non starà nell’assegnare correttamente abilità e potenziamenti, bensì strutturare e usare efficacemente il proprio “Deck”, unica alternativa alla fuga. Gli Sticker sono monouso, ergo sarà necessario utilizzare con accortezza ogni elemento, sfoderando i più potenti nelle situazioni critiche ed evitando sprechi contro nemici immuni a particolari tipologie, ma questo dettaglio deriva dalla pratica, in quanto non avremo dati a disposizione né delle tecniche (tranne una descrizione sommaria), né degli avversari, lasciando al “trial and error” il riscontro di nuove acquisizioni/incontri. I nemici affolleranno la parte destra dello schermo, e attaccheranno immancabilmente uno dopo l’altro senza dare tregua, viceversa il povero Mario, potrà ricorrere a una sola tecnica alla volta, ma potrà incrementare il numero di azioni in un turno richiamando la roulette, che grazie a un po’ di fortuna (e un portafogli ben fornito) permetterà di rispondere adeguatamente agli assalti. La mancanza di spessore (ehehm…) però si fa sentire sulle lunghe distanze, poiché verrà man mano a scemare la spinta necessaria ad ingaggiare ogni ostile in zona: monete e Sticker equivalgono a potere, e darsi al bullismo verso la fauna locale comporterà (almeno in genere) solo drastiche riduzioni del prezioso “patrimonio”. Viene quindi spontaneo aggirarsi con fare furtivo e intraprendere solo battaglie inevitabili, lasciando il resto a un accurato slalom o al furioso button mashing per darsela a gambe. Il tentativo di tagliare i ponti con il passato per favorire l’ingresso di nuove feature è lodevole, ma senza un’infrastruttura solida i combattimenti assumono un ruolo secondario e intervallano in maniera poco convincente la ben più riuscita componente platform, superba in ogni circostanza.

SU IL SIPARIO (DI CARTONE)!

Collaudato e perfezionato nel corso degli anni, lo stile “Paper” trova la sua massima espressione in Sticker Star, esibendo uno dei motori grafici più spettacolari mai visti su 3DS, un libro pop-up confezionato da mani sapienti e capaci, in grado di far brillare ogni pixel del piccolo schermo della console. Modelli poligonali squadrati e privi di volume, animazioni che ricreano fedelmente l’idea del cartoncino, come un foglio A4 piegato, accartocciato e afflosciato su sé stesso, palette che contribuisco a dare il giusto tono con tinte opache e coloratissime, effetti speciali azzeccati e sfarzosi, e il mai troppo lodato design di livelli e personaggi, nulla è stato lasciato al caso, ogni immagine scorre fluida e senza incertezze, salvo un leggero aliasing, comunque ininfluente sulla resa complessiva. Poco incisivo il 3D, che garantisce appena una leggera profondità in primo piano, scelta infelice dovuta probabilmente alla nuova politica sull’effetto stereoscopico della console, minimizzato per migliorarne la “fruibilità”. Un vero peccato, visto che un titolo come Paper Mario avrebbe beneficiato non poco di una corretta implementazione della feature, anche a livello di gameplay, aiutando la calibrazione delle distanze quando ci si muove sull’asse Z. Allo stato attuale non infastidisce molto gli occhi, anche dopo sessioni prolungate, né grava sulle prestazioni, ma siamo convinti che si sarebbe potuto osare molto di più, il regolatore al lato dello schermo superiore non è certo casuale dopotutto. L’unica “pecca” di natura tecnica che sento il dovere di muovere verso l’ultima fatica Intelligent Systems sono le ambientazioni, ormai inflazionate ai canoni dettati dal filone “New”: verdi praterie, deserti, foreste inquinate, lande innevate… cambierà il contesto, l’arredo, la successione, ma in fin dei conti ci troviamo sempre di fronte ai soliti stereotipi, dei quali si inizia chiaramente ad avvertirne l’odore di muffa. Sarebbe ora di cambiare aria, piuttosto che diffondere il “morbo” altrove. Memorabile invece la colonna sonora, orecchiabile e mai fuori luogo, che alterna jingle inediti a remix occasionali di vecchie glorie, ben orchestrati e di grande atmosfera.

Chiudendo un occhio sul ritmo altalenante e mal distribuito a causa del backtracking durante le fasi di stallo, l’avventura di Sticker Star vanta un fascino irresistibile, che porta immancabilmente a divorare con bramosia ogni livello, e le continue sorprese contribuiscono a mantenere vivo l’interesse fino alla sua conclusione. La longevità media, considerando anche dilatazioni e farming, si attesta intorno alle 20-25 ore, poche per un GDR, un bel pò per un platform (fate voi ndr), scandite da un livello di difficoltà decisamente elevato per gli standard della serie, inoltre i numerosi segreti e la smania del collezionismo favoriscono la già buona rigiocabilità.

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IN CONCLUSIONE
La coraggiosa scelta di Intelligent Systems di reinterpretare la formula di gioco del brand con meccaniche più immediate e idonee a un'utenza handled si è rivelata valida solo a metà. Gli Sticker e il mondo che gravita intorno a loro infonde a Sticker Star una personalità unica, che si riflette su gameplay e level design, il primo magnifico da giocare, il secondo da guardare, ma allo stesso tempo ne segnano gli evidenti limiti, impedendogli di raggiungere la vetta dell'eccellenza. L'esclusione di diversi elementi RPG è giustificabile, meno lo è la tediosità che aleggia ogni volta che si fronteggia un nemico, ma non a causa della qualità degli scontri (ereditata dai predecessori), quanto alla loro inconsistenza e alla mancata soddisfazione che di norma si prova nell'aver investito HP e MP in qualcosa di concreto. E se su questo punto si può soprassedere, non possiamo fare lo stesso con la risoluzione poco intuitiva di alcuni enigmi e la relativa ricerca dell'Oggetto necessario, andando a frammentare il ritmo di gioco e a minare l'esperienza dei giocatori meno pazienti o poco avvezzi con il ricorrente backtracking. Peccato, perché il resto dell'offerta ludica di Sticker Star è una deliziosa e minuziosa summa dell'essenza stessa della saga di Paper Mario, che se vissuta come un platform puro, con giusto una spruzzata di elementi ruolistici, permetterà di gustare una delle avventure più meritevoli al momento su 3DS, di quelle che non si mollano e non si dimenticano tanto facilmente. La direzione stilistica maestosa, la trama scorrevole ed esilarante, il nonsense random, il canovaccio variegato e sfaccettato, sono solo alcuni dei pregi di un gioco che non smette mai di stupire, mostrando, a dispetto del nome e delle apparenze, una profondità invidiabile. Se solo gli sviluppatori fossero riusciti nell'intento di dare al tutto una forma e una progressione più omogenea, Paper Mario Sticker Star avrebbe sfondato nel firmamento dei migliori titoli per il portatile Nintendo, ma anche così il buon idraulico in rosso e il suo mondo di carta meritano di figurare nella collezione di ogni appassionato. Carta canta, e non solo...
Pro-1
Stilisticamente devastante
8
Contro-1
... Ma interrotto bruscamente e con troppa frequenza
Pro-2
Level design sorprendente
Contro-2
Buona parte dei combattimenti risultano superflui
Pro-3
Gameplay intrigante, divertente e fluido...
PARADOSSALMENTE PROFONDO
COMMENTI