Recensione | Rainbow Moon
SideQuest Studios ritorna sulla scena digitale dopo un po’ di tempo, ancora una volta esclusivamente sul SEN (e ora di prendere l’abitudine e chiamarlo così), con un gioco totalmente diverso dal precedente. Per chi non li conoscesse sono gli sviluppatori dietro la serie di successo Soldner-X uno sparatutto a scorrimento vecchia scuola. Annunciato poco più di un anno fa, il gioco era sparito dai radar, salvo farsi vivo in queste ultime settimane per annunciare la data d’uscita e alcuni diari di sviluppo di approfondimento.
Rainbow Moon pubblicato da EastAsiasoft è disponibile dal 4 Luglio sul SEN al prezzo di 12,99€, un paio di euro in meno per gli abbonati al PS Plus, in esclusiva PS3. Il CEO della software house, Marcus Pukropski, ha dichiarato che la compagnia sta pensando di portare il gioco anche su PS Vita (si adatterebbe davvero bene, ndr), tuttavia, anche se fosse, i tempi sarebbero abbastanza lunghi avverte, quindi il consiglio nel caso siete amanti del genere è di prenderlo adesso.

In alto a destra è segnato l’orario di gioco, infatti c’è un ciclo giorno notte che ci costringe a utilizzare torce per illuminare la zona circostante.
STARGATE
Parliamo ora del gioco: Rainbow Moon è un JRPG che si fonde con uno strategico a turni per un risultato che lo affianca a serie come quella di Disgaea. Un genere che prima con Final Fantasy Tactics e poi con il brand di Nippon Ichi ha saputo crearsi una buona schiera di fan, pur restando un genere di nicchia specie dalle nostre parti. Protagonista del gioco è Baldren, diretto all’annuale scontro con il suo arci-nemico Namoris, il quale ha stabilito che il duello avvenisse nelle foreste di Ellje, conosciute per la presenza di misteriosi e pericolosi portali. Proprio il bagliore emesso da uno di questi, cattura lo sguardo di Baldren che distratto, cade nella trappola del suo rivale, il quale lo spinge nel misterioso portale spedendolo in un altro mondo chiamato Rainbow Moon. A quanto pare però insieme a lui mostruose creature approdano in questo mondo mettendo fine alla pace che regnava. Partiremo da soli in quest’avventura nel corso della quale non dovremo fare altro che trovare un modo per tornare a casa aiutando le persone a sconfiggere i perfidi mostri invasori.
La storia è un classico del fantasy che non cattura l’attenzione, non tanto per la non-originalità quanto per la progressione superficiale. I dialoghi saranno tutti simili, incentrati sul ritrovo di persone oppure oggetti, gli NPC ci diranno chi potrebbe avere informazioni per aiutarci ad andarcene dal pianeta e così per quasi tutta la durata del gioco. Durante la storia avremo modo d’incontrare altri cinque guerrieri che si uniranno alla nostra causa dandoci man forte negli scontri (per un massimo di tre in battaglia). A proposito dei dialoghi, il titolo è interamente in inglese. Per quelli che non hanno confidenza con la lingua d’Albione questo potrebbe rappresentare un ostacolo, non di rado serviranno alcuni oggetti per andare avanti, la cui posizione è ben specificata all’interno dei dialoghi tuttavia la maggior parte delle volte la mappa verrà in soccorso indicandoci la meta in cui dirigerci per proseguire. Teniamo a precisare che il titolo è assolutamente godibile anche per quelli che l’inglese un po’ lo masticano, sia le forme sia i termini usati sono semplici e di facile comprensione. Detto questo, passiamo al cuore pulsante del gioco.

La varietà degli ambienti è buona, abbiamo prati, sabbia, neve, mari manca anche qui quel quid distintivo che conferisce maggior carattere alla cosmesi.
GIOCA BENE LE TUE MOSSE
Ebbene il gameplay è davvero standard per il genere d’appartenenza, difatti l’unico demerito che gli si può attribuire è quello di non introdurre qualcosa di diverso, originale o peculiare che distanzi il gioco dai suoi simili. Rainbow Moon fa dannatamente il suo lavoro, per scoprirlo però dovrete superare le prime ore di gioco, quasi cinque, arrivati alla città di Orad le cose si faranno davvero interessanti. Nonostante la natura della produzione possa far pensare a un titolo di non grande spessore, a conti fatti Rainbow Moon non sfigura affatto al confronto con i suoi simili, offrendo una profondità pari a quella di produzioni vendute a ben altro prezzo.
Il campo di battaglia va considerato come una scacchiera all’interno della quale i nostri personaggi hanno un numero limitato di mosse che si alternano a quelle degli avversari. In alto a sinistra c’è una barra che mostra l’ordine dei turni da tenere sott’occhio per ottimizzare al meglio le nostre strategie, lo spazio in basso a destra è occupato invece dall’icona del personaggio in uso mostrando i punti vitali, magici e i bonus e malus del suo stato. In basso a sinistra il più classico dei menu per selezionare le azioni quali: attacco, difesa, abilità, oggetti o la fuga dalla battaglia. Al termine di ogni scontro finito bene compare la schermata della vittoria che assegna i punti esperienza al party, le Rainbow Coin ovvero la moneta del gioco e le Rainbow Pearl. Queste ultime sono i punti spendibili per potenziare gli attributi del nostro alter-ego e vengono accumulate uccidendo i nemici sul campo per cui ne consegue che il potenziamento del personaggio passa dal suo utilizzo, solo così potremo ricevere punti utili a innalzare le statistiche dei vari parametri i quali si dividono in forza, difesa, velocità, fortuna, HP e MP.
La crescita del personaggio si differenzia così dai tradizionali giochi di ruolo, l’esperienza acquistata in battaglia fa salire di livello il party che cresce in punti vitali e magici e ogni tanto riceve gli Skill Point e i Sub-turn: i primi sono punti abilità necessari per attivare le abilità passive che garantiscono diversi bonus, i secondi sono le mosse aggiuntive che un personaggio ha a disposizione durante il suo turno in battaglia. Ad aggiungere ulteriore profondità al gameplay contribuiscono alcuni elementi gestionali come il cibo da dare ai singoli personaggi per riempire la barra della fame che se vuota fa perdere HP, gli oggetti raccolti in battaglia da gestire vendendoli ai negozianti per ottenere più soldi da spendere in armature e armi che modificano l’aspetto del personaggio piuttosto che in abilità o in oggetti curativi, oppure da utilizzare nel crafting per potenziare armi e corazze. I punti vitali e magici non si ripristinano da soli ma con pozioni ed erbe curative oppure facendo visita al guaritore che in cambio di soldi ci rimetterà in sesto. Insomma lo spessore del gioco dato dagli sviluppatori teutonici è davvero lodevole, altrettanto si può dire dell’esplorazione degli ambienti con tanti scrigni da trovare e dungeon nascosti nella world map, difficilmente il gioco arriverà ad annoiare, peccato per una varietà ridottissima delle missioni secondarie. Gli scontri a Normale sono ben bilanciati, le vittorie facili esistono ma solo contro nemici che abbiamo superato in termini di livello e statistiche, per il resto molto spesso la superiorità dei nemici anche se più deboli può metterci in difficoltà se i propri turni non saranno sfruttati a dovere. In alcune fasi di gioco siamo stati costretti a grindare un po’, pratica che diviene una necessità a livello di difficoltà Hard, consigliata ai giocatori esperti.
Dal punto di vista grafico è chiaro che non si poteva pretendere nulla da una produzione indipendente ma il lavoro è buono, il mondo visto da una visuale isometrica è tanto colorato, pulito e ben dettagliato, alcuni effetti come il vento che muove i rami degli alberi e i percorsi dei nemici ben visibili sulla mappa contribuiscono a dare una certa dinamicità a schermo. La colonna sonora è discreta con melodie orecchiabili da tradizionale repertorio JRPG, mancano un po’ nel numero e quelle che segnano nella mente il ricordo dell’esperienza di gioco.

Gli amanti del genere potranno spendere tantissime ore perdendosi nel crafting, nella ricerca dell’equipaggiamento più potente, nello sviluppo dei sei personaggi e nell’acquisizione delle oltre 100 abilità esistenti.
Il sistema di crescita e gli elementi ruolistici |
8.4 | Trama e narrazione superficiali |
Gli scontri propongono un bilanciato livello di sfida | Non aggiunge niente che lo contraddistingue dai suoi congeneri | |


