Retrovirus – Recensione
Al giorno d’oggi la navigazione del web è qualcosa di naturale, chi (a parte i miei nonni) non ha mai aperto una pagina Internet alla ricerca delle più disparate informazioni? È tutto così semplice, ma non senza rischi: aprite il vostro browser preferito, digitate un nome qualsiasi, o una frase a vostra scelta e cosa apparirà una volta premuto Invio?
Centinaia di risultati, proprio lì, alla portata di un click; siamo abituati a questa semplice azione che non ci preoccupiamo di nulla, nessuno può interrompere quel momento di felicità mentre stiamo navigando, senza confini… Eppure, di tanto in tanto un segnale acustico o un banner di pericolo ci fa capolino dall’angolo dello schermo con una frase che in quel momento sembra essere la cosa peggiore che potesse capitarci: una martellata dritta sulle nostre teste, piombataci proprio mentre eravamo pronti a scaricare quel programma che tanto volevamo e che tanto abbiamo cercato. – Un Malware è stato rilevato – una frase sintetica che ci fa subito pensare a mille scappatoie e mille modi per risolvere il problema prima che un virus infetti il nostro PC e ci rubi o peggio, elimini, tutti i nostri dati. Sembra quasi elementare interrompere quell’incubo momentaneo cliccando semplicemente su – Elimina – o su – Sposta in quarantena – e, a quel punto, siamo liberi di tirare un respiro di sollievo, tornando comodamente sulla nostra poltrona: – Il male è stato eliminato! -.
Ma è veramente così semplice? Chi stiamo mandando a risolvere i nostri problemi?

IL LATO MALATO DI INTERNET
Retrovirus ci catapulta in un universo dominato da macchine anzi, per essere corretti, uno degli infiniti universi che popolano le nostre case, i nostri angoli di svago e, nello specifico, i nostri computer, facendoci riflettere sul cosa accada dentro le nostre macchine nel momento in cui un malware interferisce con il nostro PC. Con un semplice click del mouse tutto è risolto, ma il nostro antivirus ha segnalato un problema e ci chiede di dargli l’autorizzazione a procedere con lo sterminio dell’infezione, proprio come farebbe un agente di polizia dopo una chiamata alla radio che annuncia disordini in una parte tranquilla della città. Il nostro antivirale si lancia subito all’attacco con le armi che gli abbiamo dato, starà alla sua abilità risolvere il problema nel modo più asettico possibile.
Personalmente, mi sono sempre chiesto (dopo aver visto Matrix) cosa potesse accadere all’interno delle nostre macchine se le “dominasse” una vera e propria forma di vita senziente, pronta a sacrificarsi per proteggerci dagli infiniti ed insidiosi pericoli di Internet; la stessa idea l’hanno avuta quelli di Cadenza Interactive che, partendo da questa semplicissima visione di un ipotetico ‘mondo nel mondo’, hanno ricreato interi agglomerati cittadini sotto forma di alimentatori, chip di memoria, cavi e fusibili, mescolando tavole di colori accesi e vivi, luci intermittenti come nel più canonico stile di una città del futuro, unendo il tutto con una grafica cartoon che non stona. Tutto sembra procedere alla perfezione quando sullo sfondo di questa colorata e attiva città dominata da macchine, che ricordano vagamente i due simpatici robottini di Portal, un Worm fa la sua infelice comparsa. Veniamo quindi mobilitati per eliminare questo nefasto nemico cibernetico.
Usciti dalla base logistica immersa nel colorato mondo cyberpunk abbiamo il piacere di visionare il più classico dei desktop, un prato verde colora delle colline, sotto un cielo celeste e privo di nuvole, qui e là qualche icona delle più conosciute, un cestino, qualche cartella e le risorse del computer, tutto in una fantastica schermata 3D che ci dà quasi la sensazione che quel prato e quel cielo non abbiano fine e che al di là della rete elettronica invalicabile ci sia un ulteriore mondo sconfinato. Da buone macchine di difesa pronte a tutto pur di mantenere la pace, dovremo debellare la minaccia del Worm che, di punto in bianco, potrebbe decidere di sfondare fisicamente la rete difensiva penetrando all’interno della nostra città, devastando e scavando, prolificando e moltiplicandosi. Quello è il momento tanto atteso, il momento di sfoderare le nostre abilità di agente dell’ordine.
LA CACCIA AL VERME
Superata la breve introduzione, Retrovirus non si lancia in spiegazioni senza fine, intermezzi video eterni o tutorial di sorta. Tutt’altro, essendo un gioco sostanzialmente semplice nelle meccaniche, con un sistema di comando e crafting intuitivo, una voce femminile e metallica si limita ad annunciare che l’infezione si sta propagando a macchia d’olio e che si dirige verso il sistema centrale dell’agglomerato: sta a noi impedirlo attraverso una visuale in prima persona, due cannoni laser ai lati, uno scanner a lungo raggio che ci permetterà di far esplodere i nostri proiettili, aprendo porte, individuando nemici e recuperando equipaggiamenti. Il mondo si dipanerà in un susseguirsi di cunicoli lasciando a noi libero spazio di manovra, certo non si parla di un gioco dispersivo ma ci darà la sensazione di viaggiare per chilometri dentro l’universo di gioco, passando attraverso tubi e fasci di cavi elettrici alla ricerca del nostro nemico.
A sostenerci in questa missione ci sarà una IA chiamata Oracle, sempre pronta a fornirci consigli indicandoci a schermo le missioni e le nostre priorità, quali dati di memoria recuperare o quali chiavi di accesso, che ci consentiranno di proseguire nel nostro viaggio. Naturalmente non sarà una cosa semplice, verremo costantemente interrotti dagli stessi bot che popolano il substrato di questo mondo, ormai infetti e incapaci di controllarsi, e dovremmo “ripulirli” dalla materia virale e sterilizzare l’area dai parassiti che la infestano. Inizialmente si tratterà esclusivamente di sparare a violacei funghi velenosi, ma più si andrà avanti e più i nemici si faranno numerosi e devastanti; vi saranno mini Worm che non esiteranno a travolgerci con i loro piccoli ed aguzzi dentini, bot infetti dalla potenza sconcertante, creature simili a seppie e altri mostri dalle fattezze di veri e propri virus. In fondo, non poteva essere solo una normale missione di inseguimento.
Fortunatamente gli sviluppatori non ci danno solo un paio di bocche da fuoco e un mondo privo di pericoli per procedere con la nostra missione, tutt’altro, ci danno a disposizione un sistema di evoluzione semplice e interessante. Una volta recuperata una manciata di dati di memoria che troveremo nascosti e sparpagliati per i cunicoli scavati dal Worm, potremmo accedere ad una sezione di crafting che ci darà la possibilità di far evolvere il nostro Antivirus aumentando scudi, velocità di fuoco e velocità di movimento, capacità di evidenziare i nemici con lo scanner, aumentare la salute, tutto questo a patto di possedere il numero necessario di megabyte richiesti: la moneta corrente all’interno di questo mondo. Le armi a nostra disposizione però non sono molte, ma concedono diversi potenziamenti, partendo da semplici cannoni laser che potremmo far evolvere in un singolo cannone dalla gittata maggiore e dai colpi devastanti, o potremo trasformare il nostro arsenale in modo da avere un sistema di distruzione veloce e rapido. Oltre a questi basilari strumenti di morte sono presenti cannoni capaci di alterare la forza di gravità, di creare dei potenti buchi neri o di disintegrare i nemici in pochi secondi. Non contenti, gli sviluppatori hanno inserito la possibilità di recuperare velocemente gli scudi e la vita, munizioni illimitate, e oltre a questo potremmo muoverci a 360° in ogni direzione possibile, rendendoci un bersaglio sfuggente e tedioso da abbattere.
L’ALTRA FACCIA DI RETROVIRUS
Retrovirus, indubbiamente, è un gioco con un potenziale da non sottovalutare che garantisce 6/7 ore di gioco prima di arrivare alle fasi finali, quanto meno, se lo giocherete assiduamente e completando tutti gli obiettivi secondari, quali la ricerca di frammenti di memoria, lo sterminio totale del virus e la ricerca di email andate perse e che racchiuderanno parte della storia su come il Virus è entrato nell’universo cibernetico da noi difeso. I programmatori hanno inserito anche la possibilità di giocare delle sfide a tempo per confrontarsi con gli altri giocatori e la possibilità di giocare in multiplayer, opportunità che allunga la longevità e garantisce un margine più ampio di divertimento, dopo aver terminato la campagna in singolo.
Oltre a questo, c’è da dire che gli scenari tortuosi e colorati sono davvero ben realizzati, seppur ripetitivi in modo regolare e tediosi. Inoltre, la possibilità di muoversi a 360° in tutte le direzioni possibili dà un senso di labirintite da non sottovalutare, personalmente mi sono dovuto fermare non poche volte per riprendere il senso dell’equilibrio: la telecamera in prima persona in questo non aiuta affatto, centuplicando il senso di nausea che si va a provare divincolandosi tra tubature e fusibili dai colori accesi e luci intermittenti. Nonostante la longevità non proprio esaltante, gli sviluppatori non sono riusciti a dare quel tocco di rigiocabilità al titolo, visto che avremo a che fare con missioni alla lunga ripetitive e nemici pericolosi solo in gruppo, considerando l’alto rateo di fuoco che ci gettano addosso da differenti angolazioni.
Insomma, non proprio un gioco da avere per forza, ma nemmeno da scartare a priori: Retrovirus è un FPS leggero, capace di intrattenere e di divertire, che ci immerge in un mondo che non avremmo mai pensato di esplorare e che fa uso di un accattivante stile grafico.
Colonna sonora piacevole ed immersiva |
7.5 | Dispersivo e confusionario |
Mondo accattivante e colorato | IA da rivedere totalmente | |
Ripetitivo | ||
| PSICHEDELICO E ACCATTIVANTE | ||