Sugar Cube: Bittersweet Factory – Recensione
Il periodo delle vacanze natalizie è un vero e proprio paradiso per tutti i videogiocatori, infatti su ogni piattaforma esistente si viene letteralmente assaliti da offerte parecchio interessanti che riguardano in particolar modo i titoli più famosi, che spesso però vanno a mettere ombra sui titoli indipendenti, che in un caos di offerte simile fanno fatica ad emergere. Tra i titoli indie più recenti troviamo proprio Sugar Cube: Bittersweet Factory, particolare platform disponibile su Steam (in sconto al 50% mentre stiamo scrivendo questo articolo). Scopriamo insieme tutti i dettagli di questo titolo nella nostra recensione.
C’ERA UNA VOLTA UNA ZOLLETTA DI ZUCCHEROIl titolo, come gran parte dei vecchi platform bidimensionali, non ha una vera e propria storia a fare da sfondo al gioco, ma ci fionderà direttamente all’interno dei vari livelli con l’obiettivo di arrivare da un punto A ad un punto B. Nel gioco impersoneremo una zolletta di zucchero e la vera particolarità del gameplay consiste nel fatto che gli stage di gioco sono costituiti da caselle con doppia faccia, le quali al nostro passaggio verranno capovolte per mostrare la loro facciata nascosta. In questo modo potremo ad esempio svelare piattaforme nascoste, cambiare materiale delle piattaforme stesse per renderle ad esempio più scivolose o per liberare passaggi apparentemente bloccati. Tutto il gameplay ruota proprio intorno a questa peculiarità del gioco, che ci permetterà inoltre di evitare il capovolgimento delle caselle al nostro passaggio tenendo premuto il tasto shift. Tutto ciò darà vita ad una serie di livelli sempre più complessi, che andranno man mano ad aggiungere nuovi ostacoli e nemici da evitare (questi non potranno essere sconfitti, ma andranno necessariamente evitati). Ogni novità sarà poi sapientemente introdotta con delle immagini che ne spiegano il funzionamento o piccole bacheche su cui è spiegato come interagire con essa. Ci troveremo quindi di fronte ad enigmi sempre più complessi ed alcuni livelli non potranno che essere affrontati attraverso la ormai classica formula del trial and error, ovvero spesso ci capiterà di morire più volte prima di capire effettivamente quali siano i movimenti giusti da effettuare per raggiungere il nostro obiettivo.
Il gioco ci mette a disposizione ben cinque stage “tematici”, al cui interno vi sono svariati livelli con tanto di boss finale, che come detto prima, non potrà essere eliminato nel vero senso della parola, ma andrà affrontato con astuzia da parte del giocatore. Ci troveremo quindi di fronte a un centinaio circa di livelli, che metteranno, in diversi casi, a dura prova la nostra pazienza. La durata del gioco si attesta sulle 3-4 ore, ma ovviamente il tutto può subire variazioni in base alle vostre capacità ed anche al fattore “fortuna”, che vi permettera più o meno velocemente di raggiungere il traguardo.
Graficamente il gioco è davvero molto carino, infatti nonostante si tratti di un semplice titolo con grafica bidimensionale, la cura riposta nel realizzare i vari stage si nota in ogni singolo livello. Il titolo mostra infatti una gran varietà di colori e i vari oggetti, nemici e lo stesso protagonista sono davvero ben realizzati artisticaente parlando. Peccato però per la completa assenza di impostazioni di gioco, che ci impedisce di cambiare la risoluzione o altri dettagli. Certo non si tratta di un elemento che andrà ad inficiare la nostra esperienza di gioco, ma al giorno d’oggi si tratta comunque di una mancanza fastidiosa. Le musiche infine risultano piuttosto carine, certo niente di epico, ma vanno ad amalgamarsi perfettamente con lo stile di gioco.
Gameplay originale |
7 | Completa assenza di impostazioni grafiche |
Ottima cura dal punto di vista artistico | Potrebbe risultare frustrante | |
| PLATFORM ATIPICO | ||

